Campetto di specialità

Aside

Questo weekend mi ha fatto respirare un po’ di verde avventura grazie ai campetti di specialità scout.

I ragazzi dagli 11 ai 13 anni e 355 giorni sono invitati a partecipare ai campetti di specialità, ossia momenti in cui possono fare un excursus sulla tecnica oggetto del campo. Il mio campo riguardava la topografia, e lo abbiamo preparato insieme ai capi del gruppo Sant’Antonio Abate I (NA).

Durante questi due giorni ha piovuto a dirotto, ed eravamo titubanti se andare o meno sul “chianiello”, un bel posticino appena fuori dalla civiltà. Il rifugio ha un po’ di spazio verde intorno ed è a un’ora di cammino dal centro abitato. Portare o non portare i ragazzi lassù?

Non esiste il buono e il cattivo tempo. Esiste il buono e cattivo equipaggiamento…

I ragazzi volevano l’avventura, quell’avventura che noi capi spesso non vogliamo offrirgli per paura che si facciano male. Ma una volta constatato che i ragazzi erano equipaggiati bene contro la pioggia e avevano anche i giubbotti adatti, abbiamo deciso di metterci in marcia.

Alla luce del fuoco del camino abbiamo scoperto la bussola, le mappe, le curve di livello

Tutto ciò che sapevo della topografia l’ho imparato in reparto, quando avevo pressappoco la loro età. Ancora mi chiedo come possano i ragazzi  del mio reparto non essere innamorati della topografia, che serve proprio a vivere l’Avventura con la A maiuscola. Grazie alle mappe è possibile conoscere un posto senza averlo mai visto prima, è possibile conoscere tempi di percorrenza, salite e discese, luoghi abitati e corsi d’acqua.

La notte è venuta sì la bufera, ma noi eravamo protetti dalle mura del rifugio e ce ne siamo fregati poco. Alle 6 del mattino, con la pioggia ancora in corso, sentiamo alcune voci fuori: sono i primi escursionisti del mattino, che partono da qui per raggiungere la costiera amalfitana. Altre persone che vivono l’avventura appena hanno un po’ di tempo libero, che amano camminare per la natura e aiutano a tenere puliti e tracciati i sentieri.

Questo campo è arrivato in un momento in cui nella mia comunità capi ci sono dei problemucci, ma il bello è che ci si sente parte di una grande famiglia che va ben oltre il proprio gruppo. Si trovano degli amici, e si fanno piacevoli scoperte: la mia ragazza è venuta al campo ad aiutare, “ha ricevuto il suo primo fazzolettone” che trovava anche un po’ scomodo, ma è stata davvero preziosissima e ha reso meno duro il lavoro di tutti gli altri. Inoltre, fare le attività e vederla con la coda dell’occhio che si diverte insieme ai ragazzi non ha prezzo.