L’occhio del falegname

Aside

C’era una volta,tanto tempo fa, in un piccolo villaggio, la bottega di un falegname. Un giorno, durante l’assenza del padrone, tutti i suoi arnesi da lavoro tennero un gran consiglio.

La seduta fu lunga e animata, talvolta anche veemente. Si trattava di escludere dalla onorata comunità degli utensili un certo numero di membri.

Uno prese la parola:<< Dobbiamo espellere nostra sorella Sega, perché morde e fa scricchiolare i denti. Ha il carattere più mordace della terra>>.

Un altro intervenne:<< Non possiamo tenere fra noi nostra sorella Pialla: ha un carattere tagliente e pignolo, da spelacchiare tutto quello che tocca>>

<< Frate Martello – protestò un altro – ha un caratteraccio pesante e violento. Lo definirei un picchiatore: E’ urtante il suo modo di ribattere continuamente e dà sui nervi a tutti. Escludiamolo!>>.

<< E i Chiodi? Si può vivere con gente così pungente? Che se ne vadano! E anche Lima e Raspa. A vivere con loro è un attrito continuo. E cacciamo anche Cartavetro, la cui unica ragione d’essere sembra quella di graffiare il prossimo!>>.

Così discutevano, sempre più animosamente, gli attrezzi del falegname. Parlavano tutti insieme. Il martello voleva espellere la lima e la pialla, questi volevano a loro volta l’espulsione di chiodi e martello, e così via. Alla fine della seduta tutti avevano espulso tutti.

La riunione fu bruscamente interrotta dall’arrivo del falegname. Tutti gli utensili tacquero quando lo videro avvicinarsi al bancone del lavoro. L’uomo prese un asse e la segò con la Sega mordace, Lo piallò con la Pialla che spela tutto quello che tocca. Sorella ascia che ferisce crudelmente, sorella, sorella raspa dalla lingua scabra, sorella Cartavetro che raschia e graffia, entrarono in azione subito dopo.

Il falegname prese poi i fratelli Chiodi dal carattere pungente e il Martello che picchia e batte.

Si servì di tutti i suoi attrezzi di brutto carattere per fabbricare una culla. Una bellissima culla per accogliere un bambino che stava per nascere.

Per accogliere la Vita….


questa storia l’ho presa mi è stata inviata via email e l’ho presa da un altro progetto che “abbandono” spesso, ossia il sito Appunti Di Scouting. Se vi va, fatevi un giro e se volete collaborare.. fatevi avanti.

Galileo, il telescopio, e la scienza del tempo

Aside

attenzione. Avevo scritto questo articolo per mondoinformatico.info , ma loro non me l’hanno ancora pubblicato. così ho deciso di metterlo sul mio blog. Purtroppo è una questione di tempo, visto che è questa la giornata dedicata a Galileo da Google. Mi spiace per mondoinformatico, ma non hanno saputo attivare i loro editori per tempo.

Pochi geni – al massimo una decina – hanno avuto la capacità di intuire oltre il 75% del mondo così come lo conosciamo oggi: Archimede, Leibniz, Copernico, Newton, e più recentemente Einstein, insieme ad altri grandi come Leonardo Da Vinci, Enrico Fermi e così via.. Galileo Galilei, per l’eccezionale rilevanza delle sue scoperte e invenzioni, figura di buon grado tra questi.

In un periodo storico in cui la battaglia del sapere si combatteva tra le stelle (seppur stando comodamente seduti alla finestra), il mondo era diviso ancora in sistema tolemaico (da Tolomeo, secondo cui tutti gli astri ruotavano intorno alla terra) e il sistema copernicano (da Copernico; gli astri ruotano attorno al sole). Il sistema tolemaico aveva importanti sponsor, ossia la chiesa (e quindi la bibbia), che basavano le loro conoscenze astronomiche sugli scritti di Aristotele, e quindi di tutti gli uomini di sapere del tempo.

Il problema del sistema geocentrico (geo = terra) era che, per quanto gli astronomi a terra volevano provare a tirar fuori un modello matematico per spiegare le orbite dei vari pianeti attorno alla terra, questi non ci riuscivano e dovevano chiamare in causa calcoli complessi (considerate che le calcolatrici, beh, non c’erano).

Così, dopo circa 1400 anni di buio totale nella scienza,  Copernico ebbe l’idea: e se fosse la terra a girare attorno al sole? Egli dedicò tutta la sua vita allo studio dell’argomento, e non pubblicò mai il suo lavoro per paura di ritorsioni da parte della Chiesa. Infine, morente, i suoi allievi pubblicarono il de rivolutionibus orbium coelestium, tuttavia scrivendo in una prefazione non firmata che le sue scoperte erano da intendersi come semplici calcoli e non come realtà.

Nei suoi studi Copernico compì qualche errore, ad esempio affermando che comunque le orbite erano circolari (e non ellittiche, come invece scoprì keplero). Questo rese i calcoli copernicani difficili quanto i tolomeiani, gettando un po’ di scetticismo nella comunità scientifica dell’epoca. Ma l’elenco dei pianeti e delle loro distanze era giusta e questo bastò per impressionare i vari Galileo e Keplero successivamente.

Galileo

Da lì a poco Keplero giunse a formulare le sue 3 leggi in cui spiegava “matematicamente” come potevano essere le orbite ellittiche dei pianeti ruotanti attorno al sole. Il problema di Keplero era di aver mischiato matematica, astronomia con astrologia e oroscopi, rendendo di fatto tutti i suoi calcoli facilmente screditabili. Infatti, per lungo tempo Galileo non considerò i suoi studi nè gli altri successivamente (fino a quando Newton non li usò per i suoi studi).

Dunque toccò a Galileo provare “in qualche modo” che Copernico aveva ragione, e qui entra in gioco il telescopio. Ispirandosi a delle fonti secondo cui in Olanda avevano inventato un attrezzo che ingrandiva ciò che si trovasse lontano, Galileo lo ricostruì, perfezionandolo e rendendolo adatto allo studio del cielo. Aveva dunque inventato il primo telescopio.

Puntandolo al cielo, riuscì a vedere le fasi di venere e questo fu la prima conferma che Copernico aveva ragione. Successivamente scoprì migliaia di altre figure celesti mai viste prima, compreso i satelliti di Giove, e studiandone il moto. All’epoca era già difficile credere a pianeti che girano intorno al sole, figuratevi com’è credere a altri pianeti che girano intorno ad altri pianeti!

La fortuna di Galileo non era stata solo di inventare il telescopio, ma anche di fare il passo giusto, da “qualitativo” a “quantitativo”: prima bastava che un saggio pronunciasse una teoria, senza dargli prove, e tutto veniva preso come oro colato; Galileo invece inventò il “metodo scientifico”, secondo cui tutto deve essere provato con ipotesi ed esperimenti,ed è per questo che egli riteneva la teoria copernicana non più una teoria ma la realtà.

Il mondo cristiano, a questo punto, dovette insorgere. Dio aveva creato la Terra al centro dell’universo perchè l’Uomo era il suo figlio prediletto, e ora invece si scopre che era tutto sbagliato? Ora addirittura ci sono altri corpi che ruotano attorno ad altri corpi? Tali conoscenze andavano arginate, specialmente quando la Chiesa deteneva un potere altamente temporale e lo giustificava con ignoranze spirituali.

Così Galileo fu chiamato davanti al Papa e fu obbligato a sconfessare tutte le teorie alle quali aveva lavorato. Egli era un cristiano praticante e rigoroso pertanto non fu facile per il Papa convincerlo ad abiurare. In quell’occasione egli pronunciò la famosa frase: “eppur si muove“, non scritta in nessuna opera ma probabilmente pronunciata, riferendosi alla Terra che non era più fissa nel cielo. Obbligato ad una vita in isolamento, i suoi libri vennero messi al bando creando di fatto una censura durata 200 anni (fino al secolo scorso).

Per fortuna Giovanni Paolo II, nel  1992, riabilitò di nuovo Galileo e le sue teorie:

In senso opposto si è espresso in anni più recenti Giovanni Paolo II:

« Come la maggior parte dei suoi avversari, Galileo non fa distinzione tra quello che è l’approccio scientifico ai fenomeni naturali e la riflessione sulla natura, di ordine filosofico, che esso generalmente richiama. È per questo che egli rifiutò il suggerimento che gli era stato dato di presentare come un’ipotesi il sistema di Copernico, fin tanto che esso non fosse confermato da prove irrefutabili. Era quella, peraltro, un’esigenza del metodo sperimentale di cui egli fu il geniale iniziatore. [...] Il problema che si posero dunque i teologi dell’epoca era quello della compatibilità dell’eliocentrismo e della Scrittura. Così la scienza nuova, con i suoi metodi e la libertà di ricerca che essi suppongono, obbligava i teologi a interrogarsi sui loro criteri di interpretazione della Scrittura. La maggior parte non seppe farlo. Paradossalmente, Galileo, sincero credente, si mostrò su questo punto più perspicace dei suoi avversari teologi. »

i Guns n’ Roses stanno tornando (un po’ invecchiati)

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Volevo solo segnalare agli amanti del settore che i Guns n’ Roses (da qui in poi detti GnR), dopo ben 17 anni di distanza dal loro ultimo album in studio, pubblicano il nuovo album: chinese democracy.

Forse non vi rendete conto di quello che sono stati i GnR nel corso della storia della musica: una delle band più criticate e pacchiane della scena musicale anni ’80, con tanto di capelli cotonati, sigaretta sempre in bocca, jeans squarciati, giubbotto di pelle smanicato e harley.

I GnR non sono solo un fenomeno di immagine, visto che a distanza di anni quello che ci si ricorda non è solo dei loro video, quanto la loro musica forte, veloce, graffiante, ritmica, e anche un po’ truzza.

Dopo 17 anni i 4/6 della band non ci sono più, come ad esempio il sempreverde e semprecitato Slash; ancora sono accesi i diverbi per giudicare se lui sappia o non sappia veramente suonare la chitarra. Slash è un chitarrista autodidatta, che ha iniziato a suonare a 14 anni (un po’ tardi direbbe qualcuno). Per questo motivo i suoi riff sono molto melodici, e nonostante qualcuno sia veloce, non c’è niente di tecnicamente impossibile ad un chitarrista – anche alle prime armi. Infatti Knocking on Heaven’s Doors è uno dei pezzi più coverizzati della storia dell’umanità, e nonostante l’originale sia di Bob Dylan, i Guns l’hanno trasformato in un vero inno da stadio.

Ho passato una buona parte della mia infanzia, quando suonavo nei mitici Subway (ma ve li ricordate?) che poi sono diventati gli Utopia, dicevo una buona parte della mia infanzia a _odiare_ i GnR: piacevano al batterista, ma in quel periodo la musica violenta non mi piaceva, e poi erano difficili per un ragazzo di 15 anni: così ho studiato e suonato mille volte knockin’ on heaven’s door, ma i GnR li ho scoperti solo qualche anno dopo, ossia ORA.

Sinceramente, sono strasicuro che il disco nuovo avrà tanti spunti simili ai guns storici, ma siccome viene suonato da gente diversa sarà per forza qualcosa di diverso. Il promo l’ho ascoltato e fa ben sperare. Chissà… Axl (il cantante) poteva pure sparagnarsela sta cosa, ma la crisi finanziaria s’è fatta sentire per tutti…

e per i puristi ci sono tanti altri video… basta cercarli!!!

La storia di un tifoso della Juve

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Questa piccola storiella mi è stata raccontata davvero, non so da chi, non ricordo dove, ma è uno di quei ricordi d’infanzia che non riesce ad andare via.

in una città del sud c’era un tifoso della Juve, Peppino, che adorava e venerava la sua squadra in ogni partita, ogni intervista, ogni discussione. Al bar lo chiamavano “o’ biancoscur” visto che era juventino, in un paesino in cui il 99% del bar tifa Napoli.

Che problema dover spiegare a tutti che lui aveva abbracciato quella fede, la fede bianconera, e non poteva lasciarla, no!, perchè la Juve era la Vecchia Signora, e non si lascia una signora anziana: se muore ti lascia un’eredità, e poi stava vincendo tutti gli scudetti e le coppe del mondo, perchè lasciarla?

La probabile formazione la poteva predire prima ancora che la Gazzetta avesse telefonato al suo inviato sul campo; conosceva a memoria la storia di ogni giocatore, e aveva visto tutti i goal dei suoi beniamini prima di giocare per la Juve (grazie alle cassette dei vari giornali sportivi).

Così un bel giorno Peppino, dopo una vita di stenti e privazioni, riesce ad accumulare abbastanza soldi per andare per la prima volta a vedere la partita al Delle Alpi, e seppure era una partita contro una delle squadre neopromosse – il biglietto costava meno -, era comunque la sua prima volta in uno stadio vero!

Finalmente poteva seguire la sua squadra con altri tifosi che abbracciavano la sua stessa fede, vedere i giocatori che tanto adorava in carne e ossa, esultare per i goal, o essere tristi per una sconfitta. Si, aveva messo in conto anche quella, poteva succedere che la Juve perdesse, e se fosse accaduto lui l’avrebbe accettato. Bisogna essere pronti a tutto.

Ad ogni modo, qualunque sarebbe stato il risultato, Peppino già sapeva che quello era il giorno più bello della sua vita. Così parte con l’autobus per la sua prima trasferta, in un giorno piovoso e freddo, attraversando l’autostrada nebbiosa della pianura, e arrivando a Torino giusto in tempo per la partita: aveva mangiato in Autogrill, e s’era portato un panino di scorta che avrebbe consumato furtivamente qualche minuto prima di entrare.

Ecco, ci siamo! Vedere il Delle Alpi in tutta la sua maestosità, quell’erba addirittura più verde della tv – sembrava pittata -, quei tifosi che entravano ordinatamente – non come negli stadi del Sud, in cui bisogna fare casino, e a lui non piaceva il casino, a lui piacevano i tifosi della Juve perchè erano signori dentro, pur essendo operai o impiegati, avevano un animo signore! Per questo, prese posto e aspettò silenzioso l’inizio della partita. Che arrivò. Per l’emozione non riuscì a dire manco una parola, la Juve che giocava, passaggio-tiro-pallonetto, tackle in scivolata, sembrava una partita di Holly e Benji con il telecronista che parla in un megafono immaginario montato apposta nella sua testa, quand’è che all’improvviso Del Piero segna: GOOOOOOOOOOOOL!

Non riuscì a contenersi: il giorno più bello della sua vita! Esplose! Esultò piangendo e gridando: “Bell Wagliù!” (che tradotto, significa “bello ragazzi!”).

Fu proprio nell’esultanza che gli altri tifosi della Juve si accorsero che quello era un tifoso meridionale. “Ma vattene a tifare la reggina, terùn“, gridarono alcuni, e qualcun’altro urlava “forza maradona, cojone”… d’un tratto si accorse che, seppure lui voleva la Juve, i juventini non volevano lui.

Aveva previsto che la Juve potesse perdere, ma mai che gli altri tifosi potessero giudicarlo per la sua provenienza. Questo lato stronzo e razzista non lo aveva messo in conto: fu come un contropiede talmente tanto rapido che manco Peruzzi (ricordate Peruzzi?) poteva farci nulla. E infatti non poteva farci nulla. Juventini Torinesi 1 – Peppino Juventino 0.

La partita finì così e Peppino aspettò, in silenzio, che finisse. Poi tornò di nuovo nella sua città col suo pullman. Da allora, fanculo Juve: la sua fede si convertì al Napoli, che fondamentalmente era la squadra della sua città, e non parlò mai più del suo passato da Juventino. Se non per dire che i tifosi del napoli erano violenti, sì, ma quelli della Juve erano stronzi. Opinioni, direbbe qualcuno.

Per pura fortuna, Peppino trovò lavoro in una città vicino, quindi non dovette mai più sentirsi umiliato dai suoi vecchi amici che gli rinfacciavano tutti i giorni di aver cambiato “fede”. Loro erano già napoletani, e non avevano perso nulla… lui aveva perso tutta la sua infanzia, il suo sudore e le sue lacrime per una squadra che alla fine l’aveva tradito nel peggiore dei modi, sputando sulla sua carta d’identità; alla voce “residente a” c’era purtroppo la scritta sbagliata che ha pregiudicato la sua vita.

Da allora, Peppino tifa Napoli ma non è mai più entrato in uno stadio. La Juve vinse lo scudetto; il Napoli iniziò la sua discesa verso le serie minori.

Havana-Cultura, uno spazio culturale per artisti cubani

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Da qualche giorno mi sono imbattuto sul sito Havana-Cultura.com. E’ un ottimo sito-vetrina, con contenuti esclusivamente multimediali, incentrati sul movimento culturale cubano.

Un momento!

Cultura a Cuba?!

(pausa di silenzio per chi immagina che la cultura è cosa da ricchi)

la storia recente di Cuba

Agli inizi del ’900 Cuba era un protettorato degli Stati Uniti. Gli States condizionavano pesantemente la vita politica cubana imponendo presidenti e condizioni economiche. Verso il 1930 i partiti di sinistra stavano per appoggiare un candidato sgradito agli americani, che voleva nazionalizzare tutte le industrie di elettricità e gas (americane). Ci fu un colpo di stato militare in cui Batista prese il potere: Da allora, circa 30 anni di dittatura dura & pura a favore degli americani.

Poi è arrivato il Che. Nel 1958 sbarcò sull’isola e, insieme ad altri compagni, Che Guevara e Castro proclamarono la rivoluzione sociale, il chè voleva dire che tutte le industrie svendute da Batista agli americani diventavano proprietà dello Stato.

Da allora gli americani hanno tentato in tutti i modi di rovesciare il regime, con attentati e invasioni, fino a giungere all’embargo: per questo motivo dovettero entrare in una sorta di dipendenza economica con l’Unione Sovietica, e ora che il comunismo se n’è andato dall’URSS, i Cubani sono un po’… “appesi” al loro destino. (per maggiori informazioni: Cuba su Wikipedia.)

L’Havana, Cuba

Havana-Cultura.comA parte il fatto che il sogno di qualsiasi italiano medio è di andare in vacanza a Cuba prima o poi, illudiamoci per un secondo che non sia solo per spiaggie e cosce. A l’Havana esiste un movimento culturale impressionante. E’ un popolo che ha sofferto molto, e questo mi spinge a pensare che quando un popolo soffre, si acuisce la sensibilità, si ha voglia di esprimere la propria sofferenza in tutti i modi possibili. Per questo su Havana-Cultura.com (purtroppo solo in spagnolo, con sottotitoli in inglese per ora) si può vedere tutto quello che è avanguardia culturale artistica nella capitale di quella splendida isoletta.

La musica di cuba è conosciuta in tutto il mondo, e ha il ritmo più esportato in assoluto: rumba, reggaeton, una mescolanza di strumenti spagnoli (chitarra) insieme a strumenti a percussione preesistenti (bonghi, maracas, son…) creando uno stile di musica inconfondibile.I più famosi sono sicuramente i Buena Vista Social Club, ma vi assicuro che ce ne sono molti altri, andate su Havana-Cultura per credere!

L’ambiente culturale de l’Havana si arricchisce di pittori, scultori, visionari, ballerini, coreografi, registi, tutte persone che hanno voglia di “dire” per non restare… muti. In fondo Cuba è sotto un regime, e questo impone che certe cose le puoi dire, altre no. Quale modo migliore dell’arte.

Dimenticavo: esiste a l’Havana un gruppo che si chiama “Dansa Voluminosa”. Un corpo di ballo con soli artisti over 120kg! …Ma è un lavoro serio, e come dice il loro direttore, dopo le risatine iniziali si intuisce la serietà del loro lavoro.. Da vedere.

Amistad – Steven Spielberg

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Qualche sera fa non avevo voglia di dormire e mi sono lasciato andare guardando un film su Rete4. Parlava di schiavitù, insomma dovrebbe essere stato il vero antefatto prima della guerra di indipendenza.

Ciò che mi ha sorpreso è che su RETE 4 passavano questo film molto incentrato sull’indipendenza dei tribunali dal potere politico. Vi spiego brevissimamente la trama: un gruppo di schiavi viene rapito in sierra leone da una nave portoghese e trasportato a cuba, dove vengono ricomprati e trasportati negli stati uniti. Mentre stanno viaggiando, gli schiavi intendono che saranno uccisi quindi si ribellano ed ammazzano l’equipaggio. Catturati dall’esercito americano, devono essere processati e sembra che non ci sia speranza. Da qui nasce il film storico/legale che mi ha appassionato: se si riusciva a dimostrare che gli schiavi erano africani (e non cubani), questi non potevano essere fatti schiavi e di conseguenza erano liberi. Inutile dirvi che tutti si mettono contro a una dimostrazione tanto ovvia, a cominciare dalla regina di Spagna (allora infante di 11 anni), che asseriva “sono sorpresa dall’inefficienza dei vostri tribunali, che non eseguono gli ordini che un capo dovrebbe imporgli”, fino al presidente degli Stati Uniti, che vuole scongiurare la guerra civile – che poi ci sarà.

Un po’ di storia? La guerra civile americana è nata perchè gli Stati del Sud utilizzavano gli schiavi per le loro piantagioni, mentre il nord aveva ricusato lo schiavismo. Dunque una volta stabilito che gli schiavi erano tutti “irregolari con il foglio di via”, dove veniva trovata la forza lavoro? Questo e altri dubbi in una puntata che non so se scriverò.

Per adesso non so se consigliarvi di vedere questo film: a me m’ha appassionato, ma è lungo e forse un po’ troppo americanizzato (noi siamo i buoni, il resto del mondo vive ancora sotto tortura). Insomma non è facile da vedere. E RETE4 FACEVA UNA PUBBLICITÀ OGNI 10 MINUTI!!!!

Sette armi in Tibet

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avete letto degli scontri?

In Tibet sta succedendo il pandemonio. Il fatto è che noi italiani siamo un po’ troppo ciucci in geografia, storica, politica e “ars belli” per capire il mondo, quindi dopo le solite 4-5 giornate di ricerca delle fonti, cercherò di darvi la migliore spiegazione possibile. Affinchè non possiate dire più: “si, mi dispiace, ma non capisco”

Quello che sapete, fino a questo momento, è che le olimpiadi stanno diventando appunto così:

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