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18 Nov

E’ ora di dire basta alle manifestazioni degli studenti

l’argomento della settimana è: le manifestazioni studentesche.

Avevo 14 anni quando ho conosciuto per la prima volta la “manifestazione”. nel mio piccolo liceo di provincia, il B.Rescigno di Roccapiemonte, si discuteva dei tagli alla scuola pubblica ad opera dell’allora ministro Moratti (pensate, c’era già Berlusconi!!). E’ ovvio che nessuno dei miei compagni di classe sapesse chi fosse la Moratti, perchè mai avesse tagliato i soldi e per quale motivo, visto che a noi interessava solo darci l’appuntamento alla stazione a Salerno (non c’erano neanche i telefonini, o forse c’erano, ma non c’erano i soldi per chiarmarci) e quindi saltare un giorno di scuola.

Circa metà classe raggiunse con i propri mezzi Salerno, si andò a protestare e a cantare i famosi cori che ormai tutti cantano, facendo tutto quel baccano “inutile” che, secondo noi, ci avrebbe restituito la speranza in un mondo migliore (ma data la nostra giovane età, non sapevamo manco quale fosse il mondo peggiore che ci aspettava).

Il problema è che commettevamo due sbagli. Il primo, di facciata, è che pensavamo che partecipando alla manifestazione qualcuno ci avrebbe ascoltato. Il secondo, invece, è che della manifestazione non ce ne fotteva un cazzo, a noi interessava evitare l’interrogazione!

Se ripenso a tutte le manifestazioni a cui ho partecipato, e tutte le volte che in un attimo di lucidità mi sono chiesto “ma … perchè stiamo manifestando?” puntualmente mi arrivava la risposta “ma che t n fott??? l’importante è che non si entra!” e in effetti quel motivo bastava e avanzava.

Per questo, nel corso degli anni ho partecipato a tutte le manifestazioni inutili che si sono svolte, da quelle contro la gelmini a quelle pro-legalità, passando per quelle anti-prodi fino a quelle contro il bilancio.

E mentre noi scioperavamo, manifestavamo, occupavamo, i politici beatamente non se ne fottevano un cazzo.

Di questi giorni abbiamo in tv le immagini delle manifestazioni studentesche moderne, non sono cambiate affatto rispetto a quando andavo io a scuola, c’erano i soliti coglioni che dovevano distruggere tutto  (che bello avere gli ormoni a mille), i carabinieri in assetto antisommossa, e i politici che commentavano il solito mantra: la violenza non è lo strumento per vincere le battaglie … e i giornalisti annacquavano i contenuti (c’erano? ci sono?) con immagini di macchine in fiamme, molotov, pietre, manganellate. Chi stava a casa urlava (e urla ancora): ma vedi sti cazzo di studenti, non potevano andare a scuola piuttosto che fare questo casino?

Dunque non solo chi manifestava non sapeva per cosa lo faceva, ma chi guardava al corteo non capiva il messaggio (semplice, non c’era), e chi guardava la tv vedeva solo sassi, pietre, urla, sangue.

Ma manifestare è giusto?

Si, se lo fai quando davvero c’è un vero motivo. Tuttavia la protesta dovrebbe essere intelligente, capita da tutti, elaborata per bene, e fatta in maniera tale da ottenere davvero qualcosa. Inutile protestare contro questo o contro quello: i politici se ne fregano. Gli studenti sono lontani dalla politica, e viceversa.

Bisognerebbe manifestare in modi più originali, basta con questi fischietti, basta con questi filoni, basta con questi cartelloni con slogan allettanti ma altrettanto vuoti. Basta anche con queste bare (quelle dei morti!) che sanciscono, di volta in volta, la morte del servizio sanitario, poi la morte della scuola pubblica, poi la morte dei tifosi della squadra avversaria, etc.

Un esempio di protesta intelligente? Tutte le proteste che costringono davvero i politici ad ascoltare le vostre (nostre) posizioni dovrebbero ricercare il dialogo, accompagnate da un vero atto pubblico non trascurabile. Se volete protestare perchè pensate che anche studiando non avrete più futuro, potreste chiedere a tutti i vostri genitori (visto che siete minorenni) di presentare, FORMALMENTE, la richiesta per lasciare la scuola e iniziare a cercare un lavoro. Quando chi ci governa si accorge che le scuole, lo stesso giorno, ricevono 3.000.000 (milioni!) di richieste di lasciare la scuola pubblica, saranno OBBLIGATI a capire cosa sta succedendo. I giornali e le tv non la farebbero passare liscia. Le immagini delle scuole vuote, con le lavagne ancora scritte, farebbero il giro del mondo. E i politici si chiederanno che cavolo sta succedendo, mentre fuori al palazzo non vedranno nessuna manifestazione di ragazzini-lancia-bottiglie.

E’ un esempio, eh! io come sindacalista sono sempre stato una schiappa, anzi le parole “mobilitazione” e “ideale” messe insieme mi fanno lo stesso effetto di una canzone pop, anche se nuova suona già vecchia.

La vera protesta

la vera protesta sarebbe smettere di protestare, per un 10 anni almeno. La vera protesta sarebbe quella di mettersi a studiare davvero e a portare dei risultati a casa, e dall’alto dei vostri voti (migliorati grazie allo studio matto e disperatissimo) poter dire ai vostri politici: fammi vedere la tua pagella del liceo, fammi vedere il tuo libretto universitario. Fammi vedere se ti meriti quello che un giorno sarà il mio posto, perchè io ho studiato e lo merito, perchè sono capace.

La vera protesta sarà quando, dopo 10 anni senza proteste, all’improvviso gli studenti scenderanno di nuovo in piazza. Forse ne sentiranno davvero il bisogno. ma per essere vera dovrebbe accadere il 15 agosto, oppure il 30 giugno, o anche il 10 luglio, insomma protestare in estate, a scuole chiuse. Ci vogliono davvero le palle per farlo. Ah, già, dimenticavo: vuoi mettere quant’è salva-pagella saltare l’ora di latino?

15 Oct

24 ore di insegnamento a settimana può essere considerato troppo?

Qualche tempo fa il ministro Profumo, in un’ottica di spending review, ha proposto che le ore di insegnamento dei docenti passassero da 18 a 24 (è già così per le elementari) a parità di stipendio, tuttavia aumentando di 15 giorni le ferie (in pratica quei 15 giorni in cui la scuola è chiusa e gli insegnanti vanno a prendersi il caffè e a leggere il giornale).

Premetto che neanche qualche settimana fa tentavo di partecipare al concorsone e con molto rammarico ho scoperto che non potevo partecipare perché non mi sono laureato entro il 2003 (a quei tempi mi stavo iscrivendo all’università). L’idea di insegnare mi piace tanto, anzi come insegnante mi sento proprio portato, peccato che per ora non c’è ricerca di buoni insegnanti ma solo di cavilli legali per non far accedere i meritevoli a questa professione.

In rete non si parla d’altro che di raccolta firme contro questa proposta, visto che molti insegnanti dicono che 18 ore sono già tante (una media di 3 ore al giorno!). 24 (che sarebbero 4 al giorno) diventerebbe un’alienazione al lavoro rendendolo massacrante.

Ma stiamo scherzando?

Io lavoro 40 ore a settimana, faccio un lavoro intellettuale e per farlo ho studiato per anni impegnandomi al massimo delle mie forze ottenendo voti commisurati al mio impegno. Davvero il mondo degli insegnanti ha paura di lavorare un’ora in più?

Vergognatevi e portate rispetto per chi lavora veramente! Dovreste solo ringraziare che grazie alle solite sanatorie bloccate (non chiamateli concorsi!) vi hanno assunti… ricordo i giorni del liceo e i miei professori scansafatiche… probabilmente loro non erano eccezioni ma l’espressione di una Casta che, fortunatamente, non conta nulla.

Scusate lo sfogo, ma visto che mi alzo tutte le mattine alle 6.45 e torno alle 19.15, ci voleva proprio.

27 Sep

politica con l’handicap, handicap in politica

Leggo con stupore questa notizia, tratta dal blog “i docenti scapigliati“:

Basta disabili a scuola. Non imparano e disturbano. Meglio per tutti una comunità, dove mandarli seguiti da personale specializzato. Parole dell’assessore all’Istruzione di Chieri, comune torinese di 36 mila anime adagiato sulle colline verso l’Astigiano. Parole pronunciate durante il Consiglio comunale aperto dell’altra sera, che indignano i genitori di bimbi portatori di handicap. Famiglie che sognano per i loro figli un futuro fatto di integrazione, non di isolamento. Frasi che fanno accapponare la pelle al sindaco, pediatra in pensione, che dice: «Lo hanno frainteso. Io lo conosco bene Giuseppe Pellegrino è una persona sensibile. Intelligente. Non intendeva offendere ma sollevare un problema».

Ed eccolo qui l’assessore finito nel mirino. Avvocato civilista di 64 anni, console onorario della Repubblica Slovacca per Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Vedovo e con tre figli.L’altra sera durante l’incontro sulla scuola, è andato giù duro. E, a freddo, continua a non comprendere il motivo di tanto scandalizzarsi. «Qualche genitore si è sentito offeso? E perché mai? Ho detto soltanto quel che pensano tutti: quei ragazzi a scuola disturbano». Il sindaco Francesco Lancione cerca di mediare: «Pellegrino ha sbagliato e glielo ho detto alla fine della riunione. Il clima era teso e ha parlato a sproposito, fuori luogo. Né io e nemmeno questa amministrazione condividiamo ciò che ha detto. Capisco che tanti genitori possano essersi sentiti umiliati. Sono persone che devono essere aiutate, non allontanate dalla comunità».

E in paese è rivolta. Sulle barricate sale per prima Barbara Zamboni, presidente del III Circolo scolastico, e mamma di due bambine diversamente abili. «Mi chiedo dove quel politicante trovi la faccia tosta di esprimersi in questo modo? Affrontiamo ogni giorno mille difficoltà. E secondo l’assessore cosa dovremmo fare? Tenere i nostri bambini fuori dai luoghi pubblici, perché non pesino sui bilanci e non disturbino? Dobbiamo forse metterli in lager perché sono più sfortunati degli altri?»

Lui, il Console onorario, ascolta le critiche, e non fa una piega. «ma di cosa si lamentano? Noi facciamo tantissimo per questi studenti. Ma anche i genitori devono rendersi conto che sono tempi duri per tutti». E ribadisce il concetto. «Aiutiamo i genitori e gli consigliamo il percorso migliore per i propri figli». E secondo lei dove dovrebbe portare questa strada? «A creare luoghi adeguati ai reali bisogni di questi ragazzi. Oggi ci sono comunità specializzate. Non sempre mamma e papà sono d’accordo, ma è nostro compito convincerli». La scuola, secondo lui non serve. Lasciarli in classe con gli altri compagni è inutile? «Ci sono ragazzi, qui da noi, che passano la mattina a dare calci e pugni ad un muro. Disturbano e non imparano nulla». E gli insegnanti di sostegno che dovrebbero assisterli non bastano? «Non possono fare nulla. E questi ragazzi con l’istruzione non hanno nulla a che fare».

Risale al 24 settembre 2010, a quanto pare.

Nel piccolo della mia esperienza, quando ero un ragazzo agli scout (avevo 13 anni) nel mio gruppo c’era un ragazzo, Rosario, che aveva un piccolo handicap. Quel ragazzo in qualche modo mi scelse, visto che voleva sempre stare con me, e me lo portavo dietro ai giochi (quanti giochi abbiamo perso perchè magari non potevamo correre, ma non abbiamo mai protestato che io ricordi), alle uscite, ai campi. Certo, c’erano il padre sempre presente e poi i capi ci tenevano tutti d’occhio.

In quel momento mi sono reso conto che un disabile non è un peso, ma una risorsa. Lui con i suoi problemi ci ha insegnato ad avere cura di chi è in difficoltà, a pensare prima a loro e poi a noi. Nel breve periodo da capo, ho avuto una sola ragazza disabile che si è avvicinata per qualche riunione al nostro gruppo, e vedevo i ragazzi (che sono i classici ragazzi di oggi, ossia lievemente viziati, ultra tecnologici e un po’ impersonali, anche un po’ ghettizzanti) fare a gara per rendere la vita di quella ragazza più allegra in quelle 2 ore insieme.

Purtroppo chi parla così non ha mai avuto a che fare con disabili e non capisce nè i problemi che hanno, insieme alle loro famiglie, nè che lo Stato deve tutelarli e difenderli. Il signor Giuseppe Pellegrino si candida a diventare un senatore della Lega, in ottima compagnia con Borghezio & Co.

19 Mar

Bully Scolarship Edition: pura diseducazione videoludica

Ricordate le vostre scuole medie…

Ricordate i primi anni del liceo…

Ricordate i bulli?

Se non li ricordate, probabilmente lo eravate voi. Ma visto che questo blog è letto principalmente da gente di una certa levatura, è molto probabile che tanti anni fa eravate incalzati continuamente da questi “wappi” che si aggiravano per la scuola in cerca di qualche idiota da torturare.

Bully Scolarship Edition si ispira proprio a quegli anni; vi calate nei panni di un ragazzino di 15 anni con una famiglia totalmente assente che preferisce chiuderlo in uno dei peggiori college americani: Bullsworth. Se non si è anglofoni (o meglio: se non si conoscono le classiche parolacce inglesi) non riuscirete a rendervi conto di quello che dicono tutti intorno a voi: risse, ragazzi che spingono i soliti ciccioni o i soliti secchioni, i palestrati, i tipi duri, i fighetti… un bel casino insomma.

Bisognerà cercare di seguire le lezioni, completare le missioni (che variano dal portare la cioccolata a una ragazza che piange, al rincorrere un cretino che ti ha colpito con la fionda, aiutare un secchione a raggiungere il suo armadietto senza essere pestato in cambio di soldi, conquistare una ragazza…) e guadagnarsi il rispetto dei vari gruppetti all’interno della scuola. Come unici amici un ragazzo sociopatico e un effeminato. Vi sembra poco?

Il tutto cercando di non farsi prendere dai controllori (li chiameremmo bidelli qui in Italia), gente pagata per prendere quelli che litigano, dividerli e portarli dal preside.

Il gioco è incredibilmente “addictive”, ci giochi 5 minuti per vedere com’è fatto e ti trovi ad aver passato già un’ora; i movimenti sono naturali (specialmente quando si tratta di picchiarsi) e anche se alcune combinazioni di tasti ti fanno impappinare, dopo un po’ ti sembreranno naturalissime.

Unica nota: non fate giocare i ragazzini a questo gioco. Non è adatto a loro. E’ un incitamento continuo alla violenza come unica arma di sopravvivenza a scuola; a 12 anni potresti pensare che sia davvero l’unica strada per avere successo.

09 Jan

Musica in Italia: affondiamo senza salvagente

Riccardo Muti

Sono state più o meno queste le parole di Riccardo Muti alla Repubblica, parole che vi invito a leggere:

“L’Italia ha abdicato alla sua storia culturale e musicale in particolare, a causa di una concezione generale della cultura che non riguarda solo i politici di oggi, ma è una storia lunga nel tempo”, dice il grande direttore d’orchestra italiano in un’intervista all’agenzia Adnkronos.

“Noi italiani -aggiunge- abbiamo dimenticato che la musica non è solo intrattenimento, ma è una necessità dello spirito. Questo è grave perchè significa spezzare delle radici importanti della nostra storia”.

Muti punta il dito contro alcune “trasmissioni televisive dove la musica e soprattutto l’opera lirica, vengono presentate come cose obsolete. Così si respingono i giovani invece di interessarli”. Al contrario, racconta, “in Cina, dove sono appena stato per dirigere l’orchestra di Shanghai, stanno puntando molto sulla musica occidentale, preparando i giovani musicisti i quali studiano nei conservatori occidentali e poi tornano in Cina per suonare nelle loro orchestre. I cinesi costruiscono nuove sale da concerto e scommettono culturalmente su quello che noi italiani invece stiamo esaurendo. In Italia abbiamo perso la capacità di sentire il ‘bello’, quel ‘bello’ che per secoli abbiamo dato al mondo e che adesso non sentiamo più”.

Caro Muti, ha ragione. Vorrei che tutti gli ignoranti d’Italia (ignoranti come me) abbiano l’onestà intellettuale di essere d’accordo con lei. Vorrei che questi ignoranti non siedessero in parlamento, coloro che hanno delegittimato un’istituzione come i conservatori.

Vorrei anche, però, che la musica non resti solo quella suonata negli anni “antichi” e che si spinga per creare qualcosa di nuovo: supportare i nuovi compositori, abbassare i prezzi dei teatri, ridurre le baronìe all’interno dei conservatori, rendere più facile e accessibile la musica a tutti.

La musica dovrebbe essere insegnata più e meglio a scuola; quel poco di scuola elementare e media sono solo delle ore da colmare sbrigativamente con l’insegnate di musica, che di fatto non può neanche iniziare un corso per principianti.

La musica dovrebbe essere insegnata anche alle scuole superiori, almeno come storia della musica – visto che c’è la storia dell’arte, altra materia altamente bistrattata. Educazione fisica mantiene il suo charme perchè siamo una nazione che vive di pallone, e lo sport è considerato come una conditio sine qua non per essere accettati dagli altri.

La sparo grossa: strumenti musicali gratuiti per chi vuole iniziare lo studio, chiaramente non il “miglior” strumento ma qualcosa di approssimativo per iniziare; se la passione cresce, l’acquisto dello strumento giusto è qualcosa di estremamente personale. Come tappa intermedia si potrebbero iniziare a munire le scuole di “vere” chitarre e “veri” pianoforti… e magari tenerli curati, accordati e sistemati. E dare la possibilità a chi vuole studiarci (e non può permetterseli) di usarli liberamente.

E ora ripetiamo tutti insieme almeno 10 volte al giorno, dopo i pasti: la musica non è solo intrattenimento, ma è una necessità dello spirito. Muti docet.

(e per favore, chiudete X-Factor e Amici, musica non vuol dire guardare ma ascoltare).

09 Sep

Scuola serale, boom di iscrizioni ma chiusa per mancanza di fondi

Pubblico questa e-mail di un mio collega di università, Antonio. E’ uno studente di informatica come me, che temporaneamente lavora in Emilia come docente di laboratorio.
Stranamente mi capita di togliere la parola a Musikele (lui ne ha di cose da dire!!) per denunciare un avvenimento che tengo a cuore,  di cui mi piacerebbe vedere il lieto fine come nelle commedie all’americana dove alla fine lui sposa lei e tutti vivono felici e contenti.

No, non si tratta di una storia d’amore come avrete già pensato. Quindi vi chiedo, voi lettori del Particolare Nascosto (stando a quanto dice Musikele dovreste essere in molti, ma si sa che lui con i numeri non è capace!!), di avere pazienza e cercare di arrivare con la lettura fino all’ultima riga di questo articolo.

Ciò di cui voglio raccontarvi riguarda una scuola di un piccolo centro del nord-est Italia, affacciato sulle rive del Po. La scuola in questione è l’Istituto Russell di Guastalla (RE). Ma prima di andare al nocciolo della questione, è doveroso fare un passo indietro e raccontarvi alcune cose che vi aiuteranno a capire meglio il seguito.

Sono due anni che ho la fortuna di aggiudicarmi una supplenza in questa scuola in qualità di docente. Dico fortuna perché in questa scuola ho trovato un ambiente bellissimo, persone fantastiche, colleghi di lavoro da cui ho appreso molto e che mi hanno dato molto soprattutto dal punto di vista umano.

In questi due anni ho avuto modo di fare conoscenza con la scuola serale, cosa che, almeno nelle mie zone, almeno io, non ne ho mai sentito parlare. No che non sapessi cosa fosse, ma non ho mai visto/sentito scuole che organizzassero corsi serali per lavoratori.

L’esperienza con il serale è stata altrettanto bella. Poter insegnare a persone adulte, di pari età, ma anche più grandi, è una delle cose più belle che può capitare ad un docente. Umanamente ti da molto ed è totalmente differente dal diurno, anche perché c’è un approccio diverso con gli “studenti” e poi comunque ti trovi di fronte a persone davvero motivate. E tutto questo grazie anche a dirigenti scolastici e responsabili che si prestano al fine di dare un servizio a chi vuole rimettersi in gioco nell’ambito scolastico per colmare quella lacuna culturale che per vari motivi è sorta loro in passato.

Spostandoci ora più verso il centro della questione, l’anno scorso ho insegnato in una classe terza serale che, essendo un indirizzo professionale, a fine anno scolastico ha visto gli studenti sostenere gli esami per il diploma di qualifica professionale. Molti di questi ragazzi, nonostante i mille sacrifici che hanno dovuto affrontare durante l’anno scolastico per arrivare a codesto traguardo, hanno deciso di continuare gli studi prefissandosi come ulteriore meta il diploma di maturità. Quindi come tutti gli altri studenti, hanno effettuato l’iscrizione all’anno successivo pagando tasse e quant’altro.

Ma è di pochi giorni fa la notizia, rullo di tamburi, che i corsi serali cesseranno per mancanza di fondi. Non posso dirvi le prime cose che ho pensato perché sarei alquanto volgare, credetemi. Ma dico: ogni anno nelle statistiche europee riguardanti la scuola e gli studenti caliamo sempre di qualche posizione causa la mancanza di volontà nell’affrontare gli studi in modo serio e coscienzioso, e poi quando c’è un gruppo di persone che ha volontà da vendere, che vuole a tutti i costi imparare, apprendere, studiare cose nuove, succede che PUFF….mancano i soldi. Non vi sembra una situazione abbastanza paradossale??? Sarò anche di parte, ma non vi sembra che sia un’ingiustizia abnorme?? E poi tra l’altro nell’anno in cui c’è stato un elevato numero di iscritti (38 al terzo, 25 al quarto),  togliere un punto di riferimento per gli studenti lavoratori di quella zona, non vi sembra una grossa cavolata??? Ci sono persone che hanno sudato per portare avanti il progetto del serale in questa scuola, che hanno dovuto impegnarsi fino in fondo per la realizzazione di questo progetto. Gli devono rispetto, attenzione. Non si può mandare a puttane un corso serale solo perché non ci sono i soldi. Che facciano quadrare i conti meglio. E bisogna dare rispetto anche a coloro che per un anno intero, dopo una giornata di lavoro, fino alle 23 di sera erano li seduti tra i banchi di scuola a studiare!!!

Lo scopo di questo articolo non è quello di polemizzare con gli incaricati della distribuzione delle risorse nelle scuole della provincia di Reggio Emilia ne tanto meno criticare il lavoro che viene fatto da queste persone. Vorrei soltanto portare a conoscenza di chi segue questo blog le vicissitudini di una scuola e di un gruppo di persone che devono lottare per far valere il loro diritto alla conoscenza. Quindi vi chiedo, a chi fosse arrivato fino a questo punto con la lettura, di lasciare un commento, di dire la vostra, di segnalare questa cosa in giro, di parlare  della vostra esperienza se già vi siete trovati in tale situazione. Si sente parlare sempre di scuola a livello nazionale, di normative, di scandali scolastici, di videofonini si, di videofonini no. Parliamo anche di scuola in piccolo, delle mille difficoltà che si devono affrontare affinchè il diritto allo studio venga riconosciuto. La cultura è un bene prezioso: abbiamone cura!!

Ora per finire voglio segnalarvi questo blog che si propone il sostegno ai docenti e studenti impegnati per la difesa e la promozione delle scuole serali pubbliche. Tra le tante iniziative c’è anche una petizione fatta al ministro dell’istruzione. Io già l’ho firmata e voi???

Vi ringrazio della lettura.

Antonio Aliberti

25 Aug

scuola, la colpa è di tutti

Mi sono preso la briga di andare a cercare i dati Ocse-pisa su internet, e ho trovato un’inchiesta del 2003. Me la sono guadata un po’, per quanto fosse piuttosto complessa, e devo dire la verità, siamo i fanalini di coda.
Ma piuttosto che fare come la Gelmini, che da la colpa solo ai professori (del sud, tra l’altro), io voglio darla a tutti quanti quindi nell’analisi che segue sarò impietoso.

i ministri (di tutti i colori passati e presenti)

Il ministro dell’istruzione è il principale responsabile di tutta questa faccenda. Innanzitutto, si entra nella scuola grazie a un concorso pubblico che il più delle volte è truccato; La prima soluzione sarebbe modificare la modalità di accesso ai concorsi, ripristinando l’accesso per conoscenza e non per amicizia.

Il secondo punto è lo stipendio dei professori: se guadagnassero di più, in linea con gli altri stati europei, il posto di professore sarebbe ambito e i migliori specialisti tenterebbero l’accesso alla carriera. Ma questo non accade, il posto come insegnante viene visto come un “salvavita”, un “mi sono messo a posto” con poca differenza tra questo e le poste. (con tutto il rispetto per le poste eh, ma forse la paga è la stessa, nonostante per insegnare serva una laurea). Quindi, i continui tagli alla scuola non incontreranno mai i miei favori. Possibile che nessuno capisca che investire sulla cultura equivale investire sul futuro?

i professori

Il vero problema dei professori non è la loro cultura, quanto la loro maniera di trasmetterla. Siamo stati studenti tutti, e capitava sempre il professore che parlava napoletano o che non sapeva proprio da dove incominciare a spiegare. Perchè far arrivare un messaggio a 30 alunni non è cosa facile, visto che non tutti camminano allo stesso passo!

Si perchè, una volta superato il concorso ed aver ottenuto il ruolo, resti abbandonato a te stesso: il ministero non ti fa un corso _serio_ in cui ti spiega come si impara, cosa passa nella testa del ragazzo. Sono un educatore scout, e il metodo scout _stranamente_ funziona perchè il ragazzo si diverte, mentre il metodo scolastico no: il ragazzo si fa la palla. Risultato: ogni professore insegna come gli viene meglio (che non vuol dire che il ragazzo lo capisce meglio) col risultato che il ragazzo si sentirà spaesato, vedendo che non c’è uniformità. Bisognerebbe mettere insieme queste varie cose e creare un sistema dove, con il minimo sforzo, si ottiene il massimo rendimento.

Un altro problema è quello dei professori che non vogliono fare proprio niente. E come fai? Questo specialmente per i professori vecchi, che non sono più innamorati della loro professione, che “tra un paio d’anni sono in pensione”. I prof che non vogliono fare nulla sono solo un ostacolo per il ragazzo, non stimoleranno la sua crescita, non lo aiuteranno a capire meglio le materie.

Gli alunni

Non diamo solo la colpa a chi la cultura deve diffonderla, quando gli alunni sono i primi a strafottersene. Ricordo un mio carissimo amico che, in secondo liceo, alla prima versione di latino prese 1, alla seconda prese 2, e la professoressa diceva: “fate tutti come lui, raddoppiate il vostro voto versione dopo versione!”. Il mio amico ci rideva e scherzava su, e alla fine fu bocciato, ma si è accorto solo molto tempo dopo di aver fatto una cazzata.

E adesso su siti come scuolazoo si trovano studeti che passano il loro tempo a cazzeggiare mentre il professore spiega o interroga. C’è più la serietà di una volta? no.

In questo caso bisognerebbe invertire la tendenza; non parlo di repressione, ma credo che bisogna colpire i ragazzi dove fa loro più male: non con i voti, ma colpendo il loro futuro. Tipo che, per andare in gita, bisogna già avere una certa media, altrimenti sei fuori. Chi rinuncerebbe ad una gita?!

Le famiglie

Le famiglie sono le principali responsabili del basso rendimento dei figli. Non parlo di quei casi limite in cui il figlio è proprio ciuccio e non capisce – lì c’è stato qualche problema “prima” – ma esistono famiglie in cui non è importante che il figlio studi, l’importante è che finisca presto che poi si deve mettere a lavorare. Oppure, altre famiglie in cui se il figlio vuole studiare va bene, ma deve pagarsi tutto lui perchè altrimenti è un peso per la famiglia. Conosco rappresentanti di entrambe le categorie esempio, e ne esistono molte altre, lo sapete meglio di me. Adesso, se il figlio non va bene a scuola, se ne fregano un po’ tutti perchè fa figo, perchè può sempre tentare la strada del calcio se è un maschietto, e se è una femminuccia perchè non provare con la velina. Modelle, sportivi, cantanti, tutto ciò che dovrebbe restare un piacevole svago piuttosto che una fonte di guadagno. E lo dico io che suono la chitarra da una vita e avrei sempre voluto fare il musicista!.

La società

A traviare i genitori sono le televisioni e i media più in generale, che distorcono la realtà facendola apparire più semplice, o diversa, da quello che è. Tutti vorrebbero il figlio pieno di soldi; Tutti vorrebbero il figlio che apparisse in tv, forse perchè pensano che la tv o i soldi ti diano la felicità. Quanti ragazzi arrivano alla fine del liceo senza sapere cosa andranno a fare domani? fare in modo che il ragazzo segua le proprie inclinazioni è necessario, ma le famiglie si intromettono per far fare al figlio una carriera che chissà dove lo porta. Secondo voi è giusto?

Invertire la tendenza

si può, ridando al ruolo di insegnante quella stima di cui ha bisogno. Chi insegna ha in mano intere generazioni, *deve* essere preparato, deve saper trasmettere la conoscenza a tutti. Non basta più dire “è intelligente ma non si impegna”, bisogna stimolare il ragazzo, mettere lui al centro del processo di apprendimento, e non la materia.

chi mi dà il diritto di parlare così?

sono stato studente, sono educatore scout, sono figlio di una maestra e di un professore. La questione di “come si insegna meglio” mi interessa più di “come si impara meglio”.

Ed ora tocca a voi. Quali sono i problemi della scuola italiana? Li ho elencati tutti?

24 Aug

Attenzione, la Gelmini l’ha detto sul serio!

We, chest fà o’ ver!

Facciamo qualche piccolo passo indietro. Arriva un certo caro rappresentante del governo a cui hanno bocciato il figlio per la seconda volta consecutiva alla maturità. Senza fare nomi, Bossi se la prende con gli insegnanti meridionali e li accusa di razzismo perchè la tesi del figlio era sul federalista Cattaneo.

Ma davvero vogliamo illuderci che sia stato questo il motivo?

Se alla mia maturità avessi portato io Cattaneo, in una scuola del sud che ho frequentato, i miei professori mi avrebbero messo 100, baciato i piedi, unto e profumato con le loro lacrime e ringraziato per avergli spiegato qualcosa di Cattaneo che manco loro avevano capito. Invece, secondo Bossi, i professori sono -contro- il federalismo. Uhm.

Poi arriva quest’altra illuminata della Gelmini. Io, sinceramente, non la conosco. Non so da dove sbuca e che titoli ha per fare la ministra. Ops, il ministro, altrimenti mi manda a recupero. Ben cosciente che Bossi si sbaglia perchè i prof non sanno nulla del federalismo, scatta la seconda opzione: i professori del Sud sono ignoranti. Ma perchè? Boh? Solo al Sud siamo inguaiati?

Come facciamo a dire che le scuole del Sud abbassano la media nazionale? Non è forse un problema di fondo che volete scaricare da qualche altra parte?

I corsi di aggiornamento ci vorrebbero davvero, per tutti i professori del mondo. Che abbiano cultura non lo si può negare (come pure fa la ministra). Ciò che penso, invece, è che non hanno metodo di insegnamento. Soltanto perchè _sanno_ non vuol dire che sanno _insegnarlo_. Questo è il vero problema per cui i ragazzi, se sbagliano il primo anno, non si troveranno mai più allineati. E lo dice il figlio di due professori!

“Chi critica la riduzione dei professori, indichi una strada diversa”. Tagliare i professori è controproducente. Tutti i ministri di centrodestra prendono la scuola come un’azienda: bisogna fare in modo che le entrate siano pari alle uscite, della qualità ce ne fotte. E non hanno capito che la scuola è un investimento sul futuro. Se correggi anche i peggiori studenti e tiri fuori la voglia per quel poco che riescono ad imparare, un giorno non dovrai fare una legge per 5.000.000 di disoccupati ma per molto meno. Dalla scuola non si otterrà nulla economicamente _ADESSO_, se non la crescita culturale di ragazzi che saranno grati per tutta la vita ai loro professori per ciò che gli hanno insegnato.

Per questo, voglio rimandare la ministra a settembre (tra una settimana) e vedere se le simpatiche lamentele sono vere o no. tanto lo so come andrà a finire: “i giornalisti mi hanno storpiato le parole… bla bla bla…”