Scautismo e CAI, simbiosi mancata

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Sono stato per qualche anno (una quindicina!) membro dell’AGESCI, l’associazione Scout più grande che abbiamo in Italia.

Quest’anno, a causa dell’ultimo anno universitario, ho lasciato un po’ le redini e per non abbandonare la montagna ho pensato di uscire un po’ col CAI, Club Alpino Italiano. Per intenderci, il CAI è quell’associazione fatta di volontari che amano la montagna, curano i sentieri, li ripercorrono un paio di volte all’anno e lo tengono pulito e segnalato, creano cartine e mappe di ottima fattura.

Io stesso, per qualche campo estivo ho  usato le cartine del CAI per mandare i ragazzi da qualche parte o per spiegare un po’ di topografia.

Se dico scout molti di voi penseranno a quei ragazzi con i pantaloncini corti con i calzettoni lunghi che dormono nelle tende sulle montagne. Pochi però sanno che quell’andare per i boschi (che non è comodo, che non è facile e non è retribuito da nessuno) ha una finalità educativa, ossia si tenta di insegnare ai ragazzi l’essenzialità, l’amore per la natura, la fatica della vita senza le comodità di città e la iper protezione delle famiglie. In un passaggio della Genesi (sentito recentemente  la notte di Pasqua) si dice proprio che “sul monte il Signore provvede“, infatti la Natura è anche il luogo ideale per ricercare ed insegnare “praticamente” la spiritualità (e questo sembra un paradosso, ma per chi vuole approfondire, si rechi presso il prete scout più vicino!).

Cosa manca allo scoutismo di oggi? Beh, mi dispiace dirlo, ma ciò che manca di più è la natura. Si esce poco, si cerca di proteggere i ragazzi dai pericoli, e nel contempo non riusciamo a dargli fiducia, che è il primo passo necessario per la loro crescita. A questo si aggiunge la mancanza cronica di tempo per i capi-adulti responsabili che non riescono ad organizzare una vita privata e una vita associativa soddisfacente.

Cosa manca al CAI oggi? Ho frequentato poche uscite col CAI locale, non conosco bene nemmeno le persone che lo compongono, ma da quel che ho capito chiacchierando con gli esperti dell’associazione, al CAI mancano i giovani. Ormai gli irriducibili della montagna sono dei giovincelli che vanno dai 40 anni in su; vi assicuro che camminano, e io che ho la metà dei loro anni facevo fatica a stargli dietro. I percorsi che frequentano sono bellissimi, si può godere di panorami splendidi, compagnia allegra e tanta aria pulita.

La soluzione, scontata e ovvia, è di partecipare “qualche volta” ad un’uscita col CAI più vicino. Ebbene, questo quasi mai accade perché nello scautismo associativo di oggi non è contemplata la “scampagnata tanto per scampagnare insieme”. Questa è la visione superficiale di chi, forse, non vuol mettersi in gioco tentando di insegnare a vivere la natura anche in questo modo. Bisogna sempre cercare una finalità, poi bisogna fare un’attività, forzando molto la mano su aspetti educativi magari superflui.

Infatti io sono convinto che una camminata insieme, sentire la stanchezza dello zaino, sentire il fiato che pesa, passarsi la borraccia, mangiare insieme il panino preparato il giorno prima, parlare anche di ciò che accade a scuola, in famiglia etc. sia molto, tanto educativo, a qualsiasi età (Si! dagli 8 anni in su).

I capi dell’associazione conoscono pochi sentieri, sempre i soliti, e raramente si buttano su nuove vie se non per estrema necessità. Quelli del CAI conoscono tutti i sentieri, hanno una cultura alpinistica notevole, e non si fermano davanti a nessun fenomeno metereologico.

Per concludere, nel titolo parlo esplicitamente di simbiosi mancata: ogni associazione ha bisogno dell’altro, eppure i due mondi non comunicano granchè nè a livello dirigenziale, nè a livello locale (salvo le solite eccezioni virtuose). Chissà che questo articolo non dia lo spunto e la forza a qualche capo scout (o a qualche quadro CAI) di mettersi in contatto con la sezione più vicina e vedere cosa è possibile fare insieme!

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si dice scout  ma il movimento si scrive scautismo, con la a. Storpiature dell’italiano che sono entrate nel vocabolario!

Alla scoperta delle montagne con il CAI di Cava de’ Tirreni

Aside

Domenica scorsa ho deciso di chiamare il CAI (Club Alpino Italiano) di Cava De’ Tirreni e di farmi una bella passeggiata insieme a loro.

Il percorso designato era a Cava De’ Tirreni partendo dalla Badia, una splendida basilica incastonata in una valle. Questa chiesa custodisce i segreti e gli atti notarili di tutta la cristianità della zona, compreso il luogo in cui vivo, dall’anno 1000 in poi.

Tornando a noi, il percorso era di partire dalla Badia per arrivare alla “cappella vecchia”, un piccolo spazio piano in cui è presente una cappellina molto piccola (ci entrano sei persone sedute). Il panorama da quel punto in poi è MOZZAFIATO, dato che si staglia sotto di noi la costiera amalfitana con i paesini di Albori, Erchie e Maiori, ma se soffia un buon venticello si riesce a vedere fino a Capri.

Purtroppo il giorno che sono andato io il tempo minacciava un po’, e infatti quando siamo arrivati nel punto più alto s’è alzata una nebbia spettrale che ci ha tolto il panorama (ma ci ha regalato un’ambientazione da horror).

Per i patiti della tecnologia, ecco a voi il percorso tracciato con il GPS (caricandolo nel vostro dispositivo dovreste essere in grado di percorrerlo … spero!):

politica con l’handicap, handicap in politica

Aside

Leggo con stupore questa notizia, tratta dal blog “i docenti scapigliati“:

Basta disabili a scuola. Non imparano e disturbano. Meglio per tutti una comunità, dove mandarli seguiti da personale specializzato. Parole dell’assessore all’Istruzione di Chieri, comune torinese di 36 mila anime adagiato sulle colline verso l’Astigiano. Parole pronunciate durante il Consiglio comunale aperto dell’altra sera, che indignano i genitori di bimbi portatori di handicap. Famiglie che sognano per i loro figli un futuro fatto di integrazione, non di isolamento. Frasi che fanno accapponare la pelle al sindaco, pediatra in pensione, che dice: «Lo hanno frainteso. Io lo conosco bene Giuseppe Pellegrino è una persona sensibile. Intelligente. Non intendeva offendere ma sollevare un problema».

Ed eccolo qui l’assessore finito nel mirino. Avvocato civilista di 64 anni, console onorario della Repubblica Slovacca per Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Vedovo e con tre figli.L’altra sera durante l’incontro sulla scuola, è andato giù duro. E, a freddo, continua a non comprendere il motivo di tanto scandalizzarsi. «Qualche genitore si è sentito offeso? E perché mai? Ho detto soltanto quel che pensano tutti: quei ragazzi a scuola disturbano». Il sindaco Francesco Lancione cerca di mediare: «Pellegrino ha sbagliato e glielo ho detto alla fine della riunione. Il clima era teso e ha parlato a sproposito, fuori luogo. Né io e nemmeno questa amministrazione condividiamo ciò che ha detto. Capisco che tanti genitori possano essersi sentiti umiliati. Sono persone che devono essere aiutate, non allontanate dalla comunità».

E in paese è rivolta. Sulle barricate sale per prima Barbara Zamboni, presidente del III Circolo scolastico, e mamma di due bambine diversamente abili. «Mi chiedo dove quel politicante trovi la faccia tosta di esprimersi in questo modo? Affrontiamo ogni giorno mille difficoltà. E secondo l’assessore cosa dovremmo fare? Tenere i nostri bambini fuori dai luoghi pubblici, perché non pesino sui bilanci e non disturbino? Dobbiamo forse metterli in lager perché sono più sfortunati degli altri?»

Lui, il Console onorario, ascolta le critiche, e non fa una piega. «ma di cosa si lamentano? Noi facciamo tantissimo per questi studenti. Ma anche i genitori devono rendersi conto che sono tempi duri per tutti». E ribadisce il concetto. «Aiutiamo i genitori e gli consigliamo il percorso migliore per i propri figli». E secondo lei dove dovrebbe portare questa strada? «A creare luoghi adeguati ai reali bisogni di questi ragazzi. Oggi ci sono comunità specializzate. Non sempre mamma e papà sono d’accordo, ma è nostro compito convincerli». La scuola, secondo lui non serve. Lasciarli in classe con gli altri compagni è inutile? «Ci sono ragazzi, qui da noi, che passano la mattina a dare calci e pugni ad un muro. Disturbano e non imparano nulla». E gli insegnanti di sostegno che dovrebbero assisterli non bastano? «Non possono fare nulla. E questi ragazzi con l’istruzione non hanno nulla a che fare».

Risale al 24 settembre 2010, a quanto pare.

Nel piccolo della mia esperienza, quando ero un ragazzo agli scout (avevo 13 anni) nel mio gruppo c’era un ragazzo, Rosario, che aveva un piccolo handicap. Quel ragazzo in qualche modo mi scelse, visto che voleva sempre stare con me, e me lo portavo dietro ai giochi (quanti giochi abbiamo perso perchè magari non potevamo correre, ma non abbiamo mai protestato che io ricordi), alle uscite, ai campi. Certo, c’erano il padre sempre presente e poi i capi ci tenevano tutti d’occhio.

In quel momento mi sono reso conto che un disabile non è un peso, ma una risorsa. Lui con i suoi problemi ci ha insegnato ad avere cura di chi è in difficoltà, a pensare prima a loro e poi a noi. Nel breve periodo da capo, ho avuto una sola ragazza disabile che si è avvicinata per qualche riunione al nostro gruppo, e vedevo i ragazzi (che sono i classici ragazzi di oggi, ossia lievemente viziati, ultra tecnologici e un po’ impersonali, anche un po’ ghettizzanti) fare a gara per rendere la vita di quella ragazza più allegra in quelle 2 ore insieme.

Purtroppo chi parla così non ha mai avuto a che fare con disabili e non capisce nè i problemi che hanno, insieme alle loro famiglie, nè che lo Stato deve tutelarli e difenderli. Il signor Giuseppe Pellegrino si candida a diventare un senatore della Lega, in ottima compagnia con Borghezio & Co.

Campetto di specialità

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Questo weekend mi ha fatto respirare un po’ di verde avventura grazie ai campetti di specialità scout.

I ragazzi dagli 11 ai 13 anni e 355 giorni sono invitati a partecipare ai campetti di specialità, ossia momenti in cui possono fare un excursus sulla tecnica oggetto del campo. Il mio campo riguardava la topografia, e lo abbiamo preparato insieme ai capi del gruppo Sant’Antonio Abate I (NA).

Durante questi due giorni ha piovuto a dirotto, ed eravamo titubanti se andare o meno sul “chianiello”, un bel posticino appena fuori dalla civiltà. Il rifugio ha un po’ di spazio verde intorno ed è a un’ora di cammino dal centro abitato. Portare o non portare i ragazzi lassù?

Non esiste il buono e il cattivo tempo. Esiste il buono e cattivo equipaggiamento…

I ragazzi volevano l’avventura, quell’avventura che noi capi spesso non vogliamo offrirgli per paura che si facciano male. Ma una volta constatato che i ragazzi erano equipaggiati bene contro la pioggia e avevano anche i giubbotti adatti, abbiamo deciso di metterci in marcia.

Alla luce del fuoco del camino abbiamo scoperto la bussola, le mappe, le curve di livello

Tutto ciò che sapevo della topografia l’ho imparato in reparto, quando avevo pressappoco la loro età. Ancora mi chiedo come possano i ragazzi  del mio reparto non essere innamorati della topografia, che serve proprio a vivere l’Avventura con la A maiuscola. Grazie alle mappe è possibile conoscere un posto senza averlo mai visto prima, è possibile conoscere tempi di percorrenza, salite e discese, luoghi abitati e corsi d’acqua.

La notte è venuta sì la bufera, ma noi eravamo protetti dalle mura del rifugio e ce ne siamo fregati poco. Alle 6 del mattino, con la pioggia ancora in corso, sentiamo alcune voci fuori: sono i primi escursionisti del mattino, che partono da qui per raggiungere la costiera amalfitana. Altre persone che vivono l’avventura appena hanno un po’ di tempo libero, che amano camminare per la natura e aiutano a tenere puliti e tracciati i sentieri.

Questo campo è arrivato in un momento in cui nella mia comunità capi ci sono dei problemucci, ma il bello è che ci si sente parte di una grande famiglia che va ben oltre il proprio gruppo. Si trovano degli amici, e si fanno piacevoli scoperte: la mia ragazza è venuta al campo ad aiutare, “ha ricevuto il suo primo fazzolettone” che trovava anche un po’ scomodo, ma è stata davvero preziosissima e ha reso meno duro il lavoro di tutti gli altri. Inoltre, fare le attività e vederla con la coda dell’occhio che si diverte insieme ai ragazzi non ha prezzo.

la grande famiglia scout

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Hey, mi sa che finalmente scriverò un pò di più sul blog, visto che il nuovo BlackBerry ha una applicazione apposita.
Ma non era di questo che volevo parlare oggi… Semmai della grande famiglia scout!
Di recente sono tornato da un campo di formazione, il CFA, un campo nazionale nel quale si discute della propria scelta di essere capi. Lì con me c’erano altri 35 capi di tutta Italia, tantissimi giovani e qualcuno meno giovane. Chi é stato scout conosce bene l’empatia che si crea quando si ha a che fare con persone sconosciute che vivono le tue stesse emozioni; da ragazzo, frequentando campetti con adolescenti come te, si assapora questa sensazione; ma é da capi che la si vive appieno.
Al campo c’erano ragazzi di tutta Italia della mia età, era naturale che si formasse il gruppo. La cosa bella è stata al ritorno, quando uscendo con qualche compagno di campo campano ti accorgi che siamo tutti diversi, un pò schizzati, ma simili nello stile (parola scelta con dovizia) e nella sostanza.
E’ stato allora che ho capito quanto é bello avere gli amici, quelli veri, negli scout. Peccato che io non ce li ho: la mia comunità é fatta di persone che hanno età, lavori, storie molto diverse dalla mia, e certe volte sembra di essere un pesce fuor d’acqua, per le mie esigenze o esperienze. Non dico che i rapporti non siano ottimi, anzi lo sono, eppure mi manca quel compagno di uscite (scout) col quale commentare questo o quel fatto.
Che pensieri contorti… scritti maldestramente da una tastiera del BlackBerry. Che strazio! E ora a dormire, che domani mi aspettano corsi difficili!

Scout nella natura… col libro in mano

Aside
Robert Baden-Powell
Image via Wikipedia

Sono da poco tornato da uno splendido CFA in Puglia, ad Alberobello. Ecco una breve lista di libri che devo comprare prima che sia troppo tardi.

Di B.P.:

  • Scautsimo per Ragazzi, Baden-Powell, 12,50 €
  • La strada verso il successo, Baden-Powell, 12,50  €
  • Il libro dei capi, Baden-Powell, 12,50 €
  • Giochi scout, Baden-Powell, 10,00 €

per E/G:

  • Manuale di arte scout, Marco Bernardini, 12,00 €
  • Primi passi sul sentiero scout, Nicolini – Cusma, 4,39 €
  • La squadriglia al campo estivo, Cusma, 5,16 €
  • Manuale di pionieristica, Rocchetti – De Tommasi, 6,71€
  • Topografia, Poltini – Marabotto, 7,50 €
  • Alla scoperta del cielo stellato, Cusma, 9,30 €
  • Fuoco di Bivacco, Gandolfi – Perone 6,46 €
  • Breve storia dello Scautismo, Padoin, 6,00 €
  • Meditazioni scout sul vangelo, Sevin, 7,50 €

dei “sussidi tecnici”:

  • tutti :)

Fuori collana:

  • Preghiere scout, 4,00 €
  • Leggi di Marfi sullo scoutismo, 4,50 €

Tracce:

  • tutti uguali, tutti diversi – scoutismo e disabilità, 10,00 €
  • I difficili – spunti psico-pedagogici e metodo scout per il disagio, 11,00 €
  • Simbolismo scout – aspetti pedagogici e psicologici, 10,00 €
  • Manuale della branca Esploratori e guide, 8,30 €
  • Manuale della branca Rover e Scolte, 12,00 €
  • Le Aquile Randagie – scoutismo clandestino lombardo nel periodo della Giungla Silente, 10,00 €
  • B.-P. e la grande avventura dello scautismo, 9,50 €
  • Essere forti per essere utili, 10,00 €
  • Cerimonie scout, 7,00 €
  • Giochi sportivi, 7,50 €
  • Un gioco tira l’altro, 8,50 €
  • Grandi giochi per lupetti e coccinelle, 9,50 €
  • grandi giochi per esploratori e guide, 9,30 €
  • appunti per una spiritualità scout, 7,00 €
  • Catechesi sugli atti degli apostoli, 5,16 €
  • catechesi sul vangelo di luca, 5,16 €
  • catechesi sul vangelo di marco, 5,16 €
  • catechesi sul vangelo di giovanni, 5,16 €
  • catechesi sul vangelo di Matteo, 5,16 €
  • Prima lettera di Paolo ai Corinzi, 5,50 €

Se li comprassi tutti spenderei 363 € (escluso i 16 sussidi tecnici). Se comprassi solo quelli in grassetto verrebbe 156,91 €. bella cifra :/

Aspetto che qualcuno me li regali … hihi

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Ancora gay/lesbiche contro scout

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Leggo su Queer Blog del fatto che anche i senatori americani chiedono a grande voce di permettere agli omosessuali di diventare capi scout. Chiaramente l’associazione scout americana ha risposto picche, ed ecco la solita protesta.

Neanche nelle associazioni italiane sono ammessi gli omosessuali “al comando”, più che altro per una scelta religiosa (o perlomeno nell’AGESCI, associazione di cui faccio parte; se avete dettagli dal CNGEI, fate un fischio). In verità non sono ammessi neanche i capi che fumano, si drogano, che sono separati o altro: resteremmo in 4 o 5 a fare i capi (perchè ancora non mi sono sposato e perchè ho smesso di fumare da un anno).

Ecco il mio commento di risposta:

Anche io sono capo scout, e conosco l’ambiente dall’interno.
Lo scoutismo è un movimento educativo completo, che educa a 4 cose contemporaneamente: carattere, salute e forza fisica, abilità manuale, servizio al prossimo. Specialmente l’ultimo punto è fortemente religioso.
Lo stesso fondatore prevedeva che scoutismo senza religione non ha senso.. L’idea è che come ragazzi vengano accettati tutti, ma come capi (educatori) NO. Bisogna essere testimoni dei valori che rappresentiamo, perchè i ragazzi (in una fase delicata come la loro crescita) tendono ad emulare i loro modelli positivi e se questi modelli sono i capi scout allora bisogna testimoniare *correttamente*.
In Italia c’è l’AGESCI che è la principale associazione scout. L’AGESCI è cattolica e pertanto dà un’insegnamento prettamente cattolico; non esistono capi laici. Il CNGEI è laico, nel senso che viene comunque accettata l’idea di DIO ma non viene calata in una dimensione confessionale. Addirittura ho sentito di un’associazione scout musulmana, qui in Italia. Insomma, i genitori quando iscrivono i figli in qualche associazione PRETENDONO che i ragazzi vengano aiutati a crescere in un certo modo; lo scoutismo fornisce un certo tipo di crescita, se poi è AGESCI allora è soprattutto cattolico. Se il ragazzo arriva alla fine della crescita (21 anni circa) e scopre di non credere, non fa nulla: amici come prima. Ma i capi devono sempre essere TESTIMONI di quello che dicono – e non vale solo per la religione ma anche per altre cose come non fumare, conoscere i nodi, vivere l’avventura, testimoniare il valore della famiglia etc..
se non vi piacciono le associazioni scout che abbiamo in Italia, potete tranquillamente crearvi la vostra associazione basata su valori che volete! sarete i benvenuti nella nostra grande famiglia.

Se i genitori vogliono educare a certi valori, e sono d’accordo con lo scoutismo, ben venga la loro richiesta. Se invece non sono d’accordo e preferiscono un’altra educazione, noi non ci arrabbiamo :)

Il salvatore della (vaticana) patria

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Sono un paio di giorni che mi torna in mente un sogno che facevo tanti anni fa, quasi subito dopo aver iniziato l’università (dunque verso il primo-secondo anno).

In quel periodo di grande fermento culturale (dopo 5 anni di botta al liceo, scoprivo di non essere niente male ad informatica e stavo conoscendo tanti nuovi amici) entrai in amicizia con alcune persone che suonavano basso e batteria, io  suonavo la chitarra, e un’amica che cantava. Decidemmo di andare a fare una prova “conoscitiva” a casa del batterista, che tra l’altro studiava il violino, ma questa è un’altra storia.

Avete presente le prove “conoscitive”? Non servono assolutamente a niente, neanche a conoscersi.. però piace farle perchè il filo conduttore è l’improvvisazione, che poi puntualmente fa schifo perchè se non sei un jazzista affermato è difficile improvvisare su più di due accordi. Io poi non sono manco una cima con gli assoli, figuratevi che poteva mai essere.

Tutto però si ribaltò quando partì per caso la canzone di chiesa “Symbolum 77″. E’ inconfondibile, è lentissima e tristissima, la conoscete tutti: “tu sei la mia vita, altro io non ho…” e così partì una delle improvvisazioni più blasfeme che abbia mai fatto (blasfemo nel senso musicale del termine), una cover rock-punk che aveva tanta grinta ed era divertentissima, sembrava uscita fuori dalle mani dei prozac+.

Così per qualche mese, quando andavo a dormire, sognavo il nostro super gruppo (che aveva anche un nome, i SAKRESTJA) tenere concerti oceanici con folle di giovani urlanti e contenti, che cantavano canzoni di chiesa rifatte in chiave “modernizzata”: niente litanie, niente organi, solo chitarre distorte, basso e batteria! Il sogno si spingeva tanto avanti che un bel giorno (anzi, una bella notte) ricevetti un telegramma dal papa in cui mi si diceva: “Caro fratello Michele, a nome di tutta la Chiesa ti ringraziamo per aver riavvicinato tanti giovani a Dio. Ti esortiamo a continuare la tua opera e ad estenderla urbis et orbis. Con la benedizione papale, Giovanni Paolo II” !

Cioè, non so se vi rendete conto, ricevere un telegramma dal papa indicandomi la strada da seguire… il vero peccato è che quel progetto finì lì, a quell’unica prova improvvisata, dopodichè non ci siamo più visti. Ma ancora oggi, tra scout e falò, se mi sento in vena la ripropongo… cautamente però :)

orgoglio :)

Aside

Hey!

un “civile” ha visitato il mio campo scout e ne è rimasto piacevolmente impressionato. Ha scritto un articolo sul sistema educativo scout e lo trovate qui: gli omini dei boschi – i am style.

Sono fiero di aver “aperto la mente” a qualcuno… Anche se continueranno a prenderci in giro per i calzettoni e il pantaloncino, le attività che facciamo sono veramente fighe!

L’ambientazione del campo era sugli indiani..  i bianchi avevano rubato il nostro sacro totem e tutte le tribù d’America si riunivano nella riserva per prepararsi alla battaglia finale! Abbiamo imparato a costruire un arco con una canna di bambù e un po’ di spago (vi assicuro che era un’arma mortale, il capo reparto c’è quasi rimasto secco), a lanciare il lazzo, a lanciare un’ascia e a farla inzeppare in un albero… attività “criminali” che se fatte con una stretta sorveglianza diventano addirittura educative!

Se avete bisogno di materiale per i vostri prossimi campi, lasciate un commento… magari qualcosa ci esce :)

Scout musulmani siete i benvenuti!

Aside

Ora che rileggo il titolo che ho scelto sembra una provocazione, e invece è un augurio che faccio con il cuore! Leggo infatti la notizia ANSA (Nasce il primo gruppo scout dei musulmani) della prima associazone scout musulmana d’Italia, la ASMI, che inizierà i propri lavori da quest’anno. La cosa non può che renderci orgogliosi perchè la proposta scout è universale, ed in quanto tale dev’essere attuata secondo tutte le particolari diversità di chi la vuol mettere in pratica.

Visto che noi scout siamo amici di tutti e fratelli di ogni altra guida e scout, cattolica o musulmana che sia, voglio fare gli auguri personalissimi alla nuova associazione appena nata, affinchè con la loro diversità e novità portino tanta ricchezza.