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09 May

Il centro direzionale di Napoli

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Il centro direzionale di Napoli è il luogo in cui sto lavorando da qualche settimana.
Spesso criticato per essere un ammasso di cemento in una città storica, rivela piuttosto la sua modernità e capacità di incastrare, nello stesso chilometro quadrato, gli uffici delle aziende più famose (e meno famose, ma che generano fatturato).
È un insieme di una ventina di grattacieli circa, in un’area completamente pedonale e pensata per questo unico scopo: ospitare la crême degli impiegati e dei manager del Sud Italia.
Ci sono un migliaio di bar per soddisfare la voglia di caffeina, altri negozi che vendono di tutto (tranne i telefonini e i computer, pare) e ristoranti aperti a pranzo perché la fame alle 13 arriva implacabile.
Vi dicevo di questa aria di modernità che chi ha realizzato gli spazi ha voluto infondere, cosa che è riuscita appieno visto che tutti se ne lamentano.. forse avrebbero preferito lavorare nei palazzoni vecchi e grigi dei tempi belli di una volta!
L’opera di ammodernamento ha però prodotto qualche piccolo difetto: quelle mattonelle beige e grigie danno un senso di stantio, e poi ci sono i soliti buchi a terra (e non ho capito come sia possibile, visto che non ci passano auto da qui) che nessuno ripara.
Insomma, se la voglia era quella di fornire alla città uno spazio pensato per lavorare, l’esperimento è riuscito. Ma ora dà quel senso di immobile e fermo, come se fosse stato abbandonato. La City di Londra o Ground Zero di New York assolvono la stessa funzione, ma di sicuro sono mantenuti meglio!

13 Dec

Monte Cerreto con il CAI di CAVA

Una brevissima descrizione: si parte dal Valico di Chiunzi e si arriva in cima al Monte Cerreto; la passeggiata dura 3,5 ore in salita e 2,5 ore in discesa. Il percorso è di 3,9 km. il dislivello totale è di 600 mt, anche se 300 mt di dislivello si fanno solo alla fine.

Il CAI reputa normalmente questa passeggiata di difficoltà “E”, anche se secondo me è un po’ più difficile di quanto si pensi.

il sentiero è così fatto: per due – tre orette si cammina normalmente ed è anche facile, poi si arriva allo “Scalandrone” che è un pezzo di parete di pochissimi metri d’altezza da scalare con l’aiuto delle mani. Infine, ci sono circa 300 metri dislivello”puri” in cui si sale con una pendenza del 70%.

Il panorama durante il  percorso non  è straordinario ma quando si arriva in cima si vede il golfo di Napoli col Vesuvio da ben 1300 mt d’altezza.

Insomma, una vetta impegnativa da scalare solo con quando si è abbastanza motivati.  L’esperienza non è indispensabile!

Ecco alcune foto del percorso:

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per il tracciato gps e altri fronzoli basta chiedere :)

P.s. Siete scout? volete organizzare una route in costiera amalfitana? se ne pò parlà! Chiedete nei commenti!

06 Dec

Che grande telecronista quel Carlo Alvino

Ma voi che ne pensate di Carlo Alvino, il telecronista del Napoli su Sky? Per me è uno di quei telecronisti che ti fanno davvero godere lo spettacolo del tifo … L’anno scorso invidiavo quello di Mediaset, ma ora che c’è Carlo Alvino a commentare la partita, mi sento davvero sugli spalti del San Paolo! E voi che ne pensate di cotanto telecronista? Non è molto meglio rispetto a quelli aridi che raccontano la partita senza sentimenti?
Ma soprattutto non è meglio tifare Napoli rispetto ad altre squadrette di serie A? :) un saluto disinteressato mentre ricomincia il secondo tempo!

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15 Nov

Fantacalcio for dummies

In 23 anni non ho mai capito se il pallone è sferico o rotondo e d’un tratto mi sono ritrovato con la mia formazione, dopo un’asta assurda, a giocarmela con fantacalcisti prossimi alla pensione. Cosa mi ha portato a questo gioco?

  1. sono vent’anni che coinvolgo i miei amici in mille cose che faccio, tra scout musica e iniziative, mi sembrava il minimo farmi coinvolgere nel fantacalcio per vivermela insieme a loro.
  2. sono riuscito a coinvolgere anche un’altro mio grande amico che notoriamente non capisce niente di pallone, ed insieme abbiamo fondato le basi della nostra squadra chiamata ANAL TEAM.
  3. un po’ di incoscienza e un po’ di fortuna mi hanno detto che quest’anno poteva non essere così brutta come me l’immaginavo!

A tre ore dall’asta, non sapendo cosa fare, ho iniziato a cercare su internet qualcosa che mi potesse aiutare: ho trovato il sito di fantagazzetta, che offrivano (previa registrazione) un pdf, intitolato “guida all’asta perfetta”. Adesso non trovo il link, suppongo che sia un documento che viene messo on line solo ad inizio campionato.

In questo libro, vengono analizzati tutti i giocatori di ogni squadra di serie A, e ci sono interessanti informazioni sul modulo, la strategia, etc etc. Inoltre ci sono delle ottime tabelle dove viene riportato quanti gol sono stati fatti nell’ultimo campionato, la media voti, etc etc. Il valore più importante è comunque l’indice di appetibilità: un numerino che va da 1 a 100 che descrive l’affidabilità di un giocatore; più è alto, meglio è. Ad esempio, Buffon era 100, Kakà 98, e così via.

Io purtroppo non avevo molto tempo e mi sono limitato a fare una cosa molto stupida: mi sono limitato a sottolineare tutti quelli che avevano un indice di appetibilità superiore al 70; in fase d’assta ho comprato giocatori assurdi, che giocano in squadre indicibili, ed ora ho una squadretta che fa veramente ridere ai “senatori” del fantacalcio.

Anche l’asta è un processo doloroso: le amicizie scompaiono in favore di infamità. Mi sono reso conto che molti amici lo fanno per soldi, e questo li induce – se potessero – anche a compromettere i giocatori avversari, se potessero. Quindi, all’asta aspettatevi che le persone vengono ad alzare il prezzo dei giocatori che avete puntato: lo fanno apposta. Quanto pagare un giocatore? quanto può valere? l’indice della gazzetta è ottimo, quella è la sua quotazione. Se giocate con i 300 fantamiliardi, non dovreste pagare un giocatore più del doppio. Noi giocavamo a 500 fantamiliardi, quindi niente da fare: l’indice della gazzetta per me non valeva. sono andato a fortuna!

Detto questo, la squadra che amministro è composta da:

  • portieri: frey, bizzarri, storari
  • difensori: bellini (atalanta), chivu (inter), comotto (fiorentina), felipe (udinese), maldini (milan), molinaro (juve), natali (torino), terlizzi (catania)
  • centrocampo: bresciano (palermo), caserta (lecce), cigarini (atalanta), cossu (cagliari), de silvestri(lazio), giacomazzi (caserta), liverani (palermo), maggio (napoli)
  • attacco: castillo (lecce), cruz (inter), mutu (fiorentina), marazzina (bologna), pellissier (chievo), denis (napoli).

Che squadra!

Mutu l’ho pagato centonovantamiliardi su 500, non so se mi spiego, e fin’ora ha giocato mezza volta; mentre cruz l’ho pagato 1 e adesso rischia di essere il titolare insieme a ibra. ottimo direi…

Passata l’asta, cosa bisogna fare?

Iniziare a leggere la gazzetta, almeno quella on line, è una buona cosa. Io mi sono iscritto ai feed, così da poter leggere le notizie in ordine. A volte basta solo il titolo per capire cosa sta succedendo nelle squadre.

Per un fantacalcio base, questo è quanto c’è da sapere. Vedere le partite aiuta, ma se avete una squadra come la mia vi intossica la domenica. E ora alla prossima puntata: come scegliere la formazione da mettere in campo for dummies!

p.s. se ti stai chiedendo perchè ho comprato pellissier e marazzina… boh! non sapevo manco dove giocassero quando li ho presi!

14 Sep

La storia di un tifoso della Juve

Questa piccola storiella mi è stata raccontata davvero, non so da chi, non ricordo dove, ma è uno di quei ricordi d’infanzia che non riesce ad andare via.

in una città del sud c’era un tifoso della Juve, Peppino, che adorava e venerava la sua squadra in ogni partita, ogni intervista, ogni discussione. Al bar lo chiamavano “o’ biancoscur” visto che era juventino, in un paesino in cui il 99% del bar tifa Napoli.

Che problema dover spiegare a tutti che lui aveva abbracciato quella fede, la fede bianconera, e non poteva lasciarla, no!, perchè la Juve era la Vecchia Signora, e non si lascia una signora anziana: se muore ti lascia un’eredità, e poi stava vincendo tutti gli scudetti e le coppe del mondo, perchè lasciarla?

La probabile formazione la poteva predire prima ancora che la Gazzetta avesse telefonato al suo inviato sul campo; conosceva a memoria la storia di ogni giocatore, e aveva visto tutti i goal dei suoi beniamini prima di giocare per la Juve (grazie alle cassette dei vari giornali sportivi).

Così un bel giorno Peppino, dopo una vita di stenti e privazioni, riesce ad accumulare abbastanza soldi per andare per la prima volta a vedere la partita al Delle Alpi, e seppure era una partita contro una delle squadre neopromosse – il biglietto costava meno -, era comunque la sua prima volta in uno stadio vero!

Finalmente poteva seguire la sua squadra con altri tifosi che abbracciavano la sua stessa fede, vedere i giocatori che tanto adorava in carne e ossa, esultare per i goal, o essere tristi per una sconfitta. Si, aveva messo in conto anche quella, poteva succedere che la Juve perdesse, e se fosse accaduto lui l’avrebbe accettato. Bisogna essere pronti a tutto.

Ad ogni modo, qualunque sarebbe stato il risultato, Peppino già sapeva che quello era il giorno più bello della sua vita. Così parte con l’autobus per la sua prima trasferta, in un giorno piovoso e freddo, attraversando l’autostrada nebbiosa della pianura, e arrivando a Torino giusto in tempo per la partita: aveva mangiato in Autogrill, e s’era portato un panino di scorta che avrebbe consumato furtivamente qualche minuto prima di entrare.

Ecco, ci siamo! Vedere il Delle Alpi in tutta la sua maestosità, quell’erba addirittura più verde della tv – sembrava pittata -, quei tifosi che entravano ordinatamente – non come negli stadi del Sud, in cui bisogna fare casino, e a lui non piaceva il casino, a lui piacevano i tifosi della Juve perchè erano signori dentro, pur essendo operai o impiegati, avevano un animo signore! Per questo, prese posto e aspettò silenzioso l’inizio della partita. Che arrivò. Per l’emozione non riuscì a dire manco una parola, la Juve che giocava, passaggio-tiro-pallonetto, tackle in scivolata, sembrava una partita di Holly e Benji con il telecronista che parla in un megafono immaginario montato apposta nella sua testa, quand’è che all’improvviso Del Piero segna: GOOOOOOOOOOOOL!

Non riuscì a contenersi: il giorno più bello della sua vita! Esplose! Esultò piangendo e gridando: “Bell Wagliù!” (che tradotto, significa “bello ragazzi!”).

Fu proprio nell’esultanza che gli altri tifosi della Juve si accorsero che quello era un tifoso meridionale. “Ma vattene a tifare la reggina, terùn“, gridarono alcuni, e qualcun’altro urlava “forza maradona, cojone”… d’un tratto si accorse che, seppure lui voleva la Juve, i juventini non volevano lui.

Aveva previsto che la Juve potesse perdere, ma mai che gli altri tifosi potessero giudicarlo per la sua provenienza. Questo lato stronzo e razzista non lo aveva messo in conto: fu come un contropiede talmente tanto rapido che manco Peruzzi (ricordate Peruzzi?) poteva farci nulla. E infatti non poteva farci nulla. Juventini Torinesi 1 – Peppino Juventino 0.

La partita finì così e Peppino aspettò, in silenzio, che finisse. Poi tornò di nuovo nella sua città col suo pullman. Da allora, fanculo Juve: la sua fede si convertì al Napoli, che fondamentalmente era la squadra della sua città, e non parlò mai più del suo passato da Juventino. Se non per dire che i tifosi del napoli erano violenti, sì, ma quelli della Juve erano stronzi. Opinioni, direbbe qualcuno.

Per pura fortuna, Peppino trovò lavoro in una città vicino, quindi non dovette mai più sentirsi umiliato dai suoi vecchi amici che gli rinfacciavano tutti i giorni di aver cambiato “fede”. Loro erano già napoletani, e non avevano perso nulla… lui aveva perso tutta la sua infanzia, il suo sudore e le sue lacrime per una squadra che alla fine l’aveva tradito nel peggiore dei modi, sputando sulla sua carta d’identità; alla voce “residente a” c’era purtroppo la scritta sbagliata che ha pregiudicato la sua vita.

Da allora, Peppino tifa Napoli ma non è mai più entrato in uno stadio. La Juve vinse lo scudetto; il Napoli iniziò la sua discesa verso le serie minori.

26 Jul

Tutte le pubblicità Ryanair: “l’importante è che parlino di noi”

In passato mi è già capitato di criticare le tariffe Ryanair, con politiche sui prezzi stronze davvero, con zero concessioni sindacali, e facendoti pagare pure un bicchiere d’acqua se ti stai strozzando. Insomma, non siammo davanti ad una compagia etica. Il profitto è arte loro, bisogna ammetterlo, e nonostante le mie sventure, questi continuano ad accaparrarsi clienti che li trovano convenienti. (ma solo io quando viaggio mi faccio il conto da quando esco da casa fino a quando non arrivo dove devo arrivare?).

Oggi non stiamo qui per parlare di quanto costa viaggiare con loro. Ma vogliamo mostrare, con un po’ di spirito cinico, le loro ultime pubblicità. Ryanair riesce a risparmiare anche su questo, sfruttando fatti di attualità e dipingendo con frasi velenose idee che altrimenti andrebbero appioppate solo a fanatici di Lega Nord (e poi sono stati colpiti anch’essi dal Satyricon Ryanair-esco)..

In ordine rigorosamente sparso, iniziamo con..

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27 Mar

Na bella pizza ca pummarola ngoppa