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Posts Tagged ‘informatica’
31 Jan

SCRUM e le metodologie agili

Da ormai 9 mesi sto praticando SCRUM, una metodologia agile di sviluppo software. Posso dire di conoscere due soli modelli di sviluppo, ossia waterfall (studiato all’Università) e SCRUM, appunto, conosciuto presso il mio primo lavoro.

SCRUM prevede che il team, di circa 7-9 persone, venga guidato da uno SCRUM Master (altro non é che una persona che risolve gli impedimenti al team e che assicuri la corretta esecuzione dei momenti previsti da SCRUM stesso) e un product owner (colui che conosce il prodotto, che insomma fornisce i requisiti al team di sviluppo e si assicura che il team abbia ben compreso il requisito).

I requisiti stessi sono scritti sotto forma di “user story”, ossia del requisito dal punto di vista dell’utente. Nel dettaglio, magari, ci entriamo in un altro o articolo.

I tempi di SCRUM sono sostanzialmente racchiusi in uno sprint, un periodo di 2 settimane o 1 mese, e se siamo nel primo caso, abbiamo questi momenti fissi:

- planning meeting, 2 ore, in cui il PO da le story al team, spiegando il requisito attentamente. Il team successivamente vota un grado di difficoltà di queste story in un’unità di misura chiamato story point;

- task decomposition, 2 ore, in cui il team affronta il design di queste storie, le divide in piccoli task in modo da avere il lavoro sotto controllo e chiaro a tutti;

-daily meeting, in cui il team giornalmente (per non più di 15 minuti) si incontra dicendo cosa ha fatto dall’ultimo DM, cosa farà fino al prossimo, e se ci sono impedimenti (che saranno risolti dallo SM)

- release meeting (detto anche demo – max 2 ore), in cui si mostra agli stakeholder e agli altri team gli incrementi fatti in questo sprint,

- retrospective (max 2 ore), in cui il team si confronta sul processo di lavoro e individua cosa é andato bene e cosa è andato male, per migliorarlo.

Nei prossimi articoli entrerò nel dettaglio di alcune pratiche SCRUM, stay tuned!

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19 Oct

3 mesi di MacBook AIR

Ho ricevuto per email questa domanda:

Ciao,

sono capitato per caso sul tuo blog ed ho visto che parlavi del Mac Air. Se ti posso disturbare un secondo, da programmatore e linuxaro quale mi pare di capire sei, ti volevo chiedere se il Mac Air vale la spesa o no. Mi serve un pc leggero da portare in giro e che possa usare per fare tutto. Tu sei contento della spesa sostenuta o secondo te è meglio rivolgersi ad altri ultrabook ?

ciao
Fabio

A questa domanda ho risposto in maniera assolutamente personale, ma siccome potrebbe essere utile anche per qualcun altro, eccola qui. Per la cronaca, ecco l’articolo in cui parlavo di quando ho comprato l’Air.

Ciao!

Sono un programmatore e nell’animo sono ancora linuxiano, e allora perché ho comprato un mac ? e soprattutto un macbook air?

A febbraio di quest’anno mi sono laureato e a aprile ho trovato lavoro. Il mio vecchio Dell, dopo 5 anni di onorato servizio, non riusciva neanche più a caricare youtube (…) senza bloccarsi. Contemporaneamente ho trovato un lavoro dignitoso che mi avrebbe potuto permettere di pagare il primo computer di tasca mia.

Nei due mesi in cui ero in cerca di lavoro, ho letto tantissime offerte per programmatori iOS. C’erano anche offerte Android, ma molte meno (perché essendo android libero, il mercato offre molti più programmatori android, e quindi poche offerte di lavoro libere). Invece il mondo dei programmatori iOS ha ancora margini di assunzione perché sono pochi quelli che possono imparare a programmare per questa piattaforma.

Alla fine ho dunque pensato che il mio prossimo computer  sarebbe dovuto essere un mac, per non pormi limiti casomai un giorno volessi imparare iOS, ma siccome potevo permettermi anche di pagarlo a rate, ho preso un AIR. Ho passato i tempi dell’università portandomi questo computer avanti e indietro, e un computer di 3 kg pesa molto. Mio padre invece già usava l’air per lavoro e diceva che quasi non lo sentiva.

Siccome viaggio molto per andare a lavoro, circa 45 minuti per arrivare a Napoli, pensavo di poterlo usare magari per studiare nell’autobus, per portare avanti alcuni progetti, etc. La verità è che dopo 8 ore di lavoro non hai nessuna voglia di tirarlo fuori, né di fare alcunché.  Insomma, avrei potuto prendere un macbook normale dato che comunque lo tengo sempre a casa. In effetti quelle 600 € di differenza ora mi avrebbero fatto comodo. Pazienza!

Dal punto di vista dello sviluppo software, la prima cosa che ho fatto sul macbook air è stata d installare Virtualbox con Ubuntu e Windows. Nella mia brevissima vita di programmatore ho imparato che su linux si devono fare delle cose, su windows altre, e su mac altre ancora. Quindi occorre averli tutt’e tre anche solo per fare dei test. Rimpiango delle cose di linux, ad esempio l’incredibile personalizzazione che avevo, gli automatismi raggiunti con la shell, etc. Ma siccome mac accetta quasi tutti i comandi unix, mi sto riscrivendo poco a poco tutte le utility che mi servivano (una su tutte, uno script per il backup).

Che dire, si impara tanto cambiando. Se puoi, fallo anche tu. Prova a compilare un programma e a farlo girare sui tre sistemi… un programma di media grandezza (che ha bisogno di variabili di sistema, di scrivere su disco, di creare un installer…) si declina in modo diverso. Saperli tutt’e tre è solo un vantaggio.

Che dire più? Aspettiamo windows 8 (sono curioso di provarlo), ma viva l’open source, viva la conoscenza.

Fammi sapere che farai!

Ciao!

 

29 Apr

Essere single è … Soluzione Dominante :)

La “teoria dei giochi” è una disciplina economico/informatico/matematica che ha a che fare con l’ottimizzazione di soluzioni considerando anche le scelte che faranno gli altri; per esempio, scegliere di fare una strada da A a B può essere conveniente rispetto ad altre strade, ma se tutti scelgono questa strada allora si crea traffico, e allora conviene prenderne altre.

Si dice “soluzione dominante” una soluzione per cui, qualsiasi cosa faranno gli “avversari” del “gioco”, a noi conviene sempre e comunque essere single.

L’altro giorno ragionavo (scherzosamente) con la mia ragazza: se ti fidanzi hai una ragazza fissa, una ragazza che ti ama e farà di tutto per renderti felice, ma col tempo fai meno sesso e probabilmente anche l’ardore scema lentamente … (non è il mio caso XD). Invece essere single ti dà la possibiltà di uscire sempre con nuove ragazze, senza impegnarsi nè obblighi particolari.

E’ adesso che inizia il ragionamento (la dimostrazione matematica?). E’ chiaro che la soluzione preferita di tutti può essere quella di fidanzarsi con qualcuno, ma se il sesso inizia a scemare può essere più conveniente per me (o per l’altro) lasciar perdere pur di fare più sesso, anche se occasionale. A questo punto non vi saranno più fidanzati ma solo amanti fugaci in notti di luna piena! Ovviamente tutto questo discorso vale se la nostra funzione obiettivo è quella di massimizzare il sesso :)

Sarà anche matematico, ma io mi tengo stretta la mia baby :p (almeno finchè il sesso non cala)

So che tra i miei lettori c’è qualche super mega dottorando in teoria dei giochi, quindi se ho commesso qualche grossolano errore lo prego di sorvolare … magari un giorno vince un Nobel grazie a questo post !

30 Oct

Parliamo un pò di lavoro

Sono stato in Inghilterra una decina di giorni per accompagnare una scuola superiore in gita. Siccome loro dovevano andare in college per 6 ore al giorno, nel tempo libero io spedivo curriculum in inglese alle aziende trovate su linkedIn e lavoravo un pò alla tesi.
Due parole sulla tesi: permetterà di aiutare gli studenti videolesi a studiare uno strumento musicale. Dopo mesi a cercare le tecnologie adatte, ora sto finalmente programmando.
Tornando all’esperienza di Londra, due parole le devo dire. Pensavo che uno studente neolaureato avesse qualche chance in più di inserirsi, o almeno di essere chiamato per un colloquio. La semplice richiesta “junior programmer” era impossibile per me: cercavano programmatori di tecnologie mobili, o 3d, o specializzati in linguaggi mai sentiti, e in ogni caso non era mai prevista una forma di formazione prima di iniziare a lavorare. Se ti assumono é perché già sai le cose che servono e quindi dovrai impararle da te.
Io non le sapevo, queste benedette cose richieste, per due motivi: il primo é che la mia formazione universitaria é molto enterprise (si ragiona sempre in ottica di grandi aziende quando, in università, si parla di informatica) (e giustamente mi chiedo dove sono queste grandi aziende nell’area di Salerno!) e poi, perché non mi sono mai messo con un libro in mano a studiarmi qualcosa così, solo per lo sfizio di realizzare un progettino per me. (E qui sono stato sciagurato io).
Così, mentre per il mercato italiano (fermo al giurassico) io vado più che bene, nel mercato inglese ero vecchio, o inesperto, o inadeguato. Rimpiango molto di non aver assecondato tutti i miei desideri di studiare android, iOS, ma anche linguaggi esoterici tipo mapReduce, o framework come Hybernate.
Se da un lato il mio desiderio é quello di lavorare a qualcosa di innovativo, di creare una tecnologia o semplicemente progettare una buona killer-app, dall’altra dovrò scontrarmi con il mercato degli smanettoni che senza aver studiato “troppo” sanno tutto quello che serve, solo per passione. Che faccio, mi rassegno?

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28 Jun

Il mio primo colloquio di lavoro


La laurea inesorabilmente si avvicina, anche se mancano ancora 2-3 step fondamentali; ora che, per la prima volta nella mia vita, non so cosa accadrà una volta fuori dall’università, è bene impegnare il tempo facendo un po’ di colloqui di lavoro.

La prima occasione me l’ha offerta l’università con il placement day, un giorno in cui i neo laureati e i laureandi incontrano le aziende più in voga della zona, con la possibilità di lasciare un curriculum e di sostenere un piccolo colloquio. Ho parlato con 2-3 aziende, ho spiegato le mie tesi di laurea e il mio percorso scolastico, e tutte mi hanno dato i loro consigli.

Qualche giorno fa sono stato contattato da una di queste aziende, era venerdì; mi chiedono per telefono: “è interessato a un colloqui per la nostra sede di Bologna? se è interessato, la aspettiamo lunedì alle 15.00″.

Ora immaginatevi il mio stupore davanti a quella richiesta così bizzarra: spostarmi “un attimo” a Bologna (da Salerno), andare lì a parlare con quest’azienda, tornare di nuovo a casa per la sera. Per fortuna con Trenitalia m’è costato solo 100 €, grazie all’opzione andata e ritorno in giornata. Ma che fatica!

Comunque, il giorno prima di partire mi sono addirittura accorto di non avere le scarpe adatte ad un colloquio! Io e la mia ragazza abbiamo girato un intero centro commerciale (4 ore!) prima di trovare delle belle scarpe bianche e nere, di marca, come si conviene per un candidato a colloquio :)

Sul treno si chiacchiera con le persone più incredibili, dai figli dei magistrati (eh si, un magistrato che è spesso citato in tv) fino a una comitiva di 50 honduregni in vacanza in Italia.. Il tempo deve passare, e anche se mi sono portato il telefonino e il pc per giocare un po’, è davvero stancante stare 4,5 ore seduto in treno.

Il colloquio è stato positivo, almeno per me. La società ha sede in un palazzo storico di Bologna e la prima impressione che ho avuto è che essendo il palazzo stroppo storico è impossibile anche solo cambiare le mattonelle :) mi aspettavo più modernità, e invece ecco i primi stereotipi delle aziende di informatica: dipendenti che girano per i corridoi con i computer accesi in mano (magari mentre parlano su skype), segretari in abbigliamento comodo (mentre io stavo in camicia e pantaloni lunghi, con 30 gradi fuori, da 9 ore!) … solo i manager o i dirigenti erano in classica giacca e cravatta.

Il colloquio è molto simile a quelli fatti all’università, si parla di me, delle materie che ho studiato, delle tecnologie che conosco. Poche domande tecniche. Mi dice che il 95% delle persone che iniziano a lavorare con un contratto di stage poi vengono assunte con un contratto di formazione di due anni, e il 99,9% di questi diventano poi assunti a tempo pieno. Ovviamente, però, questi due anni e mezzo (e anche oltre) bisogna trascorrerli lì, a Bologna, perchè è lì che c’è bisogno ora di personale.

La cosa non mi spaventa, anche se poi iniziamo a parlare di come si fa ad avere una famiglia se per tutta la vita non si sa dove si andrà a lavorare. E’ così che apro una interessante conversazione sulla vita del mio intervistatore, che mi parla di come per 15 anni abbia lavorato lontano da casa e da poco è stato trasferito a Bologna, che per lui è vicino casa. Se si aspira ad alti traguardi, bisogna essere pronti a grandi sacrifici; altrettanto grande dunque dev’essere l’ambizione di crescere, migliorare, senza fermarsi alla tranquillità e alla comodità del presente. Anche perché l’informatica è una disciplina che si sposta dal cliente, e non viceversa…

02 Jul

come sentirsi manager per tre mesi

Philippine Rabbit buses (fleet Nos 299, 475, 8...
Image by express000 via Flickr

L’università di Salerrno propone un corso per gli studenti iscritti alla laurea triennale in informatica chiamato Ingegneria del Software, durante il quale si simula l’azienda e si è a tutti gli effetti “informatici” che lavorano per un project manager, ossia uno studente della laurea specialistica; scopo dell’esame, produrre un sistema di medie dimensioni con le metodologie che “dovrebbero” essere usate nelle aziende IT. Io ho sostenuto quell’esame e ne ho un ricordo bellissimo; lavorammo al MAMS, un sistema che gestiva un ambulatorio privato con medici, ricette, visite, pazienti, etc.

Il corso di laurea specialistica in Informatica propone un corso di gestione progetti software, durante il quale uno studente della specialistica fa da Project Manager a dei ragazzi della laurea triennale, che devono invece sostenere l’esame di ingegneria del software. Io ho sostenuto quell’esame. Ieri :)


E’ stata un’esperienza che consiglio di vivere a tutte le persone che vogliono confrontarsi con la responsabilità ed imparare anche qualcosa dal punto di vista manageriale. Saper gestire un meeting, tenere sempre sott’occhio ogni incarico assegnato a chi e per quando, sapere indicativamente quanto deve durare ogni fase del lavoro, vivere con la costante angoscia della “scadenza”… sono emozioni da provare.

In collaborazione con un’altra manager, il mio team composto da 6 ragazzi ha lavorato allo sviluppo di un’applicazione che consisteva nel far pagare il biglietto dell’autobus attraverso il telefonino. Ossia: sali sull’autobus, l’autobus ti rileva a bordo e ti scala i soldi dal credito che hai caricato in precedenza. Ci sono tanti vantaggi ad avere un sistema così per un’azienda di trasporti, ossia:

  1. tracciare il comportamento degli utenti (tenendo però presente la privacy)
  2. dare la possibilità di pagare il biglietto anche in orari inusuali (quando le tabaccherie sono chiuse, ad esempio alle 2 del pomeriggio, oppure dopo le 10 di sera…)
  3. avere una stima delle persone che salgono in autobus (se hanno il telefono col bluetooth acceso, si può controllare quante persone sono sull’autobus e poi fare un raffronto con quanti biglietti sono stati pagati, sia digitali che cartacei)
  4. semplificare la vita anche al controllore, il quale può controllare se la persona ha pagato il biglietto mostrandogli l’immagine ricevuta sul telefonino
  5. possibilità di comunicare con i clienti clienti e di suggerirgli tratte più semplici rispetto a quelle già percorse
  6. poter dire di essere un’azienda figa

Il sistema funziona davvero, l’abbiamo chiamato ITER, non è in uno stato molto avanzato ma implementare ciò che resta non richiede molto sforzo; per questo ho inviato una mail alle aziende di trasporti della Campania e anche a qualche giornale locale, per dare una dimostrazione gratuita del sistema. Ma sono sicuro che gli amministratori, i politici, i giornali che ho contattato non sanno leggere le email… figuriamoci pagare col bluetooth!

E voi usereste un sistema simile?

27 Oct

Il salvatore della (vaticana) patria

Sono un paio di giorni che mi torna in mente un sogno che facevo tanti anni fa, quasi subito dopo aver iniziato l’università (dunque verso il primo-secondo anno).

In quel periodo di grande fermento culturale (dopo 5 anni di botta al liceo, scoprivo di non essere niente male ad informatica e stavo conoscendo tanti nuovi amici) entrai in amicizia con alcune persone che suonavano basso e batteria, io  suonavo la chitarra, e un’amica che cantava. Decidemmo di andare a fare una prova “conoscitiva” a casa del batterista, che tra l’altro studiava il violino, ma questa è un’altra storia.

Avete presente le prove “conoscitive”? Non servono assolutamente a niente, neanche a conoscersi.. però piace farle perchè il filo conduttore è l’improvvisazione, che poi puntualmente fa schifo perchè se non sei un jazzista affermato è difficile improvvisare su più di due accordi. Io poi non sono manco una cima con gli assoli, figuratevi che poteva mai essere.

Tutto però si ribaltò quando partì per caso la canzone di chiesa “Symbolum 77″. E’ inconfondibile, è lentissima e tristissima, la conoscete tutti: “tu sei la mia vita, altro io non ho…” e così partì una delle improvvisazioni più blasfeme che abbia mai fatto (blasfemo nel senso musicale del termine), una cover rock-punk che aveva tanta grinta ed era divertentissima, sembrava uscita fuori dalle mani dei prozac+.

Così per qualche mese, quando andavo a dormire, sognavo il nostro super gruppo (che aveva anche un nome, i SAKRESTJA) tenere concerti oceanici con folle di giovani urlanti e contenti, che cantavano canzoni di chiesa rifatte in chiave “modernizzata”: niente litanie, niente organi, solo chitarre distorte, basso e batteria! Il sogno si spingeva tanto avanti che un bel giorno (anzi, una bella notte) ricevetti un telegramma dal papa in cui mi si diceva: “Caro fratello Michele, a nome di tutta la Chiesa ti ringraziamo per aver riavvicinato tanti giovani a Dio. Ti esortiamo a continuare la tua opera e ad estenderla urbis et orbis. Con la benedizione papale, Giovanni Paolo II” !

Cioè, non so se vi rendete conto, ricevere un telegramma dal papa indicandomi la strada da seguire… il vero peccato è che quel progetto finì lì, a quell’unica prova improvvisata, dopodichè non ci siamo più visti. Ma ancora oggi, tra scout e falò, se mi sento in vena la ripropongo… cautamente però :)

01 Apr

Il Vero Programmatore

Un grazie a MisterG che me l’ha fatta leggere: if(user.isProgrammatore()) grandiRisate() else return -1.

Quando il Vero Programmatore si ferma a fare benzina a un distributore IP, si meraviglia di non poterlo usare come server DHCP.

Il Vero Programmatore quando va a letto esclama sleep (0×7080).

Il Vero Programmatore sa che il caso non esiste: è solo uno pseudo-caso precomputato.

Il Vero Programmatore non si fida delle mappe di Libero: se deve spostarsi da una città all’altra, applica l’algoritmo di Dijkstra.

Il Vero Programmatore puo’ condividere un appartamento su eMule.

Il Vero Programmatore puo’ eludere qualsiasi intercettazione telefonica semplicemente dicendo “slash slash” all’inizio della conversazione.

Il Vero Programmatore si dichiara alla donna che ama dicendo “private Object VeroProgrammatore; ”

Se il Vero Programmatore si reca negli Stati Uniti, non ha bisogno di convertire i suoi Euro in Dollari: esegue un cast implicito.

Il Vero Programmatore ha una casetta sull’albero binario di ricerca.

Al Vero Programmatore non piace Il Signore Degli Anelli: non gli va giù che 8 Hobbit non facciano 1 Hobbyte.

La casa del Mangiatore di Quiche è orientata a sud, la casa del Vero Programmatore è orientata agli oggetti.

Il Vero Programmatore entra in casa dalla porta 8080.

il Vero Programmatore va a fare la spesa con una lista concatenata.

Il Vero Programmatore puo’ contare fino a 1024 con le dita delle mani.

Il Vero Programmatore programma le sue vacanze in assembler.

Quando un Vero Programmatore da bambino impara a parlare, le sue prime parole non sono “mamma” o “papà” ma ” Hello, World!”

Quando a uno sportello gli viene chiesto di compilare un modulo, il Vero Programmatore esclama: “ gcc modulo.c“.

Nel caso erediti una vecchia casa, il Vero Programmatore non la ristruttura. La sovrascrive.

Il Vero Programmatore puo’ scrivere un metodo che lancia un’eccezione che conferma la regola.

Il Vero Programmatore non porta fuori la spazzatura: non si fida del Garbage Collector.
Si limita ad esclamare: ” Rifiuti.Dispose()!” e l’immondizia si dissolve nel nulla.

Il Vero Programmatore non iscrive i suoi figli a scuola. Ne fa comparire i nomi direttamente sul registro di classe utilizzando un puntatore.

Il Vero Programmatore ha sulla parete di casa sua un quadretto con lascritta ” 127.0.0.1 sweet 127.0.0.1“.

Il Vero Programmatore chiama qualsiasi interfaccia più complessa di una shell a riga di comando con un unico nome: “spreco di RAM”.

Il Vero Programmatore non si ferma col rosso: si ferma col #F00.

Un Vero Programmatore finisce tutte le sue frasi con un punto e virgola;…anche quando parla;

Nel caso perda le chiavi di un lucchetto, il Vero Programmatore si cimenta in un lungo ed estenuante brute force .

Il Mangiatore di Quiche va all’Ikea, compra una scrivania, la porta a casa e la monta. Al Vero Programmatore invece basta esclamare: “apt-get install scrivania” perche’ essa appaia in tutto il suo splendore nello studio, pronta all’uso (e con una risma di fogli bianchi gia’ nel primo cassetto).

Per il Vero Programmatore il concetto di interfaccia grafica è rappresentato da un codice ben indentato su di un monitor monocromatico.

Se proprio viene costretto a commentare il proprio codice, il Vero Programmatore disseminera’ casualmente nel proprio listato qualche ovvia descrizione dei metodi piu’ semplici. Le parti di codice indispensabili al funzionamento del sofware saranno invece precedute da un:
//Non mi aspetto che tu capisca questo

Quando il Vero Programmatore viene invitato ad una festa, puo’ scoprire quali ragazze sono single e quali no semplicemente esclamando: “ls -l” .

Se il suo bucato non e’ abbastanza morbido, il Vero Programmatore ricompila il Vernel.

Il Vero Programmatore ha gli Gnome da giardino.

La Vera Programmatrice si preoccupa quando ha un ritardo nel ciclo for.

Qualcuno sostiene che il Vero Programmatore tiene sempre i backup da quando ha dovuto riscrivere 327000 linee di assembler 68020.
In realta’ il Vero Programmatore non fa alcun backup: e’ piu’ veloce riscrivere il software a memoria che ricordarsi dove ha messo i nastri o i cd dei backup.

Una recente teoria sostiene che gli universi paralleli esistono: li fa girare il Vero Programmatore con il VMWare.

Il Vero Programmatore non usa strumenti di Debug o Checkpoint: puo’ leggere il valore di una variabile durante l’esecuzione del suo programma semplicemente osservando attentamente i banchi di RAM del computer su cui lavora.

Il Vero Programmatore puo’ formattare un disco in vinile.

26 Nov

La patente europea: a che serve (e a chi)

Da quando insegno la Patente Europea del computer (ECDL per gli addetti ai lavori) per mantenermi un po’ gli sfizi, mi accorgo che c’è molta gente a cui proprio “preme” l’avere questo titolo all’interno del curriculum. Ma a che serve? cosa certifica? Vediamo di scoprirlo insieme, con qualche riflessione sul campo.

Innanzitutto, chi prende la patente europea non diventa programmatore, laureato in informatica, tecnico hardware, o esperto in scaldabagni ad aria compressa: con la patente europea viene attestato l’uso del computer e di alcuni applicativi COME UTENTE, ossia come persona che sa utilizzare il computer per risolvere i propri problemi nella vita di tutti i giorni.

E’ quindi una certificazione di capacità, non di conoscenza: non viene attestato che “sai”, ma che “sai fare”. Come funziona sotto, beh, chissenefrega.

I corsi della patente europea si dividono in 7 moduli: un modulo base teorico, e sei esami pratici tra cui l’uso del sistema operativo per gestire i file, l’uso di un programma di videoscrittura, un programma di foglio elettronico, un programma di database e un programma di presentazioni, ed infine il saper usare un browser internet e un programma di posta elettronica off-line.

Perchè non ho usato il nome dei vari programmi? avrei potuto dire tranquillamente “corsi per powerpoint” e invece ho usato la generica espressione “uso di un programma di presentazioni”. Questo perchè la patente europea è stata ragionata sub partes, affinchè se un giorno dovesse scomparire la Microsoft (non sarebbe tanto male) oppure dovesse uscire un nuovo sistema operativo (qulcuno ha detto Vista?) i concetti che ci sono dietro non diventano totalmente obsoleti.

Teoricamente dunque è possibile certificarsi con la patente europea e vedere i propri concetti validi anche su OpenOffice.Org, su Microsoft Office e sulla prossima suite che uscirà chissà quando (qualcuno ha detto google docs?).

In effetti è già possibile fare gli esami della patente su Linux (con KDE 3) e OpenOffice.Org, e nonostante io sia un sostenitore dell’open source, non mi sono mai sognato di insegnare questi concetti sotto linux per diversi motivi: la mancanza di testi che mi aiutassero nel lavoro, e l’evidenza di insegnare qualcosa che difficilmente applicheranno mai (chi userà mai openoffice? in quale ambiente di lavoro? sia chiaro, tutti usano e hanno microsoft office, quindi se insegno qualcosa che non useranno ne riceverò una cattiva pubblicità).

Senza contare che da un anno a questa parte tutti i portatili sono venduti con Vista e Office 2007, e non esistono nè testi nè è possibile fare l’esame con questo sistema operativo o questa suite; quindi in questo momento l’esame è su un sistema obsoleto. Che brutta figura per l’Aica!

19 Sep

sinceramente

ma io credo che manco volevo farla informatica, che manco volevo aprirmelo sto blog, che manco volevo continuare a studiare!

vediamo quant’è la soglia di sopportazione a una cosa che non vuoi fare. Ci si rivede il 23 per l’inizio dei corsi.