tagli alle università: l’anno prossimo pagherò mille mila euro

Aside

Avrete sentito l’idea bislacca di questo ministro, ossia di dare i soldi in base alla ricerca e ai risultati prodotti dalle università; e così l’università di Salerno fa la botta e perde quasi un milione di euro perchè in classifica voliamo bassi. Vabbè. Se siamo agli ultimi posti …. ce lo meritiamo?

Questa sorta di “incoraggiamento economico” da parte del governo mi sa di “tentato futurismo senza progresso”. Futurismo perchè si cerca di emulare ciò che è meglio di noi; senza progresso, visto che per arrivare ad un risultato finale servono dei passi intermedi, e noi li vogliamo saltare a piè pari.

Vogliamo il modello americano? tolte quelle venti università ottime che ci sono in USA, che in rapporto al numero di abitanti equivalgono ad un neonato in un paesino del Cilento, lo stato delle università americane è _pietoso_. Una buona parte di queste università non fa ricerca, ma solo formazione. E’ come se fosse un iper-liceo in cui studi, ti droghi (stando ai film), e se non studi chiamano i tuoi genitori che ti fanno una ramanzina e ti tolgono la playstation.

In Italia abbiamo la fortuna di essere assistiti da persone che la ricerca la fanno per mestiere. Certo, non ha lo stesso fascino dello scienziato pazzo che lavora nel laboratorio sotto casa, ma di qualcosa dovranno pur mangiare. La fortuna di avere professori che “ricercano” è di essere sempre aggiornati sulle ultime tecnologie, sulle tendenze del futuro (visto che loro lavorano col futuro), e di avere uno sguardo critico verso ciò che viene studiato, grazie all’incontro con altri ricercatori/professori del mondo intero, collaborando al sapere degli studenti del domani.

In America, tolte quelle famose venti università, quante altre possono vantare la stessa ricerca? Nessuna.

Ma passiamo ad un’altra nota dolente del nostro sistema universitario: la spesa per lo studente.

Lo studente italiano deve pagare un bel gruzzolo di tasse per entrare in università, se è un’università statale si aggira sui mille euro per la fascia di reddito media, se invece l’università è privata stiamo anche sui 10.000 €.

Cosa vogliono dire queste cifre?

Persone che non hanno un reddito alto ma che hanno le loro buone intenzioni e motivazioni per studiare sono costrette a fare i salti mortali per pagarsi le tasse!

Fossero solo le tasse, in realtà ci sono anche: abbonamento dell’autobus o benzina, vitto (tra mensa e panini, il portafogli ha sempre più fame), e l’alloggio se sei uno studente fuori sede. Ah, non dimentichiamoci dei libri! Mica sono gratis.. Né sono fotocopiabili…

Dovremmo prendere solo il meglio del modello americano, e piuttosto che spendere di più dovremmo azzerare queste spese per gli studenti meritevoli, con borse di studio che davvero permettano di essere indipendenti dalla famiglia (che non deve lavorare per mantenere un figlio … se il lavoro non c’è!)

Negli USA, se “sei fortunato & bravo”, riesci a passare la selezione iniziale di 3-4 università; se vieni da una famiglia media, devi sperare di prendere la borsa di studio. Altrimenti, o sei ricco o sei fuori!

In Brasile (altra realtà che conosco per via di un mio caro amico) l’università è altrettanto meritocratica: vengono assegnati 100, 200 posti all’anno tramite test di accesso completamente gratuiti, incluse le spese per comprare i libri; non importa se sei ricco o povero, se superi il test sei dentro. Altrimenti… vai a lavorare. Certo il brasile è enorme, servirebbero molti più posti (o molte più università?) per formare tutti i ragazzi che ne hanno bisogno.

In America se un professore è più quotato prende uno stipendio più alto di un suo collega di pari livello. Questo mi ricorda i giocatori di Serie A: mercenari bruciati nel giro di 15 anni di carriera con stipendi allucinanti; squadre che devono far quadrare il bilancio vendendo giocatori (immaginati i professori, a 40 anni, con la famiglia alle spalle!) e investendo sui giovani (ossia: non ho soldi e compro in casa)!

Un modello del genere ha sicuramente i suoi vantaggi, ma i professori non verranno giudicati in base a quanta ricerca producono, ma solo in base a quanto costano all’università!

Per finire: non serve tagliare i fondi ad un’università per farla funzionare meglio ed essere più efficiente. Certe volte basterebbe davvero ascoltare gli studenti. Quelli onesti, intendo. Alcuni professori non assistono i propri studenti; altri non si fanno vedere nemmeno all’esame; altri non hanno minimamente idea di essere titolari di una cattedra ed affidano tutto al dottorando (che, a contratto, può fare solo 40 ore di lezione di laboratorio). Esami compresi! Chissà se almeno fanno ricerca!

Chi sono questi professori? L’università dispone di un modo per controllare queste persone, e portarle sulla buona strada? o “formarle”? E qui si inserisce un’altra contraddizione tutta italiana: non esiste un corso metodologico per diventare professori. Ognuno tira fuori il coniglio dal cappello; a chi riesce e a chi no.

Il maestro unico universitario

Aside

Di questi tempi l’università è un po’ più politica del solito. Politica non perchè è di destra o di sinistra, ma perchè guarda al bene comune di studenti, del Paese, della ricerca. Ho un professore che entra in classe e dice: “da oggi in poi, per ogni lezione parlerò 10 minuti della legge Gelmini, di cui non condivido una virgola”. Il professore SBAGLIA e FA BENE: un professore di informatica non può fare lezione di politica, non lo pago per questo, ma fa bene perchè sente che una spada sta per cadere sulla testa dei suoi figli. Ce ne sarebbero di cose da dire, di questa bella legge; innanzitutto ci saranno tagli di non-so-quanti-miliardi-di-euro, e questo porterà i nostri cari rettori a dover scegliere: cosa faccio adesso? alzo le tasse? aderisco a una ri-fondazione (comunist… ehm privata) ?  Vogliamo invece parlare del maestro universitario unico, visto che su 5 pensionamenti ci sarà una sola assunzione? I bambini che salgono dalle scuole elementari all’università scopriranno che l’università è uguale, lo stesso prof per 15 materie.. Speriamo che non ci prenda ad occhio!

Di cose schifose ce ne sarebbero, ma non voglio ripetere le catene di Sant’Antonio. Ciò su cui bisognerebbe invece discutere è un nuovo modello di università, capendone il suo ruolo nel contesto sociale di oggi. L’università che io sogno è un’università in cui si parla di merito e non di ricchezza: un’università anche a numero chiuso, diciamocelo, ma che paga tutto allo studente: alloggio, trasporto, cibo, libri, palestra e perchè no, anche una sorta di premio-studio: se il voto è migliore di una certa media, perchè non dare un premio in denaro _sostanzioso_.

L’università dovrebbe pubblicizzare i propri studenti, dovrebbe farli conoscere, dovrebbe vantarsene, dovrebbe incentivarli. Io so benissimo che probabilmente non appartengo a questa “eletta” schiera di eccellenza che professo, ma desidero ardentemente che il figlio di contadino debba poter studiare senza dover chiedere nulla al padre, anche a discapito mio se ce n’è bisogno. Chiaramente ci aspettiamo dei risultati poi, ovvio.

Immaginate di possedere una fabbrica: una fabbrica di buatti di pomodoro, per esempio. Assumete una nuova persona e passate il primo anno a dirgli: “guarda, questa macchina si usa così.” “Quando arriva un camion si fa questo”. “Da questo ferro si ottiene questo buatto mentre da quest’altro si ottiene quest’altro”. Bene; subito dopo la sua formazione, lo licenziate. CHE CAZZO L’AVETE ASSUNTO A FARE?

Non è tanto diverso da quello che fa lo Stato con i nostri ricercatori precari. li prepara, anzi specializza in settori di ricerca così avanzati, per far progredire il nostro progresso… e dopo averli addestrati, …li caccia via.

dimenticavo: volevo provare a fregarmene di tutto questo putiferio, ma mi sa che comprerò un passamontagna e tirerò sassi sulla polizia antisommossa. Ci sto troppo dentro. In un’altra vita avrei voluto studiare fisica.

scuola, la colpa è di tutti

Aside

Mi sono preso la briga di andare a cercare i dati Ocse-pisa su internet, e ho trovato un’inchiesta del 2003. Me la sono guadata un po’, per quanto fosse piuttosto complessa, e devo dire la verità, siamo i fanalini di coda.
Ma piuttosto che fare come la Gelmini, che da la colpa solo ai professori (del sud, tra l’altro), io voglio darla a tutti quanti quindi nell’analisi che segue sarò impietoso.

i ministri (di tutti i colori passati e presenti)

Il ministro dell’istruzione è il principale responsabile di tutta questa faccenda. Innanzitutto, si entra nella scuola grazie a un concorso pubblico che il più delle volte è truccato; La prima soluzione sarebbe modificare la modalità di accesso ai concorsi, ripristinando l’accesso per conoscenza e non per amicizia.

Il secondo punto è lo stipendio dei professori: se guadagnassero di più, in linea con gli altri stati europei, il posto di professore sarebbe ambito e i migliori specialisti tenterebbero l’accesso alla carriera. Ma questo non accade, il posto come insegnante viene visto come un “salvavita”, un “mi sono messo a posto” con poca differenza tra questo e le poste. (con tutto il rispetto per le poste eh, ma forse la paga è la stessa, nonostante per insegnare serva una laurea). Quindi, i continui tagli alla scuola non incontreranno mai i miei favori. Possibile che nessuno capisca che investire sulla cultura equivale investire sul futuro?

i professori

Il vero problema dei professori non è la loro cultura, quanto la loro maniera di trasmetterla. Siamo stati studenti tutti, e capitava sempre il professore che parlava napoletano o che non sapeva proprio da dove incominciare a spiegare. Perchè far arrivare un messaggio a 30 alunni non è cosa facile, visto che non tutti camminano allo stesso passo!

Si perchè, una volta superato il concorso ed aver ottenuto il ruolo, resti abbandonato a te stesso: il ministero non ti fa un corso _serio_ in cui ti spiega come si impara, cosa passa nella testa del ragazzo. Sono un educatore scout, e il metodo scout _stranamente_ funziona perchè il ragazzo si diverte, mentre il metodo scolastico no: il ragazzo si fa la palla. Risultato: ogni professore insegna come gli viene meglio (che non vuol dire che il ragazzo lo capisce meglio) col risultato che il ragazzo si sentirà spaesato, vedendo che non c’è uniformità. Bisognerebbe mettere insieme queste varie cose e creare un sistema dove, con il minimo sforzo, si ottiene il massimo rendimento.

Un altro problema è quello dei professori che non vogliono fare proprio niente. E come fai? Questo specialmente per i professori vecchi, che non sono più innamorati della loro professione, che “tra un paio d’anni sono in pensione”. I prof che non vogliono fare nulla sono solo un ostacolo per il ragazzo, non stimoleranno la sua crescita, non lo aiuteranno a capire meglio le materie.

Gli alunni

Non diamo solo la colpa a chi la cultura deve diffonderla, quando gli alunni sono i primi a strafottersene. Ricordo un mio carissimo amico che, in secondo liceo, alla prima versione di latino prese 1, alla seconda prese 2, e la professoressa diceva: “fate tutti come lui, raddoppiate il vostro voto versione dopo versione!”. Il mio amico ci rideva e scherzava su, e alla fine fu bocciato, ma si è accorto solo molto tempo dopo di aver fatto una cazzata.

E adesso su siti come scuolazoo si trovano studeti che passano il loro tempo a cazzeggiare mentre il professore spiega o interroga. C’è più la serietà di una volta? no.

In questo caso bisognerebbe invertire la tendenza; non parlo di repressione, ma credo che bisogna colpire i ragazzi dove fa loro più male: non con i voti, ma colpendo il loro futuro. Tipo che, per andare in gita, bisogna già avere una certa media, altrimenti sei fuori. Chi rinuncerebbe ad una gita?!

Le famiglie

Le famiglie sono le principali responsabili del basso rendimento dei figli. Non parlo di quei casi limite in cui il figlio è proprio ciuccio e non capisce – lì c’è stato qualche problema “prima” – ma esistono famiglie in cui non è importante che il figlio studi, l’importante è che finisca presto che poi si deve mettere a lavorare. Oppure, altre famiglie in cui se il figlio vuole studiare va bene, ma deve pagarsi tutto lui perchè altrimenti è un peso per la famiglia. Conosco rappresentanti di entrambe le categorie esempio, e ne esistono molte altre, lo sapete meglio di me. Adesso, se il figlio non va bene a scuola, se ne fregano un po’ tutti perchè fa figo, perchè può sempre tentare la strada del calcio se è un maschietto, e se è una femminuccia perchè non provare con la velina. Modelle, sportivi, cantanti, tutto ciò che dovrebbe restare un piacevole svago piuttosto che una fonte di guadagno. E lo dico io che suono la chitarra da una vita e avrei sempre voluto fare il musicista!.

La società

A traviare i genitori sono le televisioni e i media più in generale, che distorcono la realtà facendola apparire più semplice, o diversa, da quello che è. Tutti vorrebbero il figlio pieno di soldi; Tutti vorrebbero il figlio che apparisse in tv, forse perchè pensano che la tv o i soldi ti diano la felicità. Quanti ragazzi arrivano alla fine del liceo senza sapere cosa andranno a fare domani? fare in modo che il ragazzo segua le proprie inclinazioni è necessario, ma le famiglie si intromettono per far fare al figlio una carriera che chissà dove lo porta. Secondo voi è giusto?

Invertire la tendenza

si può, ridando al ruolo di insegnante quella stima di cui ha bisogno. Chi insegna ha in mano intere generazioni, *deve* essere preparato, deve saper trasmettere la conoscenza a tutti. Non basta più dire “è intelligente ma non si impegna”, bisogna stimolare il ragazzo, mettere lui al centro del processo di apprendimento, e non la materia.

chi mi dà il diritto di parlare così?

sono stato studente, sono educatore scout, sono figlio di una maestra e di un professore. La questione di “come si insegna meglio” mi interessa più di “come si impara meglio”.

Ed ora tocca a voi. Quali sono i problemi della scuola italiana? Li ho elencati tutti?

Attenzione, la Gelmini l’ha detto sul serio!

Aside

We, chest fà o’ ver!

Facciamo qualche piccolo passo indietro. Arriva un certo caro rappresentante del governo a cui hanno bocciato il figlio per la seconda volta consecutiva alla maturità. Senza fare nomi, Bossi se la prende con gli insegnanti meridionali e li accusa di razzismo perchè la tesi del figlio era sul federalista Cattaneo.

Ma davvero vogliamo illuderci che sia stato questo il motivo?

Se alla mia maturità avessi portato io Cattaneo, in una scuola del sud che ho frequentato, i miei professori mi avrebbero messo 100, baciato i piedi, unto e profumato con le loro lacrime e ringraziato per avergli spiegato qualcosa di Cattaneo che manco loro avevano capito. Invece, secondo Bossi, i professori sono -contro- il federalismo. Uhm.

Poi arriva quest’altra illuminata della Gelmini. Io, sinceramente, non la conosco. Non so da dove sbuca e che titoli ha per fare la ministra. Ops, il ministro, altrimenti mi manda a recupero. Ben cosciente che Bossi si sbaglia perchè i prof non sanno nulla del federalismo, scatta la seconda opzione: i professori del Sud sono ignoranti. Ma perchè? Boh? Solo al Sud siamo inguaiati?

Come facciamo a dire che le scuole del Sud abbassano la media nazionale? Non è forse un problema di fondo che volete scaricare da qualche altra parte?

I corsi di aggiornamento ci vorrebbero davvero, per tutti i professori del mondo. Che abbiano cultura non lo si può negare (come pure fa la ministra). Ciò che penso, invece, è che non hanno metodo di insegnamento. Soltanto perchè _sanno_ non vuol dire che sanno _insegnarlo_. Questo è il vero problema per cui i ragazzi, se sbagliano il primo anno, non si troveranno mai più allineati. E lo dice il figlio di due professori!

“Chi critica la riduzione dei professori, indichi una strada diversa”. Tagliare i professori è controproducente. Tutti i ministri di centrodestra prendono la scuola come un’azienda: bisogna fare in modo che le entrate siano pari alle uscite, della qualità ce ne fotte. E non hanno capito che la scuola è un investimento sul futuro. Se correggi anche i peggiori studenti e tiri fuori la voglia per quel poco che riescono ad imparare, un giorno non dovrai fare una legge per 5.000.000 di disoccupati ma per molto meno. Dalla scuola non si otterrà nulla economicamente _ADESSO_, se non la crescita culturale di ragazzi che saranno grati per tutta la vita ai loro professori per ciò che gli hanno insegnato.

Per questo, voglio rimandare la ministra a settembre (tra una settimana) e vedere se le simpatiche lamentele sono vere o no. tanto lo so come andrà a finire: “i giornalisti mi hanno storpiato le parole… bla bla bla…”