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20 Nov

Quante persone muoiono per una mucca? e quante cadendo da una sedia?

Roberto Saviano
Lo scrittore Saviano

Oggi voglio citare un articolo di PensoScrivo, “Mucche Assassine“. Da un certo punto in poi afferma delle cose che tutti dovrebbero sapere (nota per l’autore, metti qualche fonte così sappiamo che non ti sei inventato tutto):

Oggi mi andava di parlarvi di Saviano e della così detta (da me) fascia degli incontentabili. Avevo già preparato una bozza, ma ho trovato un articolo su internet (Demopazzia) che esprime bene o male, ciò che volevo dire sull’argomento specifico. Rimanderò quindi in futuro un discorso più ampio e generale sull’argomento. Ah, piccola nota di bordo: tra poco tempo cambierò il layout e i colori del blog. Sul mio schermo si legge tutto bene, ma ho notato dalle vostre segnalazioni e da altri test, che la lettura non è ottimale. Mi scuso con tutti. Torniamo a noi. Vi parlerò quindi di un argomento che mi sta molto a cuore: la lente di ingrandimento. Quelli che in teoria dovrebbero essere dei programmi di informazione, sono oggi meri mezzi di propaganda del terrore. Vi basta sintonizzarvi su un qualsiasi telegiornale e capire che il 90% delle notizie è di cronaca nera. Chiamatelo cinismo, ma a me non frega veramente niente e non capisco neanche che rilevanza abbia per chi non è coinvolto, la scoperta dell’assassino di una persona. E’ cronaca, è vero, ma che senso ha imbastire giorni e giorni sui soliti casi? Fa audience, la gente si appassiona. Lo so.

Eccomi qua, allora, a mettere un po’ di sassi dall’altra parte della bilancia e a smontarvi alcuni falsi miti del terrore mediatico. In questo articolotroverete tutti i dati e le fonti che vi andrò a narrare. Da dove partire? Dai temibili squali? In America i media creano cronache infinite quando qualcuno viene attaccato da uno squalo. Qualcosa di simile avviene in Italia ad esempio per i pitbull. Ma la verità dov’è? La verità è che in media in America viene uccisa 1 singola persona l’anno da questi animali. Volete sapere invece quante vittime mietono le adorabili mucche? 20 volte tanto. Ma lo squalo fa notizia.

Impauriti dai terroristi? Non visitate più luoghi affollati? Evitate di stare in salotto se c’è già qualcuno? Sappiate che tutta la paura instillata dai media su presunti costanti attacchi terroristici è infondata. Volete un metro di giudizio? La possibilità di morire in un incendio casalingo è 10 volte più alta e addirittura, dall’11 settembre, è praticamente scesa allo 0% la possibilità di morire coinvolti in un attentato. Ma fa notizia.

E gli ascensori? Nei film c’è sempre qualche problema che li coinvolge. Cadono, esplodono, non si aprono! Delle vere e proprie macchine della morte. Ogni volta che succede un dramma in ascensore, si scatenano orde di giornalisti. Ma la verità? Circa 6 persone all’anno muoiono in ascensore. E non indovinerete mai quanti incidenti mortali invece accadono sulle scale nello stesso periodo di tempo: poco meno di 2000.

Grandi altezze. Quante volte avrete sentito al TG di qualche terribile disgrazia di una persona caduta? Io tante. Ok, le morti non sono effettivamente poche, circa 700 ogni anno, ma sapete che cosa uccide di più? Cadere dalle sedie. Le tenere sedie della nonna. E’ proprio la nonna la più soggetta ad una morte del genere. Viaggi in aereo? Battuti dalle biciclette. Centrali Nucleari? Più sicure di qualsiasi altro tipo di impianto.

Insomma, in sintesi non lasciate che vi facciano vedere le cose con una lente di ingrandimento, ma continuate a cercar di dare il peso giusto a ciò che succede.  Questo vuol dire anche saper cambiare canale, saper spegnere la TV e magari imparare ad usare Internet, per prendersi ilrischio di sapere qualcosa di più, qualcosa di nuovo. A me prende l’angoscia a vedere i miei genitori in balia dei telegiornali. Sembra quasi una malattia: metti su Rai Uno. Ora sul due. C’è quello sul 3! E a sentire cosa? Sentire in triplice copia che Tizio è morto, che era un bravo ragazzo. Che Caio ha ammazzato la moglie e poi si è tolto la vita. Vi giuro che io non riesco a capire l’utilità di queste notizie. A cosa serve sapere che qualcuno si è ucciso? Nel mio TG si dovrebbe parlare di cose costruttive o di cose informative. Nel mio TG mi devono spiegare come si paga il bollo della macchina on-line. Mi devono spiegare cos’è un governo tecnico. Devono parlarmi ancora de L’Aquila. Devono farmi vedere che ci sono ancora i rifiuti a Napoli. Devono dirmi dove finiscono le mie tasse. Devono farmi vedere cos’è l’Italia fuori dall’Italia. Me ne sbatto altamente di chi uccide chi.

Non è cronaca.

E’ ipnosi.

Che dire? Sono pienamente d’accordo con l’autore.

Ora faccio il salto della quaglia e parlo d’altro. Riguardo Saviano, poi, non sto guardando manco “Vieni via con me” (perchè la televisione mi annoia) ma ho imparato (qui in campania) che i camorristi non scelgono un colore politico per i loro affari; semplicemente scelgono lo schieramento che vince. Ossia, se al Sud vince “Sinistra Ecologia e Libertà”, è molto probabile che qualche assessore sarà coinvolto e noi (ancora) non lo sappiamo. Così come accade alla lega… per me è una cosa assolutamente scontata. Non normale, però. Non deve essere normale per la nostra opinione. E’ da condannare.

Dunque che fare? I giornalisti devono pur vendere i loro giornali. E come al solito, con i nostri 10 anni di ritardo rispetto al resto del mondo, internet inizia a diffondere notizie scomode, verità nascoste, paradossalmente grazie a Facebook. Ma ho notato anche un’altra cosa: una notizia “importante” viene presa alla stregua di barzellette e altre fesserie. un vero e proprio appiattimento culturale.

Fine dei deliri? si. oggi ho passato troppo tempo al pc.

Buona serata! Sto senza soldi, si accettano offerte :)

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04 Jul

Jean Claude Izzo Festival a Castel San Giorgio (SA)

giusto per segnalarvi che fino a stasera (4 luglio 2009) c’è il festival del Noir a Castel San Giorgio, per ora frequentato da 4 gatti visto che nel mio paese la cultura equivale ad un laureato in una squadra di calcio (è inutile). Ieri sera ho assistito all’intervista di Massimo Carlotto, autore di Perdas de Fogu, un libro in cui si intrecciano spionaggio, omicidi, criminalità, servizi segreti e politica, tutto ambientato in Sardegna. Beh dalla curiosità l’ho comprato, e da quel poco che ho letto ne è valsa la pena.

L’unico vero problema di questo festival è il target di persone a cui si rivolgono. Quando gli abitanti di Castel San Giorgio “scoprirono” (ad opera dell’ass. Amici di Villa Calvanese, defunta?) che un tizio originario del paese, chiamato Jean-Claude Izzo, era famoso in Francia, manco ci potevano credere. Ha giocato in una squadra di calcio? Ha scritto qualche canzone? E’ un attore famoso? No, peggio, ha scritto LIBRI!
Diciamoci la verità, è dalla fine della terza media che a San Giorgio si ha un rapporto conflittuale con i libri, addirittura con l’elenco telefonico. Leggere è da “vip”, per chi ha tempo da perdere; per tutto il resto c’è la tivù.

Castel San Giorgio ha fatto una scelta coraggiosa a realizzare un festival del genere, ma viste le affluenze di questi giorni, Qualcuno potrebbe essere tentato di finirla qui. Bisogna continuare, continuare e continuare, affinchè il festival cresca e faccia crescere anche “il popolo”. Ieri il sindaco ha detto una cosa buona: “la cultura rende liberi”; sembrava una frase fatta, ma come tutte le frasi fatte è buona e giusta. in un momento in cui il mondo gira intorno a televisioni e cinema, parlare di libri è qualcosa di pazzo, dal sapore antico e anche un po’ palloso.
Ma -secondo me- non c’è arte più suprema che saper scrivere.
Facciamolo diventare un festival di tutti!

30 Dec

Uto vs. Giovanni

Che bello, l’Italia è il paese delle contraddizioni, delle guerre politiche, partitiche, religiose e sociali. E anche musicali, a quanto si legge (dovremmo dire “sente”?) sui giornali. Tutto inizia quando Giovanni Allevi viene invitato per il concerto di capodanno in Senato, dove esegue  un omaggio a Puccini più 6-7 brani di sua composizione. Uto Ughi, violinista importantissimo e di fama internazionale, trova la scelta di Allevi una gran ca..volata e preferisce annunciarlo ai giornali, in un’intervista a La Stampa. Non voglio farvela lunga, ma Ughi lo prende per il collo e lo definisce un “nano”, un “incompetente”, un “non-sarebbe-nemmeno-ammesso-al-conservatorio”, mentre Allevi è diplomato in pianoforte, in composizione, e laureato in filosofia.

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25 Aug

scuola, la colpa è di tutti

Mi sono preso la briga di andare a cercare i dati Ocse-pisa su internet, e ho trovato un’inchiesta del 2003. Me la sono guadata un po’, per quanto fosse piuttosto complessa, e devo dire la verità, siamo i fanalini di coda.
Ma piuttosto che fare come la Gelmini, che da la colpa solo ai professori (del sud, tra l’altro), io voglio darla a tutti quanti quindi nell’analisi che segue sarò impietoso.

i ministri (di tutti i colori passati e presenti)

Il ministro dell’istruzione è il principale responsabile di tutta questa faccenda. Innanzitutto, si entra nella scuola grazie a un concorso pubblico che il più delle volte è truccato; La prima soluzione sarebbe modificare la modalità di accesso ai concorsi, ripristinando l’accesso per conoscenza e non per amicizia.

Il secondo punto è lo stipendio dei professori: se guadagnassero di più, in linea con gli altri stati europei, il posto di professore sarebbe ambito e i migliori specialisti tenterebbero l’accesso alla carriera. Ma questo non accade, il posto come insegnante viene visto come un “salvavita”, un “mi sono messo a posto” con poca differenza tra questo e le poste. (con tutto il rispetto per le poste eh, ma forse la paga è la stessa, nonostante per insegnare serva una laurea). Quindi, i continui tagli alla scuola non incontreranno mai i miei favori. Possibile che nessuno capisca che investire sulla cultura equivale investire sul futuro?

i professori

Il vero problema dei professori non è la loro cultura, quanto la loro maniera di trasmetterla. Siamo stati studenti tutti, e capitava sempre il professore che parlava napoletano o che non sapeva proprio da dove incominciare a spiegare. Perchè far arrivare un messaggio a 30 alunni non è cosa facile, visto che non tutti camminano allo stesso passo!

Si perchè, una volta superato il concorso ed aver ottenuto il ruolo, resti abbandonato a te stesso: il ministero non ti fa un corso _serio_ in cui ti spiega come si impara, cosa passa nella testa del ragazzo. Sono un educatore scout, e il metodo scout _stranamente_ funziona perchè il ragazzo si diverte, mentre il metodo scolastico no: il ragazzo si fa la palla. Risultato: ogni professore insegna come gli viene meglio (che non vuol dire che il ragazzo lo capisce meglio) col risultato che il ragazzo si sentirà spaesato, vedendo che non c’è uniformità. Bisognerebbe mettere insieme queste varie cose e creare un sistema dove, con il minimo sforzo, si ottiene il massimo rendimento.

Un altro problema è quello dei professori che non vogliono fare proprio niente. E come fai? Questo specialmente per i professori vecchi, che non sono più innamorati della loro professione, che “tra un paio d’anni sono in pensione”. I prof che non vogliono fare nulla sono solo un ostacolo per il ragazzo, non stimoleranno la sua crescita, non lo aiuteranno a capire meglio le materie.

Gli alunni

Non diamo solo la colpa a chi la cultura deve diffonderla, quando gli alunni sono i primi a strafottersene. Ricordo un mio carissimo amico che, in secondo liceo, alla prima versione di latino prese 1, alla seconda prese 2, e la professoressa diceva: “fate tutti come lui, raddoppiate il vostro voto versione dopo versione!”. Il mio amico ci rideva e scherzava su, e alla fine fu bocciato, ma si è accorto solo molto tempo dopo di aver fatto una cazzata.

E adesso su siti come scuolazoo si trovano studeti che passano il loro tempo a cazzeggiare mentre il professore spiega o interroga. C’è più la serietà di una volta? no.

In questo caso bisognerebbe invertire la tendenza; non parlo di repressione, ma credo che bisogna colpire i ragazzi dove fa loro più male: non con i voti, ma colpendo il loro futuro. Tipo che, per andare in gita, bisogna già avere una certa media, altrimenti sei fuori. Chi rinuncerebbe ad una gita?!

Le famiglie

Le famiglie sono le principali responsabili del basso rendimento dei figli. Non parlo di quei casi limite in cui il figlio è proprio ciuccio e non capisce – lì c’è stato qualche problema “prima” – ma esistono famiglie in cui non è importante che il figlio studi, l’importante è che finisca presto che poi si deve mettere a lavorare. Oppure, altre famiglie in cui se il figlio vuole studiare va bene, ma deve pagarsi tutto lui perchè altrimenti è un peso per la famiglia. Conosco rappresentanti di entrambe le categorie esempio, e ne esistono molte altre, lo sapete meglio di me. Adesso, se il figlio non va bene a scuola, se ne fregano un po’ tutti perchè fa figo, perchè può sempre tentare la strada del calcio se è un maschietto, e se è una femminuccia perchè non provare con la velina. Modelle, sportivi, cantanti, tutto ciò che dovrebbe restare un piacevole svago piuttosto che una fonte di guadagno. E lo dico io che suono la chitarra da una vita e avrei sempre voluto fare il musicista!.

La società

A traviare i genitori sono le televisioni e i media più in generale, che distorcono la realtà facendola apparire più semplice, o diversa, da quello che è. Tutti vorrebbero il figlio pieno di soldi; Tutti vorrebbero il figlio che apparisse in tv, forse perchè pensano che la tv o i soldi ti diano la felicità. Quanti ragazzi arrivano alla fine del liceo senza sapere cosa andranno a fare domani? fare in modo che il ragazzo segua le proprie inclinazioni è necessario, ma le famiglie si intromettono per far fare al figlio una carriera che chissà dove lo porta. Secondo voi è giusto?

Invertire la tendenza

si può, ridando al ruolo di insegnante quella stima di cui ha bisogno. Chi insegna ha in mano intere generazioni, *deve* essere preparato, deve saper trasmettere la conoscenza a tutti. Non basta più dire “è intelligente ma non si impegna”, bisogna stimolare il ragazzo, mettere lui al centro del processo di apprendimento, e non la materia.

chi mi dà il diritto di parlare così?

sono stato studente, sono educatore scout, sono figlio di una maestra e di un professore. La questione di “come si insegna meglio” mi interessa più di “come si impara meglio”.

Ed ora tocca a voi. Quali sono i problemi della scuola italiana? Li ho elencati tutti?

20 Jul

Havana-Cultura, uno spazio culturale per artisti cubani

Da qualche giorno mi sono imbattuto sul sito Havana-Cultura.com. E’ un ottimo sito-vetrina, con contenuti esclusivamente multimediali, incentrati sul movimento culturale cubano.

Un momento!

Cultura a Cuba?!

(pausa di silenzio per chi immagina che la cultura è cosa da ricchi)

la storia recente di Cuba

Agli inizi del ’900 Cuba era un protettorato degli Stati Uniti. Gli States condizionavano pesantemente la vita politica cubana imponendo presidenti e condizioni economiche. Verso il 1930 i partiti di sinistra stavano per appoggiare un candidato sgradito agli americani, che voleva nazionalizzare tutte le industrie di elettricità e gas (americane). Ci fu un colpo di stato militare in cui Batista prese il potere: Da allora, circa 30 anni di dittatura dura & pura a favore degli americani.

Poi è arrivato il Che. Nel 1958 sbarcò sull’isola e, insieme ad altri compagni, Che Guevara e Castro proclamarono la rivoluzione sociale, il chè voleva dire che tutte le industrie svendute da Batista agli americani diventavano proprietà dello Stato.

Da allora gli americani hanno tentato in tutti i modi di rovesciare il regime, con attentati e invasioni, fino a giungere all’embargo: per questo motivo dovettero entrare in una sorta di dipendenza economica con l’Unione Sovietica, e ora che il comunismo se n’è andato dall’URSS, i Cubani sono un po’… “appesi” al loro destino. (per maggiori informazioni: Cuba su Wikipedia.)

L’Havana, Cuba

Havana-Cultura.comA parte il fatto che il sogno di qualsiasi italiano medio è di andare in vacanza a Cuba prima o poi, illudiamoci per un secondo che non sia solo per spiaggie e cosce. A l’Havana esiste un movimento culturale impressionante. E’ un popolo che ha sofferto molto, e questo mi spinge a pensare che quando un popolo soffre, si acuisce la sensibilità, si ha voglia di esprimere la propria sofferenza in tutti i modi possibili. Per questo su Havana-Cultura.com (purtroppo solo in spagnolo, con sottotitoli in inglese per ora) si può vedere tutto quello che è avanguardia culturale artistica nella capitale di quella splendida isoletta.

La musica di cuba è conosciuta in tutto il mondo, e ha il ritmo più esportato in assoluto: rumba, reggaeton, una mescolanza di strumenti spagnoli (chitarra) insieme a strumenti a percussione preesistenti (bonghi, maracas, son…) creando uno stile di musica inconfondibile.I più famosi sono sicuramente i Buena Vista Social Club, ma vi assicuro che ce ne sono molti altri, andate su Havana-Cultura per credere!

L’ambiente culturale de l’Havana si arricchisce di pittori, scultori, visionari, ballerini, coreografi, registi, tutte persone che hanno voglia di “dire” per non restare… muti. In fondo Cuba è sotto un regime, e questo impone che certe cose le puoi dire, altre no. Quale modo migliore dell’arte.

Dimenticavo: esiste a l’Havana un gruppo che si chiama “Dansa Voluminosa”. Un corpo di ballo con soli artisti over 120kg! …Ma è un lavoro serio, e come dice il loro direttore, dopo le risatine iniziali si intuisce la serietà del loro lavoro.. Da vedere.

01 Sep

di ritorno from MONASTIR (tunisia)

carissimi amici,
sono tornato dalla tunisia dove ho trascorso una bellissima settimana rilassante, in compagnia della mia ragazza. Vi farò un paio di analisi a diversi livelli.
Dal punto di vista turistico, la tunisia è ok. Gli alberghi sono grandi e funzionali, e quelli a 4 stelle funzionano veramente bene (anche se assomigliano alle nostre 3 stelle). Noi abbiamo alloggiato in un albergo a 4 stelle con sistemazione ALL INCLUSIVE, vuol dire che potevamo mangiare e bere quello che volevamo GRATIS, compreso alcolici, gelati, crepes e tutto quello che volevamo nel ristorante self service. Avevamo libero accesso alla piscina e alla spiaggia e a vari servizi tipo palestra, ping pong, minigolf o pallavvolo. Non sono riuscito ad usufruire di tutti i servizi per mancanza di tempo! L’ unica nota di demerito riguarda il cibo, infatti il mangiare fa pietà e la pasta è una cosa oscena, insomma la diarrea è inevitabile.
Dal punto di vista del viaggiatore, la tunisia è un paese molto più occidentalizzato di quanto pensassi. Le donne non indossano burka o altra roba bensì sono emancipate e lavorano in settori importanti e delicati. La pillola anticoncezionale è gratuita dal 1981 e varie altre riforme fanno della tunisia un paese benestante, per il loro reddito. Infatti, la vita costa pochissimo, leggevo da qualche parte che il guadagno medio tunisino (reddito procapite) è di circa 2000 euro all’anno, cioè quasi nulla rispetto a noi. un animatore guadagnava 300 euro al mese !!! che ci fai con 300 euro in italia?
Dal punto di vista psicologico, devo ammettere che mi sono fatto un po’ intimidire dal posto. Sarà per il particolare momento storico che stiamo vivendo, dove sembra che tutte queste persone vogliano soltanto esplodere vicino agli occidentali, io certe volte mi sono sentito poco a mio agio, specialmente quando sono capitato in alcuni vicoletti solo insieme alla mia ragazza, e poi tunisini dappertutto. Ci sentivamo un po’ a rischio, anche perchè l’aria che si respira lì sembra quella del peggior vicolo di Napoli.
Comunque, c’è da dire anche che di fronte a certi monumenti veramente belli, tipo il mausoleo del presidente oppure il castello di monastir, ho sentito il peso di essere occidentale, nel senso che ho riconosciuto i miei limiti e i miei pregiudizi e ho iniziato a demolirli. Alla fine in tunisia, come scommetto in ogni altro paese africano o asiatico che sia, c’è una grande cultura, forse meno conosciuta e meno turistica ma veramente molto, molto bella. Non dimentichiamoci che durante il medioevo, mentre in italia ci si chiudeva dentro i monasteri a copiare le bibbie, in africa e in asia i matematici dimostravano teoremi e aggiungevano nuovi mattoni alla conoscenza. La loro presenza artistica si è avvertita in diverse aree europee (sicilia, spagna) e non ha mai impoverito l’arte preesistente: anzi, si è fusa con essa per creare una nuova forma, un nuovo modo di esprimere concetti attraverso architettura, musica, pittura, scultura.
Ora vi lascio,
torno a studiare.
Michele