Pensieri sparsi #1

Aside

Nicole Minetti con le labbra rifatte è invecchiata di 20 anni, il seno invece è ok.

immagine che non rappresenta alcunchèMi dispiace tanto per la Libia, quello stronzo di Gheddafi meritava un’altra fine. Invece i civili si sono pure presi le bombe.

Mi sa che il secondo referendum della storia della Repubblica a passare sarà il secondo sul nucleare, così come accadde col primo. Solo che stavolta c’è pure il legittimo impedimento da abrogare e l’acqua pubblica. Ahiahiahi…

In tutto questo sono fiero di essere italiano, non sono fiero che i leghisti siano italiani.

Certa gente che ama Berlusconi tifa manco fosse un giocatore di Serie A.

Il mio blog non veniva aggiornato da tanto tempo. Ora devo trovare un modo affinchè quello che scrivo su fb venga sputato qui, senza pietà.

La teoria dei giochi spiega tante cose, meglio di altri ragionamenti messi su da altre discipline, ma cazzo quanto è complicata.

Ha senso avere un blog nell’epoca dei social network?

Aside
Facebook logo
Image via Wikipedia

Tanto tempo fa i blog non c’erano e chi voleva scrivere qualcosa su internet aveva una sola alternativa: usare il messaggio personale di MSN.

Poi arrivò il fenomeno blog: tutti corsero a farsi un blog, e siccome Microsoft aveva incluso nel pacchetto MSN anche i cosiddetti MSN Spaces (che poi sono divenuti i Live Spaces e che ora sono defunti), tutti i miei contatti ne iniziarono ad averne uno.

Ricordo che passavo una buona parte del mio tempo on line a girare tra i blog dei miei amici per vedere cosa avessero pubblicato. Una stronzata, un articolo divulgativo, su ogni cosa c’era sempre la voglia di commentarsi.

Questo stesso blog nasce come un live space (che ora ho rimosso), poi ho migrato tutto verso un dominio e grazie alla piattaforma WordPress gestisco il mio blog in assoluta autonomia. Certo, le mie conoscenze informatiche sono servite a configurarmi il tutto (installare un plugin, i primi giorni, richiedeva un po’ di smanettamento!) e ora gestisco 3 blog, ma scrivo principalmente sul mio.

Paradossalmente, mentre io davo vita a questa creatura che è il mio blog, notavo una diminuzione dei commenti dei miei amici. Aumentavano i commenti di persone sconosciute, e in qualche caso sono nati nuovi contatti telematici; nel frattempo, sembrava che il mondo avesse perso la voglia di parlare di sè. Il blogging è finito?

Ad accelerare la fine del “blogging amichevole” è stato il nuovo fenomeno dei Social Network: con MySpace prima e Facebook poi, tutti erano connessi con tutti ed era veramente una baggianata creare dei contenuti visibili per gli amici, inviare messaggi, lasciare commenti. Colpo di grazia?

Qualche blog è sopravvissuto, ma di quelli che iniziarono a scrivere quando ho iniziato io non è rimasto più nessuno che lo fa in pianta stabile. Facebook ci ha fagocitato. Conviene quindi continuare a scrivere, sapendo che tra i nostri amici non ci starà leggendo più nessuno?

una possibile soluzione

Iniziamo dicendo che Facebook è limitante. Facebook limita di molto la nostra capacità di espressione, perchè obbliga a seguire uno schema che spesso non fa al caso nostro. Ad esempio, non possiamo articolare un pensiero lungo perchè ogni post su facebook deve essere massimo 1000 caratteri. La gestione delle foto è sublime, ma poi subentra la privacy. Inoltre, nessuno ha mai capito che fine fanno i nostri dati personali e poi incontriamo gente poco raccomandabile che sa i fatti nostri non si sa bene come (ad esempio, capita che vi fermano persone semi-sconosciute chiedendovi come mai avete litigato con la fidanzata).

Ovviamente Facebook ha dei lati positivi, ad esempio l’immenso numero di persone raggiungibili con un click da una band musicale o da una campagna pubblicitaria; ma è limitato sempre al modo in cui facebook ti permette di gestire queste relazioni. E ti obbliga a diventare sempre più facebook-dipendente.

Avere un blog supera tutti questi problemi, perchè un blog viene costruito su misura dell’autore. Immagini, testo, contenuti, tutto viene trasmesso a seconda delle capacità tecniche dell’autore – e molto spesso, i sistemi di blogging più avanzati permettono di fare  l’80% di quello che serve.

La gente dovrebbe bloggare di più, anche solo per scrivere il testo di una canzone che ha trovato piacevole o per  raccontare qualcosa che ritiene sia meritevole di una riflessione; poche righe al giorno, per divulgare i propri pensieri. Scrivere aiuta a rilassarsi, a sfogarsi, a mettere a fuoco i propri problemi e ad analizzarli, aiuta a creare uno spirito critico (specialmente quando si dà il permesso di lasciare commenti agli altri) e a scrivere meglio. Da quando ho un blog ho ricevuto qualche piacevole commento sul mio stile di scrittura; gli errori li commetto ancora, ma lo stile è diventato più personale e soprattutto è migliorato rispetto ai famigerati tempi del liceo (quando superare un compito di Italiano con un voto maggiore di 6 era un terno al lotto).

La cosa che mi piace di più, ad ogni modo, è che con un po’ di pubblicità di zio Google si può guadagnare qualcosina con Adsense: non dovete fare altro che mettere un po’ di pubblicità sul blog et voilà; se siete popolari farete tanti soldi, se invece vi leggono solo gli amichetti guadagnerete qualcosina che è pur sempre un incentivo.

Vi ho convinto? Volete aprirvi un blog? esistono diverse alternative. Vediamo insieme quali sono le più gettonate dagli amici del web.

Siti web per il Blogging

Iniziamo col dire che i “motori” di blogging vengono chiamati “Content Management System” (CMS), ossia sistemi di gestione del contenuto. Lo stesso sito che state vedendo ora è gestito da un CMS. Per semplicità ci fermeremo ad analizzare soltanto i siti web che offrono hosting gratuito di blogging.

La lista non può che iniziare con WordPress, non il primo ma il più importante motore di blogging del momento. E’ un CMS che permette di usare diversi temi grafici, permette l’uso di plugin e, con una piccola spesa, permette tante funzioni aggiuntive. WordPress col tempo è diventato famoso anche perchè viene gestito da una comunità open source, ossia chiunque può vedere come è fatto internamente e modificarlo in base alle proprie esigenze, se ne ha le competenze tecniche; Inoltre è progettato veramente bene e permette l’installazione anche su siti web indipendenti. L’indirizzo di riferimento per aprirsi un blog è wordpress.com.

Al secondo posto troviamo Blogger, la piattaforma di blogging che è stata poi acquistata da Google. Essa è perfettamente integrata con tutta la suite di prodotti Google, quindi potrete usare Picasa per le foto, Google Documents per i documenti, e per i più smaliziati addirittura guadagnare con Adsense!

Due soluzioni più “europee” sono Splinder e MyBlog. Splinder fa parte di Blogo.it, catena di blog tematici (su automobili, computer, internet, design, vini, etc), compagnia tutta italiana; MyBlog invece è gestito da Virgilio, altro motore di ricerca molto noto in passato per noi italiani.

Se volete provare qualcosa di alternativo, c’è sempre Tumblr. E’ una piattaforma di  microblogging per esprimere i contenuti in modo “rapido” e breve. A me non piace, sia perchè sono prolisso e poi perchè cerco qualcosa per differenziarmi da Facebook. Altrimenti ci sarebbe anche Twitter, ma a quel punto dovrei elencare i siti social… e a noi non piacciono troppo i siti social, vero?

Conclusioni

Torniamo a scrivere, cari amici; i nostri blog – vecchi e nuovi – vogliono essere aggiornati, anche con cazzate quotidiane, perchè la gente che cerca su google ha bisogno proprio di quella cosa che avete intenzione di scrivere. E poi chissà, magari ci guadagnate qualcosina di soldi..

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Conversione

Aside

Chi ha detto che la conversione è una prerogativa delle varie chiese?

Il mio blog si converte ufficialmente al micro-blogging.

Gli articoli lunghi, se ci saranno, non verranno mostrati in home page nella loro interezza.

Nel frattempo beccatevi anche una versione della grafica rivisitata.

Il blog ogni giugno rischia di morire, poi ci ripenso e lo mantengo in vita.

Pochi sanno che nacque per gioco, perchè ho vissuto un periodo in cui dovevo scrivere scrivere scrivere, suonare non mi bastava più.

Ora suono e per mia fortuna parlo tanto, sicchè scrivere accade sempre meno.

Ma il blog non può morire!

Il blog è mio.

ricordati di… Posterous

Aside

Anche questo capodanno è passato e per fortuna ne sono uscito vivo: niente alcol (escluso i 27 brindisi), niente sigarette, solo ballo & love. Delle mie attività multimediali sono disponibili diversi audiovisivi che vorrei condividere con voi, e allora perchè non cercare in internet qualcosa che faccia al caso nostro?

Posterous è un servizio che si propone di essere una sorta di vostro diario segreto, o condiviso, delle vostre attività. Funziona in maniera molto semplice: inviate quello che volete a post@posterous.com, e automaticamente vi verrà creato un blog con tutto quello che viene inviato. Niente registrazione, se non volete personalizzare il servizio (tipo cambiare il titolo del blog). Ogni volta che pubblicate qualcosa, vi arriva una email dicendovi dove potrete trovare ciò che avete pubblicato. Funziona anche con canzoni, video, documenti, immagini e pdf. Insomma, sembra una gran bella cosa! perchè perdo ancora tempo con wordpress (piattaforma del particolare nascosto?)

Innanzitutto Posterous richiede una qualità non tecnologica: la costanza. Per poter pubblicare le proprie informazioni, per gestire un blog di qualsiasi tipo, ma anche solo per iscriversi in palestra per sgrassare bisogna avere la capacità di ricordarsi almeno che esiste questa possibilità. Io sono sicuro che un buon numero di voi, non appena avrete letto quest’articolo e avrete detto “wow, interessante”, ve ne dimenticherete e non lo userete mai.

Per la cronaca, il mio “posterous” è a quest’indirizzo.

ho tolto il nofollow

Aside

Chissà che succede? adesso scommetto che si corre tutti a commentare!

Hehe… peccato che vige la regola che “io sono il principale censore dei tuoi pensieri” (almeno qui).

Sono affascinato, voglio vedere che succede al mio blog adesso…

Ancora obiezioni contro Apple

Aside

Macchianera in questo suo articolo  dice cose molto intelligenti sull’iPhone. E su Apple. E su tutte le società che sono tutte cattive, non si salva nessuno.

Specialmente alla sua (auto) domanda sul presunto “successo” dell’iPhone:

è la stessa cosa che dite di Windows rispetto al MacOS: è peggio, ma lo compra più gente.

Ma se non dovesse bastare,

tenetevi forte – Steve Jobs non è in missione per conto di Dio.

P.s. voglio svelarvi il finale: alla fine se lo comprerà. Dice che vuole provarlo.