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04 Jul

L’arte contemporanea e i nostri pregiudizi

Si può dire che tutto iniziò quando un tale capovolse un orinatoio, intorno al 1910, e lo espose a una mostra col titolo di “fontana”.

Dinanzi a queste espressioni artistiche dissacranti, ironiche, ci viene spesso da dire almeno due cose: la prima é “ma questa é arte?”, e per rafforzare la tesi ecco la seconda affermazione, “lo potevo fare anch’io…”. Purtroppo le cose non stanno così, perché quelle opere non le abbiamo fatte noi e probabilmente se ci dessero tutta la vita per pensarci non le faremmo.

Questa e altre considerazioni sono contenute in un libro uscito da poco chiamato “lo potevo fare anch’io” (di Francesco Bonami), che sto leggendo quando torno da lavoro con grandissimo diletto. Il libro si esprime già sapendo che chi é fortemente critico nei confronti dell’arte non cambierà la propria opinione, mentre chi vuole conoscere probabilmente ne uscirà con qualche informazione in più.

Esistono dunque artisti di tutti i tipi: da quelli che inscatolano le feci, a quelli che schizzano vernice a casaccio, quelli che tagliano le tele, e quelli che dipingono la propria busta della spesa.

L’arte moderna é questo, dissacrante, immediata, immersa nel presente più di ogni altra forma d’arte del passato. Ma gli artisti che in questi anni (in questo secolo) hanno operato la loro rivoluzione culturale non sono stati purtroppo seguiti dal grande pubblico, segno che anche con internet e i migliori gradi di istruzione possibile, l’arte non é per tutti.

Io personalmente quando ho messo piede al TATE di Londra mi sono emozionato.

Buona lettura!

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02 Jul

Getty Images lancia Thinkstock, nuovo servizio per i graphic designer

Questo articolo è stato sponsorizzato ma conservo il diritto di opinione.

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Ho un mio carissimo amico che lavora da qualche anno come grafico pubblicitario. Fu lui dunque a farmi conoscere il più grande database di immagini creative, immagini che poi sono state usate in parecchi suoi progetti (e, con molta umiltà, anche in qualche progettino mio). Questo database si chiama Getty Images.

Getty Images logo

Se avete visitato almeno una volta il sito avrete notato che contiene tantissime foto (si parla di 25 milioni di foto, per 4 milioni di utenti!), e soprattutto la ricerca è la cosa più strabiliante: ogni immagine viene taggata da un team di esperti in tante lingue, compresa l’italiano; pertanto se cercate una parola, ad esempio “scout“, vi compariranno migliaia di immagini ad altissima qualità; qualcuna a pagamento, qualcuna no.

In effetti c’è da uscire pazzi con la questione delle licenze; io che sono un grafico e voglio usare una loro foto, cosa devo fare? devo pagare? Ecco le due licenze utilizzate (info prese dal loro sito):

  • Rights managed. Concettuali, attualissime, di stile: le immagini RM provengono dalle migliori collezioni e da produzioni altamente professionali. Le licenze sono concesse per un determinato utilizzo e sono disponibili con diritti di esclusiva.
  • royality free. Le nostre immagini RF sono flessibili, accessibili e coprono una vasta gamma di temi tra i più richiesti. Presentano prezzi convenienti e di facile comprensione e possono essere usate per qualsiasi applicazione, senza limiti di tempo, in tutti i diversi progetti desiderati.

E poi c’è la differenza tra immagini Creative, ossia quelle immagini nate dalla fantasia del fotografo, e Editorial, per vedere fotografie su sport, news, entertainement.

Da pochissimo Getty Images ha proposto un nuovo servizio in abbonamento, chiamato ThinkStock. Il servizio prevede lo scaricamento di massimo 750 foto al mese su un archivio di 4,5 milioni di foto, la possibilità di utilizzare le foto in ogni progetto futuro una volta scaricate, flessibile perchè ti permette di pagare anche con opzioni dilazionabili nel tempo, sicuro dal copyright infringment e semplice da usare come Getty.

Thinkstock logo

I prezzi sono alti per un’utenza privata, ma per uno studio di grafica sono qualcosa di abbordabile se si vuole offrire un lavoro di qualità ai propri clienti: l’abbonamento poi copre le spese che vengono dilazionate su ogni progetto, offrendo immagini di qualità che solo getty sa di avere (è un punto di riferimento nel settore).

E allora chiedo al mio famoso amico grafico: che ne pensi? in tutta onestà… tu che con getty ci lavori… nel tuo studio lo usate? facci sapere :)

07 Jun

Di arte ce n’è già troppa in Italia (?), se vuoi farla falla gratis (espressione di stucco)

nel campo musicale ho lavorato molto poco, l’ho fatto principalmente per divertimento e anzi, a dirla tutta, l’avrei fatto anche gratis purchè mi fossi divertito MA l’arte ha un costo, principalmente di attrezzature da comprare (per un musicista sono una spesa continua) e poi di tempo impiegato a non studiare, non lavorare, etc etc.

Per un’esibizione di due ore di musica dal vivo ci sono 6 mesi di prove, una volta a settimana, per circa 3 ore. Questo vuol dire che per suonare 2 ore senza errori grossolani c’è bisogno di 72 ore di prove e di ingegno.

Ora mettetevi nei panni di chi lo fa per mestiere. Secondo me abbiamo bisogno degli artisti, perchè ci permettono di affinare la sensibilità umana che nessuna disciplina tecnica potrà mai dare. Abbiamo bisogno di quadri, sculture, edifici, canzoni, recite, installazioni, e tutto quello che possiamo immaginare perchè quando qualcosa ci emoziona, noi abbiamo il _diritto_ di emozionarci.

Con questo preambolo, potrete capire il video che sto per mostrarvi, preso dal sito KoBayashi log.

12 Apr

Decadentismo

Cosa c’è che tiene insieme

  • Alessandro Baricco (Jhon Fante, “il piccolo principe”, Jean Claude Izzo.. insomma quello che ho trovato bello in questi anni)
  • Radiohead, Air, e tutta la musica avanguardistica
  • Cubismo e Futurismo
  • Saba, Ungaretti, et al. (tutta la poesia dell’ultimo secolo)
  • il sito interfaceLift (motivo del mio attuale sfondo del Desktop)
  • il particolare nascosto

?

L’inquietudine.

E’ certamente il sentimento del 21° secolo.

Non esiste più il buonismo, è finita l’epoca Dickens. Per fortuna.

Buonanotte