Vacanze in Trentino, day 4-10

Standard

La vacanza è finita e non sono riuscito a scrivere giornalmente come avrei dovuto. Vi riassumo le cose più importanti e interessanti.

Spero già sappiate che in Trentino, ossia la provincia di Trento, si parla italiano mentre in Alto Adige si parla tedesco (e loro la chiamano Sudtirol). Storicamente l’Alto Adige è stato conquistato durante la prima guerra mondiale, e nonostante il fascismo – che voleva obbligare tutti parlare italiano – si è optato per questo statuto speciale che gli fornisce tantissima autonomia.

Noi abbiamo alloggiato in provincia si Bolzano, quindi Sudtirol, ma ci siamo mossi spesso per seguire i concerti de i suoni delle dolomiti nei posti più impensabili. La manifestazione richiama artisti di fama nazionale a suonare in luoghi all’aperto, creando atmosfere suggestive e naturali. Spesso il panorama vale la candela. Inoltre, c’è sempre una breve escursione da fare per arrivare al concerto, cosa che non fa male. Così abbiamo visto Raphael Gualazzi, Massimo Bubola, Capossela (ve ne avevo già parlato), e purtroppo abbiamo sbagliato totalmente parcheggio altrimenti avremmo visto i Canzoniere Grecanico Salentino.

Per quanto riguarda i posti naturalistici, mi sono accorto che in Trentino le montagne sono più dolci e i sentieri sono più boscosi, anche se ci sono montagne altissime che vanno a 2000 metri.
Ma le vere Dolomiti le abbiamo viste in due occasioni, e in entrambe siamo rimasti a bocca aperta. In Val di Fassa abbiamo visto montagne spettacolari, ma siamo rimasti a bocca aperta quando ci siamo fatti due ore di macchina per andare a vedere le Tre Cime di Lavaredo, con i suoi panorami mozzafiato e quelle montagne scolpite di netto nel cielo.
Ci siamo resi conto subito che si trattava di un vero spettacolo tant’è che siamo rimasti a 2300 metri d’altezza (e a 10 gradi) per quasi sei ore. Il giro delle cime, come l’abbiamo fatto noi, è stato impegnativo ma per quel che ho visto lo rifarei di nuovo.

Alla fine Bolzano è stata la città più calda d’Italia insieme a Roma in quel periodo, e infatti uno dei giorni che abbiamo affittato le bici del comune (autentici reperti bellici) abbiamo boccheggiato e rimpianto la montagna. Però abbiamo visto una pista ciclabile e l’abbiamo percorsa per 26 km, con nostra gradevole sorpresa.

Le differenze tra qui e lì: lì non c’è neanche un fosso per strada, le piste ciclabili costeggiano fiumi e parchi giochi, c’è tantissimo verde, i sentieri sono ottimamente tracciati, i Bolzanesi ti vendono le montagne e non i souvenir (non ho trovato una calamita manco a pagarla!).

L’italiano lo parlano poco e male, ma si fanno capire e noi ci facciamo capire. Il primo giorno ci siamo lasciati andare a un regalo dal Sud e gli abbiamo portato un kg di mozzarella di bufala, certi di fare un ottima impressione, e così è stato.. Dovremmo farlo tutti, ogni volta che andiamo fuori.

Per concludere: lo rifarei? Si! Io e Samy ci siamo divertiti tantissimo, tutta la comitiva era carica al 100%, e mentre gli altri avevano caldo noi stavamo coi piumini. Viva la montagna!

Vacanza in Trentino, day 3

Standard

Come ho scritto ieri, il concerto di Capossela era alle 6 del mattino quindi alle 01.30 eravamo “up and running” alla volta di Pera di Fassa.

La manifestazione “i suoni delle dolomiti” non é alla prima volta, e mi ha stupito vedere alcuni grossolani errori fatti tutti in fila. Della serie, neanche il Sud é disorganizzato come il Nord :-)

Abbiamo parcheggiato presso l’impianto di risalita e comprato il biglietto per salire con la navetta al rifugio. Dicevano ci sarebbero stati solo 600 biglietti, io invece sono sicuro che ne hanno staccati almeno il doppio. Fatto è che non c’era una fila per prendere la navetta, ogni navetta si fermava dove meglio credeva, e s’è creata una ressa per prenderla che non avete idea.

Arrivati al rifugio, alle 4 del mattino (nell’oscurità!) ci spariamo 250 mt di dislivello in circa 45 minuti per arrivare a quota 2250 metri, presso il rifugio Vajolet. Alle 6 era previsto il concerto di Capossela, ma a causa del casino creatosi con le navette, viene posticipato alle 8.

Anche il luogo del concerto é stato organizzato male: è bellissimo, infatti vi sprono ad andarci, presto metterò delle foto; ma se il concerto è sullo stile di “aspettiamo l’alba” , beh in quel posto il sole arriva alle 10.30! Infatti sorgeva dietro una montagna che avevamo proprio a Est.

Il concerto in sè non mi è piaciuto molto, Vinicio Capossela non è il mio genere, e il gruppo che l’accompagnava ieri sembrava uscito da una bettola greca. Però i fan si sono divertiti molto!

Comunque ci tengo a sottolineare che l’atmosfera era magica, se non fosse per il sonno che ci ha preso alle spalle (e infatti ho dormito fino a tardi).

Vacanza in Trentino Alto Adige , Day 1-2

Standard

Dopo un piccolo viaggio di appena 12 ore (siamo in 7, due macchine, e le donne devono andare in bagno…) siamo arriavati in un piacevolissimo paesino in provincia di Bolzano, chiamato Montagna. Stiamo alloggiando presso l’affittacamere Birbamhof, che ci ha messo a disposizione due appartamenti da 4 posti. A 700 metri d’altezza la notte abbiamo bisogno del piumone, ed è un sollievo rispetto al caldo afoso che abbiamo lasciato (a Salerno ci sono 40 gradi).

Sul Trentino ho notato alcune cose. Siamo arrivati di Giovedì, e qui i supermarket sono chiusi, dunque abbiamo pensato di cenare fuori. Sfortunatamente siamo usciti alle 9 di sera (21!) e non abbiamo trovato nessun locale con la cucina aperta. Ne-ssu-no. Abbiamo dovuto mangiare il gelato per saziare la fame…

Dunque il secondo giorno siamo andati a fare una spesa (più di 100 € !) per evitare di morire di fame nei prossimi giorni. Siamo andati a visitare Bolzano, e più precisamente il Museo in cui è custodita la mummia più antica mai ritrovata. Faccio un po’ di spoilering: due alpinisti, nel 1991, camminando a 3000 metri fuori sentiero, vedono un cadavere umano spuntare fuori da una fossa. Sulle prime si pensa ad un alpinista disperso chissà quando, e difatti partono le ricerche per capire chi è, ma dopo i primi giorni è chiaro che ciò che è stato ritrovato appartiene ad almeno più di 100 anni prima. Figuratevi quando hanno capito che apparteneva a 5200 anni fa!

Insieme alla mummia è stato ritrovato un mucchio di cose, grazie al quale si è potuto capire molto di più sulla civiltà dell’epoca. Cosa mangiava, cosa portava con se, come è stato ucciso, come viene conservato, con cosa si vestiva… Per non farvi perdere il piacere della scoperta, spero che andiate a visitarlo. E soprattutto vediate la mummia. Perfettamente conservata. Lì davanti a voi.
Ne vale la pena.

Come vi ho già detto, per noi di Sud è inusuale trovare i locali chiusi dopo le 9. E prendere un caffè senza un bicchiere d’acqua (scordatevelo al Nord). Ma il peggio è che i bicchieri d’acqua te li fanno pagare (1€ oggi). E ho visto la barista vietare il bagno a un bambino se non comprava qualcosa. Questo non è turismo, non ha logica, è semplicemente scortesia. Spero che non siano tutti così.

Per concludere, stasera andiamo a vedere Vinicio Capossela a “i suoni delle Dolomiti”, una manifestazione culturale qui in Trentino. Il concerto inizia alle 6 del mattino, quindi faremo trekking notturno. Dovremmo arrivare a circa 2500 metri d’altezza.

Grandi aspettative per i prossimi giorni. Saluti !

Pescocostanzo, l’Abruzzo e la Majella

Standard

In questi giorni sono tornato da un breve weekend sulla neve a Pescocostanzo, piccolissimo paesino a 4 km da Roccaraso. Che bello! Arroccato a 1400 metri d’altezza, Pescocostanzo conserva ancora i suoi edifici a cavallo del 1400 e del 1600, e girare per le viuzze é stato come trovarsi d’incanto nel passato. Di giorno siamo andati a sciare (Aremogna, principalmente) e abbiamo potuto constatare quanto fosse costoso ma divertente. Sto ancora imparando, anche le piste blu mi fanno paura! Una nota stonata: a Roccaraso, di domenica, arrivano quegli autobus pieni di napoletani che sembrano orde di zulù all’assalto della cittadina di monaci… Per fortuna è gente che non sa sciare, quindi si ferma al paese e non visita nient’altro. Un consiglio: Albergo dell’oca, a Pescocostanzo,ci ha ospitati divinamente. Nei ristoranti chiedete i piatti tipici, non ve ne pentirete. Una promessa: tornare a Pescocostanzo anche d’estate, per dimostrare a certi amici che la montagna è uno spasso sempre…

Forst, la birra italiana al salone del gusto di Torino

Standard

Quest’articolo è stato sponsorizzato, tuttavia mantengo il la mia libertà di opinione. 

————

Siete amanti della birra? Io si. Una volta alla settimana, infatti, mi ritaglio un piccolo spazio tutto per me (e i miei amici) per andare al pub e mangiare qualche bel panino, magari accompagnato da una buona birrozza.

Una delle birre che non manca mai è la birra Forst, conosciutissima e (non lo sapevo) italianissima, infatti viene prodotta in Alto Adige da un secolo e mezzo!

La bellissima fabbrica della birra FORST

Che sapore ha la Forst? Se ne trovano di diversi tipi, di sicuro il fattore accomunante è il gusto deciso (e a me piacciono le birre decise). Se non l’avete mai provata potete riversarvi nel vostro pub di fiducia e provarla, oppure potete fare un salto al Salone del Gusto di Torino dal 25 al 29 Ottobre (può essere un’ottima idea per una gita fuori porta!).

In particolare Forst propone accoppiamenti culinari molto ricercati, che di sicuro fanno salire la voglia di provarli: potremo provare ad esempio formaggi affinati alla birra oppure speck e cioccolato con il ripieno alla birra della casa FORST.

Al Salone del Gusto, a cui Forst partecipa come membro Slow Food, ci sarà la possibilità di vincere qualcosina: prima e durante la manifestazione basterà caricare una propria foto su facebook gustandosi una Forst per vincere 300 ingressi al Salone; agli stand invece sarà di scena il concorso “st[r]appa e vinci” per altri ricchi premi. Se sarete tra i fortunati a vincere gli ingressi al salone, avrete la possibiltà di conoscere il Mastro Birraio che vi porterà a gustare la Forst nel modo corretto e a riconoscerne le varie qualità, accompagnandole con le loro specialità.

Ne approfitto anche per solleticare il vostro lato nerd: il sito della birra Forst è veramente ben fatto, non molto grande ma racconta perfettamente gli ideali aziendali, con una grafica caratteristica.

Buona visione e buon gusto, ma non dimenticare, « bevi responsabile » !

Scampagnando sul cratere del Vesuvio

Image
E’ possibile visitare il cratere del Vesuvio, il bellissimo vulcano che domina il golfo di Napoli.  Il Vesuvio è un vulcano anomalo, nonostante sia un vulcano attivo di tipo esplosivo ed in fase di quiete, presenta meno segni visibili rispetto ad altri vulcani dello  stesso tipo, ossia è praticamente impossibile distinguerlo da una montagna senza gli strumenti tecnologici moderni.
Sicuramente quei poveri Pompeiani nel 79 d.C. non sospettavano nulla, anzi vedere Pompei dalla cima del vulcano fa capire quanto possano arrivare lontano distruzione, cenere e lapilli.
Per arrivare al Vesuvio conviene uscire a Torre del Greco (NA) sull’autostrada A3, poi si troveranno delle semplicissime indicazioni stradali. A circa 1000 mt d’altezza c’è un parcheggio con un  paio di bar e qualche bancarella, pagato il biglietto di 8€ si arriva sul cratere in 20 minuti circa. In un’ora si fa il  giro con la guida (inclusa nel prezzo) che spiega interessanti dettagli, tipo il famigerato “tappo” che blocca l’intestino del nostro amato :)
Per concludere il paesaggio è brullo, le rocce sono rosse e senza vita, e c’è tanta polvere… Ma chi avesse la curiosità di vedere un  gigante (molto irascibile) che dorme, è una gita obbligata. Anzi, mi chiedo come abbia fatto io  ad arrivare a 27 anni senza vederlo ancora. Ma quante cose belle abbiamo in questa martoriata regione?

Non sarò sfigato per soli 11 mesi

Aside

Alla notizia che se arrivi a 28 anni e non sei laureato sei “per legge” uno sfigato, ho subito pensato: che culo! Io mi laureo a breve, ma ho appena compiuto i 27 anni di età. Quindi per circa 11 mesi, non sono uno sfigato statale. E vai!

Cosa ne è stato della mia carriera universitaria? Ogni studente ha la sua storia, e io voglio raccontarvi la mia.

Quando mi sono iscritto all’università avevo appena terminato il liceo scientifico (era il 2003) e avevo studiato latino, filosofia, letteratura italiana e tante altre cazzate. Ho studiato anche matematica e fisica, con ambigui risultati (sapevo risolvere il famoso “compito di matematica”, manco fosse il cubo di rubik.. ma in classe mia eravamo in 4 saperlo fare. Su 27).

Essendo portato più per le materie scientifiche che per quelle letterarie (che, ahimè, avrei voluto studiare di più), decido di iscrivermi a informatica. Mio padre voleva che studiassi lingue per proseguire la sua attività, che senza dubbio è redditizia e avrei potuto essere altrettanto brillante. Ma non mi interessava.

Il problema dell’università è che non sai cosa ti accade il primo giorno di corso. Non c’è nessuno che te lo spiega veramente. Così ti ritrovi a cercare di capirci qualcosa dai fogli appesi nelle bacheche (ora c’è internet!) e chiedi a qualcuno  cercando di rompere il ghiaccio e la timidezza. No, non è questo il problema, non è il sapere in che aula frequentare. E’ che non sai cosa studierai veramente.

La mia prima lezione universitaria fu con un professore che subito, senza “preliminari”, ci parla di “Architettura degli elaboratori”. Ricordo che ho preso appunti addirittura su orari di ricevimento, libri di testo, e altre cavolate che adesso si trovano solo sul web. Il prof partì a fiume e ci spiegò di cosa avrebbe parlato il corso, e la prima lezione durò 3 ore. (Il corso finì con un 30, e una versione modificata del MIPS che faceva tutte le operazioni più velocemente, tranne la Store Word).

Figuratevi 3 ore di corso per uno che a stento reggeva l’ora di educazione artistica!

Il secondo corso (di due ore) fu Linguaggi di Programmazione I (linguaggio C). Il professore entrò e disse: “questo è il vostro primo giorno? bene, è il caso che vi dia qualche informazione: l’università non è fatta per chi vuol venire a perdere tempo. Qui si studia, per superare gli esami bisogna studiare. Almeno 2 ore per ogni ora di corso”. Santa verità!

(circola una voce che durante questo corso, tenuto però da un altro docente, uno studente  (matricola anch’egli) chiede alla prima lezione: “Quando iniziamo a smontare i computer?”. Il professore, con aria perplessa, cerca di dare una risposta educata: “qui di sicuro non ne vedrà mai uno smontato, sebbene io la incoraggi a farlo. Se voleva smontare computer forse avrebbe dovuto iscriversi ingegneria elettronica o informatica”). 

All’epoca non me ne fregava molto della media. Tra l’altro, ero uscito dal liceo sapendo bene che iniziavo l’università tanto per iniziarla, di sicuro non l’avrei finita visto che non mi ritenevo un grande studente. E invece, alla fine del primo anno, mi ritrovai ad aver fatto tutti gli esami con una media del 28: mica male! Fu in quel momento che mi chiesi cosa mi stesse accadendo. Stavo forse diventando secchione? No! molto di più: mi piaceva quello che stavo studiando. Mi piaceva veramente.

Il secondo e terzo anno sono stati i più difficili, perchè sono stati messi insieme alcuni corsi che purtroppo richiedevano molto tempo e molto studio, e dinanzi alla mancanza di tempo lo studente inizia col rimandare alcuni esami all’appello successivo. Così ho fatto io, anche se dopo il secondo anno avevo un buon numero di esami sul libretto. La laurea non era più tanto lontana, anzi stava diventando un sogno raggiungibile! Un sogno che nemmeno sapevo di avere.

A questo punto decisi di partire per l’Erasmus. Che vuoi farci, l’appartamento spagnolo aveva contagiato anche me. Destinazione Spagna, alla volta di Siviglia. In giro per il sito troverete tanti post su quel periodo, basta seguire il tag erasmus.

Lì in Spagna feci un solo esame, lingua spagnola, e presi un bel 9 (su 10). Effettivamente lo parlavo veramente bene, anzi gli ultimi giorni di Spagna mi veniva di pensare in spagnolo. Tuttavia ero già di ritorno e dovevo fare gli ultimi esami, che avevo studiato in Spagna senza superare, e ho preso quattro 30 e lode in fila.

E così mi sono preso la laurea triennale in informatica, il 22 Dicembre del 2007.Voto 110&Lode. 

Mi sono iscritto subito alla laurea specialistica, e preso dalla frenesia post erasmus, iniziai a seguire più corsi di quanto potevo studiarne. Per un periodo sono stato compagno di corsi con i miei attuali amici del crazyunisa, una specie di collettivo studentesco fatto di nerd intelligenti e divertenti :) . Però non sono stato capace di stargli dietro e mi sono perso.

La verità è che quell’anno avrei fatto meglio a non iscrivermi proprio, come dice Gaetano. Quell’anno non feci esami, in pratica pagai le tasse e non feci nulla. Mi sentivo un po’ abbacchiato, pensavo che non me lo meritavo il 110 della triennale. L’erasmus mi aveva sconvolto. Ora che ci penso, realizzai che l’università andava male solo quando smisi di pensare al resto. Comunque, forse era il caso di iniziare a cercarsi un lavoro e lasciar perdere tutto.

E’ proprio in questo momento che realizzai di avere davanti di nuovo il grande problema dell’università, già citato prima: non sai cosa studierai, e così come non lo sapevo per la triennale (e mi è andata bene, ho studiato materie che mi piacevano), non posso dire lo stesso per la specialistica.

La specialistica è molto più difficile della triennale. In alcuni esami si scende nel dettaglio di come funzionano le cose che avevo studiato alla triennale, aggiungendo molta complessità. Bisogna studiare _veramente_ un sacco di cose, non si tratta più del solito progettino. Le materie mi piacevano, ma non le sentivo più mie. Insomma, mi sono iscritto alla specialistica più per completare il mio percorso di studi che per voglia di studiare.

Ad ogni modo, devo ringraziare un collega che nel momento del bisogno mi ha preso e mi ha portato per braccio sul binario giusto: è sempre lui, Gaetano, che un bel giorno viene e dice “ora te lo faccio io il piano di studi!” e insieme abbiamo studiato le cose più assurde e incredibili, con buoni risultati, ma soprattutto con la voglia di arrivare alla fine il più in fretta possibile.

E proprio grazie a Gaetano che un bel giorno mi guardo il libretto e noto che ci sono tantissimi 30 e poche voci fuori dal coro. A quel punto mi rendo conto che ho una media del 29,9 (non so se mi spiego!) e gli ultimi esami li dovrei superare col 18 sindacale per assicurarmi di nuovo il 110 with love.

Invece non va tutto così bene. L’ultimo esame l’ho rifatto ben 4 volte (quando una materia non ti piace…) e dopo essere stato bocciato 3 volte, alla quarta arriva l’ennesimo 30. Sarò sincero: le prime tre volte ho copiato (per la prima volta in vita mia) e non mi è andata bene. La quarta ho studiato, e lo sforzo è stato ampiamente ripagato.

La tesi di laurea, che merita un post a parte, mi è costata 12 mesi di lavoro ma anche qualche soddisfazione. Nel giro di pochi giorni devo completare la scrittura della tesi e devo mandarla in stampa… nel frattempo domani vado a un colloquio di lavoro, per fare esperienza. Vediamo se gli piaccio e cosa offrono!

Ma non è finita qui: io, in realtà, volevo parlare di alcune idee su come rendere l’università veramente efficiente. E soprattutto dire al nostro attuale viceministro, di cui mi sfugge il nome, che sono d’accordo con lui, laurearsi dopo i 28 è da sfigati. E’ così che mi sarei sentito se fosse successo a me. Ripetiamo insieme: che culo!

Monte Faito dieci anni dopo

Aside

Per tutta la mia infanzia sono andato ogni estate a Monte Faito, frazione di Vico Equense: stiamo parlando di un posto bellissimo in mezzo alla costiera amalfitana, a 1200 metri d’altezza, con un panorama mozzafiato e una natura incontaminata.

Quando ero piccolo mio padre organizzava dei corsi di inglese con ritorno madrelingua, in pratica erano vere e proprie vacanze studio di 1-2 settimane per ragazzi. Siccome mio padre era l’organizzatore, io restavo lì anche un mese, e posso dire che l’inglese che so l’ho imparato lì (avendo partecipato a questi campi dai 2 ai 14 anni).

Poi successe il fattaccio di Angela Celentano e il turismo a Monte Faito fallì.

Da quel momento in poi sono tornato lì sopra poche volte, 5-6 volte in tutto in 10 anni.
Ma l’ultimo ferragosto sono tornato lì, non senza un filo d’emozione che si prova quando si visita un posto che si conosce a memoria! 

Parcheggiato a Castellammare, abiamo preso la funivia che in 8 minuti ci ha fatto arrivare a 1200 metri.  Attenti alle orecchie!
Da lì abbiamo imboccato il sentierino che ci ha portato all’hotel Sant’Angelo, dove abbiamo pranzato benissimo. Successivamente abbiamo passeggiato un pò per il paesino, tra boschi e .. boschi (non c’é altro).

Cercavamo il maneggio ma non l’abbiamo trovato, anzi abbiamo saputo che é stato dismesso.
Invece l’area picnic era strapiena, lì dove fanno la sagra della castagna.

Insomma, mi sembra che i tempi siano maturi per mettere da parte la paura dei rapimenti. Se la logica fosse questa, non dovremmo piu andare alle poste per paura di essere rapiti, né camminare per strada per paura degli incidenti!

Dall’altro lato, tutti i vecchi alberghi hanno chiuso, le strade sono dissestate e le case private non sembrano molto frequentate, anche se spesso sono seconde case di chi abita a Vico.

Insomma, una perla della nostra terra e costiera dovrebbe venire riscoperta sia dal grande pubblico sia dagli investitori. Il CAI, per quel che ne so, ha dei bellissimi sentieri che portano ad altezze e passaggi mai visti.

E voi, ci siete mai stati?

Il mio primo colloquio di lavoro

Aside


La laurea inesorabilmente si avvicina, anche se mancano ancora 2-3 step fondamentali; ora che, per la prima volta nella mia vita, non so cosa accadrà una volta fuori dall’università, è bene impegnare il tempo facendo un po’ di colloqui di lavoro.

La prima occasione me l’ha offerta l’università con il placement day, un giorno in cui i neo laureati e i laureandi incontrano le aziende più in voga della zona, con la possibilità di lasciare un curriculum e di sostenere un piccolo colloquio. Ho parlato con 2-3 aziende, ho spiegato le mie tesi di laurea e il mio percorso scolastico, e tutte mi hanno dato i loro consigli.

Qualche giorno fa sono stato contattato da una di queste aziende, era venerdì; mi chiedono per telefono: “è interessato a un colloqui per la nostra sede di Bologna? se è interessato, la aspettiamo lunedì alle 15.00″.

Ora immaginatevi il mio stupore davanti a quella richiesta così bizzarra: spostarmi “un attimo” a Bologna (da Salerno), andare lì a parlare con quest’azienda, tornare di nuovo a casa per la sera. Per fortuna con Trenitalia m’è costato solo 100 €, grazie all’opzione andata e ritorno in giornata. Ma che fatica!

Comunque, il giorno prima di partire mi sono addirittura accorto di non avere le scarpe adatte ad un colloquio! Io e la mia ragazza abbiamo girato un intero centro commerciale (4 ore!) prima di trovare delle belle scarpe bianche e nere, di marca, come si conviene per un candidato a colloquio :)

Sul treno si chiacchiera con le persone più incredibili, dai figli dei magistrati (eh si, un magistrato che è spesso citato in tv) fino a una comitiva di 50 honduregni in vacanza in Italia.. Il tempo deve passare, e anche se mi sono portato il telefonino e il pc per giocare un po’, è davvero stancante stare 4,5 ore seduto in treno.

Il colloquio è stato positivo, almeno per me. La società ha sede in un palazzo storico di Bologna e la prima impressione che ho avuto è che essendo il palazzo stroppo storico è impossibile anche solo cambiare le mattonelle :) mi aspettavo più modernità, e invece ecco i primi stereotipi delle aziende di informatica: dipendenti che girano per i corridoi con i computer accesi in mano (magari mentre parlano su skype), segretari in abbigliamento comodo (mentre io stavo in camicia e pantaloni lunghi, con 30 gradi fuori, da 9 ore!) … solo i manager o i dirigenti erano in classica giacca e cravatta.

Il colloquio è molto simile a quelli fatti all’università, si parla di me, delle materie che ho studiato, delle tecnologie che conosco. Poche domande tecniche. Mi dice che il 95% delle persone che iniziano a lavorare con un contratto di stage poi vengono assunte con un contratto di formazione di due anni, e il 99,9% di questi diventano poi assunti a tempo pieno. Ovviamente, però, questi due anni e mezzo (e anche oltre) bisogna trascorrerli lì, a Bologna, perchè è lì che c’è bisogno ora di personale.

La cosa non mi spaventa, anche se poi iniziamo a parlare di come si fa ad avere una famiglia se per tutta la vita non si sa dove si andrà a lavorare. E’ così che apro una interessante conversazione sulla vita del mio intervistatore, che mi parla di come per 15 anni abbia lavorato lontano da casa e da poco è stato trasferito a Bologna, che per lui è vicino casa. Se si aspira ad alti traguardi, bisogna essere pronti a grandi sacrifici; altrettanto grande dunque dev’essere l’ambizione di crescere, migliorare, senza fermarsi alla tranquillità e alla comodità del presente. Anche perché l’informatica è una disciplina che si sposta dal cliente, e non viceversa…