Vacanze in Trentino, day 4-10

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La vacanza è finita e non sono riuscito a scrivere giornalmente come avrei dovuto. Vi riassumo le cose più importanti e interessanti.

Spero già sappiate che in Trentino, ossia la provincia di Trento, si parla italiano mentre in Alto Adige si parla tedesco (e loro la chiamano Sudtirol). Storicamente l’Alto Adige è stato conquistato durante la prima guerra mondiale, e nonostante il fascismo – che voleva obbligare tutti parlare italiano – si è optato per questo statuto speciale che gli fornisce tantissima autonomia.

Noi abbiamo alloggiato in provincia si Bolzano, quindi Sudtirol, ma ci siamo mossi spesso per seguire i concerti de i suoni delle dolomiti nei posti più impensabili. La manifestazione richiama artisti di fama nazionale a suonare in luoghi all’aperto, creando atmosfere suggestive e naturali. Spesso il panorama vale la candela. Inoltre, c’è sempre una breve escursione da fare per arrivare al concerto, cosa che non fa male. Così abbiamo visto Raphael Gualazzi, Massimo Bubola, Capossela (ve ne avevo già parlato), e purtroppo abbiamo sbagliato totalmente parcheggio altrimenti avremmo visto i Canzoniere Grecanico Salentino.

Per quanto riguarda i posti naturalistici, mi sono accorto che in Trentino le montagne sono più dolci e i sentieri sono più boscosi, anche se ci sono montagne altissime che vanno a 2000 metri.
Ma le vere Dolomiti le abbiamo viste in due occasioni, e in entrambe siamo rimasti a bocca aperta. In Val di Fassa abbiamo visto montagne spettacolari, ma siamo rimasti a bocca aperta quando ci siamo fatti due ore di macchina per andare a vedere le Tre Cime di Lavaredo, con i suoi panorami mozzafiato e quelle montagne scolpite di netto nel cielo.
Ci siamo resi conto subito che si trattava di un vero spettacolo tant’è che siamo rimasti a 2300 metri d’altezza (e a 10 gradi) per quasi sei ore. Il giro delle cime, come l’abbiamo fatto noi, è stato impegnativo ma per quel che ho visto lo rifarei di nuovo.

Alla fine Bolzano è stata la città più calda d’Italia insieme a Roma in quel periodo, e infatti uno dei giorni che abbiamo affittato le bici del comune (autentici reperti bellici) abbiamo boccheggiato e rimpianto la montagna. Però abbiamo visto una pista ciclabile e l’abbiamo percorsa per 26 km, con nostra gradevole sorpresa.

Le differenze tra qui e lì: lì non c’è neanche un fosso per strada, le piste ciclabili costeggiano fiumi e parchi giochi, c’è tantissimo verde, i sentieri sono ottimamente tracciati, i Bolzanesi ti vendono le montagne e non i souvenir (non ho trovato una calamita manco a pagarla!).

L’italiano lo parlano poco e male, ma si fanno capire e noi ci facciamo capire. Il primo giorno ci siamo lasciati andare a un regalo dal Sud e gli abbiamo portato un kg di mozzarella di bufala, certi di fare un ottima impressione, e così è stato.. Dovremmo farlo tutti, ogni volta che andiamo fuori.

Per concludere: lo rifarei? Si! Io e Samy ci siamo divertiti tantissimo, tutta la comitiva era carica al 100%, e mentre gli altri avevano caldo noi stavamo coi piumini. Viva la montagna!

Il centro direzionale di Napoli

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Il centro direzionale di Napoli è il luogo in cui sto lavorando da qualche settimana.
Spesso criticato per essere un ammasso di cemento in una città storica, rivela piuttosto la sua modernità e capacità di incastrare, nello stesso chilometro quadrato, gli uffici delle aziende più famose (e meno famose, ma che generano fatturato).
È un insieme di una ventina di grattacieli circa, in un’area completamente pedonale e pensata per questo unico scopo: ospitare la crême degli impiegati e dei manager del Sud Italia.
Ci sono un migliaio di bar per soddisfare la voglia di caffeina, altri negozi che vendono di tutto (tranne i telefonini e i computer, pare) e ristoranti aperti a pranzo perché la fame alle 13 arriva implacabile.
Vi dicevo di questa aria di modernità che chi ha realizzato gli spazi ha voluto infondere, cosa che è riuscita appieno visto che tutti se ne lamentano.. forse avrebbero preferito lavorare nei palazzoni vecchi e grigi dei tempi belli di una volta!
L’opera di ammodernamento ha però prodotto qualche piccolo difetto: quelle mattonelle beige e grigie danno un senso di stantio, e poi ci sono i soliti buchi a terra (e non ho capito come sia possibile, visto che non ci passano auto da qui) che nessuno ripara.
Insomma, se la voglia era quella di fornire alla città uno spazio pensato per lavorare, l’esperimento è riuscito. Ma ora dà quel senso di immobile e fermo, come se fosse stato abbandonato. La City di Londra o Ground Zero di New York assolvono la stessa funzione, ma di sicuro sono mantenuti meglio!

Non sarò sfigato per soli 11 mesi

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Alla notizia che se arrivi a 28 anni e non sei laureato sei “per legge” uno sfigato, ho subito pensato: che culo! Io mi laureo a breve, ma ho appena compiuto i 27 anni di età. Quindi per circa 11 mesi, non sono uno sfigato statale. E vai!

Cosa ne è stato della mia carriera universitaria? Ogni studente ha la sua storia, e io voglio raccontarvi la mia.

Quando mi sono iscritto all’università avevo appena terminato il liceo scientifico (era il 2003) e avevo studiato latino, filosofia, letteratura italiana e tante altre cazzate. Ho studiato anche matematica e fisica, con ambigui risultati (sapevo risolvere il famoso “compito di matematica”, manco fosse il cubo di rubik.. ma in classe mia eravamo in 4 saperlo fare. Su 27).

Essendo portato più per le materie scientifiche che per quelle letterarie (che, ahimè, avrei voluto studiare di più), decido di iscrivermi a informatica. Mio padre voleva che studiassi lingue per proseguire la sua attività, che senza dubbio è redditizia e avrei potuto essere altrettanto brillante. Ma non mi interessava.

Il problema dell’università è che non sai cosa ti accade il primo giorno di corso. Non c’è nessuno che te lo spiega veramente. Così ti ritrovi a cercare di capirci qualcosa dai fogli appesi nelle bacheche (ora c’è internet!) e chiedi a qualcuno  cercando di rompere il ghiaccio e la timidezza. No, non è questo il problema, non è il sapere in che aula frequentare. E’ che non sai cosa studierai veramente.

La mia prima lezione universitaria fu con un professore che subito, senza “preliminari”, ci parla di “Architettura degli elaboratori”. Ricordo che ho preso appunti addirittura su orari di ricevimento, libri di testo, e altre cavolate che adesso si trovano solo sul web. Il prof partì a fiume e ci spiegò di cosa avrebbe parlato il corso, e la prima lezione durò 3 ore. (Il corso finì con un 30, e una versione modificata del MIPS che faceva tutte le operazioni più velocemente, tranne la Store Word).

Figuratevi 3 ore di corso per uno che a stento reggeva l’ora di educazione artistica!

Il secondo corso (di due ore) fu Linguaggi di Programmazione I (linguaggio C). Il professore entrò e disse: “questo è il vostro primo giorno? bene, è il caso che vi dia qualche informazione: l’università non è fatta per chi vuol venire a perdere tempo. Qui si studia, per superare gli esami bisogna studiare. Almeno 2 ore per ogni ora di corso”. Santa verità!

(circola una voce che durante questo corso, tenuto però da un altro docente, uno studente  (matricola anch’egli) chiede alla prima lezione: “Quando iniziamo a smontare i computer?”. Il professore, con aria perplessa, cerca di dare una risposta educata: “qui di sicuro non ne vedrà mai uno smontato, sebbene io la incoraggi a farlo. Se voleva smontare computer forse avrebbe dovuto iscriversi ingegneria elettronica o informatica”). 

All’epoca non me ne fregava molto della media. Tra l’altro, ero uscito dal liceo sapendo bene che iniziavo l’università tanto per iniziarla, di sicuro non l’avrei finita visto che non mi ritenevo un grande studente. E invece, alla fine del primo anno, mi ritrovai ad aver fatto tutti gli esami con una media del 28: mica male! Fu in quel momento che mi chiesi cosa mi stesse accadendo. Stavo forse diventando secchione? No! molto di più: mi piaceva quello che stavo studiando. Mi piaceva veramente.

Il secondo e terzo anno sono stati i più difficili, perchè sono stati messi insieme alcuni corsi che purtroppo richiedevano molto tempo e molto studio, e dinanzi alla mancanza di tempo lo studente inizia col rimandare alcuni esami all’appello successivo. Così ho fatto io, anche se dopo il secondo anno avevo un buon numero di esami sul libretto. La laurea non era più tanto lontana, anzi stava diventando un sogno raggiungibile! Un sogno che nemmeno sapevo di avere.

A questo punto decisi di partire per l’Erasmus. Che vuoi farci, l’appartamento spagnolo aveva contagiato anche me. Destinazione Spagna, alla volta di Siviglia. In giro per il sito troverete tanti post su quel periodo, basta seguire il tag erasmus.

Lì in Spagna feci un solo esame, lingua spagnola, e presi un bel 9 (su 10). Effettivamente lo parlavo veramente bene, anzi gli ultimi giorni di Spagna mi veniva di pensare in spagnolo. Tuttavia ero già di ritorno e dovevo fare gli ultimi esami, che avevo studiato in Spagna senza superare, e ho preso quattro 30 e lode in fila.

E così mi sono preso la laurea triennale in informatica, il 22 Dicembre del 2007.Voto 110&Lode. 

Mi sono iscritto subito alla laurea specialistica, e preso dalla frenesia post erasmus, iniziai a seguire più corsi di quanto potevo studiarne. Per un periodo sono stato compagno di corsi con i miei attuali amici del crazyunisa, una specie di collettivo studentesco fatto di nerd intelligenti e divertenti :) . Però non sono stato capace di stargli dietro e mi sono perso.

La verità è che quell’anno avrei fatto meglio a non iscrivermi proprio, come dice Gaetano. Quell’anno non feci esami, in pratica pagai le tasse e non feci nulla. Mi sentivo un po’ abbacchiato, pensavo che non me lo meritavo il 110 della triennale. L’erasmus mi aveva sconvolto. Ora che ci penso, realizzai che l’università andava male solo quando smisi di pensare al resto. Comunque, forse era il caso di iniziare a cercarsi un lavoro e lasciar perdere tutto.

E’ proprio in questo momento che realizzai di avere davanti di nuovo il grande problema dell’università, già citato prima: non sai cosa studierai, e così come non lo sapevo per la triennale (e mi è andata bene, ho studiato materie che mi piacevano), non posso dire lo stesso per la specialistica.

La specialistica è molto più difficile della triennale. In alcuni esami si scende nel dettaglio di come funzionano le cose che avevo studiato alla triennale, aggiungendo molta complessità. Bisogna studiare _veramente_ un sacco di cose, non si tratta più del solito progettino. Le materie mi piacevano, ma non le sentivo più mie. Insomma, mi sono iscritto alla specialistica più per completare il mio percorso di studi che per voglia di studiare.

Ad ogni modo, devo ringraziare un collega che nel momento del bisogno mi ha preso e mi ha portato per braccio sul binario giusto: è sempre lui, Gaetano, che un bel giorno viene e dice “ora te lo faccio io il piano di studi!” e insieme abbiamo studiato le cose più assurde e incredibili, con buoni risultati, ma soprattutto con la voglia di arrivare alla fine il più in fretta possibile.

E proprio grazie a Gaetano che un bel giorno mi guardo il libretto e noto che ci sono tantissimi 30 e poche voci fuori dal coro. A quel punto mi rendo conto che ho una media del 29,9 (non so se mi spiego!) e gli ultimi esami li dovrei superare col 18 sindacale per assicurarmi di nuovo il 110 with love.

Invece non va tutto così bene. L’ultimo esame l’ho rifatto ben 4 volte (quando una materia non ti piace…) e dopo essere stato bocciato 3 volte, alla quarta arriva l’ennesimo 30. Sarò sincero: le prime tre volte ho copiato (per la prima volta in vita mia) e non mi è andata bene. La quarta ho studiato, e lo sforzo è stato ampiamente ripagato.

La tesi di laurea, che merita un post a parte, mi è costata 12 mesi di lavoro ma anche qualche soddisfazione. Nel giro di pochi giorni devo completare la scrittura della tesi e devo mandarla in stampa… nel frattempo domani vado a un colloquio di lavoro, per fare esperienza. Vediamo se gli piaccio e cosa offrono!

Ma non è finita qui: io, in realtà, volevo parlare di alcune idee su come rendere l’università veramente efficiente. E soprattutto dire al nostro attuale viceministro, di cui mi sfugge il nome, che sono d’accordo con lui, laurearsi dopo i 28 è da sfigati. E’ così che mi sarei sentito se fosse successo a me. Ripetiamo insieme: che culo!

Il mio primo colloquio di lavoro

Aside


La laurea inesorabilmente si avvicina, anche se mancano ancora 2-3 step fondamentali; ora che, per la prima volta nella mia vita, non so cosa accadrà una volta fuori dall’università, è bene impegnare il tempo facendo un po’ di colloqui di lavoro.

La prima occasione me l’ha offerta l’università con il placement day, un giorno in cui i neo laureati e i laureandi incontrano le aziende più in voga della zona, con la possibilità di lasciare un curriculum e di sostenere un piccolo colloquio. Ho parlato con 2-3 aziende, ho spiegato le mie tesi di laurea e il mio percorso scolastico, e tutte mi hanno dato i loro consigli.

Qualche giorno fa sono stato contattato da una di queste aziende, era venerdì; mi chiedono per telefono: “è interessato a un colloqui per la nostra sede di Bologna? se è interessato, la aspettiamo lunedì alle 15.00″.

Ora immaginatevi il mio stupore davanti a quella richiesta così bizzarra: spostarmi “un attimo” a Bologna (da Salerno), andare lì a parlare con quest’azienda, tornare di nuovo a casa per la sera. Per fortuna con Trenitalia m’è costato solo 100 €, grazie all’opzione andata e ritorno in giornata. Ma che fatica!

Comunque, il giorno prima di partire mi sono addirittura accorto di non avere le scarpe adatte ad un colloquio! Io e la mia ragazza abbiamo girato un intero centro commerciale (4 ore!) prima di trovare delle belle scarpe bianche e nere, di marca, come si conviene per un candidato a colloquio :)

Sul treno si chiacchiera con le persone più incredibili, dai figli dei magistrati (eh si, un magistrato che è spesso citato in tv) fino a una comitiva di 50 honduregni in vacanza in Italia.. Il tempo deve passare, e anche se mi sono portato il telefonino e il pc per giocare un po’, è davvero stancante stare 4,5 ore seduto in treno.

Il colloquio è stato positivo, almeno per me. La società ha sede in un palazzo storico di Bologna e la prima impressione che ho avuto è che essendo il palazzo stroppo storico è impossibile anche solo cambiare le mattonelle :) mi aspettavo più modernità, e invece ecco i primi stereotipi delle aziende di informatica: dipendenti che girano per i corridoi con i computer accesi in mano (magari mentre parlano su skype), segretari in abbigliamento comodo (mentre io stavo in camicia e pantaloni lunghi, con 30 gradi fuori, da 9 ore!) … solo i manager o i dirigenti erano in classica giacca e cravatta.

Il colloquio è molto simile a quelli fatti all’università, si parla di me, delle materie che ho studiato, delle tecnologie che conosco. Poche domande tecniche. Mi dice che il 95% delle persone che iniziano a lavorare con un contratto di stage poi vengono assunte con un contratto di formazione di due anni, e il 99,9% di questi diventano poi assunti a tempo pieno. Ovviamente, però, questi due anni e mezzo (e anche oltre) bisogna trascorrerli lì, a Bologna, perchè è lì che c’è bisogno ora di personale.

La cosa non mi spaventa, anche se poi iniziamo a parlare di come si fa ad avere una famiglia se per tutta la vita non si sa dove si andrà a lavorare. E’ così che apro una interessante conversazione sulla vita del mio intervistatore, che mi parla di come per 15 anni abbia lavorato lontano da casa e da poco è stato trasferito a Bologna, che per lui è vicino casa. Se si aspira ad alti traguardi, bisogna essere pronti a grandi sacrifici; altrettanto grande dunque dev’essere l’ambizione di crescere, migliorare, senza fermarsi alla tranquillità e alla comodità del presente. Anche perché l’informatica è una disciplina che si sposta dal cliente, e non viceversa…

Andare via dal paesino è chic?

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Durante le feste di Natale ho rivisto tutti gli amici con cui sono cresciuto. Ecco, per noi che abitiamo in un piccolo paese di un piccolo comune, anche se siamo molto vicini ad una grande città, appare inevitabile che prima o poi bisognerà andarsene via.
Da piccoli si fantasticava sulla vita in questa piuttosto che in quell’altra città, ed io che avevo già viaggiato un bel pò (grazie al lavoro di mio padre sono stato spesso in Gran Bretagna, anche da piccolo) potevo vantarmi di sapere cosa c’era oltre il paesino. Con gli anni ho continuato a viaggiare, tra Erasmus e non solo.
Insomma, per non farla lunga, i miei amici pensavano che io sarei stato il primo ad andarsene per fare chissà cosa, mentre ora sono l’ultimo rimasto mentre loro sono tutti fuori.
Uno vive a Roma da poco, un’altro studia a Brescia ma dubito che torni qui, un’altro lavora stabilmente a Trieste e un’altro ha scelto la vita da finanziere, dunque per una decina d’anni non lo vedremo da queste parti.

E io? Resterò qui o andrò fuori?
È chiaro che con una laurea in informatica non troverò lavoro nelle aziende informatiche della zona, semplicemente perché non ce ne sono. Le aziende serie più vicine sono nella zona di Napoli, ma il prestigio è molto basso rispetto ai nomi più titolati (IBM, Microsoft, google etc? Niente di tutto questo, qui…). In verità non c’è proprio niente in Europa, ma non è di questo che voglio parlare.

Perché mi trovo ancora qui, a “Salerno” (che Salerno non è) e non sto in una tra Londra, Berlino, Madrid, New York, etc. (praticamente tutte raggiungibili comodamente con voli low cost)? Avevo la possibilità di farlo, mio padre poteva permettersi di dire “scegli quel che è meglio, se è per studiare hai tutto il sostegno che vuoi”. Se mi trovo ancora qui non è solo perché ci ho messo tanto a laurearmi (e spero di non dover continuare ancora per molto). Nè perché penso che Salerno sia il meglio – ora posso dire che dipende molto da come ci si predispone ad imparare -, anche se in Italia s’è ritagliata la sua fama, almeno sull’informatica.

Il fatto è che io amo questo posto disgraziato e vorrei tanto vederlo spendere. Tutti dicono che vanno a lavorare su perché lì si vive meglio, ignorando che quelli del Nord hanno da sempre applicato una politica – da 150 anni a questa parte – volta a sfavorire il Sud e la sua gente. Io nel mio piccolo vorrei ribellarmi, e vorrei che il mio lavoro possa portare ad una qualche rivincita.

Se tutti lasciano questo posto per essere migliori, noi che restiamo siamo stupidi?

Purtroppo non so dove sarà la mia vita. Probabilmente vivrò in un posto non lontano da dove lavorerò, e visto che tengo molto ai rapporto umani, cercherò di circondarmi di buoni amici. Però sognerò di leggere sui giornali che al Sud si vive bene, c’è lavoro, non c’è camorra e la gente è felice. Risolleviamoci!

Natale sottotono

Aside

Sarà che sono stato concentrato sullo studio e lo sono ancora, sarà che questo è il primo anno senza scout e quindi mi sono perso tutta la preparazione al Natale che di solito facevamo a Dicembre, ma questo natale, dal punto di vista squisitamente natalizio, è sottotono. E’ bello avere un periodo di vacanza, ben sapendo che devo studiare, ed è anche bello riavere gli amici di nuovo vicini, quelli che sono fuori e che ogni tanto tornano. E’ bello stare con chi si ama e stare con la famiglia. Questo Natale tuttavia mi sento un po’ in colpa, non verso altre persone ma verso me stesso, perchè penso alle occasioni sprecate, al futuro tanto desiderato, insomma come in tutti i finali c’è sempre un momento di riflessione.

Tra le tante cose, anche il destino del Particolare Nascosto è in discesa. Per questo, o pensavo di vendermi tutto il sito (per chi fosse interessato, scrivete nei commenti) oppure pensavo di “assumere” gratuitamente qualche volenteroso collaboratore. Se ci fosse qualcuno che scrivesse fisso 1-2 volte al mese, mi farebbe davvero piacere. Io non riesco più ad avere il tempo di prima, e anche se la passione rimane, sono totalmente assorbito dai miei impegni che quando ho tempo libero non voglio stare al pc (e neanche stare su facebook). Quindi ci sono queste due strade, o si prova la prima, o la seconda… spero che qualcuno raccolga la palla… altrimenti il sito fa pluff! affogherà in Internet senza troppi ripensamenti.

Un carissimo saluto, buon Natale a tutti, e se non ci risentiamo qui sopra, buon 2011!

Voglia di (non) studiare

Aside

Di questi tempi rido di me stesso. Invento scuse inutili per non fare tutte le cose scoccianti e pallose.

Per non studiare, avevo la scusa che mi mancava la… matita. Senza quella non potevo sottolineare.

Per non masterizzare alcuni cd che mi piacevano, attività da sempre tediosa perchè il mio laptop è molto sensibile alle vibrazioni e non posso quindi usarlo, avevo la scusa che mi mancava il … pennarello. Senza quello, non potevo scrivere il nome del cd e quindi l’avrei perso nel giro di poco.

Sono andato a comprarli entrambi; studierò? masterizzerò?

Anche voi inventate scuse inutili per non fare le cose?

mens sana in corpore sano

Aside

L’università è ricominciata da un paio di settimane ormai, e io nell’ultimo anno ho messo circa 10 kg – qualcuno potrebbe dire che non sono tanti, ma per la mia corporatura si notano troppo e sono poco piacevoli. Inoltre, mezzo armadio non posso più indossarlo perchè i pantaloni non mi vanno più.

Così da un po’ di tempo sto seguendo un po’ di dieta, mista a un po’ di sport. L’obiettivo è di togliere mezzo chilo / un chilo a settimana, e secondo un libricino che ho trovato per caso una sera, la strada da seguire sembra corretta.

Innanzitutto ho individuato di cosa sono goloso io: pasta, pane e pizza. Tre cose che occupa(va)no il 50% della mia dieta!

Primo effetto del cambiamento è stato di togliere la pasta e il pane dal pranzo, e cercare di limitarli a cena. Ormai non ricordo più quando ho mangiato l’ultima pizza.

Aiutato dal fatto che all’università posso scegliere cosa mangiare, normalmente prendo un secondo più due contorni – insalata, zucchine, spinaci, broccoli… raramente pomodori, di cui ne sono ghiotto, ma che mi portano a mangiare inevitabilmente tanto pane.

La sera invece cerco di mangiare un panino “semplice”, piccolo, e poco pieno. Una volta a settimana mi sono ripromesso di mangiare la pizza, e quasi quasi stasera lo faccio :) Anche se sarei tentato da un bel piatto di pasta.

Inoltre, sono passato da zero-sport a due partite di calcetto a settimana, così da irrobustirmi almeno un po’.. E anche perchè così posso mangiare qualche cretinata senza problemi di coscienza!

L’atteggiamento mentale che sto avendo è diverso da quando ho smesso di fumare: ho smesso di fumare in modo netto e serio, ho letto il bellissimo libro “easyway to stop smoking” e dal giorno che ho raggiunto l’ultima pagina mi sentivo una persona migliore. Da allora non tocco più una sigaretta, e anzi ho una certa paura di toccare qualsiasi cosa “fumi” perchè non voglio ricaderci.

Per quanto riguarda il cibo, invece, sono cosciente che un taglio netto è impossibile. Non posso passare da una dieta fatta di tanti grassi e carboidrati  al digiuno totale, sarebbe un suicidio. Inoltre, giocando a calcio e correndo per un’ora dietro a un pallone, devo per forza mantenere qualcosa (altrimenti svengo sul più bello). Per questo, sembra che la mia dieta stia portando i suoi frutti: nella prima settimana ho perso 1 kg, domani mi peserò per vedere cosa è accaduto in questa seconda.

Ecco infatti l’ultimo trucchetto di quel famoso manuale: pesarsi una volta a settimana. Sembra una banalità, ma pesarsi tutti i giorni non porta a nulla, anzi se si aumenta di qualche grammo (perchè fisiologicamente il nostro corpo varia di molto anche da un giorno all’altro) andiamo immediatamente nel pallone e ci sentiamo frustrati. Invece io mi peso una volta a settimana, ad esempio il sabato mattina, rigorosamente digiuno. Chissà ;)

Spero di vincere anche questa battaglia, ma mi sento forte perchè sono riuscito a smettere di fumare che è immensamente più duro psicologicamente, mentre il cibo non è un disagio fisico, è solo fame e golosità. Una volta tornato al mio peso forma voglio tornare a mangiare pomodoro e mozzarella, pizza e altre deliziose specialità italiane!

Mi attende un caffè con Alessio

Aside

Ciao Ragazzi, ho inserito questo post nella categoria “VIAGGI” perchè tra un po’ vado a prendere un coffee con l’amico mio Alessio, bassista di fama internazionale, ha suonato con tutti i grandi della musica rock e jazz, con il noto complesso islandese Jurkn Furz, poi come session Man per Furkina Baso e Pierangelo Marzabotti, due jazzisti affermati. Ora ha trovato l’ingaggio con Niky Nicolah e vorrebbe portarmi dentro a suonare con lui ma francamente penso che rifiuterò, siccome Nick è un tipo esigente e io vorrei studiare. Invece, c’è sempre tommy riccio che spantechéa per avermi ma non mi avrà!

Per ora sto suonando con l’unico organista che mi piace veramente tanto come suona, si chiama Vincenzo, suoneremo per la seconda volta insieme alla messa di Natale nella basilica di San Matteo a Nocera Inferiore, accorrete numerosi perchè se c’eravate l’anno scorso sapete cosa combineremo………

Ultima cosa…

Domani parto per l’Inghilterra e torno Domenica, nella fattispecie vado a Londra con la mia famiglia + Denise + i fidanzati delle mie sorelle. Sono abbastanza eccitato di portare Denise a vedere Londra, lei non c’è mai stata e non ha neanche idea di quanto è grande: 15 linee della metro, piazze a destra e a sinistra, quartieri che da soli sono grandi quanto tutta Nocera e tutta Cava. Chissà se hanno i quartieri nei quartieri a Londra… e poi, una città che ha ben 4 squadre in premier league… 15 milioni di abitanti….. che putenz!

Siete mai stati a Londra? quale città vi piacerebbe visitare, e con chi? Rispondete numerosi!!!

post dopo post facciamo tanti kilometri

Aside

Dal mio ultimo post, sono risultate alcune cose: i maschi come al solito sanno solo sfottere e non esprimono mai un pensiero concreto, così come lo pensano; quei pochi che lo fanno (cioè che esprimono il pensiero concreto) sparano pensieri veramente raccapriccianti – non è il caso dell’ultimo post, però basta guardare UOMINI e DONNE….

invece a quanto pare le donne (signorine) che partecipano al mio blog sono tutte persone attaccate ai sentimenti! e questo mi fa pensare di non essermi circondato di ragazze vogliose :-(

Altra domanda della serata:::::::

meglio storie d’amore lunghe, con rapporti anche intimi sinceri e che crescono nel tempo, oppure preferite storie brevi, veloci, del tipo ti conosco ti faccio e me ne vado?

Rispondete seguendo questi criteri:

  1. Rispetto a come state ora
  2. in un mondo immaginario, dove nessuno vi giudica (e questo vuol dire che NEANCHE VOI vi gudicate).

Fatemi sapè!

Non so perchè sto andando in escandescenza di queste domande!! mi piacciono, yuk, yuk !!!

Miki