Archive

Archive for the ‘pensare un po’’ Category
18 Nov

E’ ora di dire basta alle manifestazioni degli studenti

l’argomento della settimana è: le manifestazioni studentesche.

Avevo 14 anni quando ho conosciuto per la prima volta la “manifestazione”. nel mio piccolo liceo di provincia, il B.Rescigno di Roccapiemonte, si discuteva dei tagli alla scuola pubblica ad opera dell’allora ministro Moratti (pensate, c’era già Berlusconi!!). E’ ovvio che nessuno dei miei compagni di classe sapesse chi fosse la Moratti, perchè mai avesse tagliato i soldi e per quale motivo, visto che a noi interessava solo darci l’appuntamento alla stazione a Salerno (non c’erano neanche i telefonini, o forse c’erano, ma non c’erano i soldi per chiarmarci) e quindi saltare un giorno di scuola.

Circa metà classe raggiunse con i propri mezzi Salerno, si andò a protestare e a cantare i famosi cori che ormai tutti cantano, facendo tutto quel baccano “inutile” che, secondo noi, ci avrebbe restituito la speranza in un mondo migliore (ma data la nostra giovane età, non sapevamo manco quale fosse il mondo peggiore che ci aspettava).

Il problema è che commettevamo due sbagli. Il primo, di facciata, è che pensavamo che partecipando alla manifestazione qualcuno ci avrebbe ascoltato. Il secondo, invece, è che della manifestazione non ce ne fotteva un cazzo, a noi interessava evitare l’interrogazione!

Se ripenso a tutte le manifestazioni a cui ho partecipato, e tutte le volte che in un attimo di lucidità mi sono chiesto “ma … perchè stiamo manifestando?” puntualmente mi arrivava la risposta “ma che t n fott??? l’importante è che non si entra!” e in effetti quel motivo bastava e avanzava.

Per questo, nel corso degli anni ho partecipato a tutte le manifestazioni inutili che si sono svolte, da quelle contro la gelmini a quelle pro-legalità, passando per quelle anti-prodi fino a quelle contro il bilancio.

E mentre noi scioperavamo, manifestavamo, occupavamo, i politici beatamente non se ne fottevano un cazzo.

Di questi giorni abbiamo in tv le immagini delle manifestazioni studentesche moderne, non sono cambiate affatto rispetto a quando andavo io a scuola, c’erano i soliti coglioni che dovevano distruggere tutto  (che bello avere gli ormoni a mille), i carabinieri in assetto antisommossa, e i politici che commentavano il solito mantra: la violenza non è lo strumento per vincere le battaglie … e i giornalisti annacquavano i contenuti (c’erano? ci sono?) con immagini di macchine in fiamme, molotov, pietre, manganellate. Chi stava a casa urlava (e urla ancora): ma vedi sti cazzo di studenti, non potevano andare a scuola piuttosto che fare questo casino?

Dunque non solo chi manifestava non sapeva per cosa lo faceva, ma chi guardava al corteo non capiva il messaggio (semplice, non c’era), e chi guardava la tv vedeva solo sassi, pietre, urla, sangue.

Ma manifestare è giusto?

Si, se lo fai quando davvero c’è un vero motivo. Tuttavia la protesta dovrebbe essere intelligente, capita da tutti, elaborata per bene, e fatta in maniera tale da ottenere davvero qualcosa. Inutile protestare contro questo o contro quello: i politici se ne fregano. Gli studenti sono lontani dalla politica, e viceversa.

Bisognerebbe manifestare in modi più originali, basta con questi fischietti, basta con questi filoni, basta con questi cartelloni con slogan allettanti ma altrettanto vuoti. Basta anche con queste bare (quelle dei morti!) che sanciscono, di volta in volta, la morte del servizio sanitario, poi la morte della scuola pubblica, poi la morte dei tifosi della squadra avversaria, etc.

Un esempio di protesta intelligente? Tutte le proteste che costringono davvero i politici ad ascoltare le vostre (nostre) posizioni dovrebbero ricercare il dialogo, accompagnate da un vero atto pubblico non trascurabile. Se volete protestare perchè pensate che anche studiando non avrete più futuro, potreste chiedere a tutti i vostri genitori (visto che siete minorenni) di presentare, FORMALMENTE, la richiesta per lasciare la scuola e iniziare a cercare un lavoro. Quando chi ci governa si accorge che le scuole, lo stesso giorno, ricevono 3.000.000 (milioni!) di richieste di lasciare la scuola pubblica, saranno OBBLIGATI a capire cosa sta succedendo. I giornali e le tv non la farebbero passare liscia. Le immagini delle scuole vuote, con le lavagne ancora scritte, farebbero il giro del mondo. E i politici si chiederanno che cavolo sta succedendo, mentre fuori al palazzo non vedranno nessuna manifestazione di ragazzini-lancia-bottiglie.

E’ un esempio, eh! io come sindacalista sono sempre stato una schiappa, anzi le parole “mobilitazione” e “ideale” messe insieme mi fanno lo stesso effetto di una canzone pop, anche se nuova suona già vecchia.

La vera protesta

la vera protesta sarebbe smettere di protestare, per un 10 anni almeno. La vera protesta sarebbe quella di mettersi a studiare davvero e a portare dei risultati a casa, e dall’alto dei vostri voti (migliorati grazie allo studio matto e disperatissimo) poter dire ai vostri politici: fammi vedere la tua pagella del liceo, fammi vedere il tuo libretto universitario. Fammi vedere se ti meriti quello che un giorno sarà il mio posto, perchè io ho studiato e lo merito, perchè sono capace.

La vera protesta sarà quando, dopo 10 anni senza proteste, all’improvviso gli studenti scenderanno di nuovo in piazza. Forse ne sentiranno davvero il bisogno. ma per essere vera dovrebbe accadere il 15 agosto, oppure il 30 giugno, o anche il 10 luglio, insomma protestare in estate, a scuole chiuse. Ci vogliono davvero le palle per farlo. Ah, già, dimenticavo: vuoi mettere quant’è salva-pagella saltare l’ora di latino?

07 Feb

Non sarò sfigato per soli 11 mesi

Alla notizia che se arrivi a 28 anni e non sei laureato sei “per legge” uno sfigato, ho subito pensato: che culo! Io mi laureo a breve, ma ho appena compiuto i 27 anni di età. Quindi per circa 11 mesi, non sono uno sfigato statale. E vai!

Cosa ne è stato della mia carriera universitaria? Ogni studente ha la sua storia, e io voglio raccontarvi la mia.

Quando mi sono iscritto all’università avevo appena terminato il liceo scientifico (era il 2003) e avevo studiato latino, filosofia, letteratura italiana e tante altre cazzate. Ho studiato anche matematica e fisica, con ambigui risultati (sapevo risolvere il famoso “compito di matematica”, manco fosse il cubo di rubik.. ma in classe mia eravamo in 4 saperlo fare. Su 27).

Essendo portato più per le materie scientifiche che per quelle letterarie (che, ahimè, avrei voluto studiare di più), decido di iscrivermi a informatica. Mio padre voleva che studiassi lingue per proseguire la sua attività, che senza dubbio è redditizia e avrei potuto essere altrettanto brillante. Ma non mi interessava.

Il problema dell’università è che non sai cosa ti accade il primo giorno di corso. Non c’è nessuno che te lo spiega veramente. Così ti ritrovi a cercare di capirci qualcosa dai fogli appesi nelle bacheche (ora c’è internet!) e chiedi a qualcuno  cercando di rompere il ghiaccio e la timidezza. No, non è questo il problema, non è il sapere in che aula frequentare. E’ che non sai cosa studierai veramente.

La mia prima lezione universitaria fu con un professore che subito, senza “preliminari”, ci parla di “Architettura degli elaboratori”. Ricordo che ho preso appunti addirittura su orari di ricevimento, libri di testo, e altre cavolate che adesso si trovano solo sul web. Il prof partì a fiume e ci spiegò di cosa avrebbe parlato il corso, e la prima lezione durò 3 ore. (Il corso finì con un 30, e una versione modificata del MIPS che faceva tutte le operazioni più velocemente, tranne la Store Word).

Figuratevi 3 ore di corso per uno che a stento reggeva l’ora di educazione artistica!

Il secondo corso (di due ore) fu Linguaggi di Programmazione I (linguaggio C). Il professore entrò e disse: “questo è il vostro primo giorno? bene, è il caso che vi dia qualche informazione: l’università non è fatta per chi vuol venire a perdere tempo. Qui si studia, per superare gli esami bisogna studiare. Almeno 2 ore per ogni ora di corso”. Santa verità!

(circola una voce che durante questo corso, tenuto però da un altro docente, uno studente  (matricola anch’egli) chiede alla prima lezione: “Quando iniziamo a smontare i computer?”. Il professore, con aria perplessa, cerca di dare una risposta educata: “qui di sicuro non ne vedrà mai uno smontato, sebbene io la incoraggi a farlo. Se voleva smontare computer forse avrebbe dovuto iscriversi ingegneria elettronica o informatica”). 

All’epoca non me ne fregava molto della media. Tra l’altro, ero uscito dal liceo sapendo bene che iniziavo l’università tanto per iniziarla, di sicuro non l’avrei finita visto che non mi ritenevo un grande studente. E invece, alla fine del primo anno, mi ritrovai ad aver fatto tutti gli esami con una media del 28: mica male! Fu in quel momento che mi chiesi cosa mi stesse accadendo. Stavo forse diventando secchione? No! molto di più: mi piaceva quello che stavo studiando. Mi piaceva veramente.

Il secondo e terzo anno sono stati i più difficili, perchè sono stati messi insieme alcuni corsi che purtroppo richiedevano molto tempo e molto studio, e dinanzi alla mancanza di tempo lo studente inizia col rimandare alcuni esami all’appello successivo. Così ho fatto io, anche se dopo il secondo anno avevo un buon numero di esami sul libretto. La laurea non era più tanto lontana, anzi stava diventando un sogno raggiungibile! Un sogno che nemmeno sapevo di avere.

A questo punto decisi di partire per l’Erasmus. Che vuoi farci, l’appartamento spagnolo aveva contagiato anche me. Destinazione Spagna, alla volta di Siviglia. In giro per il sito troverete tanti post su quel periodo, basta seguire il tag erasmus.

Lì in Spagna feci un solo esame, lingua spagnola, e presi un bel 9 (su 10). Effettivamente lo parlavo veramente bene, anzi gli ultimi giorni di Spagna mi veniva di pensare in spagnolo. Tuttavia ero già di ritorno e dovevo fare gli ultimi esami, che avevo studiato in Spagna senza superare, e ho preso quattro 30 e lode in fila.

E così mi sono preso la laurea triennale in informatica, il 22 Dicembre del 2007.Voto 110&Lode. 

Mi sono iscritto subito alla laurea specialistica, e preso dalla frenesia post erasmus, iniziai a seguire più corsi di quanto potevo studiarne. Per un periodo sono stato compagno di corsi con i miei attuali amici del crazyunisa, una specie di collettivo studentesco fatto di nerd intelligenti e divertenti :) . Però non sono stato capace di stargli dietro e mi sono perso.

La verità è che quell’anno avrei fatto meglio a non iscrivermi proprio, come dice Gaetano. Quell’anno non feci esami, in pratica pagai le tasse e non feci nulla. Mi sentivo un po’ abbacchiato, pensavo che non me lo meritavo il 110 della triennale. L’erasmus mi aveva sconvolto. Ora che ci penso, realizzai che l’università andava male solo quando smisi di pensare al resto. Comunque, forse era il caso di iniziare a cercarsi un lavoro e lasciar perdere tutto.

E’ proprio in questo momento che realizzai di avere davanti di nuovo il grande problema dell’università, già citato prima: non sai cosa studierai, e così come non lo sapevo per la triennale (e mi è andata bene, ho studiato materie che mi piacevano), non posso dire lo stesso per la specialistica.

La specialistica è molto più difficile della triennale. In alcuni esami si scende nel dettaglio di come funzionano le cose che avevo studiato alla triennale, aggiungendo molta complessità. Bisogna studiare _veramente_ un sacco di cose, non si tratta più del solito progettino. Le materie mi piacevano, ma non le sentivo più mie. Insomma, mi sono iscritto alla specialistica più per completare il mio percorso di studi che per voglia di studiare.

Ad ogni modo, devo ringraziare un collega che nel momento del bisogno mi ha preso e mi ha portato per braccio sul binario giusto: è sempre lui, Gaetano, che un bel giorno viene e dice “ora te lo faccio io il piano di studi!” e insieme abbiamo studiato le cose più assurde e incredibili, con buoni risultati, ma soprattutto con la voglia di arrivare alla fine il più in fretta possibile.

E proprio grazie a Gaetano che un bel giorno mi guardo il libretto e noto che ci sono tantissimi 30 e poche voci fuori dal coro. A quel punto mi rendo conto che ho una media del 29,9 (non so se mi spiego!) e gli ultimi esami li dovrei superare col 18 sindacale per assicurarmi di nuovo il 110 with love.

Invece non va tutto così bene. L’ultimo esame l’ho rifatto ben 4 volte (quando una materia non ti piace…) e dopo essere stato bocciato 3 volte, alla quarta arriva l’ennesimo 30. Sarò sincero: le prime tre volte ho copiato (per la prima volta in vita mia) e non mi è andata bene. La quarta ho studiato, e lo sforzo è stato ampiamente ripagato.

La tesi di laurea, che merita un post a parte, mi è costata 12 mesi di lavoro ma anche qualche soddisfazione. Nel giro di pochi giorni devo completare la scrittura della tesi e devo mandarla in stampa… nel frattempo domani vado a un colloquio di lavoro, per fare esperienza. Vediamo se gli piaccio e cosa offrono!

Ma non è finita qui: io, in realtà, volevo parlare di alcune idee su come rendere l’università veramente efficiente. E soprattutto dire al nostro attuale viceministro, di cui mi sfugge il nome, che sono d’accordo con lui, laurearsi dopo i 28 è da sfigati. E’ così che mi sarei sentito se fosse successo a me. Ripetiamo insieme: che culo!

27 Nov

Help! Presto sarò “inoccupato”

L'importante è non finire così

Ebbene, ci ho messo quei 2000-3000 giorni di studio, però sto per concludere il mio percorso di  studi. Dopo la prima laurea triennale in Informatica, sta arrivando il momento di completare anche la laurea specialistica. Cosa mi ha lasciato? Non molto, anzi i concetti appresi sono stati piuttosto teorici (ma qui – non posso negarlo – ci ho messo lo zampino scegliendo esami più semplici e meno pratici).

Alcune cose (come la teoria  dei giochi) sono state delle vere e proprie novità. Altre invece (teoria dell’informazione? haha) sono state una croce da portare al collo, con tanto di esami ripetuti un paio di volte. Che ci vuoi fare, quando non hai voglia di studiare… Per fortuna il tempo perso e lo studio insonne mi ha ripagato con ottimi voti. E così ora mi ritrovo con una ottima media e aspiro al massimo dei voti. Solo un dubbio mi assale: meglio lavorare all’estero per fare un po’ di esperienza o lavorare per una grande azienda italiana che mi offre tranquillità e stabilità?

04 Sep

Monte Faito dieci anni dopo

Per tutta la mia infanzia sono andato ogni estate a Monte Faito, frazione di Vico Equense: stiamo parlando di un posto bellissimo in mezzo alla costiera amalfitana, a 1200 metri d’altezza, con un panorama mozzafiato e una natura incontaminata.

Quando ero piccolo mio padre organizzava dei corsi di inglese con ritorno madrelingua, in pratica erano vere e proprie vacanze studio di 1-2 settimane per ragazzi. Siccome mio padre era l’organizzatore, io restavo lì anche un mese, e posso dire che l’inglese che so l’ho imparato lì (avendo partecipato a questi campi dai 2 ai 14 anni).

Poi successe il fattaccio di Angela Celentano e il turismo a Monte Faito fallì.

Da quel momento in poi sono tornato lì sopra poche volte, 5-6 volte in tutto in 10 anni.
Ma l’ultimo ferragosto sono tornato lì, non senza un filo d’emozione che si prova quando si visita un posto che si conosce a memoria! 

Parcheggiato a Castellammare, abiamo preso la funivia che in 8 minuti ci ha fatto arrivare a 1200 metri.  Attenti alle orecchie!
Da lì abbiamo imboccato il sentierino che ci ha portato all’hotel Sant’Angelo, dove abbiamo pranzato benissimo. Successivamente abbiamo passeggiato un pò per il paesino, tra boschi e .. boschi (non c’é altro).

Cercavamo il maneggio ma non l’abbiamo trovato, anzi abbiamo saputo che é stato dismesso.
Invece l’area picnic era strapiena, lì dove fanno la sagra della castagna.

Insomma, mi sembra che i tempi siano maturi per mettere da parte la paura dei rapimenti. Se la logica fosse questa, non dovremmo piu andare alle poste per paura di essere rapiti, né camminare per strada per paura degli incidenti!

Dall’altro lato, tutti i vecchi alberghi hanno chiuso, le strade sono dissestate e le case private non sembrano molto frequentate, anche se spesso sono seconde case di chi abita a Vico.

Insomma, una perla della nostra terra e costiera dovrebbe venire riscoperta sia dal grande pubblico sia dagli investitori. Il CAI, per quel che ne so, ha dei bellissimi sentieri che portano ad altezze e passaggi mai visti.

E voi, ci siete mai stati?

12 Jun

Castel San Giorgio, la legge è uguale solo per qualcuno

Mi spiace rompere la cortina del buonismo presente sul mio sito per scrivere male proprio del mio Comune.

Qualche sera fa dovevo suonare in un nuovo locale presente a Castel San Giorgio, nella  frazione di Lanzara. Eviterò di fare nomi, chiamiamolo “Gengis Bar”.

Ebbene, il pomeriggio stesso della fatidica sera in cui avrei dovuto suonare, i vigili bussano a casa mia (!). Immaginatevi lo sgomento, la sorpresa da parte di tutta la famiglia, per una visita così “istituzionale”.

Scendo giù per capire cosa vogliano, e mi informano che c’è stato un esposto contro il Gengis Bar e contro di me da parte di un vicino, il quale non sopporta la musica ad alto volume. L’esposto diceva più o meno queste cose: “Sono stato informato (parla il denunciante) che il giorno XX/XX/XXXX ci sarà una manifestazione musicale. Gengis Bar non ha le carte a posto, quindi se dovesse suonare, dovete intervenire“.

Ora, i vigili mi spiegano: “capiscici… figurati se a noi interessa se Gengis Bar fa musica … però se c’è un esposto noi siamo obbligati a intervenire… e se troviamo te che suoni, dovremmo interrogarti e sei pure passibile di una multa …”.

La serata non si è fatta, io non ho suonato, il locale non ha guadagnato i soldi spesi nella promozione dell’evento, e io caduto nello sconforto ho anche pensato di vendere tutte le chitarre e dedicarmi a qualche arte meno perseguibile.

Colui che ha fatto l’esposto ha i soldi che gli escono dalle orecchie. La sua casa dista ben 200 metri dal locale. Direte voi, forse si fa così tanto casino che comunque è disturbato dal chiasso? No, vi assicuro, non si sente nulla già a 3 metri di distanza dal locale.

Cosa ha fatto il Gengis Bar? Da domani si preoccuperà di insonorizzare il locale (altri euro da spendere), inoltre si farà tutte le carte che servono (antincendio, limitazione dei decibel da parte dell’ASL, etc) per essere finalmente in linea con la legge. In questo modo sarà inattaccabile a qualsiasi esposto. Ora non voglio parlare del fatto che queste carte non si debbano fare: se sono contemplate dalla legge, devono essere fatte. Anche se, essendo in un paesino, si potrebbe anche chiudere un’occhio, e infatti è questo che fanno i vigili: chiudono un’occhio, altrimenti sommersi dalla burocrazia nessun locale potrebbe più suonare neanche un cd audio da far ascoltare ai propri clienti. (E aggiungo: non potrebbe neanche servire un caffè a tavola!!).

E invece…

Stasera sono passato sotto la casa del “denunciatore”. Vi rammento che ci troviamo a 200 metri di distanza. Una nuova rosticceria stava inaugurando. Indovinate un po’? C’era il Karaoke per strada!! Sotto casa sua!! Musica napoletana sparata ad alto volume per deliziare le orecchie dei partecipanti. Io li avrei denunciati già per il fatto di aver suonato insieme O’ Surdato Nnammurato, Mario Merola (non so il pezzo) e poi i neomelodici, senza pietà per i presenti.

Ma torniamo alla legge. Dov’erano i vigili? Vuoi vedere che non sapevano niente di questa inaugurazione? Al Gengis Bar erano capaci di passare intere serate parcheggiati davanti.

Dov’era il denunciatore? Com’è che la rosticceria poteva suonare tutto quello che voleva direttamente per strada? Forse gradisce maggiormente i cantanti napoletani. In tal caso mi sento offeso personalmente, perchè anche io canto musica napoletana (non solo), ma non mi ha neanche ascoltato per vedere se gli piaccio o no.

Sono andato al Gengis Bar, che mi ha detto: “certo, è strano che loro possono fare tutto quello che vogliono mentre noi abbiamo le mani legate… ma io non sono un farabutto (testualmente: omm’ e merd), quindi non mi permetterò di denunciarli. Dopo che avrò le licenze (ossia: dopo che avrò speso 5000 €), però, chiamerò i vigili tutti i giorni!”.

Che vi sembra?

A mal pensare si fa peccato, ma forse il denunciatore vuol favorire la rosticceria. E comunque, sbagliano in primis i vigili: loro stessi dissero che se il Gengis Bar non poteva suonare per questioni burocratiche allora non poteva farlo nessuno, e invece mi sembra che tutti fanno quello che vogliono. Chi segue la legge, invece, si ritrova con un bel problema dritto dritto nel c…

16 Jan

Andare via dal paesino è chic?

Durante le feste di Natale ho rivisto tutti gli amici con cui sono cresciuto. Ecco, per noi che abitiamo in un piccolo paese di un piccolo comune, anche se siamo molto vicini ad una grande città, appare inevitabile che prima o poi bisognerà andarsene via.
Da piccoli si fantasticava sulla vita in questa piuttosto che in quell’altra città, ed io che avevo già viaggiato un bel pò (grazie al lavoro di mio padre sono stato spesso in Gran Bretagna, anche da piccolo) potevo vantarmi di sapere cosa c’era oltre il paesino. Con gli anni ho continuato a viaggiare, tra Erasmus e non solo.
Insomma, per non farla lunga, i miei amici pensavano che io sarei stato il primo ad andarsene per fare chissà cosa, mentre ora sono l’ultimo rimasto mentre loro sono tutti fuori.
Uno vive a Roma da poco, un’altro studia a Brescia ma dubito che torni qui, un’altro lavora stabilmente a Trieste e un’altro ha scelto la vita da finanziere, dunque per una decina d’anni non lo vedremo da queste parti.

E io? Resterò qui o andrò fuori?
È chiaro che con una laurea in informatica non troverò lavoro nelle aziende informatiche della zona, semplicemente perché non ce ne sono. Le aziende serie più vicine sono nella zona di Napoli, ma il prestigio è molto basso rispetto ai nomi più titolati (IBM, Microsoft, google etc? Niente di tutto questo, qui…). In verità non c’è proprio niente in Europa, ma non è di questo che voglio parlare.

Perché mi trovo ancora qui, a “Salerno” (che Salerno non è) e non sto in una tra Londra, Berlino, Madrid, New York, etc. (praticamente tutte raggiungibili comodamente con voli low cost)? Avevo la possibilità di farlo, mio padre poteva permettersi di dire “scegli quel che è meglio, se è per studiare hai tutto il sostegno che vuoi”. Se mi trovo ancora qui non è solo perché ci ho messo tanto a laurearmi (e spero di non dover continuare ancora per molto). Nè perché penso che Salerno sia il meglio – ora posso dire che dipende molto da come ci si predispone ad imparare -, anche se in Italia s’è ritagliata la sua fama, almeno sull’informatica.

Il fatto è che io amo questo posto disgraziato e vorrei tanto vederlo spendere. Tutti dicono che vanno a lavorare su perché lì si vive meglio, ignorando che quelli del Nord hanno da sempre applicato una politica – da 150 anni a questa parte – volta a sfavorire il Sud e la sua gente. Io nel mio piccolo vorrei ribellarmi, e vorrei che il mio lavoro possa portare ad una qualche rivincita.

Se tutti lasciano questo posto per essere migliori, noi che restiamo siamo stupidi?

Purtroppo non so dove sarà la mia vita. Probabilmente vivrò in un posto non lontano da dove lavorerò, e visto che tengo molto ai rapporto umani, cercherò di circondarmi di buoni amici. Però sognerò di leggere sui giornali che al Sud si vive bene, c’è lavoro, non c’è camorra e la gente è felice. Risolleviamoci!

24 Dec

Natale sottotono

Sarà che sono stato concentrato sullo studio e lo sono ancora, sarà che questo è il primo anno senza scout e quindi mi sono perso tutta la preparazione al Natale che di solito facevamo a Dicembre, ma questo natale, dal punto di vista squisitamente natalizio, è sottotono. E’ bello avere un periodo di vacanza, ben sapendo che devo studiare, ed è anche bello riavere gli amici di nuovo vicini, quelli che sono fuori e che ogni tanto tornano. E’ bello stare con chi si ama e stare con la famiglia. Questo Natale tuttavia mi sento un po’ in colpa, non verso altre persone ma verso me stesso, perchè penso alle occasioni sprecate, al futuro tanto desiderato, insomma come in tutti i finali c’è sempre un momento di riflessione.

Tra le tante cose, anche il destino del Particolare Nascosto è in discesa. Per questo, o pensavo di vendermi tutto il sito (per chi fosse interessato, scrivete nei commenti) oppure pensavo di “assumere” gratuitamente qualche volenteroso collaboratore. Se ci fosse qualcuno che scrivesse fisso 1-2 volte al mese, mi farebbe davvero piacere. Io non riesco più ad avere il tempo di prima, e anche se la passione rimane, sono totalmente assorbito dai miei impegni che quando ho tempo libero non voglio stare al pc (e neanche stare su facebook). Quindi ci sono queste due strade, o si prova la prima, o la seconda… spero che qualcuno raccolga la palla… altrimenti il sito fa pluff! affogherà in Internet senza troppi ripensamenti.

Un carissimo saluto, buon Natale a tutti, e se non ci risentiamo qui sopra, buon 2011!

Categories: blogging, pensare un po', personale Tags:
17 Nov

Il terremoto in Irpinia del 1980

Nel 1980 la Campania e la Basilicata sono state squarciate dal terremoto .

Oggi farebbe ridere pensare che l’unica testimonianza di quei momenti è data da questo audio:

Qualcuno stava registrando questa cassetta da una radio privata e quello che sentite sono i rumori del terremoto. Mia madre mi raccontava che è durato tantissimo, che si è sentito distintamente anche qui dove abitiamo tutt’ora (siamo a circa 40 km dal terremoto) tant’è vero che qualche palazzina della zona crollò.

In quest’epoca super tecnologica abbiamo registrazioni video collettive fatte con i telefonini per ogni cosa che accade intorno a noi. La rete ci permette anche di far circolare tutte le nostre cavolate, e ad ora ci risulta incredibile pensare che l’unico documento che riprende direttamente il terremoto sia questa registrazione. Era solo 30 anni fa! Per fortuna non l’ho vissuto sulla mia pelle.

Stando a Wikipedia, ci furono circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti. Un attimo di raccoglimento per loro.

E la politica? Non esisteva ancora la protezione civile. Lo Stato, pensate un pò, arrivò in certe zone dell’Irpinia dopo 5 giorni. I superstiti dovettero sopravvivere allo sciacallaggio e al senso di piccolezza che un evento così disastroso lascia nell’animo e nella comunità.

Ora, dopo 33 miliardi di euro spesi nella ricostruzione, solo il 50% è stato realmente impiegato. Tutto il resto è stato spartito tra politici e camorra. Ti fa schifo che si speculi sulle spalle di chi ha perso tutto? Il brutto è che non abbiamo imparato nulla da allora, come dimostrano tutte le altre sventure (anche recenti) che ci hanno colpito.

17 Nov

la scarsa qualità della musica di oggi (di quella italiana poi, stendiamo un velo pietoso)

Prendo spunto da un articolo de Il Fatto Quotidiano, “I grandi network radiofonici boicottano la musica italiana?“, per testimoniare che si, la musica italiana non produce qualcosa di decente da molto, molto tempo.

In sintesi il Fatto parla del MEI, notissimo quanto importantissimo “Meeting dei produttori discografici italiani Indipendenti” (non l’avevo mai sentito nominare), che rilascia un inquietante comunicato stampa: le grandi radio italiane nazionali stanno boicottando la musica italiana, trasmettendo percentuali di italianità al 10% – sconvolgente!

Sconvolgente? No, davvero. La qualità  della musica italiana è bassissima. Le uniche cose decenti che l’Italia abbia mai prodotto musicalmente non sono MAI (altro che MEI!) andate in radio, e stiamo parlando di musica un po’ rock, un po’ stramba, ma che è l’unica forma d’arte alternativa e indipendente che abbiamo di questi tempi in Italia. Poi con tutti questi reality a sfondo musicale, con vincitori & vinti che producono un album e poi vengono scartati, dimenticati, abbandonati, bistrattati e relegati a partecipare ad altri reality per rilanciare la loro immagine, beh allora sono gli stessi discografici che non sanno più che pesci prendere. I vari Antonacci, Pausini, sTramazzotti e Jovanotti si incaponiscono a vendere  musica non scritta da loro e parlano sempre della stessa cosa: amore, amore, amore e nulla più. (Ok, forse Jovanotti scrive d’altro, ma non ho ancora capito di cosa). Vasco Rossi ha rotto con tutti sti pezzi intimistici. Ligabue, perdiana, suona sempre uguale sin da Miss Mondo. Avevo 16 anni! Chi è rimasto? Marco Carta? Valerio Scanu? ROBACCIA!

Per carità, la musica straniera non è migliore, ma (come diceva  un mio professore del Liceo) “chi vince una guerra può farci i film sopra”, e se estendiamo il concetto anche alla musica, il dado è tratto. Siamo succubi dell’America, ogni cretinata che accade lì deve arrivare qui da noi e deve diventare moda _per forza_. Non possiamo ribellarci: loro sono gli esportatori e ce lo dobbiamo far piacere. Eccoci dunque invasi da Britney Spears, Destiny’s Child, Backstreet Boys, Robbie Williams, e tanta altra cacca che canta, indovinate un po’?, sempre delle stesse cose: amore, amore, amore e nulla più. Ripetitivi! Ma ora c’è una differenza, perchè noi Italiani non capiamo l’Inglese quindi ci sembra roba nuova, diciamo “bona quella” e ci disinteressiamo totalmente di cosa stia dicendo veramente. Persino il Waka Waka sembrava una bella canzone, all’inizio, ma poi Shakira ha rotto e dopo l’uscita dell’Italia dal mondiale non aveva più senso neanche cantare Fratelli D’Italia.

Cosa ascoltare, dunque? Io ascolto la radio principalmente perchè passo molto tempo in macchina. Se ci fossero più autobus forse non ne ascolterei così tanta, ma sapete com’è, vivo in un paesino e per ogni cosa devo bruciare benzina. Le radio italiane hanno una sola cosa che funziona bene: i dj. Quelli sì che fanno davvero compagnia, che sanno intrattenere. Non vorrei fare troppa pubblicità al network che seguo, ma su radio 105 i dj sono molto bravi e mi fanno divertire tantissimo. Sono convinto che le vostre radio preferite hanno altrettanti dj bravi. Ma per quanto riguarda la musica, beh facciamo veramente pena. Noi che l’ascoltiamo, i programmatori musicali che la programmano, e i musicisti che pur di portare il pane a casa, la suonano.

Questo post dovrebbe avere una morale? No, la musica italiana fa schifo (l’ho già detto?) e non vedo spiragli di luce all’orizzonte. I nuovi cantanti cantano i pezzi dei vecchi, i vecchi fanno quello che hanno sempre fatto. A un certo punto il mondo è andato avanti e solo in Italia siamo rimasti a San Remo. Propongo una cosa. Perchè non lo fermiamo un paio d’anni, giusto per riprendere fiato? Alla fine anche il Grande Fratello si fermò un anno pur di non stancare, se non erro…

05 Oct

i centri scommesse sono tristi

Campo di calcio con soldi ai bordiSo di rendermi impopolare con i miei amici perchè alcuni di loro sono dei fanatici della “bolletta“, ossia la scommessa sulle partite di calcio della domenica (e non solo). Però da qualche tempo si vedono questi centri scommesse spuntare come funghi, la televisione ci martella con pubblicità (in cui una addirittura si parlava di giocarsi la mamma!) e anche i giornali più quotati del settore, visto gli alti sponsor, scrivono articoli su cosa conviene giocarsi e cosa no.

Secondo me tutto questo accanimento mediatico sta trasformando un gioco compiuto da persone adulte, responsabili e mentalmente stabili, in un’ancora di salvezza, una scialuppa di salvataggio per i tanti che vedono nelle scommesse un modo per risollevare la propria condizione, giocando senza logica.

Lo dico da giocatore, perchè lo sono di tanto in tanto e so bene di cosa parlo; a me non piace entrare in questi centri scommesse in cui la gente fuma, spesso ci sono dei bambini che giocano (per legge dovrebbero giocare solo gli adulti!) e i proprietari compiacenti lasciano scorrere tutto. La cosa più orripilante tratta di quel tizio che incontro lì e che mi dice “sai, ho vinto 4000 € con questa bolletta!” e quando gli chiedo quante bollette non avesse invece azzeccato, il passivo supera di gran lunga la vincita giornaliera…

Ironia della sorte, Google metterà su questa pagina pubblicità di agenzie di scommesse… purtroppo le pubblicità sono hard-coded nel tema, e non posso toglierle solo a questa pagina. Non voglio demonizzare il fenomeno, però questi eccessi mi fanno chiedere se sia giusto tanto gioco d’azzardo alla mercè di tutti, anche di chi non dovrebbe.