La nostra scarsa capacità di rispondere agli allarmi

Ieri pomeriggio avevo appena ricevuto una mail in cui mi si chiedevano degli straordinari per sistemare un problema, quando alle 17.20 suona l’allarme antincendio del grattacielo in cui lavoro (per la cronaca, lavoro al centro direzionale di Napoli, per ora).

La cosa che mi ha colpito, ed in qualche modo ne vorrei parlare, è l’assoluta incapacità di noi campani a reagire a questi eventi. Per un pò ci siamo guardati in faccia chiedendoci cosa fare; quando uno dei responsabili ha chiesto a tutti di lasciare lo stabile, i miei colleghi erano quasi increduli: davvero dobbiamo andarcene? Davvero c’è un incendio?, si sentiva.

Non lo sapevo se c’era un incendio (in realtà non c’è mai stato nulla), ma il punto non è quello. Non abbiamo rispettato le più semplici procedure di sicurezza, tipo piano di evacuazione, tipo lasciare tutto lì dov’era, io stesso ho preso almeno il giubbotto con portafogli e chiave della macchina. Altri miei colleghi hanno preso borse, computer, etc. In modo da chiudere anche la giornata di lavoro, visto l’orario.

Tuttavia voglio tirare le somme. In questa evacuazione abbiamo fatto qualcosa di buono e qualcosa di sbagliato.
Il buono è che, anche se non c’era nessuna esigenza reale, siamo andati via. I problemi avvengono quando si ignorano gli allarmi, e poi le procedure di sicurezza, e poi è troppo tardi per fare qualsiasi cosa (qualcuno ricorda la Costa Concordia?).
Ciò che abbiamo sbagliato è proprio che abbiamo sottovalutato il problema, l’abbiamo presa a ridere, ritenendolo un evento decisamente improbabile. Invece siamo in una zona sismica e il Vesuvio è lì che ci saluta. Davvero è così improbabile?

Per concludere, …poi gli straordinari li ho fatti, e ho finito tardino. Vabbè!

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