SCRUM e le metodologie agili

Da ormai 9 mesi sto praticando SCRUM, una metodologia agile di sviluppo software. Posso dire di conoscere due soli modelli di sviluppo, ossia waterfall (studiato all’Università) e SCRUM, appunto, conosciuto presso il mio primo lavoro.

SCRUM prevede che il team, di circa 7-9 persone, venga guidato da uno SCRUM Master (altro non é che una persona che risolve gli impedimenti al team e che assicuri la corretta esecuzione dei momenti previsti da SCRUM stesso) e un product owner (colui che conosce il prodotto, che insomma fornisce i requisiti al team di sviluppo e si assicura che il team abbia ben compreso il requisito).

I requisiti stessi sono scritti sotto forma di “user story”, ossia del requisito dal punto di vista dell’utente. Nel dettaglio, magari, ci entriamo in un altro o articolo.

I tempi di SCRUM sono sostanzialmente racchiusi in uno sprint, un periodo di 2 settimane o 1 mese, e se siamo nel primo caso, abbiamo questi momenti fissi:

– planning meeting, 2 ore, in cui il PO da le story al team, spiegando il requisito attentamente. Il team successivamente vota un grado di difficoltà di queste story in un’unità di misura chiamato story point;

– task decomposition, 2 ore, in cui il team affronta il design di queste storie, le divide in piccoli task in modo da avere il lavoro sotto controllo e chiaro a tutti;

-daily meeting, in cui il team giornalmente (per non più di 15 minuti) si incontra dicendo cosa ha fatto dall’ultimo DM, cosa farà fino al prossimo, e se ci sono impedimenti (che saranno risolti dallo SM)

– release meeting (detto anche demo – max 2 ore), in cui si mostra agli stakeholder e agli altri team gli incrementi fatti in questo sprint,

– retrospective (max 2 ore), in cui il team si confronta sul processo di lavoro e individua cosa é andato bene e cosa è andato male, per migliorarlo.

Nei prossimi articoli entrerò nel dettaglio di alcune pratiche SCRUM, stay tuned!

Cubomusica: l’occasione persa di Tim

Sono un appassionato di musica, se l’avete capito dai post dei giorni precedenti, e siccome da poco sono passato a Tim, ho attivato l’opzione TIM YOUNG XL, che offre sostanzialmente 200 minuti verso tutti, 1 GB di internet, 1000 SMS, e cubomusica base incluso nel prezzo.

Cos’è cubomusica? Su internet troverete centinaia di pagine sull’argomento, ma in breve é il servizio dedicato ai soli clienti Telecom per ascoltare GRATIS e ILLIMITATAMENTE tutta la musica che vuoi.

Il servizio ricorda per certi versi quello di dada.it, o grooveshark.

Iniziamo col dire che l’offerta non prevede user o password, anzi ti riconosce in base al numero da cui ti colleghi. Questo potrebbe essere un punto a favore, ma siccome non mi ha riconosciuto subito, e anzi ho dovuto chiedere l’aiuto dell’assistenza, già mi ha fatto perdere un pò di pazienza.

L’app per Android è vergognosa. Non permette di creare una libreria con i propri brani, anzi bisogna cercarli ogni volta. L’aggiunta delle canzoni alla coda è macchinosa, e alla prima botta non ti riconosce subito (e ti fa ascoltare solo 30 secondi di ogni canzone).

Ma la qualità audio lascia veramente a desiderare, specialmente se confrontata con i competitor diretti e indiretti.
Io sono abituato a google music, che però consuma dati dalla banda del telefono, mentre cubomusica non “dovrebbe” scaricare nulla, come da contratto, e invece lo fa. Ma un semplice YouTube fornisce già qualità migliori, per non parlare di google music con le impostazioni di risparmio banda. I competitor sembrano DVD mentre e cubomusica ricorda il VHS, sfido ad ascoltare con le vostre orecchie.

E siccome cubo musica funziona solo sotto rete TIM, non potete ascoltare un brano in wifi, nè aspettarvelo a una qualità migliore.

Insomma, se cubomusica mi aveva fatto propendere per questa tariffa, molto probabilmente passo a qualcosa senza regali inutili, almeno navigo in internet con soddisfazione.

Pescocostanzo, l’Abruzzo e la Majella

In questi giorni sono tornato da un breve weekend sulla neve a Pescocostanzo, piccolissimo paesino a 4 km da Roccaraso. Che bello! Arroccato a 1400 metri d’altezza, Pescocostanzo conserva ancora i suoi edifici a cavallo del 1400 e del 1600, e girare per le viuzze é stato come trovarsi d’incanto nel passato. Di giorno siamo andati a sciare (Aremogna, principalmente) e abbiamo potuto constatare quanto fosse costoso ma divertente. Sto ancora imparando, anche le piste blu mi fanno paura! Una nota stonata: a Roccaraso, di domenica, arrivano quegli autobus pieni di napoletani che sembrano orde di zulù all’assalto della cittadina di monaci… Per fortuna è gente che non sa sciare, quindi si ferma al paese e non visita nient’altro. Un consiglio: Albergo dell’oca, a Pescocostanzo,ci ha ospitati divinamente. Nei ristoranti chiedete i piatti tipici, non ve ne pentirete. Una promessa: tornare a Pescocostanzo anche d’estate, per dimostrare a certi amici che la montagna è uno spasso sempre…

The 100 Most Essential Pieces of Classical Music

Ho scaricato da poco the 100 most essencial pieces of classical music, una raccolta dei 100 pezzi più noti del mondo classico.

L’ho pagato 4.99€ e ci sono 10 ore di musica dentro: scusate se me ne vanto, ma credo di aver fatto un affare.
Anche solo recuperare la lista di canzoni, scaricarle illegalmente una a una e verificare che sono tutte in alta qualità, sarebbe stato un lavoraccio.

In genere chi è appassionato di classica vuol conoscere anche gli esecutori; in questa compilation abbiamo molti grandi nomi, moltissime filarmoniche rinomate, insomma non è un lavoro improvvisato ma un disco vero suonato da maestri bravissimi. Alla fine volevo solo sentire quella famosa aria di Bach fatta col violoncello, e pure quel famosissimo valzer di Strauss …