E’ ora di dire basta alle manifestazioni degli studenti

l’argomento della settimana è: le manifestazioni studentesche.

Avevo 14 anni quando ho conosciuto per la prima volta la “manifestazione”. nel mio piccolo liceo di provincia, il B.Rescigno di Roccapiemonte, si discuteva dei tagli alla scuola pubblica ad opera dell’allora ministro Moratti (pensate, c’era già Berlusconi!!). E’ ovvio che nessuno dei miei compagni di classe sapesse chi fosse la Moratti, perchè mai avesse tagliato i soldi e per quale motivo, visto che a noi interessava solo darci l’appuntamento alla stazione a Salerno (non c’erano neanche i telefonini, o forse c’erano, ma non c’erano i soldi per chiarmarci) e quindi saltare un giorno di scuola.

Circa metà classe raggiunse con i propri mezzi Salerno, si andò a protestare e a cantare i famosi cori che ormai tutti cantano, facendo tutto quel baccano “inutile” che, secondo noi, ci avrebbe restituito la speranza in un mondo migliore (ma data la nostra giovane età, non sapevamo manco quale fosse il mondo peggiore che ci aspettava).

Il problema è che commettevamo due sbagli. Il primo, di facciata, è che pensavamo che partecipando alla manifestazione qualcuno ci avrebbe ascoltato. Il secondo, invece, è che della manifestazione non ce ne fotteva un cazzo, a noi interessava evitare l’interrogazione!

Se ripenso a tutte le manifestazioni a cui ho partecipato, e tutte le volte che in un attimo di lucidità mi sono chiesto “ma … perchè stiamo manifestando?” puntualmente mi arrivava la risposta “ma che t n fott??? l’importante è che non si entra!” e in effetti quel motivo bastava e avanzava.

Per questo, nel corso degli anni ho partecipato a tutte le manifestazioni inutili che si sono svolte, da quelle contro la gelmini a quelle pro-legalità, passando per quelle anti-prodi fino a quelle contro il bilancio.

E mentre noi scioperavamo, manifestavamo, occupavamo, i politici beatamente non se ne fottevano un cazzo.

Di questi giorni abbiamo in tv le immagini delle manifestazioni studentesche moderne, non sono cambiate affatto rispetto a quando andavo io a scuola, c’erano i soliti coglioni che dovevano distruggere tutto  (che bello avere gli ormoni a mille), i carabinieri in assetto antisommossa, e i politici che commentavano il solito mantra: la violenza non è lo strumento per vincere le battaglie … e i giornalisti annacquavano i contenuti (c’erano? ci sono?) con immagini di macchine in fiamme, molotov, pietre, manganellate. Chi stava a casa urlava (e urla ancora): ma vedi sti cazzo di studenti, non potevano andare a scuola piuttosto che fare questo casino?

Dunque non solo chi manifestava non sapeva per cosa lo faceva, ma chi guardava al corteo non capiva il messaggio (semplice, non c’era), e chi guardava la tv vedeva solo sassi, pietre, urla, sangue.

Ma manifestare è giusto?

Si, se lo fai quando davvero c’è un vero motivo. Tuttavia la protesta dovrebbe essere intelligente, capita da tutti, elaborata per bene, e fatta in maniera tale da ottenere davvero qualcosa. Inutile protestare contro questo o contro quello: i politici se ne fregano. Gli studenti sono lontani dalla politica, e viceversa.

Bisognerebbe manifestare in modi più originali, basta con questi fischietti, basta con questi filoni, basta con questi cartelloni con slogan allettanti ma altrettanto vuoti. Basta anche con queste bare (quelle dei morti!) che sanciscono, di volta in volta, la morte del servizio sanitario, poi la morte della scuola pubblica, poi la morte dei tifosi della squadra avversaria, etc.

Un esempio di protesta intelligente? Tutte le proteste che costringono davvero i politici ad ascoltare le vostre (nostre) posizioni dovrebbero ricercare il dialogo, accompagnate da un vero atto pubblico non trascurabile. Se volete protestare perchè pensate che anche studiando non avrete più futuro, potreste chiedere a tutti i vostri genitori (visto che siete minorenni) di presentare, FORMALMENTE, la richiesta per lasciare la scuola e iniziare a cercare un lavoro. Quando chi ci governa si accorge che le scuole, lo stesso giorno, ricevono 3.000.000 (milioni!) di richieste di lasciare la scuola pubblica, saranno OBBLIGATI a capire cosa sta succedendo. I giornali e le tv non la farebbero passare liscia. Le immagini delle scuole vuote, con le lavagne ancora scritte, farebbero il giro del mondo. E i politici si chiederanno che cavolo sta succedendo, mentre fuori al palazzo non vedranno nessuna manifestazione di ragazzini-lancia-bottiglie.

E’ un esempio, eh! io come sindacalista sono sempre stato una schiappa, anzi le parole “mobilitazione” e “ideale” messe insieme mi fanno lo stesso effetto di una canzone pop, anche se nuova suona già vecchia.

La vera protesta

la vera protesta sarebbe smettere di protestare, per un 10 anni almeno. La vera protesta sarebbe quella di mettersi a studiare davvero e a portare dei risultati a casa, e dall’alto dei vostri voti (migliorati grazie allo studio matto e disperatissimo) poter dire ai vostri politici: fammi vedere la tua pagella del liceo, fammi vedere il tuo libretto universitario. Fammi vedere se ti meriti quello che un giorno sarà il mio posto, perchè io ho studiato e lo merito, perchè sono capace.

La vera protesta sarà quando, dopo 10 anni senza proteste, all’improvviso gli studenti scenderanno di nuovo in piazza. Forse ne sentiranno davvero il bisogno. ma per essere vera dovrebbe accadere il 15 agosto, oppure il 30 giugno, o anche il 10 luglio, insomma protestare in estate, a scuole chiuse. Ci vogliono davvero le palle per farlo. Ah, già, dimenticavo: vuoi mettere quant’è salva-pagella saltare l’ora di latino?

Un pensiero su “E’ ora di dire basta alle manifestazioni degli studenti”

  1. Che paraculata. Si manifesta quando la manifestazione crea disturbo e viene notata, certamente non il 15 agosto, è una questione di marketing mica di latino. Si portano ugualmente dei risultati a casa, non si diventa schedati come incapaci, si diventa in gamba e professionisti. Mica crumiri che a 30 anni dicono che a 14 erano dei deficienti.

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