L’arte contemporanea e i nostri pregiudizi

Si può dire che tutto iniziò quando un tale capovolse un orinatoio, intorno al 1910, e lo espose a una mostra col titolo di “fontana”.

Dinanzi a queste espressioni artistiche dissacranti, ironiche, ci viene spesso da dire almeno due cose: la prima é “ma questa é arte?”, e per rafforzare la tesi ecco la seconda affermazione, “lo potevo fare anch’io…”. Purtroppo le cose non stanno così, perché quelle opere non le abbiamo fatte noi e probabilmente se ci dessero tutta la vita per pensarci non le faremmo.

Questa e altre considerazioni sono contenute in un libro uscito da poco chiamato “lo potevo fare anch’io” (di Francesco Bonami), che sto leggendo quando torno da lavoro con grandissimo diletto. Il libro si esprime già sapendo che chi é fortemente critico nei confronti dell’arte non cambierà la propria opinione, mentre chi vuole conoscere probabilmente ne uscirà con qualche informazione in più.

Esistono dunque artisti di tutti i tipi: da quelli che inscatolano le feci, a quelli che schizzano vernice a casaccio, quelli che tagliano le tele, e quelli che dipingono la propria busta della spesa.

L’arte moderna é questo, dissacrante, immediata, immersa nel presente più di ogni altra forma d’arte del passato. Ma gli artisti che in questi anni (in questo secolo) hanno operato la loro rivoluzione culturale non sono stati purtroppo seguiti dal grande pubblico, segno che anche con internet e i migliori gradi di istruzione possibile, l’arte non é per tutti.

Io personalmente quando ho messo piede al TATE di Londra mi sono emozionato.

Buona lettura!

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