Day Zero with MacBook Air

Dopo 5 anni di ubuntu Linux (e soprattutto di Dell xps m1330) e qualche stipendio in tasca decido di fare un finanziamento per comprare un nuovo PC. Anzi, in verità compro un bel MacBook Air versione 256 Gb.

Su Linux avevo ormai trovato la mia dimensione, con tutti i miei strumenti preferiti che facevano esattamente quel che volevo. In particolare avevo impostato un bellissimo backup orario su hard disk esterno tramite il tool back in time,  avevo settato a puntino i miei strumenti di sviluppo (sono pur sempre un piccolo programmatore), ho configurato cose tipo la stampante senza fili che, se non avete mai avuto Linux, non potete capire quanto possa essere difficile.

Così compro questo bel Mac e lo accendo. Dimenticavo di dirvi che ho scelto l’Air perché é portatile e leggero davvero, mentre altri computer sono impossibili da portare in giro senza avvertire il peso alla schiena. Accendo il Mac e faccio tutti i vari primi passaggi, la password, la foto, etc. E devo dire che graficamente mi colpisce molto.

Ma andiamo alle cose pratiche. Ho questo disco da 500 Gb di dati formattato con ext4, l’ultimo file System di Linux. Appena lo inserisco il Mac si lamenta: impossibile leggere dal disco, formattarlo? We non facciamo scherzi!, così inizio a cercare una soluzione. I cosiddetti filesystem in userspace (FUSE) non funzionano, c’é da smanettare e compilare, insomma una palla pazzesca e tra l’altro non ho idea di dove trovare un compilatore per Mac (ho letto che dovrei registrarmi come developer presso la Apple..
).
Alla fine torno alle vecchie maniere: creo una macchina virtuale con il fido Virtualbox (ma chi ha detto che Parallels é gratuito?!), ci installo ubuntu e creo una cartella condivisa tra Mac e Ubuntu. Per qualche oretta il mio Mac ha la faccia che vedete nella foto. Che bella! Quasi quasi lo lascio così.

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Una volta trovato il modo di leggere il disco da virtualbox, devo risolvere anche il problema dei permessi di scrittura nella mia cartella mac personale. Che dire, non so come ma ho fatto anche questo. Ho copiato i dati (i primi 60 Gb) e ho iniziato a installare tutti i software che mi servivano.

Qui sono iniziati altri problemi, anzi posso dire di essere riuscito a far accendere la ventola del Mac (in molti mi hanno detto che non si accende mai!) e a far bloccare il finder (ho dovuto riavviare!). Alla faccia della stabilità… si vede che l’utente comune é veramente lontano da me… e meno male! Non sopporterei di essere troppo “comune”.

Nei prossimi giorni devo copiare i restanti 240 Gb di foto e video da qualche parte e qualcosa mi inventerò;
mentre termino quest’articolo mi chiedo: possibile che ogni programma per Mac pesi almeno 30 – 40 mega? Firefox pesa 70 mega? Picasa 40 mega? Mah!

In uno dei prossimi articoli vi farò sapere come fare un vero backup incrementale che mostri i file in chiaro (in pratica, un backup che si può leggere anche da PC Windows e Linux). Avrete capito che per me Time Machine é uno strumento scarso e poco adatto alle esigenze di chiunque, ma se gli altri lo vogliono usare, che lo facciano.

Ciao!

La particella di Higgs e i busoni

Chiariamo un concetto. La particella di Higgs é stata ipotizzata nel ’70 come collante universale delle varie particelle subatomiche. In pratica si ritiene che questo bosone dia massa all’universo e permetta di comprendere fenomeni come la gravità.

Nel 1991 doveva uscire un libro divulgativo che si doveva chiamare “the goddamn particle” che, tradotto in Italiano, diventa “la dannata particella”. Per una decisione dell’editore il titolo diventa “the God particle”, da qui la particella di Dio come tutti la chiamano. Ma é da questo equivoco che sento discorsi sempre più allucinanti.

La particella non é la prova che Dio esiste.

L’ho sentito tante di quelle volte, per radio, nei bar, in TV, insomma i soliti ignoranti (che potremmo rappresentare con un campione del 99% della popolazione) pensa che Dio si é rivelato attraverso una particella.

Se questa gente avesse studiato la matematica, se avesse un pò di coscienza e soprattutto si chiedesse il perché delle cose, e non accettasse le risposte precompilate che arrivano dalla TV, dai cartomanti, dalla dirimpettaia o dalla salumiera (forse anche dal prete), probabilmente la televisione stessa non avrebbe più senso di esistere.

I giornali si preoccupano di dare notizie sensazionali da mettere nei 15 minuti a disposizione, e spesso la fretta di arrivare primi non fa realizzare servizi comprensibili da tutti. Ma quando si approccia la fisica nucleare dovrebbero fare un passo indietro e far parlare persone chiare e competenti.

E, per la cronaca, la particella di Higgs é una delle scoperte più importanti dell’umanità, c’é odore di rivoluzione (quasi quanto Einstein) e di Nobel. Bravi!

L’arte contemporanea e i nostri pregiudizi

Si può dire che tutto iniziò quando un tale capovolse un orinatoio, intorno al 1910, e lo espose a una mostra col titolo di “fontana”.

Dinanzi a queste espressioni artistiche dissacranti, ironiche, ci viene spesso da dire almeno due cose: la prima é “ma questa é arte?”, e per rafforzare la tesi ecco la seconda affermazione, “lo potevo fare anch’io…”. Purtroppo le cose non stanno così, perché quelle opere non le abbiamo fatte noi e probabilmente se ci dessero tutta la vita per pensarci non le faremmo.

Questa e altre considerazioni sono contenute in un libro uscito da poco chiamato “lo potevo fare anch’io” (di Francesco Bonami), che sto leggendo quando torno da lavoro con grandissimo diletto. Il libro si esprime già sapendo che chi é fortemente critico nei confronti dell’arte non cambierà la propria opinione, mentre chi vuole conoscere probabilmente ne uscirà con qualche informazione in più.

Esistono dunque artisti di tutti i tipi: da quelli che inscatolano le feci, a quelli che schizzano vernice a casaccio, quelli che tagliano le tele, e quelli che dipingono la propria busta della spesa.

L’arte moderna é questo, dissacrante, immediata, immersa nel presente più di ogni altra forma d’arte del passato. Ma gli artisti che in questi anni (in questo secolo) hanno operato la loro rivoluzione culturale non sono stati purtroppo seguiti dal grande pubblico, segno che anche con internet e i migliori gradi di istruzione possibile, l’arte non é per tutti.

Io personalmente quando ho messo piede al TATE di Londra mi sono emozionato.

Buona lettura!

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