La macchina della morte – notizie da un mondo in cui le persone sanno di che morte morire

Supponiamo venisse prodotta una macchina, della grandezza di un distributore di caffè, che  per una cifra minima vi pungesse l’indice e, tramite un’analisi del sangue on-the-fly, vi stampi su un fogliettino il modo in cui morirete.

La macchina in questione sarebbe precisa, ossia non commetterebbe errori, ma il responso generato è quasi sempre criptico quanto beffardo: potrebbe capitare di trovare scritto “GIOIA” sul proprio foglietto, e quindi sperare di morire felici, e invece si muore investiti da una donna di nome Gioia.

Oppure di leggere “CECCHINO” e, ironia della sorte, essere soldati al fronte. Altri responsi bizzarri? “MUCCA”, “VEGETALI”, “PIANOFORTE”. Che vogliono dire proprio quello che  pensate, o forse no.

Come reagireste al sapere una notizia del genere? Beh, se trovaste scritto “BANANA” c’è una buona probabilità che non mangerete più banane per tutta la vostra vita, e poi magari scivolarci su e morire cadendo… per esempio.

Questo libro racconta, attraverso 36 storie scritte da autori diversi, 36 scenari di un futuro in cui sapremmo di che morte morire. L’idea è nata per caso, su Internet, dopo che uno degli autori ha pubblicato un fumetto in cui si parlava di una fantomatica macchina della morte… il popolo di internet ha accettato la sfida e un anno dopo il libro era in stampa.

In molte storie leggiamo che vivremmo come schiavi di questa predizione, quasi come se fosse un marchio di fabbrica. Le università vorrebbero sapere il tuo responso all’atto di iscrizione, così come i politici cavalcherebbero l’onda emozionale se l’avversario fosse marchiato con un “SESSO CON MINORENNE”. E cosa fare se  un gran numero di  persone iniziano a ricevere responsi come “GOVERNO” o “BOMBA ATOMICA”?

L’esperimento è riuscito, le storie sono  probabili e credibili, e raccontano tante sfaccettature della nostra società. Da tutte le storie emerge quel senso di inquietudine profonda che proviamo di fronte alla morte dei nostri cari, spesso dimenticandoci che presto o tardi toccherà anche a noi, e che ne abbiamo paura. Il libro avanza l’ipotesi che sapere di che morte moriremmo ci farebbe diventare meno produttivi, visto che saremmo intenti a goderci la vita. L’umanità smetterebbe di fare progressi, chissà.

Un ultima considerazione? Vorrei essere io quello con la predizione “NEL SONNO CON UN SORRISO SULLE LABBRA”.

Essere single è … Soluzione Dominante :)

La “teoria dei giochi” è una disciplina economico/informatico/matematica che ha a che fare con l’ottimizzazione di soluzioni considerando anche le scelte che faranno gli altri; per esempio, scegliere di fare una strada da A a B può essere conveniente rispetto ad altre strade, ma se tutti scelgono questa strada allora si crea traffico, e allora conviene prenderne altre.

Si dice “soluzione dominante” una soluzione per cui, qualsiasi cosa faranno gli “avversari” del “gioco”, a noi conviene sempre e comunque essere single.

L’altro giorno ragionavo (scherzosamente) con la mia ragazza: se ti fidanzi hai una ragazza fissa, una ragazza che ti ama e farà di tutto per renderti felice, ma col tempo fai meno sesso e probabilmente anche l’ardore scema lentamente … (non è il mio caso XD). Invece essere single ti dà la possibiltà di uscire sempre con nuove ragazze, senza impegnarsi nè obblighi particolari.

E’ adesso che inizia il ragionamento (la dimostrazione matematica?). E’ chiaro che la soluzione preferita di tutti può essere quella di fidanzarsi con qualcuno, ma se il sesso inizia a scemare può essere più conveniente per me (o per l’altro) lasciar perdere pur di fare più sesso, anche se occasionale. A questo punto non vi saranno più fidanzati ma solo amanti fugaci in notti di luna piena! Ovviamente tutto questo discorso vale se la nostra funzione obiettivo è quella di massimizzare il sesso 🙂

Sarà anche matematico, ma io mi tengo stretta la mia baby :p (almeno finchè il sesso non cala)

So che tra i miei lettori c’è qualche super mega dottorando in teoria dei giochi, quindi se ho commesso qualche grossolano errore lo prego di sorvolare … magari un giorno vince un Nobel grazie a questo post !

Windows Phone 7 non è affatto male

— L’articolo è stato modificato per correggere alcune inesattezze segnalatemi su FB.

Chi vi scrive usa Ubuntu Linux da 5 anni come unico sistema operativo a casa, ha un cellulare Android su cui smanetta notte e giorno (anche se adesso è in  assistenza), e in generale  gioca con l’opensource da una vita (ricordo ancora quando ho installato Mandrake la prima volta … avevo 15 anni e ho rotto l’hard disk durante il partizionamento…).

Beh, sono entrato in un centro commerciale e ci ho trovato questo Nokia Lumia 710 con Windows Phone  7. Sapete cosa ho pensato? WOW. roba da non crederci. Effettivamente è un gran bel telefono, e mi ha colpito lo stile “Metro” di Windows, veramente indovinato.
Mi sono piaciute le grafiche, le animazioni, il modo in cui erano disposti i pulsanti. Se avesse avuto un mela morsicata tarocca sul dorso nessuno si sarebbe accorto di nulla e anzi avrebbero finalmente esclamato “la soluzione tecnologica definitiva è qui!”.
Cosa frena l’avvento di Windows sui cellulari? In primis il fatto che Microsoft si è lanciata con 2-3 anni di ritardo: l’iPhone era già realtà, Android è diventato grande in pochissimo nel  frattempo. I primi telefoni con WM7 erano poco più di giganti pezzi di plastica, e poi prodotti in pochissimi modelli diversi. Il blocco principale però è quello degli sviluppatori di terze app, che praticamente sono pochissimi: le app sul market sono (erano) meno di 100.000 (dalla regia mi segnalano che sono a sui 70.000), segno che dovranno fare qualcosa per aumentare i loro numeri. Per la XBox vendettero per anni sottocosto, pur di diventare leader del mercato, e ci sono riusciti.
E poi c’è la  questione dello sviluppo di app, possibile solo da Windows (…ma Apple insegna che questo non è un grosso problema).
Insomma, se beauty is a feature bisogna ammettere che il designer che lavora alla Microsoft ha fatto un buonissimo lavoro. Nokia ci ha provato in tutti i modi a risalire la china alleandosi con un grandissimo nome, ma non basta. Si dice che qualcosa diventa importante quando qualcuno inizia a farne copie tarocche, e allora aspettiamo presto che diventino “copiati”, molti dovrebbero dargli uno sguardo solo per rendersene conto.

Ciao Picasa per Linux … :(

Uno dei migliori software di sempre per la gestione delle proprie fotografie sarà eliminato da Google, come possiamo leggere sul post dedicato. E’ un vero peccato… Io sono un grande fan dei programmi che gestiscono le foto, infatti ti permettono di fare tantissime operazioni utili tra cui la correzione e la modifica rapida, il tagging di persone e volti, la geolocalizzazione, etc. Ma Picasa aveva una marcia in più perchè tutto questo lo faceva da solo, senza richiedere troppo impegno da parte dell’utente. Non esistono programmi di grafica così avanzati sul mondo linux, e lo  stesso Shotwell è solo un programma che importa le foto e nient’altro. Picasa invece trasformava il tuo computer in un social network privato, con la possibilità di rivedere come sei cambiato da 10 anni a questa parte, ossia da quando le fotografie digitali sono diventate prodotti mainstream. 

Addio Picasa, anche se io continuerò a usarti. 

Lista delle cose da comprare per aumentare leggermente la qualità della vita

  • un impianto stereo (magari con bluetooth): 200 €
  • una motocicletta (con relativa assicurazione e patente): 2500 + 1000 + 250 €
  • un nuovo computer (ultra sottile): 1200 €
  • un tablet (qualcosa di figo come il transformer, che diventa anche un netbook) anche per leggere i libri:  600 €
  • un autoradio (bluetooth):  100 €
  • stampante (wireless): 100 €

5950 €. Mi sa che inizio dall’autoradio 🙂

StartUp o Azienda “Normale” ?

Ho qualche amico che lavora in una StartUp, nello specifico Mangatar. Per chi non lo sapesse, una startup è una società che cerca di realizzare un’idea completamente innovativa e con un alto rischio di insuccesso. Il succo è che, se non c’è un modello di business dietro da subito, la startup lavora per molto tempo senza guadagnare nulla, ergo senza stipendio, finché non fanno il “botto” (vengono acquistati da qualcuno di grosso) o più semplicemente l’idea ingrana e diventa capace di autosostenersi.

I miei amici sono entusiasti di lavorare in una startup, anche se da mesi non guadagnano nulla. A prescindere da ciò che sarà dell’azienda, se riusciranno a guadagnarci mai qualcosa, dicono che quest’esperienza è stata importantissima per loro e gli ha permesso di lavorare su qualcosa che gli piaceva veramente, nel modo che più gli aggradava. Sono d’accordo con loro: lavorare a ciò che piace è uno stimolo notevole.

Da quando mi sono laureato, anche io ho cercato lavoro e per molto tempo sono stato attratto dall’idea di fare una startup. Le idee fioccavano a destra e a sinistra, e anche se la maggioranza erano cazzate, qualche idea riceveva il responso positivo di qualche amico che si diceva fortemente interessato. Anzi, anche dalla mia tesi di laurea stava per scaturire una StartUp. Ma qualcosa mi ha fermato.

Innanzitutto, arrivato a 27 anni, non posso più permettermi di essere mantenuto dai miei genitori. Lavorare a una startup significa sostanzialmente questo, e anche se coltivo l’ambizione di creare qualcosa di mio e di conquistare il mondo, non posso farlo ora.  Inoltre, qualsiasi tipo di idea voglia realizzare, passeranno comunque diversi mesi prima che inizi a vedere qualche tipo di gratificazione, anche economica.

Così ho capito che per fare una Startup conta tantissimo il team che ci sta dietro. Il team non può essere fatto da una sola persona: troppi rischi, troppo lavoro da fare, poco tempo a disposizione. Inoltre accade spesso che per mesi si lavora su una soluzione “brillante” e invece si scopre che non potrà mai funzionare (mi è capitato durante la tesi), costringendoti a scegliere altre strade per risolvere il problema. Questo è il genere di problemi che NON si presentano quando dietro alle scelte c’è un team di due o più persone.

In questo momento, per quanta startup voglia fare, sono sostanzialmente solo. Le idee ci sono, lo ripeto alcune sono stronzate e altre meno, però sono solo. I miei amici “developers” latitano tutti tra altri progetti o grandi  aziende, ed ecco che mi ci affaccio anche io.

Un’altra cosa che serve per fare startup è l’incoscienza unita a una qualche dose di esperienza. L’incoscienza è necessaria perchè lavorare tanti mesi (o anni) senza soldi è una cosa inaudita e pazzesca adesso. Solo il “miraggio” di avere tanti soldi alla fine ti permette di lavorare a progetti senza paura di quel che sarà. L’esperienza invece è necessaria proprio per poter affrontare i problemi con quel po’ di saggezza, evitando di fare scelte scellerate (i problemi possono essere i più disparati, come il cacciare qualcuno dal team, scegliere una piattaforma gratuita ma chiusa, avere poco tempo e tanto lavoro da fare).

Io, come al solito, non ho l’incoscienza di farlo (serve qualcuno nel team che ti dica “Basta poco, che ce vo?”) nè esperienza. Sento che devo iniziare a lavorare in qualche modo per rendermi conto di com’è che va il mondo. Non avendo mai lavorato, come posso inventarmi un lavoro?

La Grande Azienda  diventa a questo punto una scelta obbligata. I vantaggi sono lo stipendio fisso, i progetti più o meno chiari, la stabilità che si presenta per un certo periodo della propria vita. Gli svantaggi sono quelli di essere “dipendenti”, subire le decisioni altrui, essere obbligati a svolgere compiti che magari sono stupidi o svilenti. E può succedere che il proprio team non sia proprio il massimo dell’accoglienza..Gli stronzi sono ovunque! Ma nelle startup ce n’è qualcuno in meno, visto che i soci te li scegli tu.