Fabrizio De Andrè: Non al denaro non all’amore né al cielo

copertina di Non al denaro non all'amore nè al cielo Da qualche tempo ho avuto tra le mani questo bellissimo album di De Andrè, artista che (lo ammetto) conosco veramente poco nonostante sia uno dei capisaldi della musica italiana. Il fatto è che è facile snobbare la musica italiana, se come primo impatto ti capita Laura Pausini, Eros Ramazzotti e compagnia bella (lo si può definire genere “adolescenziale” questo, non perchè lo ascoltano solo gli adolescenti, ma perchè vi sono adulti che quando ascoltano questi artisti si sentono adolescenti). Comunque per fortuna in Italia c’è qualcuno che ha  fatto musica con un impegno più artistico, e a tratti anche letterario. Fabrizio De Andrè, uomo di cui so poco o nulla, ha scritto questo album di cui so poco o nulla, ma provo a raccontarvelo per quello che ho ascoltato e secondo le mie impressioni. Il disco è un raro esempio di “concept album” all’italiana: tutte le canzoni si snodano secondo un unico filo conduttore, che per me è la morte e il giudizio. Sia chiaro, il disco è un disco impegnato, quindi non vi troverete canzoni d’amore strappalacrime. De Andrè è così. E’ uno dei pochi che andava controcorrente allora, ed è triste vedere che in 50 anni le cose non sono ancora cambiate. Comunque, il disco apre parlando di un piccolo cimitero sulla collina.  Si introducono un po’ i personaggi che ne fanno parte e il motivo per cui si trovano lì: chi per malattia, chi per morte violenta, chi per troppo amore. Dopo il primo brano ecco che parte la rassegna di alcuni dei personaggi del cimitero, ogni canzone è cantata da uno di loro. Vi sono personaggi più disparati, come un chimico, un ottico,  un blasfemo, un pazzo, un malato di cuore, un medico. Parlano della loro vita (che fu) senza peli sulla lingua, dicendo secondo loro cosa hanno sbagliato e perchè non sono riusciti a godersela… i testi sono profondissimi, ironici e veri, sembra di aver conosciuto davvero quelle persone e di capire ogni sfumatura del loro carattere solo da quei pochi minuti di canzone. Ma la canzone che è per me la chiave di lettura del disco è proprio l’ultima, “il suonatore Jones“.Parla dell’unico personaggio che, per dirla tutta, non fa una fine di merda. In due sole righe mi ha fatto capire perché suonare è un’attività da non bistrattare, anzi da valorizzare, che può donare soddisfazioni che sono più grandi di ogni altra esperienza vissuta:

E poi se la gente lo sa,
e la gente lo sa che sai suonare, 

suonare ti tocca 

per tutta la vita 
e ti piace lasciarti ascoltare. 

Finii con i campi alle ortiche
finii con un flauto spezzato
e un ridere rauco
ricordi tanti 
e nemmeno un rimpianto. 

E’ l’unica canzone del disco che lascia una sensazione di soddisfazione. Spero che almeno una volta nella vita lo ascoltiate, non a caso è considerato il secondo disco della musica italiana più bello di sempre. Buon ascolto!

La più bella canzone italiana di tutti i tempi

La più bella canzone italiana di tutti i tempi è sicuramente Alfredo, dei Baustelle.

Siamo nel 1981, in Italia accadono un sacco di cose, tipo terrorismo, Andreotti, e compagnia bella. La televisione è il media di riferimento, in soli trent’anni ha spiazzato ogni altra cosa esistesse prima.

Alfredo Rampi è un ragazzino di 5 anni che mentre stava tornando a casa è scivolato in un pozzo artesiano. Quando i genitori si accorgono che il ragazzo non è tornato a casa allertano le forze dell’ordine, e per caso un poliziotto sente delle grida provenire dal pozzo.

Il ragazzo era ancora vivo, e i carabinieri intervenuti sul posto pensano di poterlo tirare su. Per questo motivo il TG1 sospende tutti i programmi iniziando una diretta non-stop per avere la certezza di catturare la risalita del bambino.

Purtroppo i carabinieri fecero male i conti, e con questi anche la RAI: a causa di una serie di grossolani errori il ragazzino morì sottoterra, e piuttosto che trasmettere una storia di vita venne trasmesso un fatto di morte: il primo orrido reality show della storia della tv.

Andate a leggere la pagina su Wikipedia dedicata a Alfredo Rampi, troverete tutta la storia dettagliata.

I Baustelle hanno così immortalato, in questo pezzo, tutta la storia disperata di questo ragazzino: il testo per me è poesia pura, e ogni volta che lo ascolto sento un forte brivido dietro la schiena. Ci sono frasi che ti portano seriamente a chiederti se esiste un Dio che poteva o doveva fare qualcosa; ti chiedi se è giusto che la televisione abbia raccontato in questo modo la tragedia.

Il riferimento ai politici e ai calciatori del tempo, poi, serve a calare l’ascoltatore nella storia concitata di quegli anni: erano gli anni della grande Democrazia Cristiana, di Michael Platini alla Juventus, di Pertini presidente, ma tutto assume la dimensione di un contorno insignificante.

Spero che possiate apprezzarne il testo e magari emozionarvi come succede a me. Ascoltatela un paio di volte, comprendete bene il testo. E’ la dimostrazione che non servono paroloni speciali per descrivere qualsiasi sentimento vi venga in mente.

P.s. di questo brano avevo già parlato in un altro articolo musicale: Ho finalmente la mia playlist. Però sentivo il bisogno di ribadire il concetto. Tutto qui.

Observer Pattern for Dummies: perchè almeno una volta nella vita dovresti provarlo

Quello di cui voglio parlarvi oggi è l’Observer Pattern.

Ma come? Pattern? che diamine è ?

Beh, all’università si studia una materia chiamata Ingegneria del Software. Ho parecchi amici che pensano che si tratti di “aria fritta”, chiacchiere a vacant, etc. etc. Vi sono alcuni aspetti dell’Ingegneria del SW che effettivamente sono un po’ inutili, altre invece che dovrebbero essere conosciute a memoria, anzi dovrebbero essere provate praticamente almeno una volta nella vita.

i Design Pattern sono una di queste cose. In pratica sono “tecniche” che, nel corso degli anni della storia della programmazione, si sono rivelate funzionali per altre situazioni.

L’observer pattern si usa ogni volta che c’è bisogno di aggiorarnare più di una cosa contemporaneamente. Ad esempio, aumentate un valore su uno slider, e contemporaneamente il programma aggiorna una casella di testo con quel valore, e mostra un messaggio a video con quel valore. Se poi modificate la casella di testo, automaticamente anche lo slider si aggiorna. Oppure, premete un bottone e contemporaneamente abilitate / disabilitate / modificate dei componenti dell’interfaccia grafica (ma non solo).

Java ha un supporto nativo all’Observer Pattern attraverso le classi Observable e Observer. Dalla pagina di Wikipedia potrete vedere come realizzare l’Observer anche in altri linguaggi. Per la tesi sto lavorando molto con i file audio, quindi ho creato un progettino in Netbeans che simulasse un controller sul volume.

Scommetto che non ci avete capito nulla 😉 invece vi posto il .zip (ObserverTest) con tutto il progetto di Netbeans creato in trenta minuti scarsi, così potrete vedere da dentro com’è fatto un programma che utilizza questo paradigma. Essendo solo un programma dimostrativo, non ho implementato eventuali controlli (quindi se scrivete qualcosa che non sia un numero tra 0 e 100, il programma lancia eccezioni).

In parole povere:

  • ho creato un oggetto Volume che contiene due campi, “active” (che dovrebbe regolare Mute/unMute) e “volume” (un numero che rappresenta il valore del volume).E’ ciò che rappresenta il “model” dell’applicazione. Volume estende la classe java.util.Observable.
  • Ho creato un Frame chiamato ObserverTest che al suo interno ha due pannelli, Pannello1 e Pannello2. I due pannelli implementano le interfacce Java java.util.Observer, e implementano i metodi update().
  • Pannello1 ha un tasto selezionabile e uno slider. Pannello 2 ha una checkbox e un campo di testo.
  • Nella classe Volume, nei metodi che modificano le variabili istanza è bene inserire due chiamate a metodi di Observable, ossia setChanged() e notifyObservers().
  • Il metodo update(Object arg0, Object arg1) da implementare nei due Panel funziona in questo modo: Il primo Object rappresenta l’oggetto che è stato chiamato (nel nostro caso Volume), quindi dobbiamo fare un casting di arg0; l’altro Object rappresenta un eventuale parametro che vogliamo passare attraverso il metodo notifyObservers().
L’Observer Pattern è cosa buona e giusta? La comunità degli Ingegneri del Software è divisa sull’argomento. In particolare potrebbe portare a effetti collaterali se programmata male, quindi l’utilizzo è da riservarsi per poche piccole cose. Al crescere della complessità può succedere di tutto.