con il CAI di Cava sugli Alburni

Dopo  essere andato a Cappella Vecchia, domenica scorsa sono stato con il CAI di Cava de’ Tirreni a fare una passeggiata sugli Alburni. In particolare abbiamo visitato il monte Antece (o Antecce) a Sant’Angelo a Fasanella (SA), non vi dico quanto tempo c’è voluto per arrivarci!

Alla fine siamo  arrivati sul posto e abbiamo trovato tanto fango. Le montagne del posto sono fatte di terra argillosa e, data la pioggia dei giorni scorsi, l’acqua scorreva a rivoli sulla terra creando ampie zone di fango.

Su Picasa ho caricato le foto dell’escursione, ecco a voi lo slideshow:

Visto che su Picasa ho solo 1GB di spazio, può darsi che in futuro cancelli queste foto. Le potete trovare a quest’altro link (che spero non cancellerò mai).

Se vedete una figura intagliata nella roccia, quello è il Guerriero detto Antece (che significa probabilmente “antico”), scultura del 5° – 4° secolo prima di Cristo. Seguite il link per conoscere qualche informazione in più; anche se la mia personale sensazione è che si stia davvero trascurando un reperto storico del genere, come se non fosse stato studiato abbastanza. Attendiamoci a breve la stessa sorte della casa dei gladiatori di Pompei.

Per finire, eccovi il tracciato gps, casomai voleste ripeterlo da soli.

Salutissimi 🙂

Ha senso avere un blog nell’epoca dei social network?

Facebook logo
Image via Wikipedia

Tanto tempo fa i blog non c’erano e chi voleva scrivere qualcosa su internet aveva una sola alternativa: usare il messaggio personale di MSN.

Poi arrivò il fenomeno blog: tutti corsero a farsi un blog, e siccome Microsoft aveva incluso nel pacchetto MSN anche i cosiddetti MSN Spaces (che poi sono divenuti i Live Spaces e che ora sono defunti), tutti i miei contatti ne iniziarono ad averne uno.

Ricordo che passavo una buona parte del mio tempo on line a girare tra i blog dei miei amici per vedere cosa avessero pubblicato. Una stronzata, un articolo divulgativo, su ogni cosa c’era sempre la voglia di commentarsi.

Questo stesso blog nasce come un live space (che ora ho rimosso), poi ho migrato tutto verso un dominio e grazie alla piattaforma WordPress gestisco il mio blog in assoluta autonomia. Certo, le mie conoscenze informatiche sono servite a configurarmi il tutto (installare un plugin, i primi giorni, richiedeva un po’ di smanettamento!) e ora gestisco 3 blog, ma scrivo principalmente sul mio.

Paradossalmente, mentre io davo vita a questa creatura che è il mio blog, notavo una diminuzione dei commenti dei miei amici. Aumentavano i commenti di persone sconosciute, e in qualche caso sono nati nuovi contatti telematici; nel frattempo, sembrava che il mondo avesse perso la voglia di parlare di sè. Il blogging è finito?

Ad accelerare la fine del “blogging amichevole” è stato il nuovo fenomeno dei Social Network: con MySpace prima e Facebook poi, tutti erano connessi con tutti ed era veramente una baggianata creare dei contenuti visibili per gli amici, inviare messaggi, lasciare commenti. Colpo di grazia?

Qualche blog è sopravvissuto, ma di quelli che iniziarono a scrivere quando ho iniziato io non è rimasto più nessuno che lo fa in pianta stabile. Facebook ci ha fagocitato. Conviene quindi continuare a scrivere, sapendo che tra i nostri amici non ci starà leggendo più nessuno?

una possibile soluzione

Iniziamo dicendo che Facebook è limitante. Facebook limita di molto la nostra capacità di espressione, perchè obbliga a seguire uno schema che spesso non fa al caso nostro. Ad esempio, non possiamo articolare un pensiero lungo perchè ogni post su facebook deve essere massimo 1000 caratteri. La gestione delle foto è sublime, ma poi subentra la privacy. Inoltre, nessuno ha mai capito che fine fanno i nostri dati personali e poi incontriamo gente poco raccomandabile che sa i fatti nostri non si sa bene come (ad esempio, capita che vi fermano persone semi-sconosciute chiedendovi come mai avete litigato con la fidanzata).

Ovviamente Facebook ha dei lati positivi, ad esempio l’immenso numero di persone raggiungibili con un click da una band musicale o da una campagna pubblicitaria; ma è limitato sempre al modo in cui facebook ti permette di gestire queste relazioni. E ti obbliga a diventare sempre più facebook-dipendente.

Avere un blog supera tutti questi problemi, perchè un blog viene costruito su misura dell’autore. Immagini, testo, contenuti, tutto viene trasmesso a seconda delle capacità tecniche dell’autore – e molto spesso, i sistemi di blogging più avanzati permettono di fare  l’80% di quello che serve.

La gente dovrebbe bloggare di più, anche solo per scrivere il testo di una canzone che ha trovato piacevole o per  raccontare qualcosa che ritiene sia meritevole di una riflessione; poche righe al giorno, per divulgare i propri pensieri. Scrivere aiuta a rilassarsi, a sfogarsi, a mettere a fuoco i propri problemi e ad analizzarli, aiuta a creare uno spirito critico (specialmente quando si dà il permesso di lasciare commenti agli altri) e a scrivere meglio. Da quando ho un blog ho ricevuto qualche piacevole commento sul mio stile di scrittura; gli errori li commetto ancora, ma lo stile è diventato più personale e soprattutto è migliorato rispetto ai famigerati tempi del liceo (quando superare un compito di Italiano con un voto maggiore di 6 era un terno al lotto).

La cosa che mi piace di più, ad ogni modo, è che con un po’ di pubblicità di zio Google si può guadagnare qualcosina con Adsense: non dovete fare altro che mettere un po’ di pubblicità sul blog et voilà; se siete popolari farete tanti soldi, se invece vi leggono solo gli amichetti guadagnerete qualcosina che è pur sempre un incentivo.

Vi ho convinto? Volete aprirvi un blog? esistono diverse alternative. Vediamo insieme quali sono le più gettonate dagli amici del web.

Siti web per il Blogging

Iniziamo col dire che i “motori” di blogging vengono chiamati “Content Management System” (CMS), ossia sistemi di gestione del contenuto. Lo stesso sito che state vedendo ora è gestito da un CMS. Per semplicità ci fermeremo ad analizzare soltanto i siti web che offrono hosting gratuito di blogging.

La lista non può che iniziare con WordPress, non il primo ma il più importante motore di blogging del momento. E’ un CMS che permette di usare diversi temi grafici, permette l’uso di plugin e, con una piccola spesa, permette tante funzioni aggiuntive. WordPress col tempo è diventato famoso anche perchè viene gestito da una comunità open source, ossia chiunque può vedere come è fatto internamente e modificarlo in base alle proprie esigenze, se ne ha le competenze tecniche; Inoltre è progettato veramente bene e permette l’installazione anche su siti web indipendenti. L’indirizzo di riferimento per aprirsi un blog è wordpress.com.

Al secondo posto troviamo Blogger, la piattaforma di blogging che è stata poi acquistata da Google. Essa è perfettamente integrata con tutta la suite di prodotti Google, quindi potrete usare Picasa per le foto, Google Documents per i documenti, e per i più smaliziati addirittura guadagnare con Adsense!

Due soluzioni più “europee” sono Splinder e MyBlog. Splinder fa parte di Blogo.it, catena di blog tematici (su automobili, computer, internet, design, vini, etc), compagnia tutta italiana; MyBlog invece è gestito da Virgilio, altro motore di ricerca molto noto in passato per noi italiani.

Se volete provare qualcosa di alternativo, c’è sempre Tumblr. E’ una piattaforma di  microblogging per esprimere i contenuti in modo “rapido” e breve. A me non piace, sia perchè sono prolisso e poi perchè cerco qualcosa per differenziarmi da Facebook. Altrimenti ci sarebbe anche Twitter, ma a quel punto dovrei elencare i siti social… e a noi non piacciono troppo i siti social, vero?

Conclusioni

Torniamo a scrivere, cari amici; i nostri blog – vecchi e nuovi – vogliono essere aggiornati, anche con cazzate quotidiane, perchè la gente che cerca su google ha bisogno proprio di quella cosa che avete intenzione di scrivere. E poi chissà, magari ci guadagnate qualcosina di soldi..

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Quante persone muoiono per una mucca? e quante cadendo da una sedia?

Roberto Saviano
Lo scrittore Saviano

Oggi voglio citare un articolo di PensoScrivo, “Mucche Assassine“. Da un certo punto in poi afferma delle cose che tutti dovrebbero sapere (nota per l’autore, metti qualche fonte così sappiamo che non ti sei inventato tutto):

Oggi mi andava di parlarvi di Saviano e della così detta (da me) fascia degli incontentabili. Avevo già preparato una bozza, ma ho trovato un articolo su internet (Demopazzia) che esprime bene o male, ciò che volevo dire sull’argomento specifico. Rimanderò quindi in futuro un discorso più ampio e generale sull’argomento. Ah, piccola nota di bordo: tra poco tempo cambierò il layout e i colori del blog. Sul mio schermo si legge tutto bene, ma ho notato dalle vostre segnalazioni e da altri test, che la lettura non è ottimale. Mi scuso con tutti. Torniamo a noi. Vi parlerò quindi di un argomento che mi sta molto a cuore: la lente di ingrandimento. Quelli che in teoria dovrebbero essere dei programmi di informazione, sono oggi meri mezzi di propaganda del terrore. Vi basta sintonizzarvi su un qualsiasi telegiornale e capire che il 90% delle notizie è di cronaca nera. Chiamatelo cinismo, ma a me non frega veramente niente e non capisco neanche che rilevanza abbia per chi non è coinvolto, la scoperta dell’assassino di una persona. E’ cronaca, è vero, ma che senso ha imbastire giorni e giorni sui soliti casi? Fa audience, la gente si appassiona. Lo so.

Eccomi qua, allora, a mettere un po’ di sassi dall’altra parte della bilancia e a smontarvi alcuni falsi miti del terrore mediatico. In questo articolotroverete tutti i dati e le fonti che vi andrò a narrare. Da dove partire? Dai temibili squali? In America i media creano cronache infinite quando qualcuno viene attaccato da uno squalo. Qualcosa di simile avviene in Italia ad esempio per i pitbull. Ma la verità dov’è? La verità è che in media in America viene uccisa 1 singola persona l’anno da questi animali. Volete sapere invece quante vittime mietono le adorabili mucche? 20 volte tanto. Ma lo squalo fa notizia.

Impauriti dai terroristi? Non visitate più luoghi affollati? Evitate di stare in salotto se c’è già qualcuno? Sappiate che tutta la paura instillata dai media su presunti costanti attacchi terroristici è infondata. Volete un metro di giudizio? La possibilità di morire in un incendio casalingo è 10 volte più alta e addirittura, dall’11 settembre, è praticamente scesa allo 0% la possibilità di morire coinvolti in un attentato. Ma fa notizia.

E gli ascensori? Nei film c’è sempre qualche problema che li coinvolge. Cadono, esplodono, non si aprono! Delle vere e proprie macchine della morte. Ogni volta che succede un dramma in ascensore, si scatenano orde di giornalisti. Ma la verità? Circa 6 persone all’anno muoiono in ascensore. E non indovinerete mai quanti incidenti mortali invece accadono sulle scale nello stesso periodo di tempo: poco meno di 2000.

Grandi altezze. Quante volte avrete sentito al TG di qualche terribile disgrazia di una persona caduta? Io tante. Ok, le morti non sono effettivamente poche, circa 700 ogni anno, ma sapete che cosa uccide di più? Cadere dalle sedie. Le tenere sedie della nonna. E’ proprio la nonna la più soggetta ad una morte del genere. Viaggi in aereo? Battuti dalle biciclette. Centrali Nucleari? Più sicure di qualsiasi altro tipo di impianto.

Insomma, in sintesi non lasciate che vi facciano vedere le cose con una lente di ingrandimento, ma continuate a cercar di dare il peso giusto a ciò che succede.  Questo vuol dire anche saper cambiare canale, saper spegnere la TV e magari imparare ad usare Internet, per prendersi ilrischio di sapere qualcosa di più, qualcosa di nuovo. A me prende l’angoscia a vedere i miei genitori in balia dei telegiornali. Sembra quasi una malattia: metti su Rai Uno. Ora sul due. C’è quello sul 3! E a sentire cosa? Sentire in triplice copia che Tizio è morto, che era un bravo ragazzo. Che Caio ha ammazzato la moglie e poi si è tolto la vita. Vi giuro che io non riesco a capire l’utilità di queste notizie. A cosa serve sapere che qualcuno si è ucciso? Nel mio TG si dovrebbe parlare di cose costruttive o di cose informative. Nel mio TG mi devono spiegare come si paga il bollo della macchina on-line. Mi devono spiegare cos’è un governo tecnico. Devono parlarmi ancora de L’Aquila. Devono farmi vedere che ci sono ancora i rifiuti a Napoli. Devono dirmi dove finiscono le mie tasse. Devono farmi vedere cos’è l’Italia fuori dall’Italia. Me ne sbatto altamente di chi uccide chi.

Non è cronaca.

E’ ipnosi.

Che dire? Sono pienamente d’accordo con l’autore.

Ora faccio il salto della quaglia e parlo d’altro. Riguardo Saviano, poi, non sto guardando manco “Vieni via con me” (perchè la televisione mi annoia) ma ho imparato (qui in campania) che i camorristi non scelgono un colore politico per i loro affari; semplicemente scelgono lo schieramento che vince. Ossia, se al Sud vince “Sinistra Ecologia e Libertà”, è molto probabile che qualche assessore sarà coinvolto e noi (ancora) non lo sappiamo. Così come accade alla lega… per me è una cosa assolutamente scontata. Non normale, però. Non deve essere normale per la nostra opinione. E’ da condannare.

Dunque che fare? I giornalisti devono pur vendere i loro giornali. E come al solito, con i nostri 10 anni di ritardo rispetto al resto del mondo, internet inizia a diffondere notizie scomode, verità nascoste, paradossalmente grazie a Facebook. Ma ho notato anche un’altra cosa: una notizia “importante” viene presa alla stregua di barzellette e altre fesserie. un vero e proprio appiattimento culturale.

Fine dei deliri? si. oggi ho passato troppo tempo al pc.

Buona serata! Sto senza soldi, si accettano offerte 🙂

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Il terremoto in Irpinia del 1980

Nel 1980 la Campania e la Basilicata sono state squarciate dal terremoto .

Oggi farebbe ridere pensare che l’unica testimonianza di quei momenti è data da questo audio:

Qualcuno stava registrando questa cassetta da una radio privata e quello che sentite sono i rumori del terremoto. Mia madre mi raccontava che è durato tantissimo, che si è sentito distintamente anche qui dove abitiamo tutt’ora (siamo a circa 40 km dal terremoto) tant’è vero che qualche palazzina della zona crollò.

In quest’epoca super tecnologica abbiamo registrazioni video collettive fatte con i telefonini per ogni cosa che accade intorno a noi. La rete ci permette anche di far circolare tutte le nostre cavolate, e ad ora ci risulta incredibile pensare che l’unico documento che riprende direttamente il terremoto sia questa registrazione. Era solo 30 anni fa! Per fortuna non l’ho vissuto sulla mia pelle.

Stando a Wikipedia, ci furono circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti. Un attimo di raccoglimento per loro.

E la politica? Non esisteva ancora la protezione civile. Lo Stato, pensate un pò, arrivò in certe zone dell’Irpinia dopo 5 giorni. I superstiti dovettero sopravvivere allo sciacallaggio e al senso di piccolezza che un evento così disastroso lascia nell’animo e nella comunità.

Ora, dopo 33 miliardi di euro spesi nella ricostruzione, solo il 50% è stato realmente impiegato. Tutto il resto è stato spartito tra politici e camorra. Ti fa schifo che si speculi sulle spalle di chi ha perso tutto? Il brutto è che non abbiamo imparato nulla da allora, come dimostrano tutte le altre sventure (anche recenti) che ci hanno colpito.

la scarsa qualità della musica di oggi (di quella italiana poi, stendiamo un velo pietoso)

Prendo spunto da un articolo de Il Fatto Quotidiano, “I grandi network radiofonici boicottano la musica italiana?“, per testimoniare che si, la musica italiana non produce qualcosa di decente da molto, molto tempo.

In sintesi il Fatto parla del MEI, notissimo quanto importantissimo “Meeting dei produttori discografici italiani Indipendenti” (non l’avevo mai sentito nominare), che rilascia un inquietante comunicato stampa: le grandi radio italiane nazionali stanno boicottando la musica italiana, trasmettendo percentuali di italianità al 10% – sconvolgente!

Sconvolgente? No, davvero. La qualità  della musica italiana è bassissima. Le uniche cose decenti che l’Italia abbia mai prodotto musicalmente non sono MAI (altro che MEI!) andate in radio, e stiamo parlando di musica un po’ rock, un po’ stramba, ma che è l’unica forma d’arte alternativa e indipendente che abbiamo di questi tempi in Italia. Poi con tutti questi reality a sfondo musicale, con vincitori & vinti che producono un album e poi vengono scartati, dimenticati, abbandonati, bistrattati e relegati a partecipare ad altri reality per rilanciare la loro immagine, beh allora sono gli stessi discografici che non sanno più che pesci prendere. I vari Antonacci, Pausini, sTramazzotti e Jovanotti si incaponiscono a vendere  musica non scritta da loro e parlano sempre della stessa cosa: amore, amore, amore e nulla più. (Ok, forse Jovanotti scrive d’altro, ma non ho ancora capito di cosa). Vasco Rossi ha rotto con tutti sti pezzi intimistici. Ligabue, perdiana, suona sempre uguale sin da Miss Mondo. Avevo 16 anni! Chi è rimasto? Marco Carta? Valerio Scanu? ROBACCIA!

Per carità, la musica straniera non è migliore, ma (come diceva  un mio professore del Liceo) “chi vince una guerra può farci i film sopra”, e se estendiamo il concetto anche alla musica, il dado è tratto. Siamo succubi dell’America, ogni cretinata che accade lì deve arrivare qui da noi e deve diventare moda _per forza_. Non possiamo ribellarci: loro sono gli esportatori e ce lo dobbiamo far piacere. Eccoci dunque invasi da Britney Spears, Destiny’s Child, Backstreet Boys, Robbie Williams, e tanta altra cacca che canta, indovinate un po’?, sempre delle stesse cose: amore, amore, amore e nulla più. Ripetitivi! Ma ora c’è una differenza, perchè noi Italiani non capiamo l’Inglese quindi ci sembra roba nuova, diciamo “bona quella” e ci disinteressiamo totalmente di cosa stia dicendo veramente. Persino il Waka Waka sembrava una bella canzone, all’inizio, ma poi Shakira ha rotto e dopo l’uscita dell’Italia dal mondiale non aveva più senso neanche cantare Fratelli D’Italia.

Cosa ascoltare, dunque? Io ascolto la radio principalmente perchè passo molto tempo in macchina. Se ci fossero più autobus forse non ne ascolterei così tanta, ma sapete com’è, vivo in un paesino e per ogni cosa devo bruciare benzina. Le radio italiane hanno una sola cosa che funziona bene: i dj. Quelli sì che fanno davvero compagnia, che sanno intrattenere. Non vorrei fare troppa pubblicità al network che seguo, ma su radio 105 i dj sono molto bravi e mi fanno divertire tantissimo. Sono convinto che le vostre radio preferite hanno altrettanti dj bravi. Ma per quanto riguarda la musica, beh facciamo veramente pena. Noi che l’ascoltiamo, i programmatori musicali che la programmano, e i musicisti che pur di portare il pane a casa, la suonano.

Questo post dovrebbe avere una morale? No, la musica italiana fa schifo (l’ho già detto?) e non vedo spiragli di luce all’orizzonte. I nuovi cantanti cantano i pezzi dei vecchi, i vecchi fanno quello che hanno sempre fatto. A un certo punto il mondo è andato avanti e solo in Italia siamo rimasti a San Remo. Propongo una cosa. Perchè non lo fermiamo un paio d’anni, giusto per riprendere fiato? Alla fine anche il Grande Fratello si fermò un anno pur di non stancare, se non erro…

riavviare server X in ubuntu 10.10 da tastiera

Ogni tanto mi capita che, all’avvio di Ubuntu, i tasti in alto a destra (per intenderci, quelli per spegnere il pc) non si vedano bene. Sicuramente ci sarà un motivo più o meno grave e quindi anche una possibile soluzione; io in ogni caso AMAVO i tasti CTRL + ALT + Backspace per riavviare il server X quindi vediamo come riabilitarli.

Clicchiamo su Sistema –> Preferenze –> Tastiera

Cliccando su Opzioni, selezionate “sequenza di tasti per terminare il server X” e spuntate l’opzione su Ctrl + Alt Backspace. 

Perchè l’hanno disabilitata? Sinceramente non lo so (e se lo sapete vi invito a scriverlo nei commenti) ma io la trovo una funzione estremamente comoda, perchè permette di riavviare solo l’interfaccia grafica, che si blocca più spesso del resto del sistema (il kernel è solitamente ben progettato. Riavvare solo l’interfaccia grafica è un’operazione molto più leggera rispetto al riavvio dell’intero sistema.. provare per credere. ATTENZIONE: se avete lavoro non salvato, lo perderete.


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Conversazioni surreali (che fanno ben capire stati d’animo e contesti)

L: “stasera non vorrei uscire..”
Io: “Neanch’io, sono uscito tutto il weekend, e sto senza soldi”.
L: “già, tra sabato e domenica ho speso 20 euro di benzina”
Io: “…..io l’ho spesi in cibo”.

è arrivato il bullo!

Alla fine io e il mio amico non abbiamo resistito, e per correggere un difetto del gioco craccato (oltre che per venire incontro al mio amico che ha la wii originale) abbiamo comprato bully scolarship edition originale per soli 12 euro.

In Italia non si trova, e l’abbiamo preso all’estero! Se lo prendete dall’Inghilterra, ci saranno i sottotitoli italiani e quindi sarà uguale ad uno comprato qui.

Buon divertimento con questo piccolo capolavoro…

A voi? No, a noi 🙂

Alla scoperta delle montagne con il CAI di Cava de’ Tirreni

Domenica scorsa ho deciso di chiamare il CAI (Club Alpino Italiano) di Cava De’ Tirreni e di farmi una bella passeggiata insieme a loro.

Il percorso designato era a Cava De’ Tirreni partendo dalla Badia, una splendida basilica incastonata in una valle. Questa chiesa custodisce i segreti e gli atti notarili di tutta la cristianità della zona, compreso il luogo in cui vivo, dall’anno 1000 in poi.

Tornando a noi, il percorso era di partire dalla Badia per arrivare alla “cappella vecchia”, un piccolo spazio piano in cui è presente una cappellina molto piccola (ci entrano sei persone sedute). Il panorama da quel punto in poi è MOZZAFIATO, dato che si staglia sotto di noi la costiera amalfitana con i paesini di Albori, Erchie e Maiori, ma se soffia un buon venticello si riesce a vedere fino a Capri.

Purtroppo il giorno che sono andato io il tempo minacciava un po’, e infatti quando siamo arrivati nel punto più alto s’è alzata una nebbia spettrale che ci ha tolto il panorama (ma ci ha regalato un’ambientazione da horror).

Per i patiti della tecnologia, ecco a voi il percorso tracciato con il GPS (caricandolo nel vostro dispositivo dovreste essere in grado di percorrerlo … spero!):

Sondaggio: feste & live music

Io e qualche amico ragionavamo sul fenomeno della musica live: ormai da qualche anno i locali si sono buttati su questo tipo di intrattenimento (finalmente il karaoke non è più la priorità!) e i risultati da qualche parte sono notevoli (vedi ‘900) e da altre parti invece sono … beh è qualcosa ma non si capisce cosa.

Per questo motivo abbiamo elaborato un piccolo sondaggio che non vuole essere uno spunto scientifico per esaminare la materia, ma solo una prova per verificare le nostre intuizioni. Siamo consapevoli che forse qualche domanda è mal posta quindi se avete correzioni o altro indicatelo nei commenti. Indicate anche se abbiamo dimenticato qualche domanda che secondo te è invece fondamentale, se abbiamo invece perso di vista il punto  chiave, etc etc.

Ultimo favore: ti chiediamo il passaparola. Un sondaggio è tanto più attendibile quanti più numeri abbiamo dalla nostra. Dacci una mano, parla bene di noi 🙂

Buon lavoro, eccovi le poche domande scelte. Attenzione: cliccate su “VOTE” dopo ogni domanda!!

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Comunicazione di servizio: Ricordati di cliccare su vote ogni volta che voti!

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