Ciao ciao iTunes. Molto meglio WINAMP!

Winamp
Winamp: Sembra incasinato ma tutto ha un suo perchè

Per chi come me è cresciuto con Winamp, farà rabbrividire il pensiero di utilizzare un altro player musicale, seppure per un po’ di tempo. Ecco, io uso winamp sin da quando sono nati gli mp3 (ricordo anche su windows 3.1 !!!) che per installare winamp e ascoltare l’unica canzone che avevo in quel formato servivano tre dischetti.

Ebbene, per una settimana ho provato iTunes. L’ho fatto perchè il mio telefonino offriva un programma per sincronizzare automaticamente la musica col pc, e poi perchè ne sentivo parlare da tutti e volevo toccare con mano “cosa fosse”.

(Windows Media Player non l’ho calcolato neanche, visto che non ha nemmeno le funzioni più basiche; e poi converte i file in “wma” … arghhh!!!)

Del programma favoloso di cui tutti parlano, io non ho trovato nulla. Ma proprio nulla. Cercherò di fare un raffronto delle caratteristiche.

bellezza

Esteticamente, winamp su sistemi windows è carino; iTunes non è brutto ma io preferisco il caro Winamp che tra l’altro è personalizzabile con skin, colori diversi, etc. iTunes ha il famoso “coverflow”, ossia una sorta di biblioteca con tutti i cd selezionabili col mouse. Bello quanto scomodo.

gestione dei file

iTunes non si comporta come vorrei perchè non monitora la cartella “musica” del mio pc, e se aggiungo qualcosa lui non lo nota. Inoltre se per caso si clicca sulla funzione “consolida file” (complimenti vivissimi al team di traduzione! che vor dì?) vi troverete con un duplicato di tutta la vostra libreria musicale. Decine di giga di musica copiata.

Il servizio di ricerca di iTunes funziona bene ma non riesco mai a capire se quello che sta suonando viene da ciò che ho visualizzato sullo schermo oppure secondo un ordine che si è dato lui. Anche solo suonare la musica in modalità casuale diventa un’impresa (chiamando in causa l’improponibile itunes dj).

Winamp invece permette di gestire tutto dalla libreria musicale, dettamedia library. La maniera “tabellare” in cui mostra i file mi permette di capire bene a cosa mi sto riferendo; inoltre separa la media library dallaplaylist: le canzoni nella playlist verranno riprodotte, mentre quelle nella media library sono lì solo per essere cercate, organizzate e suonate.

integrazione col sistema operativo

Per questo punto si intende tutta la gestione della musica attraverso itasti multimediali (quei play, pause, etc presenti sulle tastiere di mezzo mondo). Risultato, itunes non va – anzi bisogna fare certi magheggi per farla funzionare; mentre winamp semplicemente funzionaMa non era un motto Apple?

Inoltre, trascinando un file dal desktop sulla playlist di winamp questo viene aggiunto in coda; non posso dire lo stesso di iTunes (dov’è la coda di iTunes?).

tagging e gestione delle copertine

Se siete audiofili incalliti volete avere tutti i tag PERFETTI, ossia nome – autore – numero traccia – album di provenienza etc etc etc che sono fondamentali per il conoscimento della buona musica. Ebbene, chi elogiava iTunes mi disse una volta: “pensa, se io ascolto una canzone senza tag, questo me la auto-tagga da solo, prendendosi le info dall’iTunes store“. Una bella idea pensai, questo è un problema risolto grazie al più grande archivio di musica digitale del web.

Ma non è tutto oro quel che luccica, e infatti iTunes non auto-tagga un bel niente. Per quanto ci abbia provato (consolidando i file… ma che ve lo dico a fare) non ci sono riuscitoIn Winamp, invece, c’è la funzione “Auto-tag” cliccando col pulsante destro sui file da taggare. Una bella soluzione piuttosto che vedere “artista sconosciuto – album sconosciuto – track 01″.

Per quanto riguarda le copertine, devo dire che questa funzione è assolta “male” da entrambi i software. iTunes la assolve male perchè, se non la trova nello store, bisogna inserirla a mano. E tanti dischi non sono nello store per problemi con le case discografiche – su tutti, i famigerati dischi dei beatles. Winamp invece cerca le copertine da una serie di siti internet, ma purtroppo lo fa da siti americani ed è difficile trovare gli album per i dischi italiani. Entrambi però permettono il copia e incolla da internet.

Per chi come me ha un telefonino con un ampio display, avere le copertine significa anche riconoscere la musica in modo “visuale” piuttosto che selezionando solo il titolo dell’album.

Equalizzazione, controllo del volume e fading

iTunes ha solo una ridicola funzione, presente nelle opzioni, che si chiama “migliora la musica in ascolto“. Cosa faccia, boh. Winamp invece ha un equalizzatore di tutto punto che è facilmente configurabile per la struttura della vostra stanza (si, bisogna equalizzare in funzione della vostra stanza!).

Entrambi i programmi possono gestire i volumi delle canzoni in modo tale da non sentire sbalzi tra una canzone e l’altra (ma io questa funzione non la uso perchè gli mp3 che ho sono generalmente di buona qualità).

Il fading, invece, è quella funzione che permette di “sfumare” una canzone mentre parte un’altra; entrambi i software assolvono questa funzione, ma in iTunes secondo me è fatta meglio (è un giudizio qualitativo).

Risultato finale

WINAMP TUTTA LA VITA! davvero non trovo software migliore. Poverini gli utenti Apple, non sanno cosa si perdono. E mi spiace anche per Linux, perchè io ho usato tutti i programmi di questo mondo (Rythmbox, Banshee, etc) però non sono mai stato soddisfatto come con Winamp. Complimenti alla Nullsoft!

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I metodi usati dai governi nazionali per l’allocazione dello spettro per le tv digitali, e l’anomala situazione italiana

I didn't vote Berlusconi!! I'm sorry!!
Image by F. Magagnino via Flickr

Dato che lo spettro elettromagnetico è una risorsa comune che è aperta all’accesso per chiunque, diversi accordi nazionali ed internazionali sono stati scritti sull’uso delle diverse bande di frequenza nello spettro.

A livello mondiale, un’agenzia dell’ITU-R chiamato World Administrative Radio Conference (WARC) prova a coordinare l’allocazione dello spettro dei vari governi nazionali, in modo da far funzionare diversi dispositivi in diversi Paesi. Tuttavia, le raccomandazioni dell’ITU-R non sono obbligatorie a nessun governo. Rispetto all’allocazione nazionale dello spettro, anche quando il governo mette da parte una porzione dello spettro per una particolare applicazione/uso, un altro problema sopraggiunge – il problema di stabilire quale compagnia deve usare quale insieme di frequenze.

Molti metodi sono stati provati per questa allocazione di frequenze tra molte compagnie concorrenti, alcuni dei quali vengono descritti qui sotto.

Il primo e più anziano metodo, chiamato asta comparativa (comparative bidding) e spesso chiamato metodo del concorso di bellezza (beauty contest), funzionava in questo modo: ogni compagnia inseriva  una proposta al governo spiegando come intendeva usare le bande di frequenza. Il governo, rappresentato dagli ufficiali, avrebbe valutato le diverse proposte e sarebbe giunto alla conclusione su quale compagnia soddisfa meglio il pubblico interesse, allocando le frequenze a quell’operatore. Tuttavia, questo metodo era spesso soggetto a corruzione e nepotismo. Quindi fu abbandonato.

I governi si spostarono dunque sul sistema della lotteria, in cui si indiceva una lotteria tra tutte le compagnie interessate. Ma questo metodo aveva un serio problema: le compagnie che non avevano un vero interesse nell’uso dello spettro potevano partecipare alla lotteria e vincere un segmento dello spettro. Poi potevano rivendere lo spettro a operatori veri e fare grandi profitti. Quindi, anche questo sistema è stato abbandonato.

Il terzo metodo, che è ancora utilizzato oggi, è il metodo dell’asta. Le bande di frequenza vengono messe all’asta al più alto compratore. Questo metodo superava tutti i problemi associati con i due metodi precedenti. Anche se i governi potevano generare grandi guadagni mettendo all’asta le frequenze, alcune compagnie che comprarono queste frequenze a prezzi esorbitanti sono poi andate sull’orlo del fallimento.

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questi metodi sono tornati di grande attualità in questi giorni di crisi finanziaria. Avevo scritto questi appunti per un esame universitario e ho penato fosse il caso di pubblicarli anche per spiegare cosa sta accadendo di questi tempi.

Qualche anno fa, quando arrivarono i telefonini GSM e si iniziava a parlare di mercato libero, fu indetta un’asta per accaparrarsi le frequenze. L’aria è di tutti e chiunque può trasmettere, ma se viene fatto “ad capocchiam” si generano interferenze (e le telefonate cadono); per questo chi vuol operare sulle reti cellulari deve essere autorizzato dal governo. Risultato: alla prima asta per lo spettro GSM, parteciparono in 6 e se la aggiudicarono in 4; quei quattro operatori (i soliti noti) scucirono un sacco di soldi – è sotto gli occhi di tutti quanto noi italiani siamo telefonino-dipendenti – e, miracolo dei miracoli, tutti quei soldi furono destinati alle università.

Quando si tornò a parlare di asta per le frequenze UMTS l’università già fremeva per quella montagna di soldi in arrivo: invece, su quattro posti disponibili, si presentarono in cinque e uno si ritirò, pertanto tutti fecero il prezzo che volevano.

Il problema è tornato di attualità perchè alcuni paesi colpiti dalla crisi, tra cui anche gli Stati Uniti, stanno riassegnando le frequenze televisive cercando di liberare qualche banda di spettro in più e metterlo all’asta. I proventi dovrebbero servire come ammortizzatori sociali, o per far ripartire l’economia, etc etc.

Nel nostro Paese, in cui da poco si è passati al digitale terrestre, si sono liberati tantissimi nuovi canali: basti notare che prima vedevamo una ventina di canali, e di questi solo pochi si vedevano realmente bene; prima infatti il segnale digitale era codificato analogicamente e occupava parecchia banda, inoltre con la distanza il  segnale si attenuava (o si vedeva male), non era molto resistente alle interferenze (ed in Italia ce ne sono, dato che tutti trasmettono).

Ora invece vediamo 100, 200 canali, molti di dubbia utilità 🙂 . Inoltre abbiamo 20 € a televisore in meno, visto il grande numero di decoder comprati. L’idea è che, lì dove prima poteva trasmettere un solo canale, se ne possono inserire ben 6 perchè codificati in maniera diversa (e il decoder è in grado di decodificarlo e farlo visualizzare al nostro televisore). Il segnale digitale inoltre resiste alle interferenze e permette una buona ricezione anche se il segnale è attenuato. Per contro, ogni tanto escono i quadratoni, o l’immagine si blocca.. ma capita molto raramente.

Bene, ora che abbiamo molte frequenze disponibili in più, facciamo una bella asta per assegnare i canali al miglior offerente? si parla di alcune frequenze su base nazionale (concorrenti dirette di Mediaset e Rai) e altre su base interregionale (che trasmettono in nord-est, nord-ovest, centro, sud-est o sud-ovest)… senza contare quelle su base locale che abbondano (e continueranno ad abbondare). E invece il governo (che controlla Mediaset e Rai) ha deciso di affidarsi al criterio “beauty contest”, descritto sopra: la corruzione è molto probabile (visto gli esponenti che ci goverano e il periodo storico corrente) ma soprattutto i milioni di euro che il Paese non intasca per far contento il presidente dell’azienda concorrente.

Meglio licenziare infermieri, insegnanti e impiegati statali (oddio, abbondano i nullafacenti, ma sono comunque persone assunte con un contratto e con famiglie alle spalle) piuttosto che creare concorrenti, che portano centinaia di milioni a tutto il Paese, sembra questo il succo del governo attuale. Se ci sono domande, anche tecniche, sarò contento di provare a spiegarle (nei limiti della mia conoscenza tecnica sull’argomento).

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sfido un metallaro a restare a guardare uno dei suoi video per 3 minuti di seguito

Gemma, qui fai la fine della lecciso. Significa: tra un po’ la Mediaset ti chiamerà e non ti farà scappare. Ma ti useranno quei 2-3 mesi, qualche osptitata a Domenica In, qualcosa a Pomeriggio Cinque, e poi (sfottuta e) dimenticata. Il mio consiglio: caccia le poppe una volta in tv. non farà che accrescere la tua popolarità. darai alla tua carriera(?) un ultimo colpo di coda, prolungherai l’agonia. E continua così, stai facendo ciò che chi ha talento non sa fare: suscitare un’opinione. Pessima, per carità, ma ditemi qualche personaggio del grande fratello che s’è rivelato un premio Nobel…

scusate, ma non ce la faccio a metterla nella categoria “musica”.

Casillas romanticone … Carbonero peperone

E’ una finale mondiale, è chiaro che doveva succedere qualcosa da ricordare in saecula saeculorum.

Poteva essere il colpo da kung fu di De Jong? Poteva essere il gol sbagliato di Robben? poteva essere… la vuvuzella? il polpo paul? no!

Ieri, con il mio solito tempismo perfetto, appena è finita la partita ho spento la tv e sono tornato a studiare… e mi sono perso la scena più commovente e romantica degli ultimi 3 milioni di anni (dalla nascita del pianeta terra ad oggi).

Per chi non conosce la storia:

Casillas è il portiere della nazionale che ha appena vinto la coppa del mondo. E’ felicissimo. Ha pianto fino a qualche minuto prima. La Carbonero è una giornalista sportiva che lavora per le Tv spagnole. La loro storia, assolutamente non ufficiale, è iniziata durante la Confederations Cup dell’anno scorso: lui a salvaguardare i pali della Spagna, lei a raccogliere le emozioni in “zona mista” (una zona di campo dove si viene intervistati). E così nacque l’attracciòn fatal.

Da un anno i paparazzi li beccano ovunque, al ristorante, per strada, ma loro negano negano negano (o meglio, non ufficializzano).

Così lui, dopo aver vinto e alzato la coppa insieme ai compagni di squadra, straripante dall’emozione, va dalla giornalista (che sta facendo il suo lavoro) e inizia a ringraziare: grazie a mamma, a papà, a questo, a quello… un momento di silenzio e lei chiede: “C’è altro?” – “si, vorrei darti un bacio” e parte un bacio in diretta tv (spagnola) che poi farà il giro del mondo grazie a youtube, e perchè no, anche grazie al particolare nascosto. 🙂

Cosa succederà ora? A parte che Casillas ha fatto una cosa da far sciogliere il sangue nelle vene pure a me che sono un ghiacciolo, ma se ho capito il tipo, la Carbonero sarà incazzata come una belva perchè lei è una di quelle che non voleva far sapere niente anche se tutti ormai sapevano tutto. Classico segreto di pulcinella.

E secondo me si lasciano pure perchè lei non apprezza questo genere di esternazioni… povero casillas… vabbè ti rimane la coppa! Spero tanto di sbagliarmi e al 99% succederà, ma se non sarà così… ve l’avevo detto (a quel punto potremmo dire che io capisco le donne hihihi)

Creative D200, come ho fatto a vivere senza bassi fin’ora?

Da quando il vecchio sistema 5+1 che avevo vicino al pc di casa mi ha lasciato (il sub fece una fumata nera e … ora diffonde mute note di mestizia), ho contemporaneamente deciso di spostare il pc di casa in camera delle mie sorelle e di avere un notebook come pc principale. Risultato? Io che ho ascoltato decine e decine di dischi, d’un tratto non provavo più piacere nell’ascoltare musica.

Poi è arrivato il D200 della Creative. E’ arrivato un quarto d’ora fa, ma ho subito gettato “a mare” le vecchie casse cinesi che avevo prima e mi sto godendo un po’ di musica come non l’ascoltavo da un pezzo.

Di seguito vedrete un breve video dimostrativo dell’apparato. Perdonate la qualità, il telefonino che sta filmando è un Blackberry Storm2 e l’autore ha una mano impegnata a reggerlo 🙂

Continua a leggere Creative D200, come ho fatto a vivere senza bassi fin’ora?

Esperienza unica di un viaggio… tout court Terra Santa!

“Esperienza unica!” E’ stato questo il malinconico ritornello che affollava i 29 posti del bus che dall’aereoporto di Orio al Serio ha riportato a Brescia lo scorso 3 giugno giovani studenti e non, della sede bresciana dell’Università Cattolica. Tra i fortunati c’ero anch’io: campano di nascita ma bresciano di “universitaria adozione”.

Il leitmotiv di questo fantastico “viaggio-ricerca”, che, oltre ai numerosi gadget, spezie e pashmine acquistate nel Suk di Gerusalemme, ha portato alla luce soprattutto quell’io troppe volte perso nella realtà per lasciar spazio ad una frettolosa razionalità quotidiana.

Una tappa, quella della Terra Santa, per certi versi attesa da tutti, dove le aspettative che documentari, foto e i mille racconti di sempre hanno lasciato presto spazio ad una realtà tanto difficile quanto affascinante. Continua a leggere Esperienza unica di un viaggio… tout court Terra Santa!

Wind all inclusive: la nuova versione (che ho sottoscritto anch’io)

Qualche mese fa, quando uscì la prima “all inclusive”, scrissi un articolo (Wind all inclusive: appena nata, già vecchia) e da allora ho visto che parecchie persone hanno visitato quell’articolo. Nel frattempo è uscita la nuova versione della Wind All Inclusive (quella attuale, ad oggi 6 luglio 2010) e mi sembrava giusto spiegare le differenze, i vantaggi e gli svantaggi di tale tariffa.. anche perchè l’ho sottoscritta e quindi la conosco davvero bene!

La Wind All Inclusive si divide in quattro categorie, come potrete vedere dal sito della wind: Smart, Silver, Gold e Platinum. Prima di scegliere qual è il piano tariffario più adatto a voi, vi consiglio di scaricare i vostri dati telefonici dal sito (se avete la wind, ve li fa esportare in excel) e di armarvi di calcolatrice, così da farvi due conti.

  • Quanto spendete al mese?
  • quanti minuti chiamate?
  • quanti sms mandate?
  • qual è il numero che chiamate di più?
  • Serve internet?

A queste domande ho risposte che spendevo 44 € al mese, chiamavo per 230 minuti senza contare le chiamate verso un certo numero, e mandavo circa 200 sms al di fuori di quel “certo numero”. Internet serve perchè comunque studio informatica, ho un blog, e ho un telefono costoso che senza internet vale 30 € 🙂

A questo punto è iniziata la scelta dell’offerta migliore. Fermo restando che sarei dovuto rimanere wind, non per scelta prettamente mia ma per compatibilità con quel “certo numero”, la nuova All Inclusive stava per risolvermi i problemi perchè offre:

  • 250 minuti di chiamate al mese (100 minuti in meno della vecchia offerta)
  • 250 sms al mese (150 sms in più della vecchia offerta)
  • chiamate illimitate verso un numero wind (non previsto nell’offerta precedente)
  • internet illimitato (c’era solo 1 gb prima)
  • telefonino incluso (a scelta tra 4-5 giocattoli semplici, ma ho preso il dignitosissimo samsung corby)

Avendo un conto corrente bancario per “studenti” (zero spese, ma anche zero interessi) e, guadagnando qui e lì quei famosi 25 € al mese, ho pensato di investirli in … telefonia. Così ho sottoscritto l’offerta All Inclusive Smart.

Vantaggi e svantaggi

I vantaggi sono che adesso posso chiamare a destra e sinistra senza preoccuparmi di quanto spendo. Certo, per le chiamate lunghe mi conviene affidarmi al telefono di casa; ma per le chiamate brevi che faccio io questa tariffa va più che bene. Inoltre visto che le chiamate lunghe le faccio sempre allo stesso numero (col quale ho minuti infiniti) non ho nessun problema.

Tuttavia, per la “legge del consumo totale delle risorse”, avendo 250 minuti al mese ho notato che ora chiamo di più… e questo mi ha portato a sforare i 250 minuti già qualche volta. Roba da poco, ma è fastidioso. Lo stesso discorso vale anche per gli sms; averne 250 è poca cosa, per questo sto cercando di scriverne di meno e contestualmente sto mandando tante, tantissime email.

Internet illimitato mi ha già salvato un paio di volte, quando all’università non c’è rete e devi consegnare un progetto, ad esempio. E’ proprio vero che un telefonino di alta fascia, con internet illimitato, assume un’altro significato d’esistenza. Ed inoltre si può usare anche come modem del pc.

Ci sono due tre cose che però mi danno fastidio. Innanzitutto non so quando mi scade il mese nè posso controllare, in tempo reale, quanto minuti e sms ho speso . Per controllare quanto s’è consumato bisogna mandare un messaggio con il testo “verifica traffico incluso” al numero 4155. Il messaggio che si riceve è del tipo: “Chiamate nazionali (min): 240; SMS: 249; traffico aggiornato a circa 15 ore precedenti la richiesta“. 

15 ore?!?! MA STIAMO SCHERZANDO! Grazie a questo trucchetto io non so mai veramente quanti minuti mi restano e sono allibito che, nell’epoca dei database distribuiti, real-time, ridondanti e oraclizzati sia ancora impossibile calcolare il monte minuti in tempo reale! Con la scheda ricaricabile lo era eccome; come mai adesso non lo è?

Altra novità: non so “entro quando” devo spendere i miei minuti e sms. Non riesco a capire, neanche dal sito internet, quando ricomincia un nuovo mese. Questo è un bel problema, perchè se devo restare un giorno senza telefonare per non sforare con i minuti devo saperlo, eppure non posso calcolarlo! Me ne vado per un’idea, e dalle fatture risulta che loro contano fino al giorno 31 del mese; eppure io sto al giorno 6 di luglio e il credito non è ancora andato a zero. E le 15 ore di ritardo sono bell’e passate.

tornando a noi, è vero che questa tariffa ha 100 minuti di chiamate in meno, ma è molto più equilibrata e tarata sui miei bisogni. Mi fa risparmiare circa 15 € al mese, che per uno studente non sono pochi. Ma se si potessero avere 50 minuti e 50 sms in più, ne sarei veramente felice. A quel punto la Wind avrebbe la vera offerta killer.

http://www.ilparticolarenascosto.it/2009/09/17/wind-all-inclusive-appena-nata-gia-vecchia/250

Come valutare la produttività degli sviluppatori (o, più in generale, dei dipendenti)

Valutare la produttività dei dipendenti di un’azienda è un lavoro complesso. Nella letteratura scientifica non esistono regole, leggi o studi a riguardo della valutazione dei dipendenti e spesso le aziende usano metriche vetuste o inadeguate.
Alcune aziende usano le “righe di codice” al mese: quante righe di codice vengono prodotte in un mese da uno sviluppatore. I livelli di riferimento cambiano a seconda se si usa un linguaggio ad oggetti, che permette di scrivere codice più velocemente, oppure linguaggi a basso livello, dove bisogna essere attenti a ogni punto e virgola e scrivere tanto codice per realizzare meno funzioni.

Ma questa metrica non è adeguata perchè a uno sviluppatore più bravo può essere chiesto di lavorare su una parte difficile del sistema, mentre a uno “medio-scarso” viene richiesto di implementare qualche funzione più semplice. Lo sviluppatore bravo allora produrrà meno codice, ma sarà un codice di buona qualità e ci avrà messo un intervallo di tempo pari ad X; lo sviluppatore meno bravo avrà prodotto più codice nello stesso intervallo X di tempo, ma potrebbe contenere più errori o essere più semplice da realizzare.. Se si tenesse conto solo di questo, lo sviluppatore scarso avrà prodotto più linee di codice, e ciò non è desiderabile. Bisogna incentivare chi è bravo e chi si assume la responsabilità di parti difficili del sistema!

Ad ogni modo, un sistema software non è fatto solo di codice. Spesso bisogna produrre quantità industriali di documentazione, e a seconda di se seguiamo lo standard o meno, potrebbero essere tanti documenti (Requirements Analisys Document, System Design Document, Object Design Document, Test Plan, Test Case Specification, Test Incident Report, Test Execution Report, Test Summary Report, Javadoc o commenti al codice!). Non credo che in Italia si facciano tutti questi step … l’industria IT italiana usa una gestione molto casereccia, da puteia, IMHO.

Per questo, valutare la produttività o comunque dare una valutazione agli sviluppatori deve essere qualcosa di globale. Io ora vi darò una “ricetta” utilizzata in un progetto terminato poco fa; non è affatto perfetta e probabilmente ha bisogno dei vostri commenti per migliorare ancora e diventare un giudizio sensato.

Innanzitutto bisogna distinguere due tipi di valutazione: la valutazione personale, che comprende attributi tipo attenzione ai meeting, ritardo nel consegnare il lavoro, ritardo nel presentarsi al lavoro, entusiasmo, autonomia nel completare il lavoro e saper prendere decisioni corrette, e altre variabili che magari dipendono dal vostro posto di lavoro;  e la valutazione tramite “metriche”, ossia tramite valori ricavabili dai dati a disposizione. Entreremo nel dettaglio di queste due valutazioni tra un secondo; prima ricordatevi alcune vere regole alla base di tutto:

  1. un buon manager sa essere obiettivo quando valuta, quindi lo fa al netto di simpatie/antipatie, opinioni sportive, razziali, sessuali, etc.
  2. Qualsiasi metrica voi vogliate misurare, se vi restituisce qualcosa che secondo voi è fuori dalla realtà, probabilmente è una metrica  sbagliata.

Un commento sulla regola 2. Molto spesso noi raccogliamo metriche e poi dobbiamo combinarle con formule o altre cose per ottenere un numero “magico” che mette su una scala graduata tutti gli sviluppatori. Può accadere che alcune persone avranno una valutazione più alta di altri e voi manager sapete che la realtà è ben diversa. Che fare? Probabilmente avete sbagliato metrica, quindi conviene capire come mai sono usciti valori sbagliati e raccoglierne altri oppure combinarli in maniera da farli risultare più corrispondenti alla realtà.

Torniamo alle due metriche principali e cerchiamo di capire come usarle.

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Valutazione personale

Questo tipo di valutazione è soggettiva, e viene fatta dal manager ad ogni meeting, sulla base del feedback che riceve dal team. La cosa migliore da fare è di creare una tabella per ogni meeting, che conterrà sulle righe tutti i team member, e sulle colonne i fattori che volete misurare: puntualità, attenzione, entusiasmo, etc etc. Queste servono ai manager per rendersi conto anche del modo in cui hanno lavorato settimana dopo settimana tutti i team member.

Alcuni consigli: usate una scala da 1 a 5 (o da 1 a 7); conviene prendere scale che siano dispari per poter rappresentare anche un valore medio. Si suppone che lavoriate tramite “meeting”, quindi ogni settimana farete un meeting in cui revisionerete il lavoro svolto e asssegnerete nuovi task. Se è così, avendo questa tabella aggiornata per ogni meeting, alla fine potrete fare delle medie e ricavare una sorta di scala graduata per ogni valore.

Valutazione tramite metriche

La valutazione tramite metriche serve a colmare quello che non fa la valutazione personale, ossia prende dei dati analitici dal progetto in corso e li analizza con tecniche anche statistiche se ce n’è bisogno.

Nel progetto a cui ho partecipato, le metriche che abbiamo preso in considerazione erano, per ogni documento creato:

  • un fattore di qualità del documento creato, da 0 a 1
  • un fattore di difficoltà, da 0 a 1
  • una metrica se l’artefatto è stato completato in tempo, magari con 1 se l’artefatto è stato completato in tempo e con valori minori se l’artefatto ha subito ritardi.

Uso la parola “artefatto” intendendo pezzi di documento, classi, pagine web, package, etc. La granularità la decidete voi, a seconda di quanto / cosa volete valutare.

Potete creare delle metriche anche per il codice, e ricavare questi valori. Purtroppo l’assegnazione di questi valori avverrà sulla base della vostra esperienza, quindi assegnerete 1 se l’artefatto vi sembrerà di buona qualità e 0 viceversa; se non avete molta esperienza dovrete farvi prima un’idea della situazione per saper giudicare.

Sommando questi numeri per ogni artefatto, otterete una valutazione dei vostri TM (team member) che sono abbastanza sorprendenti. Per questo, vi dico, forse non è la migliore formula possibile. Potreste provare a misurare il numero totale di artefatti consegnati, il numero di artefatti che hanno subito ritardo per ogni membro, e tutta un’altra serie di metriche che, se serve allo scopo, fate bene a mettere. E’ inutile riempire il database di numeri che non sapete interpretare; meglio pochi numeri ma che rappresentano il lavoro svolto dai membri.

Queste sono le parole di un professore che mi ha risposto sull’argomento:

La valutazione e’ estremamente soggettiva per quanto riguarda il comportamento delle persone, ma e’ basata comunque sulla propria esperienza e se vogliamo e’ oggettiva rispetto al punto di vista di chi valuta. In ogni caso, dei criteri bisogna averli fissati e dei pesi dati ai vari criteri bisogna averli definiti.

La produttivita’ non puo’ esserela panacea: serve solo a confrontare il lavoro
svolto da persone che hanno lavorato lo stesso tempo per vedere chi e stato  piu’ bravo (di per se’ non puo’ essere l’unico criterio).

Detto questo, l’esperienza mi dice che le persone in un progetto sono diverse e contribuiscono in maniera diversa, per cui e’ necessario differenziarle nella
valutazione (al di la’ dell’impegno profuso).

Questa risposta evidenzia un’opinione riguardo all’impegno che hanno profuso i diversi membri. Nel caso del nostro progetto, i ragazzi avevano lavorato pressappoco tutti lo stesso monte-ore, e mi sembrava poco saggio assegnare solo 2 punti su 4 disponibili per persone che si sono impegnate così tanto. Però un manager non deve livellare verso l’alto per amicarsi i membri, perchè così si fa nemici i Top manager. E non è buono per la carriera. Per fortuna questo era un progetto universitario e tante cose abbiamo potuto sbagliarle; nella vita reale le cose non si possono fare così.

Sia chiaro, mi rendo conto che il lavoro in azienda è del tutto diverso rispetto a quello fatto all’università, ed è bene evidenziarne le differenze.. Io magari mi sono allargato nei voti universitari non perchè volevamo davvero amicarci il prof, ma perchè davvero ero convinto che bene o male valessero tutti quel voto. Purtroppo i voti non li decido io (altrimenti avrei messo 30 a tutti…)

Questa piccola lezione di management spero possa essere utile a chi ha bisogno di delucidazioni.. La mia conoscenza finisce qui e per valutare le persone c’è bisogno di esperienza e metodo. Sicuramente ho scritto qualche imprecisione o qualche invenzione ma vi prego di non prendere per oro colato questo articolo: fareste bene a valutare i vostri dipendenti secondo i parametri che realmente sono necessari per la loro (e vostra) crescita professionale.

Vi lascio con l’ultima regola del management:

non importa quanti linguaggi di programmazione conosci, da quanto tempo lavori in azienda o qual è il tuo voto di laurea. L’unica cosa davvero importante è se sei capace di prenderti delle responsabilità (anche di un team) e di saperle onorare con l’impegno. Chi fa carriera non è il più bravo ma il più capace a rispettare e far rispettare tempi, costi, e qualità.

Very Good Trip: il gioco continua (e l’Italia ha bisogno di voti)

Quest’articolo è stato sponsorizzato, ma mantengo la mia libertà di opinione.


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Se vi siete perse le puntate precedenti le trovate negli articoli diventa testimonial italiano con Renault Very Good Trip, e la storia dell’inizio del concorso Renault Very Good Trip è iniziato: tifiamo ITALIA .

Cos’è accaduto in questi giorni? 2500 km sono stati già percorsi dalle 8 squadre, qualche  città europea è andata, e anche qualche figura di cacca. Non a caso l’Italia sta facendo veramente male e siamo ultimi in classifica. Le prove sono bastardate vere e proprie, come ad esempio buttarsi col deltaplano, bunjee-jumping, e ovviamente se uno non se la sente sono guai. Non a caso due team (francesi e inglesi) si sono dovuti anche ritirare dal gioco.

Ecco un esempio di rituale... convincere le persone a scattare una foto insieme. Questa davanti al Duomo di Milano era un'impresa "facile" per gli italiani.. in Belgio non hanno trovato nessuno 🙁

Poi c’è il “rituale”: la prova più importante della settimana. Convincere le persone a scattare una foto saltando, tutti intorno all’automobile; sarebbe facile se si dovesse convincerli nella propria lingua, cosa che ovviamente non è; senza pensare che gli orari sono improponibili, tipo le 7 del mattino (convincere chi va a lavoro a scattare una foto dev’essere dura)… Questo rituale viene vinto dal team con più persone nella foto, e la delusione del team italiano che non avevano trovato nessuno in Belgio era davvero tanta 🙁 Ogni giorno le squadre stanno scrivendo un diario, condividendo foto e molto altro ancora. E’ possibile seguirle via blog, flickr, facebook, twitter … insomma sono molto social 🙂 E domenica 12 luglio si saprà finalmente chi vincerà la macchina in palio (eh si, oltre alla vacanza pagata c’era pure la macchina! solito culo)

La tua missione : VOTARE ! Aiutiamoli a prendere voti dal sito di very good trip. Ogni giorno rilasciano una piccola clip che è uno spasso: la trovate sulla loro pagina very good trip personale, e in basso a destra cliccate su “cronaca giornaliera”. Se votate avete l’occasione di vincere una fotocamera Cybershot di Sony! Se vi scocciate di seguirli dal sito, parecchie info le trovate anche sulla loro pagina facebook, potete farveli amici ed essere aggiornati man mano che succede qualcosa.

Loro danno il massimo pur di superare le prove che si trovano ad affrontare ! Allora, perchè non sostenerli votando per loro! Hai fino alle 18.00 del 9 luglio per votare il tuo team preferito. Non perdere altro tempo, le squadre contano su di te. E io aggiungo: l’anno prossimo mi candido!

Getty Images lancia Thinkstock, nuovo servizio per i graphic designer

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Ho un mio carissimo amico che lavora da qualche anno come grafico pubblicitario. Fu lui dunque a farmi conoscere il più grande database di immagini creative, immagini che poi sono state usate in parecchi suoi progetti (e, con molta umiltà, anche in qualche progettino mio). Questo database si chiama Getty Images.

Getty Images logo

Se avete visitato almeno una volta il sito avrete notato che contiene tantissime foto (si parla di 25 milioni di foto, per 4 milioni di utenti!), e soprattutto la ricerca è la cosa più strabiliante: ogni immagine viene taggata da un team di esperti in tante lingue, compresa l’italiano; pertanto se cercate una parola, ad esempio “scout“, vi compariranno migliaia di immagini ad altissima qualità; qualcuna a pagamento, qualcuna no.

In effetti c’è da uscire pazzi con la questione delle licenze; io che sono un grafico e voglio usare una loro foto, cosa devo fare? devo pagare? Ecco le due licenze utilizzate (info prese dal loro sito):

  • Rights managed. Concettuali, attualissime, di stile: le immagini RM provengono dalle migliori collezioni e da produzioni altamente professionali. Le licenze sono concesse per un determinato utilizzo e sono disponibili con diritti di esclusiva.
  • royality free. Le nostre immagini RF sono flessibili, accessibili e coprono una vasta gamma di temi tra i più richiesti. Presentano prezzi convenienti e di facile comprensione e possono essere usate per qualsiasi applicazione, senza limiti di tempo, in tutti i diversi progetti desiderati.

E poi c’è la differenza tra immagini Creative, ossia quelle immagini nate dalla fantasia del fotografo, e Editorial, per vedere fotografie su sport, news, entertainement.

Da pochissimo Getty Images ha proposto un nuovo servizio in abbonamento, chiamato ThinkStock. Il servizio prevede lo scaricamento di massimo 750 foto al mese su un archivio di 4,5 milioni di foto, la possibilità di utilizzare le foto in ogni progetto futuro una volta scaricate, flessibile perchè ti permette di pagare anche con opzioni dilazionabili nel tempo, sicuro dal copyright infringment e semplice da usare come Getty.

Thinkstock logo

I prezzi sono alti per un’utenza privata, ma per uno studio di grafica sono qualcosa di abbordabile se si vuole offrire un lavoro di qualità ai propri clienti: l’abbonamento poi copre le spese che vengono dilazionate su ogni progetto, offrendo immagini di qualità che solo getty sa di avere (è un punto di riferimento nel settore).

E allora chiedo al mio famoso amico grafico: che ne pensi? in tutta onestà… tu che con getty ci lavori… nel tuo studio lo usate? facci sapere 🙂