Home > musica > Musica in Italia: affondiamo senza salvagente
09 Jan

Musica in Italia: affondiamo senza salvagente

Riccardo Muti

Sono state più o meno queste le parole di Riccardo Muti alla Repubblica, parole che vi invito a leggere:

“L’Italia ha abdicato alla sua storia culturale e musicale in particolare, a causa di una concezione generale della cultura che non riguarda solo i politici di oggi, ma è una storia lunga nel tempo”, dice il grande direttore d’orchestra italiano in un’intervista all’agenzia Adnkronos.

“Noi italiani -aggiunge- abbiamo dimenticato che la musica non è solo intrattenimento, ma è una necessità dello spirito. Questo è grave perchè significa spezzare delle radici importanti della nostra storia”.

Muti punta il dito contro alcune “trasmissioni televisive dove la musica e soprattutto l’opera lirica, vengono presentate come cose obsolete. Così si respingono i giovani invece di interessarli”. Al contrario, racconta, “in Cina, dove sono appena stato per dirigere l’orchestra di Shanghai, stanno puntando molto sulla musica occidentale, preparando i giovani musicisti i quali studiano nei conservatori occidentali e poi tornano in Cina per suonare nelle loro orchestre. I cinesi costruiscono nuove sale da concerto e scommettono culturalmente su quello che noi italiani invece stiamo esaurendo. In Italia abbiamo perso la capacità di sentire il ‘bello’, quel ‘bello’ che per secoli abbiamo dato al mondo e che adesso non sentiamo più”.

Caro Muti, ha ragione. Vorrei che tutti gli ignoranti d’Italia (ignoranti come me) abbiano l’onestà intellettuale di essere d’accordo con lei. Vorrei che questi ignoranti non siedessero in parlamento, coloro che hanno delegittimato un’istituzione come i conservatori.

Vorrei anche, però, che la musica non resti solo quella suonata negli anni “antichi” e che si spinga per creare qualcosa di nuovo: supportare i nuovi compositori, abbassare i prezzi dei teatri, ridurre le baronìe all’interno dei conservatori, rendere più facile e accessibile la musica a tutti.

La musica dovrebbe essere insegnata più e meglio a scuola; quel poco di scuola elementare e media sono solo delle ore da colmare sbrigativamente con l’insegnate di musica, che di fatto non può neanche iniziare un corso per principianti.

La musica dovrebbe essere insegnata anche alle scuole superiori, almeno come storia della musica – visto che c’è la storia dell’arte, altra materia altamente bistrattata. Educazione fisica mantiene il suo charme perchè siamo una nazione che vive di pallone, e lo sport è considerato come una conditio sine qua non per essere accettati dagli altri.

La sparo grossa: strumenti musicali gratuiti per chi vuole iniziare lo studio, chiaramente non il “miglior” strumento ma qualcosa di approssimativo per iniziare; se la passione cresce, l’acquisto dello strumento giusto è qualcosa di estremamente personale. Come tappa intermedia si potrebbero iniziare a munire le scuole di “vere” chitarre e “veri” pianoforti… e magari tenerli curati, accordati e sistemati. E dare la possibilità a chi vuole studiarci (e non può permetterseli) di usarli liberamente.

E ora ripetiamo tutti insieme almeno 10 volte al giorno, dopo i pasti: la musica non è solo intrattenimento, ma è una necessità dello spirito. Muti docet.

(e per favore, chiudete X-Factor e Amici, musica non vuol dire guardare ma ascoltare).

  1. No comments yet.
  1. No trackbacks yet.