Galileo, il telescopio, e la scienza del tempo
attenzione. Avevo scritto questo articolo per mondoinformatico.info , ma loro non me l’hanno ancora pubblicato. così ho deciso di metterlo sul mio blog. Purtroppo è una questione di tempo, visto che è questa la giornata dedicata a Galileo da Google. Mi spiace per mondoinformatico, ma non hanno saputo attivare i loro editori per tempo.
Pochi geni – al massimo una decina – hanno avuto la capacità di intuire oltre il 75% del mondo così come lo conosciamo oggi: Archimede, Leibniz, Copernico, Newton, e più recentemente Einstein, insieme ad altri grandi come Leonardo Da Vinci, Enrico Fermi e così via.. Galileo Galilei, per l’eccezionale rilevanza delle sue scoperte e invenzioni, figura di buon grado tra questi.
In un periodo storico in cui la battaglia del sapere si combatteva tra le stelle (seppur stando comodamente seduti alla finestra), il mondo era diviso ancora in sistema tolemaico (da Tolomeo, secondo cui tutti gli astri ruotavano intorno alla terra) e il sistema copernicano (da Copernico; gli astri ruotano attorno al sole). Il sistema tolemaico aveva importanti sponsor, ossia la chiesa (e quindi la bibbia), che basavano le loro conoscenze astronomiche sugli scritti di Aristotele, e quindi di tutti gli uomini di sapere del tempo.
Il problema del sistema geocentrico (geo = terra) era che, per quanto gli astronomi a terra volevano provare a tirar fuori un modello matematico per spiegare le orbite dei vari pianeti attorno alla terra, questi non ci riuscivano e dovevano chiamare in causa calcoli complessi (considerate che le calcolatrici, beh, non c’erano).
Così, dopo circa 1400 anni di buio totale nella scienza, Copernico ebbe l’idea: e se fosse la terra a girare attorno al sole? Egli dedicò tutta la sua vita allo studio dell’argomento, e non pubblicò mai il suo lavoro per paura di ritorsioni da parte della Chiesa. Infine, morente, i suoi allievi pubblicarono il de rivolutionibus orbium coelestium, tuttavia scrivendo in una prefazione non firmata che le sue scoperte erano da intendersi come semplici calcoli e non come realtà.
Nei suoi studi Copernico compì qualche errore, ad esempio affermando che comunque le orbite erano circolari (e non ellittiche, come invece scoprì keplero). Questo rese i calcoli copernicani difficili quanto i tolomeiani, gettando un po’ di scetticismo nella comunità scientifica dell’epoca. Ma l’elenco dei pianeti e delle loro distanze era giusta e questo bastò per impressionare i vari Galileo e Keplero successivamente.
Galileo
Da lì a poco Keplero giunse a formulare le sue 3 leggi in cui spiegava “matematicamente” come potevano essere le orbite ellittiche dei pianeti ruotanti attorno al sole. Il problema di Keplero era di aver mischiato matematica, astronomia con astrologia e oroscopi, rendendo di fatto tutti i suoi calcoli facilmente screditabili. Infatti, per lungo tempo Galileo non considerò i suoi studi nè gli altri successivamente (fino a quando Newton non li usò per i suoi studi).
Dunque toccò a Galileo provare “in qualche modo” che Copernico aveva ragione, e qui entra in gioco il telescopio. Ispirandosi a delle fonti secondo cui in Olanda avevano inventato un attrezzo che ingrandiva ciò che si trovasse lontano, Galileo lo ricostruì, perfezionandolo e rendendolo adatto allo studio del cielo. Aveva dunque inventato il primo telescopio.
Puntandolo al cielo, riuscì a vedere le fasi di venere e questo fu la prima conferma che Copernico aveva ragione. Successivamente scoprì migliaia di altre figure celesti mai viste prima, compreso i satelliti di Giove, e studiandone il moto. All’epoca era già difficile credere a pianeti che girano intorno al sole, figuratevi com’è credere a altri pianeti che girano intorno ad altri pianeti!
La fortuna di Galileo non era stata solo di inventare il telescopio, ma anche di fare il passo giusto, da “qualitativo” a “quantitativo”: prima bastava che un saggio pronunciasse una teoria, senza dargli prove, e tutto veniva preso come oro colato; Galileo invece inventò il “metodo scientifico”, secondo cui tutto deve essere provato con ipotesi ed esperimenti,ed è per questo che egli riteneva la teoria copernicana non più una teoria ma la realtà.
Il mondo cristiano, a questo punto, dovette insorgere. Dio aveva creato la Terra al centro dell’universo perchè l’Uomo era il suo figlio prediletto, e ora invece si scopre che era tutto sbagliato? Ora addirittura ci sono altri corpi che ruotano attorno ad altri corpi? Tali conoscenze andavano arginate, specialmente quando la Chiesa deteneva un potere altamente temporale e lo giustificava con ignoranze spirituali.
Così Galileo fu chiamato davanti al Papa e fu obbligato a sconfessare tutte le teorie alle quali aveva lavorato. Egli era un cristiano praticante e rigoroso pertanto non fu facile per il Papa convincerlo ad abiurare. In quell’occasione egli pronunciò la famosa frase: “eppur si muove“, non scritta in nessuna opera ma probabilmente pronunciata, riferendosi alla Terra che non era più fissa nel cielo. Obbligato ad una vita in isolamento, i suoi libri vennero messi al bando creando di fatto una censura durata 200 anni (fino al secolo scorso).
Per fortuna Giovanni Paolo II, nel 1992, riabilitò di nuovo Galileo e le sue teorie:
In senso opposto si è espresso in anni più recenti Giovanni Paolo II:
« Come la maggior parte dei suoi avversari, Galileo non fa distinzione tra quello che è l’approccio scientifico ai fenomeni naturali e la riflessione sulla natura, di ordine filosofico, che esso generalmente richiama. È per questo che egli rifiutò il suggerimento che gli era stato dato di presentare come un’ipotesi il sistema di Copernico, fin tanto che esso non fosse confermato da prove irrefutabili. Era quella, peraltro, un’esigenza del metodo sperimentale di cui egli fu il geniale iniziatore. [...] Il problema che si posero dunque i teologi dell’epoca era quello della compatibilità dell’eliocentrismo e della Scrittura. Così la scienza nuova, con i suoi metodi e la libertà di ricerca che essi suppongono, obbligava i teologi a interrogarsi sui loro criteri di interpretazione della Scrittura. La maggior parte non seppe farlo. Paradossalmente, Galileo, sincero credente, si mostrò su questo punto più perspicace dei suoi avversari teologi. »

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