Ho ascoltato la mia Last(.fm) song

Last.fm chiude i rubinetti musicali, o meglio si fa pagare per una cosa che prima dava gratis.

recentemente la CBS (una grande industria di contenuti audiovisivi, che sponsorizza decine e decine di soap, sitcom, album musicali etc) ha acquistato Last.fm. La CBS non ha comprato solo il sito web e il social network, ma tutto quello che era stato caricato dagli utenti, compreso foto, biografie, date dei concerti, etc.

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tagli alle università: l’anno prossimo pagherò mille mila euro

Avrete sentito l’idea bislacca di questo ministro, ossia di dare i soldi in base alla ricerca e ai risultati prodotti dalle università; e così l’università di Salerno fa la botta e perde quasi un milione di euro perchè in classifica voliamo bassi. Vabbè. Se siamo agli ultimi posti …. ce lo meritiamo?

Questa sorta di “incoraggiamento economico” da parte del governo mi sa di “tentato futurismo senza progresso”. Futurismo perchè si cerca di emulare ciò che è meglio di noi; senza progresso, visto che per arrivare ad un risultato finale servono dei passi intermedi, e noi li vogliamo saltare a piè pari.

Vogliamo il modello americano? tolte quelle venti università ottime che ci sono in USA, che in rapporto al numero di abitanti equivalgono ad un neonato in un paesino del Cilento, lo stato delle università americane è _pietoso_. Una buona parte di queste università non fa ricerca, ma solo formazione. E’ come se fosse un iper-liceo in cui studi, ti droghi (stando ai film), e se non studi chiamano i tuoi genitori che ti fanno una ramanzina e ti tolgono la playstation.

In Italia abbiamo la fortuna di essere assistiti da persone che la ricerca la fanno per mestiere. Certo, non ha lo stesso fascino dello scienziato pazzo che lavora nel laboratorio sotto casa, ma di qualcosa dovranno pur mangiare. La fortuna di avere professori che “ricercano” è di essere sempre aggiornati sulle ultime tecnologie, sulle tendenze del futuro (visto che loro lavorano col futuro), e di avere uno sguardo critico verso ciò che viene studiato, grazie all’incontro con altri ricercatori/professori del mondo intero, collaborando al sapere degli studenti del domani.

In America, tolte quelle famose venti università, quante altre possono vantare la stessa ricerca? Nessuna.

Ma passiamo ad un’altra nota dolente del nostro sistema universitario: la spesa per lo studente.

Lo studente italiano deve pagare un bel gruzzolo di tasse per entrare in università, se è un’università statale si aggira sui mille euro per la fascia di reddito media, se invece l’università è privata stiamo anche sui 10.000 €.

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Cosa vogliono dire queste cifre?

Persone che non hanno un reddito alto ma che hanno le loro buone intenzioni e motivazioni per studiare sono costrette a fare i salti mortali per pagarsi le tasse!

Fossero solo le tasse, in realtà ci sono anche: abbonamento dell’autobus o benzina, vitto (tra mensa e panini, il portafogli ha sempre più fame), e l’alloggio se sei uno studente fuori sede. Ah, non dimentichiamoci dei libri! Mica sono gratis.. Né sono fotocopiabili…

Dovremmo prendere solo il meglio del modello americano, e piuttosto che spendere di più dovremmo azzerare queste spese per gli studenti meritevoli, con borse di studio che davvero permettano di essere indipendenti dalla famiglia (che non deve lavorare per mantenere un figlio … se il lavoro non c’è!)

Negli USA, se “sei fortunato & bravo”, riesci a passare la selezione iniziale di 3-4 università; se vieni da una famiglia media, devi sperare di prendere la borsa di studio. Altrimenti, o sei ricco o sei fuori!

In Brasile (altra realtà che conosco per via di un mio caro amico) l’università è altrettanto meritocratica: vengono assegnati 100, 200 posti all’anno tramite test di accesso completamente gratuiti, incluse le spese per comprare i libri; non importa se sei ricco o povero, se superi il test sei dentro. Altrimenti… vai a lavorare. Certo il brasile è enorme, servirebbero molti più posti (o molte più università?) per formare tutti i ragazzi che ne hanno bisogno.

In America se un professore è più quotato prende uno stipendio più alto di un suo collega di pari livello. Questo mi ricorda i giocatori di Serie A: mercenari bruciati nel giro di 15 anni di carriera con stipendi allucinanti; squadre che devono far quadrare il bilancio vendendo giocatori (immaginati i professori, a 40 anni, con la famiglia alle spalle!) e investendo sui giovani (ossia: non ho soldi e compro in casa)!

Un modello del genere ha sicuramente i suoi vantaggi, ma i professori non verranno giudicati in base a quanta ricerca producono, ma solo in base a quanto costano all’università!

Per finire: non serve tagliare i fondi ad un’università per farla funzionare meglio ed essere più efficiente. Certe volte basterebbe davvero ascoltare gli studenti. Quelli onesti, intendo. Alcuni professori non assistono i propri studenti; altri non si fanno vedere nemmeno all’esame; altri non hanno minimamente idea di essere titolari di una cattedra ed affidano tutto al dottorando (che, a contratto, può fare solo 40 ore di lezione di laboratorio). Esami compresi! Chissà se almeno fanno ricerca!

Chi sono questi professori? L’università dispone di un modo per controllare queste persone, e portarle sulla buona strada? o “formarle”? E qui si inserisce un’altra contraddizione tutta italiana: non esiste un corso metodologico per diventare professori. Ognuno tira fuori il coniglio dal cappello; a chi riesce e a chi no.

Appunti di Basi di Dati 2 – post ufficiale

Carissime amebe,

oggi ho fatto l’esame e i miei appunti si sono rivelati molto buoni. Per questo motivo, inizio a caricare tutto sul web in attesa che a qualcuno piacciano. In verità c’è già qualcuno che le sta linkando in rete, e fa bene, diffondiamo conoscenza 🙂

Se le scaricate e/o le trovate interessanti, gradirei un commento di solidarietà.

attenzione: questo materiale è probabilmente protetto da copyright, quindi se arriva qualcuno e mi chiederà di toglierlo avrà perfettamente ragione e io non potrò farci niente, nonostante siano solo appunti di studio; inoltre potrebbe esplodere, oppure formattare il vostro disco fesso, o farvi prendere un voto basso se non studiate abbastanza. Io non ne sarò responsabile.
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Cosa ha indotto gli artisti rock degli anni ’60 ’70 alla droga e all’ alcol?

La mia risposta, su yahoo answers, è stata selezionata come migliore; spero di non infrangere nessun copyright. Ne dubito visto che la risposta è mia 🙂

La risposta non è difficile ma neanche immediata. Cosa faresti tu se d’improvviso inizi ad avere un sacco di soldi, e tanta gente ti ronza intorno perchè sei “famoso”, e i tuoi vecchi amici ti tagliano i ponti perchè stai cambiando?
Altro esempio più stupido. Si dice sempre che i soldi non fanno la felicità; infatti molto spesso sentiamo di vip (o presunti tali) coinvolti in scandali di droga o alcol. Queste persone perdono il contatto con la realtà e non riescono ad essere se stesse. Ad un certo punto, pensano di comprare la felicità così come comprano il pane dal fornaio. Ma il senso comune indica che per ottenere qualcosa che dia una grande soddisfazione, bisogna essere pronti ad un grande sacrificio…

C’è ancora un altro motivo che mi viene in mente; è che le droghe, all’epoca, non erano così proibite o malviste come lo sono ora. Prima le droghe venivano utilizzate come fonte d’ispirazione per una larga parte di musicisti, anche perchè non esistevano studi che provassero la loro dannosità. Teniamo inoltre presente che tanti di loro hanno avuto successo in vita, ma non ne hanno goduto tanto sia per le droghe, sia perchè una volta morti hanno avuto più successo grazie all’alone di mistero che le droghe portavano.

Se posso inoltre dare un mio personale giudizio, voglio dirti che senza droghe probabilmente il rock non sarebbe come è ora; ma anche così, io spero che non dobbiamo ulteriormente “immolare” dei bravi musicisti per avere un po’ di buona musica.

un esperimento musicale inutile ma non troppo

Da qualche giorno ho trovato questo articolo (vecchio di 2 anni) su Repubblica che parla di Joshua Bell, uno dei più grandi violinisti al mondo, e del suo esperimento con il Washington Post.

Detto in parole “spiccie spiccie”, Joshua Bell è uno di quei musicisti che la musica non la fà, ma la è. Definito da molti (non da me che sono un ignorante) uno dei più grandi violinisti del mondo, Bell suona in teatri dove un posto può costare anche 100 dollari, e lo fa da vent’anni a questa parte.

Inoltre non è proprio uno sconosciuto: ha partecipato ad un programma televisivo (quanti si ricordano di X perchè ha partecipato all’isola dei formosi, al grande fratello, etc), è stato eletto uno degli uomini più belli d’America (non è il caso di Gianni Allevi, hehe), insomma il grande pubblico americano dovrebbe avere un identikit del personaggio. Non il classico musicista palloso e accademico, insomma (nonostante egli sia violinista – si vede che non mi piacciono i violinisti? ahia…).

Ma un bel giorno al Washington Post, un quotidiano americano, si sono posti la domanda: “what if…“, cosa succederebbe se Bell facesse un concerto gratis in una metropolitana? In incognito, senza pubblicità, senza preavviso.

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Jean Claude Izzo Festival a Castel San Giorgio (SA)

giusto per segnalarvi che fino a stasera (4 luglio 2009) c’è il festival del Noir a Castel San Giorgio, per ora frequentato da 4 gatti visto che nel mio paese la cultura equivale ad un laureato in una squadra di calcio (è inutile). Ieri sera ho assistito all’intervista di Massimo Carlotto, autore di Perdas de Fogu, un libro in cui si intrecciano spionaggio, omicidi, criminalità, servizi segreti e politica, tutto ambientato in Sardegna. Beh dalla curiosità l’ho comprato, e da quel poco che ho letto ne è valsa la pena.

L’unico vero problema di questo festival è il target di persone a cui si rivolgono. Quando gli abitanti di Castel San Giorgio “scoprirono” (ad opera dell’ass. Amici di Villa Calvanese, defunta?) che un tizio originario del paese, chiamato Jean-Claude Izzo, era famoso in Francia, manco ci potevano credere. Ha giocato in una squadra di calcio? Ha scritto qualche canzone? E’ un attore famoso? No, peggio, ha scritto LIBRI!
Diciamoci la verità, è dalla fine della terza media che a San Giorgio si ha un rapporto conflittuale con i libri, addirittura con l’elenco telefonico. Leggere è da “vip”, per chi ha tempo da perdere; per tutto il resto c’è la tivù.

Castel San Giorgio ha fatto una scelta coraggiosa a realizzare un festival del genere, ma viste le affluenze di questi giorni, Qualcuno potrebbe essere tentato di finirla qui. Bisogna continuare, continuare e continuare, affinchè il festival cresca e faccia crescere anche “il popolo”. Ieri il sindaco ha detto una cosa buona: “la cultura rende liberi”; sembrava una frase fatta, ma come tutte le frasi fatte è buona e giusta. in un momento in cui il mondo gira intorno a televisioni e cinema, parlare di libri è qualcosa di pazzo, dal sapore antico e anche un po’ palloso.
Ma -secondo me- non c’è arte più suprema che saper scrivere.
Facciamolo diventare un festival di tutti!

Tecniche per il controllo della concorrenza (appunti di basi di dati 2)

ATTENZIONE! questo articolo non funziona più, si è scassato, o meglio non è aggiornato; per avere la lista di tutte le lezioni disponibili la pagina di riferimento è Appunti di Basi di Dati 2 – post ufficiale .


Salve a tutti! Eccoci pronti ad una nuova interessante puntata di Basi di Dati 2. Oggi vi pubblico un capitolo sulla gestione della concorrenza, fatene buon uso! Come al solito eccovi i DISCLAIMER:

  • “forse” sto infrangendo il copyright. se è così, basta parlare.
  • le lezioni iniziano dalla 5 perchè così mi andava di fare. La lezione 6 la trovate qui.
  • Anche se non sono “obbligato” a correggere questi file, se avete delle correzioni da fare basta segnalarle e vediamo che si può fare.
  • E’ vero che forse questi appunti sono illegali, ma se non lo sono, non siate illegali a vostra volta: se li utilizzate o li ripubblicate citate il particolare nascosto.

Letto questo, beccatevi questo bel pdf: lezione 7 – tecniche per il controllo della concorrenza. Non dimenticate di farmi sapere come è andato il vostro esame!