12 giu
Favoletta italiana
C’è un certo professore, in una certa facoltà di informatica di una certa università che frequento, che se uno piange un po’ prende 7-8 voti in più. Ad esempio se uno ha 18 e piange un po’, prende 25; se uno ha 24 e protesta, prende 27.
Io quest’esame (ancora) non l’ho fatto, ma vi chiedo se lo trovate etico, se lo trovate serio, e se lo fareste anche voi.

No, è sia contro l’etica che contro la morale. Se non contro la dignità di chi sfrutta questa cosa a proprio vantaggio.
Se parli del professore, assolutamente no. Se parli del problema, assolutamente sì.
Neanche se mi pagassero o se perdessi una scommessa. Come ho detto prima, ne vale della dignità dell’esaminando.
Mio dio che tristezza, ma che corso di laurea di Informatica è?
Dove devo andare a piangere?
Scherzo… non lo farei mai. Preferisco sudare che fare cose simili. Con che coraggio si esce dall’aula poi? Come li guardi i colleghi? Cosa racconti agli amici? Inventi balle? Io non avrei neanche il coraggio di raccontarlo se lo facessi.
Ciao,
Emanuele
mi fa piacere che l’1% degli studenti seri legga il mio blog
ma vi posso assicurare che siete una goccia nell’oceano. Io non ho la faccia di bronzo di andare a chiedere un “piacere” del genere ad un professore, ma vi assicuro che qui molti ce l’hanno. E tanta gente non si pone il problema di guardare in faccia ai colleghi, perchè davanti agli esami non si bada alle relazioni sociali, ma solo ed esclusivamente al voto.
Io penso che accada in tutte le facoltà del mondo, se non è così basta dirlo. Esistono due tipi di professori: quelli che anche l’esame più gonzo te lo fanno diventare serio, serissimo, e soprattutto difficile, che prendere 18 è una liberazione e prendere 30 equivale a una standing ovation mondiale. Esistono altri esami, magari anche carini e _sulla carta_ importanti, che però vengono sottovalutati dai professori e che fanno passare agli alunni il concetto di “esame che alza la media”: punti regalati per quieto vivere! E ora scusate se dopo tutto questo sproloquio vi annuncio di essere un essere umano anche io, ma in una situazione del genere non vorrei trovarmici perchè non vorrei sapere cosa farò.