Uto vs. Giovanni
Che bello, l’Italia è il paese delle contraddizioni, delle guerre politiche, partitiche, religiose e sociali. E anche musicali, a quanto si legge (dovremmo dire “sente”?) sui giornali. Tutto inizia quando Giovanni Allevi viene invitato per il concerto di capodanno in Senato, dove esegue un omaggio a Puccini più 6-7 brani di sua composizione. Uto Ughi, violinista importantissimo e di fama internazionale, trova la scelta di Allevi una gran ca..volata e preferisce annunciarlo ai giornali, in un’intervista a La Stampa. Non voglio farvela lunga, ma Ughi lo prende per il collo e lo definisce un “nano”, un “incompetente”, un “non-sarebbe-nemmeno-ammesso-al-conservatorio”, mentre Allevi è diplomato in pianoforte, in composizione, e laureato in filosofia.
Insomma, alle ire di Ughi risponde Allevi con una lettera dai toni melanconici, difensivi e nello stesso tempo accusatori, visto che ha dovuto subire l’attacco di tale peso massimo. Allevi risponde che la sua musica sembra una gran ca**ata a Ughi solo perchè è “nuova”, figlia del tempo in cui è nata, e che nessuna musica del passato può interpretare meglio i tempi contemporanei rispetto a quella di un artista di ora. Insomma, Allevi si sente un po’ Davide vs. Golia. E da anche un pronostico: 1 fisso su Davide.
Questo disturbo della mia quiete musicale è ancor più interessante di mille altre sfide curate sul particolare nascosto, vedesi per cronaca quella di Carlucci vs. Maiani. Sembra un’eterna sfida a Street Fighter, per chi ha avuto la fortuna di giocarci. Innanzitutto, la musica è qualcosa che da sempre porto dentro. Non capisco nulla di musica classica, lo ammetto; e quel poco che ho studiato l’ho studiato male perchè non mi sono applicato troppo.
Per questo, quando fior fior di critici musicali vengono a dirmi che Allevi è solo un fenomeno di marketing io ci credo pure. Hanno ragione. Ma i tempi moderni sono più merchandising che cultura; i suoi motivetti sono figli dell’epoca che sta vivendo e questo è verissimo, visto che i nostri tempi sono così sterili e privi di valore che tutto si riduce ad una sola cosa: soldi.
Insomma se la musica di Allevi è “commerciale”, non lo è per farsi apprezzare dal più alto numero di persone possibile, piuttosto perchè è figlio di un tempo consumistico, di un momento arido nello spirito. Decadentismo, garçon.
Forse proprio perchè è figlio dei nostri tempi, ha trovato terreno favorevole in tutti quei giovani che volevano ascoltare qualcosa di nuovo, di rinnovato, che non fosse il solito paganini mozart shubert beethoven. E questa è stata la sua risposta, condivisibile o meno; non so se finirà sui libri di scuola, ma certo se tanti giovani grazie a lui stanno trovando la passione di studiare la musica classica (che anch’egli ha studiato!), non posso che esserne molto felice.
Se tutti avessimo la sensibilità di Ughi nel giudicare Allevi, saremmo un popolo di super-acculturati e i nostri governi ci starebbero educando bene. Ma studiare costa, figuratevi suonare. Abbiamo la cultura che ci spetta.
Ed ora eccovi Uto Ughi vs Giovanni Allevi. Buon ascolto!
Uto Ughi
se vi scoccia ascoltare l’introduzione parlata, andate direttamente al minuto 2:20. Vi assicuro che è da rabbrividire.
Giovanni Allevi
minimalismo e melodia: colpisce più con le emozioni che con la tecnica.
A voi l’ardua sentenza!

Evviva Uto Ughi!Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno.Il successo di Allevi rispecchia la mediocrità e il dilettantismo che ormai abita il nostro paese.
Si, “L’HO” ammetto anch’io…Giovanni Allevi è speciale ed emozionante, soprattutto in “Come sei veramente”…ricordo ancora chi mi ha fatto sentire per la prima volta questo brano, pensa…