serve un appiglio
Correva con la sua vecchia fiat in autostrada. Le strisce bianche sembravano scorrere uniformemente, la luce gialla delle gallerie infastidiva il parabrezza. La radio passava i dire straits: chi li aveva mai capiti, cantano in inglese, noi siamo italiani. Vabbè ma come me ce ne sono tanti. Però suonano bene.
Serve un appiglio, pensò. Sì che serve. Si rischia di essere trascinati sul fondo senza nessuno che viene a dare una mano, e mentre la nave affonda e tu cerchi una scaletta per salire, ti accorgi che le funi sono quasi tutte spezzate o appese per un soffio, basta un’onda e cadono. Come topi si inizia a risalire le pareti cercando di scamparla, ma l’acqua torbida sale e ti vuole prendere la gola.
Ormai aveva quasi lasciato le strade cittadine e, tornando verso casa, non poteva fare altro che ammirare quanto facesse schifo il suo paese. strade rotte, non un’anima per strada, cultura sottocosto. Insomma, roba per poveri di spirito senza dimora, gente che vorrebbe vorrebbe ma che alla fine chiacchiera, amici dell’amico del parente di quello sul comune che potrebbe fare il piacere.
Buonanotte squallida fortuna
affido ai miei pugni i pensieri
li affido alle scritte sui muri
lontano dai vaghi piaceri
buonanotte serata di cazzo
a pensare al sole di marzo
alle impressioni di settembre
al male di novembre

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