La storia di un tifoso della Juve
Questa piccola storiella mi è stata raccontata davvero, non so da chi, non ricordo dove, ma è uno di quei ricordi d’infanzia che non riesce ad andare via.
in una città del sud c’era un tifoso della Juve, Peppino, che adorava e venerava la sua squadra in ogni partita, ogni intervista, ogni discussione. Al bar lo chiamavano “o’ biancoscur” visto che era juventino, in un paesino in cui il 99% del bar tifa Napoli.
Che problema dover spiegare a tutti che lui aveva abbracciato quella fede, la fede bianconera, e non poteva lasciarla, no!, perchè la Juve era la Vecchia Signora, e non si lascia una signora anziana: se muore ti lascia un’eredità, e poi stava vincendo tutti gli scudetti e le coppe del mondo, perchè lasciarla?
La probabile formazione la poteva predire prima ancora che la Gazzetta avesse telefonato al suo inviato sul campo; conosceva a memoria la storia di ogni giocatore, e aveva visto tutti i goal dei suoi beniamini prima di giocare per la Juve (grazie alle cassette dei vari giornali sportivi).
Così un bel giorno Peppino, dopo una vita di stenti e privazioni, riesce ad accumulare abbastanza soldi per andare per la prima volta a vedere la partita al Delle Alpi, e seppure era una partita contro una delle squadre neopromosse – il biglietto costava meno -, era comunque la sua prima volta in uno stadio vero!
Finalmente poteva seguire la sua squadra con altri tifosi che abbracciavano la sua stessa fede, vedere i giocatori che tanto adorava in carne e ossa, esultare per i goal, o essere tristi per una sconfitta. Si, aveva messo in conto anche quella, poteva succedere che la Juve perdesse, e se fosse accaduto lui l’avrebbe accettato. Bisogna essere pronti a tutto.
Ad ogni modo, qualunque sarebbe stato il risultato, Peppino già sapeva che quello era il giorno più bello della sua vita. Così parte con l’autobus per la sua prima trasferta, in un giorno piovoso e freddo, attraversando l’autostrada nebbiosa della pianura, e arrivando a Torino giusto in tempo per la partita: aveva mangiato in Autogrill, e s’era portato un panino di scorta che avrebbe consumato furtivamente qualche minuto prima di entrare.
Ecco, ci siamo! Vedere il Delle Alpi in tutta la sua maestosità, quell’erba addirittura più verde della tv – sembrava pittata -, quei tifosi che entravano ordinatamente – non come negli stadi del Sud, in cui bisogna fare casino, e a lui non piaceva il casino, a lui piacevano i tifosi della Juve perchè erano signori dentro, pur essendo operai o impiegati, avevano un animo signore! Per questo, prese posto e aspettò silenzioso l’inizio della partita. Che arrivò. Per l’emozione non riuscì a dire manco una parola, la Juve che giocava, passaggio-tiro-pallonetto, tackle in scivolata, sembrava una partita di Holly e Benji con il telecronista che parla in un megafono immaginario montato apposta nella sua testa, quand’è che all’improvviso Del Piero segna: GOOOOOOOOOOOOL!
Non riuscì a contenersi: il giorno più bello della sua vita! Esplose! Esultò piangendo e gridando: “Bell Wagliù!” (che tradotto, significa “bello ragazzi!”).
Fu proprio nell’esultanza che gli altri tifosi della Juve si accorsero che quello era un tifoso meridionale. “Ma vattene a tifare la reggina, terùn“, gridarono alcuni, e qualcun’altro urlava “forza maradona, cojone”… d’un tratto si accorse che, seppure lui voleva la Juve, i juventini non volevano lui.
Aveva previsto che la Juve potesse perdere, ma mai che gli altri tifosi potessero giudicarlo per la sua provenienza. Questo lato stronzo e razzista non lo aveva messo in conto: fu come un contropiede talmente tanto rapido che manco Peruzzi (ricordate Peruzzi?) poteva farci nulla. E infatti non poteva farci nulla. Juventini Torinesi 1 – Peppino Juventino 0.
La partita finì così e Peppino aspettò, in silenzio, che finisse. Poi tornò di nuovo nella sua città col suo pullman. Da allora, fanculo Juve: la sua fede si convertì al Napoli, che fondamentalmente era la squadra della sua città, e non parlò mai più del suo passato da Juventino. Se non per dire che i tifosi del napoli erano violenti, sì, ma quelli della Juve erano stronzi. Opinioni, direbbe qualcuno.
Per pura fortuna, Peppino trovò lavoro in una città vicino, quindi non dovette mai più sentirsi umiliato dai suoi vecchi amici che gli rinfacciavano tutti i giorni di aver cambiato “fede”. Loro erano già napoletani, e non avevano perso nulla… lui aveva perso tutta la sua infanzia, il suo sudore e le sue lacrime per una squadra che alla fine l’aveva tradito nel peggiore dei modi, sputando sulla sua carta d’identità; alla voce “residente a” c’era purtroppo la scritta sbagliata che ha pregiudicato la sua vita.
Da allora, Peppino tifa Napoli ma non è mai più entrato in uno stadio. La Juve vinse lo scudetto; il Napoli iniziò la sua discesa verso le serie minori.

Interessante questo racconto e anche l’insegnamento che si può trarre leggendolo…
Uno degli innumerevoli proverbi albanesi(visto che sono una delle chiavi di ricerca attraverso le quali la gente arriva al tuo sito, citiamoli no?:))) dice: “meglio essere il primo in campagna piuttosto che l’ultimo in città”; ossia è meglio primeggiare in un piccolo contesto non molto evoluto nel quale magari sei nato e cresciuto, piuttosto che essere “l’ultima ruota del carro” e un anonimo qualsiasi in una grande città, in una realtà dove puoi fare la tua fortuna ma rischi anche di annullarti e di restare “perdente” per il resto dei tuoi giorni. Tanti adottano questa filosofia di pensiero, tanti altri no. Io faccio parte di coloro che non la pensano così, altrimenti non sarei di certo in Italia…e non avrei il desiderio di “emigrare” ancora dopo aver finito gli studi…
Comunque per entrambe le scelte di vita ci sono i pro e i contro, ma io credo che se una persona è sicura di quel che è e di quel che vale, se ha la convinzione di saper fare qualcosa di utile per campare in quel grande contesto, allora ci va con la testa alta e non c’è pregiudizio che tenga! Se il caro Peppino fosse stato un po’ più sicuro di sé e orgoglioso di essere napoletano quei commenti non l’avrebbero toccato e avrebbe anche saputo rispondere per le rime, invece di subire questa enorme delusione e decidere di cambiar squadra! Invece gli è bastato che 2 ignoranti lo chiamassero “terùn” per arrendersi e tornare a casa! Fossero queste le batoste della vita… E poi voglio aggiungere un’altra cosa: i pregiudizi ci sono OVUNQUE, sia al nord che al sud! La differenza è che la gente del nord è più diretta e “sfacciata” e quello che pensa te lo dice in faccia, senza preoccuparsi di poterti offendere o ferire, mentre la gente del sud spesso si nasconde dietro un falso buonismo e una falsa gentilezza, ma dietro alle spalle parla mooolto peggio di quella del nord (e alla fine ti ferisce ugualmente)! Sinceramente tra i due mali quello minore mi sembra il primo che ho citato! Per cui chi tifa per la Juve continuasse a farlo mantenendo la sua fede calcistica immutata, incurante degli altri Juventini e fiero della sua provenienza! Mica si può tifare per una squadra basandosi sui suoi tifosi…casomai ci si basa sui suoi giocatori e sull’allenatore! Sono queste le cose che contano…tutto il resto non è che” rumour” (come dicono gli inglesi).
Ciao a tutti!Sento anche io il dovere di dover lasciare due righe..come tutti sapete sono un tifosissimo dell’inter e come il caro peppino conosco la storia della mia inter meglio di quella della mia famiglia…anche io un giorno dopo aver messo da parte con un po di sacrifici un bel gruzzoletto sono volato alla volta di Milano per assistere dal vivo ad una partita della Beneamata..non era una partita come le altre:si trattava del derby…la partita che tutti sognano di vincere..e poi era in notturna..non potete immaginare quanto sia splendida la scala del calcio di sera..vi giuro che la prima volta che l’ho vista non ho respirato x diversi secondi..è stato come entrare in un film passando dallo schermo della tv..al solo pensiero mi emoziono ancora..quella sera di 4 anni fa la mia inter mi fece un regalo bellissimo:vincemmo un derby che non vincevamo da un bel po di tempo..una partita memorabile..alla fine del’incontro ero cosi felice che iniziai a telefonare a tutti i miei amici interisti che non avevano avuto la fortuna di assistere alla partita e anch’io come peppino esclamai:”trop bel uagliù!”Fu allora che un milanese col suo savoir faire mi disse” ma che sei venuto a fare a milano?tifa napoli piuttosto..”All’inizio ci rimasi un po male e non trovai la forza di rispondere..poi però mi dissi che un imbecille non avrebbe potuto rovinare la mia serata speciale..presi l’aereo e tornai a casa..da quel giorno continuo a tifare inter e ogni anno faccio salti mortali per andare a vedere il derby perchè alla fine lo sport non ha confini..il mio cuore batte come quello di un milanese quando l’inter segna e le mie lacrime sono salate come quelle di un milanese quando l’inter perde..ci sono stati altri derby e altri milanesi mi hanno trattato come uno di loro..ossia come un tifoso dell’inter..pensate che dopo la partita si andava tutti insieme a bere e a mangiare..quindi raga non lascitevi scoraggiare quando succedono queste cose..anzi abbiate la forza di continuare a credere in quello che credete perchè il nostro mondo un difetto ce l’ha..anche gli imbecilli,come lo sport,non hanno confine..”e sciem stan a tut part-pur a milan..”
grazie x l’attenzione e forza INTER!!!!!!!!!!
ho urgente bisogno di sapere chi ha scritto questa storia, se è vera e se fosse possibile rintracciare questo Peppino.
Grazie
bella fiabetta ma la realtà è completamente diversa.
Sono di Napoli e tifo juve da sempre, quando ho la possibilità di salire a Torino per vederla giocare non ho mai assistito ad alcun episodio di razzismo, tantomeno nei confronti di tifosi juventini provenienti dal sud.
Tra l’altro in curva sud campeggia uno striscione di tutti i tifosi juventini del sud, prova concreta che la vecchia signora è di tutti gli italiani, anche di quelli del sud compreso un ragazzo immaginario come Peppino.
Piuttosto il problema di Napoli sono alcuni pseudo intellettuali che cercano di risolvere annose problematiche sociali con una partita di pallone, la mentalità di questa gente è completamente arretrata.
Ma qualcuno si è accorto che siamo in europa? ci si è accorti del nesso creatosi tra gli stati comunitari.?..boh…
i giornali parlano della globalizzazione e qualcuno ancora rispolvera il campanilismo regionale…oppure la vecchia storia dei terroni e dei polentoni…
quando ci decidiamo a crescere?
Ciao Ciro,
istituzionalmente non c’è nessun tipo di razzismo, le società non potrebbero mai supportarlo, ma nella pratica ci sono ancora i fissati, a tutti i livelli. Dei razzisti si sono organizzati e hanno addirittura un partito politico rappresentato in parlamento.
E la storia di Vincenzo, in un commento sopra, è molto più vera di quella (inventata?) ascoltata da me dal barbiere.
Io penso che 10 anni fa questa situazione era molto più accentuata rispetto ad ora, ma le cose non sono cambiate poi tanto. In fondo il teorema dell’appartenenza geografica aggredisce ogni cosa, dal calcio, alla fede (cattolici, islamici etc) al partito politico, al concorrente preferito di X Factor. E’ la bestialità umana che non vuole condividere ma solo creare confini tra il “mio” e il “tuo” !