scuola, la colpa è di tutti
Mi sono preso la briga di andare a cercare i dati Ocse-pisa su internet, e ho trovato un’inchiesta del 2003. Me la sono guadata un po’, per quanto fosse piuttosto complessa, e devo dire la verità, siamo i fanalini di coda.
Ma piuttosto che fare come la Gelmini, che da la colpa solo ai professori (del sud, tra l’altro), io voglio darla a tutti quanti quindi nell’analisi che segue sarò impietoso.
i ministri (di tutti i colori passati e presenti)
Il ministro dell’istruzione è il principale responsabile di tutta questa faccenda. Innanzitutto, si entra nella scuola grazie a un concorso pubblico che il più delle volte è truccato; La prima soluzione sarebbe modificare la modalità di accesso ai concorsi, ripristinando l’accesso per conoscenza e non per amicizia.
Il secondo punto è lo stipendio dei professori: se guadagnassero di più, in linea con gli altri stati europei, il posto di professore sarebbe ambito e i migliori specialisti tenterebbero l’accesso alla carriera. Ma questo non accade, il posto come insegnante viene visto come un “salvavita”, un “mi sono messo a posto” con poca differenza tra questo e le poste. (con tutto il rispetto per le poste eh, ma forse la paga è la stessa, nonostante per insegnare serva una laurea). Quindi, i continui tagli alla scuola non incontreranno mai i miei favori. Possibile che nessuno capisca che investire sulla cultura equivale investire sul futuro?
i professori
Il vero problema dei professori non è la loro cultura, quanto la loro maniera di trasmetterla. Siamo stati studenti tutti, e capitava sempre il professore che parlava napoletano o che non sapeva proprio da dove incominciare a spiegare. Perchè far arrivare un messaggio a 30 alunni non è cosa facile, visto che non tutti camminano allo stesso passo!
Si perchè, una volta superato il concorso ed aver ottenuto il ruolo, resti abbandonato a te stesso: il ministero non ti fa un corso _serio_ in cui ti spiega come si impara, cosa passa nella testa del ragazzo. Sono un educatore scout, e il metodo scout _stranamente_ funziona perchè il ragazzo si diverte, mentre il metodo scolastico no: il ragazzo si fa la palla. Risultato: ogni professore insegna come gli viene meglio (che non vuol dire che il ragazzo lo capisce meglio) col risultato che il ragazzo si sentirà spaesato, vedendo che non c’è uniformità. Bisognerebbe mettere insieme queste varie cose e creare un sistema dove, con il minimo sforzo, si ottiene il massimo rendimento.
Un altro problema è quello dei professori che non vogliono fare proprio niente. E come fai? Questo specialmente per i professori vecchi, che non sono più innamorati della loro professione, che “tra un paio d’anni sono in pensione”. I prof che non vogliono fare nulla sono solo un ostacolo per il ragazzo, non stimoleranno la sua crescita, non lo aiuteranno a capire meglio le materie.
Gli alunni
Non diamo solo la colpa a chi la cultura deve diffonderla, quando gli alunni sono i primi a strafottersene. Ricordo un mio carissimo amico che, in secondo liceo, alla prima versione di latino prese 1, alla seconda prese 2, e la professoressa diceva: “fate tutti come lui, raddoppiate il vostro voto versione dopo versione!”. Il mio amico ci rideva e scherzava su, e alla fine fu bocciato, ma si è accorto solo molto tempo dopo di aver fatto una cazzata.
E adesso su siti come scuolazoo si trovano studeti che passano il loro tempo a cazzeggiare mentre il professore spiega o interroga. C’è più la serietà di una volta? no.
In questo caso bisognerebbe invertire la tendenza; non parlo di repressione, ma credo che bisogna colpire i ragazzi dove fa loro più male: non con i voti, ma colpendo il loro futuro. Tipo che, per andare in gita, bisogna già avere una certa media, altrimenti sei fuori. Chi rinuncerebbe ad una gita?!
Le famiglie
Le famiglie sono le principali responsabili del basso rendimento dei figli. Non parlo di quei casi limite in cui il figlio è proprio ciuccio e non capisce – lì c’è stato qualche problema “prima” – ma esistono famiglie in cui non è importante che il figlio studi, l’importante è che finisca presto che poi si deve mettere a lavorare. Oppure, altre famiglie in cui se il figlio vuole studiare va bene, ma deve pagarsi tutto lui perchè altrimenti è un peso per la famiglia. Conosco rappresentanti di entrambe le categorie esempio, e ne esistono molte altre, lo sapete meglio di me. Adesso, se il figlio non va bene a scuola, se ne fregano un po’ tutti perchè fa figo, perchè può sempre tentare la strada del calcio se è un maschietto, e se è una femminuccia perchè non provare con la velina. Modelle, sportivi, cantanti, tutto ciò che dovrebbe restare un piacevole svago piuttosto che una fonte di guadagno. E lo dico io che suono la chitarra da una vita e avrei sempre voluto fare il musicista!.
La società
A traviare i genitori sono le televisioni e i media più in generale, che distorcono la realtà facendola apparire più semplice, o diversa, da quello che è. Tutti vorrebbero il figlio pieno di soldi; Tutti vorrebbero il figlio che apparisse in tv, forse perchè pensano che la tv o i soldi ti diano la felicità. Quanti ragazzi arrivano alla fine del liceo senza sapere cosa andranno a fare domani? fare in modo che il ragazzo segua le proprie inclinazioni è necessario, ma le famiglie si intromettono per far fare al figlio una carriera che chissà dove lo porta. Secondo voi è giusto?
Invertire la tendenza
si può, ridando al ruolo di insegnante quella stima di cui ha bisogno. Chi insegna ha in mano intere generazioni, *deve* essere preparato, deve saper trasmettere la conoscenza a tutti. Non basta più dire “è intelligente ma non si impegna”, bisogna stimolare il ragazzo, mettere lui al centro del processo di apprendimento, e non la materia.
chi mi dà il diritto di parlare così?
sono stato studente, sono educatore scout, sono figlio di una maestra e di un professore. La questione di “come si insegna meglio” mi interessa più di “come si impara meglio”.
Ed ora tocca a voi. Quali sono i problemi della scuola italiana? Li ho elencati tutti?
