Balachander Krishnamurthy alla mia università
Ieri ho seguito un interessante seminario di Balachander Krishnamurthy alla mia università. Questo tale, autore di un libro di testo sul web, lavora per alcune delle migliori compagnie del mondo (Sun, AT&T) e collabora con importanti università. All’attivo ha una trentina di brevetti, il solito centinaio di libri e documenti accademici (che però sono importanti e citate in tutto il mondo), e una certa autorevolezza nel mondo informatico.
Il suo talk di ieri era incentrato su Twitter e sulla privacy degli attuali “online social networks”, tradotto in italiano sarebbero i vari facebook, myspace, chatta.it, twitter pure, e insomma tutto quello che ha contenuto generato per la maggior parte dagli utenti. Vi spiegherò in breve questi due argomenti, giusto per inquadrarli meglio.
Twitter è un servizio “social” che ha un po’ rivoluzionato (secondo me neanche troppo) la maniera di comunicare, estendendo l’uso del telefonino. Chi possiede un account twitter può inviare messaggi di al massimo 140 caratteri, cioè circa i caratteri di un sms, rispondendo a una stupidissima domanda: “che stai facendo adesso?”. Le persone possono così legarsi in gruppi di amici ad esempio, e seguire le notizie generate dagli amici o da chi per lui. La rete di amicizie funziona un po’ alla msn, bisogna conoscere l’indirizzo email o la pagina twitter di qualcuno e poi richiedere l’iscrizione.
La cosa curiosa è che si può comunicare su twitter anche via cellulare, inviando un sms a un certo numero. La filosofia è che se si sta al pc si avrà ben poco da segnalare, mentre se vediamo una scimmia per strada sarà più interessante scriverlo a tutti gli amici con un sms: “hey! c’è una scimmia che cammina per strada!”. Anche la ricezione dei messaggi può essere impostata via cellulare, così che tutti gli amici che starai seguendo (e solo quelli di cui ti interessa) possono inviare un messaggio a twitter e twitter provvederà a rispedirlo a tutte le persone che li stanno seguendo.
Ciò che faceva notare l’esperto è che, da quando Twitter ha aperto la sua API (per non informatici: interfaccia di programmazione dell’applicazione), è diventato un sistema incredibilmente popolare (non ancora in Italia, però) dato che circa un terzo dei messaggi generati da twitter vengono da programmi esterni ad esso. Chissà, forse anche il particolare nascosto sarà twittizzato :p per il momento beccatevi la mia pagina. Morale della favola: se vuoi che la tua applicazione sia popolare, apri la sua API.
Privacy e siti di Social Networking
Per quanto riguarda i siti di social networking, è stata fatta prima un’analisi dal punto di vista funzionale: cosa fanno, come campano, e in che direzione vanno. I siti di social networking (cioè i vari facebook, badoo, myspace, orkut che era popolarissimo in Brasile e chi più ne ha più ne metta) permettono di mettersi in comunicazione con i tuoi amici gestendo un blog, caricando foto, organizzandoti un calendario, elenchi, e ovviamente gestire la lista di tutti i tuoi amici, cosicché puoi essere sempre informato se un tuo “amico” aggiunge foto nuove, cambia il suo stato (da “sono depresso” a “sono felice”), inserisce un intervento e cose così. Questi siti campano principalmente di pubblicità (che sembra essere l’unico modello di businness che sopravviva sul web): tra tutte le pagine che un utente vede, un po’ di pubblicità te la sparano sempre in faccia. Ovviamente questi siti hanno intenzione a non farti lasciare il loro sito, cercando di farti passare buona parte della tua navigazione attraverso il loro sito web, quindi hanno anche dei sistemi di istant messaging (una sorta di messenger), un sistema di email, forum e quant’altro sia utile per “comunicare” senza uscire dai canali ufficiali.
Il vero problema di questi servizi è la privacy. Due cose sostanzialmente sono proprio da “rifare”: le impostazioni di default e i valori del profilo che si possono cambiare. Quante volte ho sentito dire dalle mie amiche “una s**za di milano s’è presa la mia foto per creare il suo account, ho dovuto fare la denuncia ai carabinieri”… questo è un problema molto grave negli Stati Uniti, dove il furto d’identità è all’ordine del giorno e gli utenti, attraverso siti sociali, possono risalire a tanti altri dati anagrafici e affittare macchine, comprare roba su internet, fare guai in generale col rischio di trovarsi la polizia a casa che ti saluta con due bei bracciali d’argento.
Facebook, ad esempio, non permette di tenere “nascosti” i tuoi dati a chi non conosci. Una persona che non ti conosce ha libero accesso ai dati che vuole come la data di nascita, l’indirizzo di casa (perchè no), la tua foto e altre cose senza che tu te ne renda manco conto. L’idea, quindi, è quella di cambiare queste impostazioni facendo in modo che sia l’utente a decidere cosa mostrare a chi non si conosce (il problema per le persone che conosci non si pone, ti sono amiche no?). Molte volte questi siti non prevedono affatto la possibilità di cambiare le impostazioni, lasciandoti in balia delle impostazioni di default.
Le impostazioni di default sono, infatti, la seconda nota dolente di questi siti sociali. Quando ci iscriviamo a un sito del genere, normalmente, non ci viene proprio chiesto “permetti di visualizzare questo profilo ai tuoi amici o a tutti”; la prima impostazione è proprio “a tutti” senza possibilità di appello. Questo permette a chiunque (anche ai tuoi nemici!) di poter vedere quello che vuole, con la tua inconsapevolezza. Secondo i dati dell’esperto, solo lo 0.06 % degli utenti ha aggiornato le sue impostazioni di privacy per limitare la visualizzazione dei dati. Insomma, il problema è che se vuoi far vedere tutto no problem, se invece vuoi tenerti qualcosa per te non hai alternative, devi “inventare” dati non veritieri.
Un terzo problema è: ma tutti questi “siti sociali” che se ne fanno dei tuoi dati personali? la risposta è, come al solito, interpretare e conoscere al meglio i suoi utenti, per potergli fornire servizi personalizzati. Che al 90% vuol dire proprio pubblicità. La cosa è ancora più pesante se si pensa che, se in una chat io parlo di Berluschino, il sito sociale potrebbe inviarmi pubblicità politica mirata; e peggio ancora, in base a tutti questi dati, loro possono conoscere meglio di me le mie abitudini, le persone con cui vado d’accordo e quelle che mi potrebbero interessare, “forzando” e snaturalizzando l’umanità di una persona. Insomma, io sono solo marketing. Alla luce di tutte queste discussioni, nessuno da niente per senza niente ed iscriversi a questi siti, se da un lato permette di conoscere gente nuova, dall’altro espone tutte le tue informazioni personali a chiunque, che può farne quello che vuole.
Io trovo i siti sociali una grande palla.
