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26 Mar

Sette armi in Tibet

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avete letto degli scontri?

In Tibet sta succedendo il pandemonio. Il fatto è che noi italiani siamo un po’ troppo ciucci in geografia, storica, politica e “ars belli” per capire il mondo, quindi dopo le solite 4-5 giornate di ricerca delle fonti, cercherò di darvi la migliore spiegazione possibile. Affinchè non possiate dire più: “si, mi dispiace, ma non capisco”

Quello che sapete, fino a questo momento, è che le olimpiadi stanno diventando appunto così:

Bisogna iniziare da molto lontano per capire chi fa guerra a cosa. Non è la solita spinta indipendentista tipo Padania, Paesi Baschi o Catalunya. Qui siamo in presenza di qualcosa che ha più similitudini con Israele, Kosovo o Guinea. Genocidi, insomma. Storia che nessuno si prende la briga di raccontarci.

Dalai Lama e Panchen Lama

Prima di addentrarci in fatti e fattarelli, è meglio fare un piccolo excursus di come funziona “politicamente” il Tibet. Il Tibet, almeno nei periodi in cui c’è stata una relativa tranquillità, è uno stato in cui il potere temporale è sulle spalle di un leader religioso. Vi sono due figure portanti della tradizione religioso-politica tibetana: il Dalai Lama e il Panchen Lama. Il Tibet è principalmente buddista e il buddismo ammette la reincarnazione. Il Panchen Lama è la figura addetta a “scoprire” il nuovo Dalai Lama, sulla base di ricordi di una vita precedente, e di una sorta di “saggezza” infantile innata. Una volta indivudato un possibile candidato, vengono effettuati dei test e se il candidato risulta la persona giusta, questa viene educata appunto dal Panchen. Lo stesso vale per il Dalai Lama nei confronti del Panchen Lama: il Dalai scopre il nuovo Panchen, e se è quello giusto, lo educa ad essere il nuovo. So che il metodo non sembra molto democratico, ma è una loro tradizione e in quanto tale va rispettata.
In base a queste “modalità” di successione, tutti vi starete chiedendo che fine ha fatto il Panchen Lama, visto che non si sente mai ai Tg. La storia a questo punto si fa intrigante. La troverete più giù.

Pronti? Via

Inizio a raccontarvi la storia di questo secolo. L’unica cosa che bisogna precisare, prima di iniziare, è che tutte le città del Tibet hanno avuto una storia diversa rispetto alle città cinesi, con una lingua diversa, cultura e tradizioni differenti. Vale tutt’ora.

  • Per i primi 50 anni del nostro secolo, il Tibet è stato conteso tra Cina e India. L’India era sotto l’influenza Inglese e la Cina era imperialista e poi repubblicana. Geograficamente, il Tibet è importante perchè da lì nascono i principali fiumi che danno acqua a tutta la regione, e perchè nel sottosuolo vi sono ricchi giacimenti di oro e uranio, ferro e zinco, gas e petrolio, insieme ad altri metalli utili.
  • La Cina ha sempre tentato di annettere il Tibet, pur con i cambiamenti politici interni: cambia la bandiera, l’importante è che il Tibet non si tocca. Ma con la prima guerra mondiale e lo scoppio della rivoluzione cinese, la Cina si impoverì considerevolmente e il Tibet potè iniziare le prime dichiarazioni di indipendenza, restando tale per una 40ina d’anni. Siccome gli Inglesi si proposero di difendere il Tibet da futuri attacchi cinesi, il Tibet non sviluppò mai un esercito. Peccato che nel 1945 gli inglesi se ne andarono dall’India e da quel momento furono solo guai.
  • Verso il 1949 i comunisti presero il potere in Cina.
  • Già nel 1950 attaccarono il Tibet, gridando “liberiamo il Tibet dagli imperialisti”. Quali?! Gli inglesi non c’erano più! Infatti, nel 1950 inizia la Guerra di Corea e tutto il mondo ha gli occhi puntati lì (solita storia, comunisti contro capitalisti). Per questo motivo la Cina agisce completamente indistubata e invia le prime truppe in Tibet: massacro.
  • Nel 1950 l’attuale Dalai Lama compì 16 anni e assunse la reggenza dello Stato. Il governo cinese gli impose di firmare un trattato chiamato “trattato di liberazione in 17 punti” (hahaha): o firmava, o moriva, o il tibet veniva occupato da 16.000 soldati che non vedevano l’ora. Sotto costrizione, firmò.
  • Nel 1952 il governo cinese iniziò una campagna di trasferimenti verso il Tibet, tant’è vero che oggi i cinesi sono in maggioranza (7,5 milioni di persone) rispetto ai Tibetani (6 milioni).
  • Nel 1954 i cinesi affermarono che il buddismo è un veleno per la cina moderna. Nel frattempo, le milizie cinesi avevano iniziato a saccheggiare e a svuotare monasteri. Il mondo non stava nemmeno a guardare: chiudeva entrambi gli occhi. Nonostante il Tibet fosse membro fondatore dell’Onu, quando ci furono invasioni etc, solo lo stato del SALVADOR si indignò (dagli atti ufficiali, eh!).
  • La CIA (mannagg a sti ammericani!) organizza una rivolta contro il partito comunista cinese, che già stava vivendo le prime rogne al governo. La repressione fu pesantissima e il Dalai Lama chiese ospitalità all’India, e da allora furono solo giorni bui per il Tibet, senza la sua guida spirituale. Inizia poi anche la diaspora tibetana, con 130.000 monaci che lasciano casa per andare chissà dove.
  • Nel 1965, tutta la zona del Tibet divenne solo una sigla: TAR, cioè Tibet Autonomous Region (Regione Autonoma Tibetana), che di autonomo aveva ben poco. Di militare molto.
  • Purtroppo i problemi non finirono qui. Tra il 1966-68 in Cina ci fu un biennio chiamato “Grande Rivoluzione Culturale”. Libri gratis per tutti? non proprio: tutto quello che non era in linea col partito, doveva essere distrutto, così il Tibet che fino a quel momento aveva avuto una storia religiosa a parte, cultura e tradizioni diverse dal resto dei paesi circostanti, fu privato dei sui templi e delle sue ricchezze spirituali. (in futuro, a qualche cinese è venuto in mente che il Tibet potesse essere un postaccio turistico, così hanno ricostruito i templi).
  • Il Dalai Lama, da un certo punto in poi, non ha più richiesto indipendenza, ma che almeno fossero salvaguardate cultura e tradizioni del suo popolo.

Credevate che fosse finita qui? Ogni tanto ai cinesi vengono delle belle idee. Così nel 1994 muore l’ultimo Panchen Lama, e il successore (che come avevamo detto prima era stato riconosciuto dal Dalai Lama) fu rapito dal governo cinese all’età di soli 6 anni. Il prigioniero politico più giovane della storia. Se poi ci mettete il fatto che i cinesi imposero il LORO Panchen Lama, la situazione sfociò nel paradossale: immaginate Bush che si mette a nominare i vescovi…

Ed ora? dopo anni di genocidio culturale, alla Cina vengono affidati i giochi olimpici. Wow, che bello, arrivano medaglie. Arrivano medaglie da un paese dove ogni 2-3 giorni Youtube è oscurato e ripulito, dove i giornali riportano solo le notizie che vuole il governo, dove gli incidenti vengono liquidati con accuse da “attentato alla sicurezza sociale”. Con le olimpiadi, ai giornalisti internazionali viene data la possibilità di poter entrare in Cina, ma possono parlare solo dei giochi, null’altro. Devono dichiarare costantemente la propria posizione ed essere monitorati su quello che fanno. I cittadini non possono riunirsi in più di 35 persone, altrimenti saranno accusate di aver minato alla stabilità sociale.

Vi sembra libertà?

Cos’è successo in questi giorni

Così, con le preparazioni per le olimpiadi, parecchi giornalisti stranieri avevano invaso (anche) il Tibet. E si trovavano proprio nella capitale, Lhasa, quando sono scoppiati i tumulti. Molti video su Youtube sono possibili anche grazie a loro.

l’11 marzo 2008, alcuni monaci manifestavano per i 49 anni dalla rivoluzione fallita del Tibet contro la Cina, che ha portato all’esilio del Dalai Lama. La cosa evidentemente non era possibile e se la sono vista brutta: da allora il mondo ha l’occhio puntato su Lhasa. Ops: aveva. Tutti i giornalisti lì presenti sono stati invitati ad “evacuare”, così ora le uniche notizie vengono dall’amorevole agenzia di stampa cinese. Che in Cina non spara nemmeno un numero giusto: qualche arrestato, qualcuno s’è fatto male. Da noi si parla di 800 e passa morti.

Conclusioni

Boicottiamo le olimpiadi.

Non ci tengo a vedere la propaganda perfezionista di un regime, qualsiasi sia il colore. Non voglio vedere che a Pechino va tutto bene mentre a Lhasa non si può pregare. La Cina ha voluto le olimpiadi anche per essere riconosciuta come una Nazione moderna, capace di gestire un evento mondiale di tale importanza; e invece è palese il fallimento proprio sull’abc della modernità: libertà di espressione, di pensiero, di fede. Progresso economico fatto da 2,5 miliardi di schiavi.

Vi lascio con ciò che mi ha detto Weber una delle prime volte che abbiamo parlato, a Sevilla (parlammo in inglese: il mio spagnolo non era ancora così avanzato.): “con tutti i cinesi che viaggiano e studiano per il mondo, spero che si rendano conto di quanto siano repressi e che, tornando in Patria, possano dire: <<solo da fuori ho visto la vera Cina>>. E che organizzino una rivolta.”

Fonti (vi invito a cercarne altre)

Ho scritto pure questo