sulle recenti polemiche sugli scout
Recentemente l’associazione scout è stata vittima di una campagna mediatica ridicola da parte di una buona fetta del peggior giornalismo italiano. Vi riassumo in breve i fatti, poi vorrei che foste voi a tirarne fuori le conclusioni.
Nel 2006, si è svolto un evento chiamato “Roverway” in Toscana, a cui hanno partecipato oltre 3000 scout provenienti da tutta Europa, ragazzi dai 16 ai 21 anni. In quell’occasione, fu commissionata una ricerca per valutare lo “stato di salute” dei ragazzi a cui rivolgiamo la nostra proposta. Le domande spaziavano su molti argomenti, tra cui anche un po’ di sociale e religione.
Una volta che i risultati sono stati elaborati, la stampa italiana ha preso solo le cose che più interessavano da questo sondaggio, trascurando altri mille dettagli. Un esempio di questi articoli è questo (lo riporto qui sotto, ma se lo volete, eccovi il link alla Stampa):
Riassunto: gli scout non sono quei bravi ragazzi che ci aspettavamo. Anzi, si fanno le canne, si abortiscono tra di loro e mangiano i bambini. ops, quelli erano i comunisti, ma non fa niente. Ah, tradiscono la fidanzata e fanno sesso promiscuo. OVER?! (leggendo ste cose si potrebbe pensare che gli scout sono la migliore associazione del mondo!)
Liberi e laici: sorprendenti risultati
di un’indagine condotta
in tutta Europa sugli “esploratori”
tra i 16 e i 21 anniGIACOMO GALEAZZI
ROMA
Addio alla «meglio gioventù» tutta casa e chiesa. Otto scout su dieci dicono sì all’alcol, uno su due sì alle canne, il 90% ammette i rapporti prematrimoniali, il 42% farebbe sesso con una persona sposata e il 39% approva l’aborto e dice di non credere in Dio. L’identikit-choc dello scout del terzo millennio emerge dalla ricerca commissionata dalla Federazione italiana scoutismo all’Istituto degli Innocenti, una ricerca che riguarda ragazzi di tutta Europa, per l’81% cattolici.Il nucleo fondante dei «Papa boys» che affollano le Giornate mondiali della gioventù e i raduni ecclesiali approvano alcol, fumo, sesso e hanno le idee chiare su aborto e omosessualità. Sono delusi dalla politica (uno su tre è contrario ai partiti), considerano la famiglia il loro unico punto di riferimento, stanno al passo con i tempi (quasi tutti hanno cellulare e computer, il 70% possiede dvd e videoregistratori). L’esito più sorprendente dell’indagine riguarda una morale molto più libertina dell’immagine tradizionale dello scoutismo che in Italia su 200mila aderenti ne annovera ben 180mila cattolici. Nove scout su dieci accettano il sesso prima del matrimonio, un terzo dei 2500 intervistati considera una scelta eticamente tollerabile tradire il proprio partner, mentre quattro su dieci ammettono il ricorso all’aborto. Più aperte verso esperienze omosessuali appaiono le ragazze (23%) rispetto ai ragazzi (12%).
Nel mondo ci sono 520 associazioni con 38 milioni di giovani. Nei cento anni di vita della scoutismo, mezzo miliardo di persone hanno indossato l’uniforme scout. In Italia su 200 mila scout, 180 mila fanno parte dell’associazione cattolica Agesci (tra i promotori del «Family Day») che ha un’organizzazione di tipo verticale, suddivisa in quattro livelli (nazionale, regionale, di zona, di gruppo) ciascuno dei quali è finalizzato all’educazione dei bambini e ragazzi. Il movimento scout, fondato da Robert Baden-Powell, ha le stesse regole ovunque. Fazzolettone, divisa, promessa: «Con l’aiuto di Dio prometto sul mio onore di fare del mio meglio per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese; per aiutare gli altri in ogni circostanza; per osservare la Legge scout». Di cambiato nello scoutismo c’è appunto una crescente distanza tra «teoria e «pratica».
Il tramonto della purezza
Come dimostra l’indagine, infatti, la fede, l’impegno e la responsabilità sono valori non sempre realizzati nella vita quotidiana degli scout. La purezza non sembra più molto in voga, anche se il loro simbolo resta il giglio scolpito nell’arco della Cappella dei Lanaioli, nella chiesa di Sant’Agostino a Genova. Eppure nello statuto l’Agesci si definisce «occasione per i ragazzi di ricevere un annuncio di fede» e si impegna a proporre «in modo esplicito ai ragazzi, con il metodo e la spiritualità che caratterizzano lo scoutismo, l’annuncio di Cristo affinché si sentano personalmente interpellati da Dio e gli rispondano secondo coscienza». Il percorso scout, che parte dagli 8 anni con i gruppi dei lupetti e delle coccinelle, prosegue con gli esploratori e le guide, dai 12 ai 15 anni, e poi con i rover e le scolte fino ai 19 anni. Dal gioco, all’avventura, all’approfondimento si sviluppa un percorso che porta alla scelta di «servizio agli altri». Gli scout sono presenti nei Consigli e nelle Commissioni pastorali. Nelle parrocchie hanno soprattutto il compito di avvicinare i ragazzi che, senza lo scoutismo, non frequenterebbero la chiesa. Una missione esplicitata da Giovanni Paolo II in vari messaggi di incoraggiamento a essere di frontiera, «a portare un annuncio del Vangelo anche a ragazzi che magari non avrebbero frequentato autonomamente altre situazioni vicine alla parrocchia». Nel vademecum per i capireparto dei campi nazionali Agesci è sintetizzato il fine dello scoutismo e, dunque, anche la possibilità di un fallimento educativo: «A noi capi non è richiesto di essere psicologi o sociologi, quanto piuttosto di vivere una relazione vera, profonda ma non assoluta con i nostri esploratori e guide». Una relazione che «non si sostituisca a quelle istituzionali, ma che sia chiara, capace di dare senso, di orientare il sentiero di ciascun ragazzo senza scegliere al loro posto». Incluso, perciò, il rischio di sbagliare.
E già su questo articolo ci sarebbe da fare qualche correzione, ad esempio che i ragazzi dai 16 ai 21 anni non si chiamano Esploratori ma Rover. Per fortuna è prontamente arrivata la risposta da parte dei capi nazionali Agesci, cioè una delle due associazioni scout italiane riconosciute a livello mondiale (l’altra è il Cngei), con questo bellissimo documento (dal sito dell’AGESCI):
Forse qualcuno di voi, aprendo il giornale domenica mattina, è rimasto sorpreso per quanto vi ha trovato, riferito allo Scautismo. Per questa ragione e per fare chiarezza, riteniamo opportuno non lasciare cadere ciò che è accaduto senza esprimere alcune riflessioni nei confronti di un approccio da parte dei mass media che riteniamo fuorviante e non adeguato ad affrontare problematiche educative. Sabato 15 marzo scorso è stata presentata a Firenze un’indagine conoscitiva sui rover e scolte partecipanti al Roverway 2006, promossa dalla Provincia di Firenze e dalla FIS e realizzata dall’Istituto degli Innocenti, il quale ha provveduto successivamente all’elaborazione dei risultati ottenuti. L’indagine ha coinvolto 2522 partecipanti al Roverway, provenienti da 39 Associazioni scout nazionali, rappresentative di 25 paesi. Di questi 2552 intervistati, 1149 erano italiani e di questi 851 appartenenti all’AGESCI (33% del totale). L’indagine analizza sette specifiche tematiche: esperienza scout, religiosità e spiritualità, etica e legalità, partecipazione sociale e fiducia nelle istituzioni, consumi e stili di vita, cittadinanza europea, futuro. Dall’analisi dei dati raccolti, che comunque non rappresentano un campione significativo dello Scautismo europeo, emerge un quadro assai variegato che conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, la complessità e le contraddizioni della realtà giovanile europea e mette in luce aspetti che interpellano le Associazioni scout riguardo la loro capacità di proposta di modelli e valori.In particolare, la presenza di risultati “critici” in ambiti che possiamo definire sensibili quali, ad esempio, le risposte date al quesito “pensi che ti potrebbe capitare di…..” oppure al quesito “indica il tuo grado di fiducia”, hanno offerto l’occasione ad alcuni giornali e telegiornali di scatenare ,domenica mattina 16 marzo, un attacco allo Scautismo con titoli e sottotitoli di sicuro impatto quali “Sesso, hashish e aborto: ricerca choc sui nuovi scout” e “Il tramonto della purezza” (La Stampa) oppure “Anche gli scout cambiano: la trasgressione non è tabù” (Corriere della Sera) . “Ovviamente”, quasi tutti i servizi hanno preso a riferimento lo Scautismo cattolico AGESCI, sia nei contenuti degli articoli che nelle immagini, mettendo peraltro in scarsa evidenza l’ambito europeo della ricerca. Questo approccio giornalistico, che ripercorre modalità scandalistiche, ci lascia particolarmente perplessi per diverse ragioni che vorremmo segnalare:- Innanzitutto è evidente l’intento strumentale dei redattori di spostare le problematicità emerse dalla ricerca (25 nazioni, 29 associazioni scout!, ma solo 2500 interviste!!) da un ambito europeo ad un livello “domestico” AGESCI, con l’obiettivo di sollevare perplessità e dubbi sulla coerenza della proposta educativa dell’Associazione rispetto alla sua appartenenza ecclesiale.- La modalità adottata di presentare i risultati della ricerca come un gossip esplosivo, è assolutamente fuori luogo, quando si tratta di un ambito educativo che per sua caratteristica ha bisogno di pacatezza e di equilibrio nella trattazione e nell’approfondimento.- L’impegno educativo dello Scautismo si pone l’obiettivo di sviluppare nei ragazzi valori e riferimenti che spesso sono agli antipodi dei messaggi che gli stessi ragazzi ricevono quotidianamente ed il risultato di tale lavoro non sempre è rilevabile nel breve termine. - Peraltro, messaggi come quelli pubblicati di certo non aiutano la dedizione e la passione di migliaia di capi educatori impegnati a formare i ragazzi loro affidati da tantissime famiglie.- Gli articoli evidenziano solo marginalmente gli aspetti positivi emersi dalla ricerca, quali la fiducia che i giovani scout europei hanno nella famiglia (gradimento pari a 6,30 su 7), nei propri capi scout (5,79 su 7) oppure ancora le risposte prevalenti alla domanda “Immagina la tua vita da adulto. Cosa farai?” a cui i ragazzi rispondono: “farò un lavoro che mi realizzi professionalmente” (65,9%), “avrò dei figli” (60,2%), “mi sposerò” (52,7%). E solo il 25,1% punta ad un lavoro “che mi darà tanti soldi”. Tutti valori percentuali che consideriamo particolarmente positivi. E’ evidente che la nostra missione è quella di migliorare continuamente la qualità del nostro lavoro educativo, che vorremmo trovasse riscontri diversi da quelli emersi dall’indagine dell’Istituto degli Innocenti, ma ci sembra assolutamente fuori luogo l’azione di disinformazione che vuole tratteggiare lo Scautismo come luogo di trasgressione, quasi a dire con soddisfazione: “finalmente abbiamo scoperto che gli scout non sono perfetti”!I ragazzi che entrano negli scout non sono il frutto di una cernita e di un reclutamento che sceglie esclusivamente ragazzi perfetti e di valori “provati”. I nostri iscritti sono figli del nostro tempo, con tutti i pro ed i contro che li contraddistinguono. Anzi, spesso la nostra azione si rivolge a giovani che vivono in realtà difficili e di forte marginalità sociale, con tutte le problematicità del caso. Ed anche nelle realtà più benestanti, le problematiche educative ed i messaggi sociali che interessano i nostri ragazzi non aiutano di certo il nostro modello educativo.Vorremmo anche ribadire con forza che l’obiettivo della nostra missione educativa rimane quello di far crescere i ragazzi, responsabilizzarli, educarli al rispetto del proprio corpo, degli altri, dell’ambiente, aiutandoli a vivere un’esperienza di fede e rafforzando la coscienza di servire e di impegnarsi nella propria realtà. Un impegno educativo fatto con pazienza, fiducia e coraggio. Ai mass media non chiediamo tanto, chiediamo solo attenzione e rispetto verso chi ha scelto di impegnarsi nell’educazione! Concludiamo, confermando che siamo coscienti del fatto che andare controcorrente oggi sia molto difficile, ma sempre di più necessario, ed è per questo che crediamo che quanto emerso dalla ricerca dell’Istituto Degli Innocenti possa e debba diventare per l’Associazione tutta un’occasione di riflessione serena ed equilibrata del nostro agire, in particolare in Branca R/S e nelle nostre Comunità Capi.
La Capo Guida Il Capo Scout
Dina Tufano Eugenio Garavini
Qualche considerazione personale
Il ruolo di educatore è difficilissimo, per questo tutti lo evitano il più possibile. Spaventa l’idea di diventare genitori, spaventa l’idea di dover perdere ricchezza in favore di qualche responsabilità in più, spaventa impegnare il proprio tempo in un ideale, perchè siamo pigri, sovrastimolati da annunci che durano al massimo 30 secondi, o peggio da esempi negativi portati al successo (cocainomani, calciatori trucca-partite, fotografi-ricattatori, autisti-ubriachi che fanno stragi, tutti famosi in tv). Qual è il messaggio che passa ai ragazzi? che se sei una capa di chiuoppo puoi diventare “qualcuno”. Altrimenti, sei “massa”.
Noi educatori scout cerchiamo di farli pensare con la propria testa. Anche la fede, è vero, noi la proponiamo in una maniera schierata, ma “semplice”: non ci fissiamo su concetti troppo complicati, anzi cerchiamo di far “vivere” Dio attraverso l’esempio, la dedizione, il mettersi a disposizione degli altri. Poi cerchiamo di stimolarli a fare qualcosa che non sia il solito. E cerchiamo anche di fargli perdere (o di non fargli prendere) abitudini che possono solo essere negative.
Sembra una sfida impossibile, no? Non è facile educarsi, o meglio, come dice lo statuto, “autoeducarsi”. Si, perchè è il ragazzo che sceglie il proprio comportamento, relazionandosi con gli altri, con il mondo esterno, e con i propri capi che hannolo scopo di indirizzarli verso le giuste riflessioni.
Ma queste continue illazioni dei giornali sono insopportabili. Già mi sento preso per scemo ogni volta che indosso l’uniforme, dovendo sentire i commenti ignoranti di gente imbecille che si crede figa sbattuta davanti a un bar tutto il giorno. Aggiungici poi la naturale diffidenza che hanno tutti i tuoi amici verso qualcosa che non si è ben capito, e che sembra solo una perdita di tempo. Vagli a spiegare perchè lo fai, e perchè lo faresti sempre e comunque.
Sentirsi presi per culo anche dai mass media non è un incentivo. Noi svolgiamo un servizio sociale assolutamente volontario e non retribuito, anzi, dovrei farvi il conto dei soldi che ci ho rimesso di tasca mia. E lo facciamo per i vostri figli, cercando di farli crescere come persone migliori, perchè crediamo che il nostro metodo (compreso i pantaloncini corti) sia il migliore possibile. Non funziona sempre, c’è sempre chi non arriva alla fine, ma noi non siamo dei capi-padroni, siamo dei capi-fratelli-maggiori, non so se cogliete la differenza.
Dunque, qualche parolina sull’indagine. Questi risultati vi hanno sconvolto? A me no, non più di tanto: i ragazzi che frequentano gli scout sono assolutamente identici ai ragazzi che non li frequentano. E’ ovvio che tutti questi dubbi su fede, matrimonio, fedeltà e quant’altro non sono piacevoli, ma l’indagine è servita soprattutto a dire: cari capi, i problemi che hanno i ragazzi sono questi, è il caso di preparare attività affinchè possiamo intervenire su queste idee strambe. Vi sorprendere che io cerchi di correggere un ragazzo che ammette il tradimento? Siamo un’associazione, abbiamo uno statuto, un patto associativo, e io ho scelto di educare sotto questi punti perchè li condivido. Non sono la migliore persona del mondo e lo sappiamo tutti (chi lo è?), eppure nonostante dubbi ed incertezze noi “capi” cerchiamo di migliorarci, per offrire ai ragazzi la migliore parte di noi stessi. Avere tutti quegli occhi addosso mi fanno pensare: “i ragazzi vedono tutto ciò che sto facendo e mi prendono ad esempio”. E’ in questi casi che cerco di essere il miglior me stesso, non per paura di essere scoperto come un “peccatore qualunque”, ma con l’orgoglio di poter essere una persona significativa per le loro vite.

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