[libri] Jean Claude Izzo – Casino Totale
due parole sull’autore, e come mai il libro mi ha incuriosito. Innanzitutto è figlio di un emigrante di Castel San Giorgio, mia città; il padre si trasferì a Marsiglia, dove diede i Natali a Jean Claude. Essere figlio di emigranti è una caratteristica delle sue opere; infatti in questo libro vi ho trovato molti riferimenti all’Italia e, addirittura, in un passo fa dire al protagonista:
scoprimmo in seguito che i nostri padri venivano da paesi vicini. Il mio da Castel San Giorgio, il suo da Piovene. [...]
Se vi state chiedendo dove si trovi Piovene, non è vicino a Castel San Giorgio: si trova in provincia di Varese. M’era sembrato strano di non conoscerlo, il paesino!.

Nel mio comune hanno organizzato, quest’estate, un premio letterario intitolato a suo nome: sembrava un perfetto sconosciuto, e sinceramente pensavo che ci fosse qualche spinta politica dietro questa cosa (si tende a pensare sempre a male quando le cose le organizza il comune), invece ho poi scoperto che Izzo (si pronuncia Izzò) è davvero famoso in Francia, per aver scritto un mucchio di cose, tra cui una trilogia noir alla quale appartiene questo libro.
Mia madre (che è donna di cultura :p ) ha comprato la trilogia e ora me la sto leggendo un po’. Tanta gente ha dato risalto mediatico a questo scrittore ma dubito che qualche Sangiorgese abbia avuto la pazienza di leggerlo. Tranquilli, paesani, l’ho fatto io per voi!
Di cosa parla il libro
la trama la prendo tale e quale dal retro del libro:
Dopo anni di vagabondaggi nei mari del Sud, Ugo torna a Marsiglia per vendicare Manu, l’amico di gioventù assassinato dalla malavita. Ma anche lui resta ucciso e toccherà a un terzo amico, Fabio Montale, il compito di fare giustizia.
Tutti e tre – Ugo, Manu e Montale – sono cresciuti nei vicoli poveri del porto di Marsiglia. Assieme hanno fattoi primi furtarelli, poi qualche rapina, ma hanno anche condiviso i sogni di paesi esotici, i primi dischi e i primi libri, le nuotate in mare, le ubriacature. E soprattutto hanno amato la stessa donna, Lole. Poi le strade si sono separate: Manu si è perso in giochi criminali troppo grandi, Ugo è partito, Montale è diventato uno strano poliziotto, più educatore di strada nei quartieri difficili che sbirro.
Ora dovrà sostenere un’inchiesta durissima contro tutto e tutti, in una città, Marsiglia, simbolo di un Mediterraneo diviso tra bellezza e violenza, tra due colori: l’azzurro del cielo e del mare e il nero della morte e dell’odio.
Impressioni personalissime (sentitevi pure liberi di non essere d’accordo con me)
L’ho iniziato controvoglia – dovevo passare del tempo, mentre tornavo da Siviglia – ma sono arrivato al punto da non uscire domenica sera per leggerlo. Era così interessante? Si, a un certo punto non capivo più chi fosse morto e chi vivo, la trama s’era infittita per bene, e in tutto questo c’era il dramma del protagonista, Montale, sempre diviso tra la voglia di rendere giustizia ai suoi amici morti e il sentimento di fallimento che pervade la sua vita.
Montale è un uomo solitario, pieno di contraddizioni, dice quello che pensa (specialmente con le donne), ma sa anche essere misurato quando parla con criminali più grandi di lui. Il libro spesso e volentieri si perde in monologhi in cui Montale ricorda il suo passato, le strade di Marsiglia che associa a fasi della sua vita, le donne che ha amato, i criminali che ha incontrato. E’ un personaggio _vero_, non è un eroe, ma agisce come una persona comune pur nello straordinario dei fatti. Non ho mai avuto l’impressione che stesse facendo qualcosa che non avrebbe mai potuto fare: attraverso le parole del libro, si legge una personalità, un carattere, la vita di un uomo che si sforza di andare avanti, giorno dopo giorno, tra le mille schifezze della città.
Il libro viene definito Noir piuttosto che un giallo. Credo che la differenza sia come Tarantino e Hitchcock: siamo in piena decadenza morale e civile, lo si sente quando parla della sua stessa vita e quando descrive, minuziosamente, le strade di Marsiglia brulicanti di arabi.
Qualche nota stilistica
L’inizio del libro è stato difficoltoso: parla come un inglese, frasi piccole con un senso ben definito, tanta ironia, e faccio quasi fatica a stargli dietro (sono abituato al prolississimo Baricco). Dopo un po’ ci si fa l’abitudine e se una frase dura più di 8 parole la si rilegge per capirla meglio. Essendo la narrazione al passato, molte volte non si capisce se ciò che racconta siano i fatti veri così come sono andati, oppure se sono una sua ricostruzione mentale – della serie “penso che sia così e non si potrà mai sapere com’è andata veramente”.
Izzo non ci risparmia una grande dose di cultura, infatti nel libro compaiono riferimenti a Piazzolla, Paco De Lucia, Paolo Conte, Django, e un migliaio di altri, tra pittori poeti e artisti in generale, che compongono un personaggio con una spiccata sensibilità: da questi piccoli dettagli, si legge un personaggio più reale che inventato, infatti spesso ho la sensazione che sia parecchio basato sulla stessa vita di Izzo (quel pizzico di autobiografia che plasma un personaggio e lo rende indipendente dalla storia). Personaggi del genere li ho trovati anche nei libri di John Fante, che con i loro difetti e le loro incoerenze sembrano incarnare una parte della nostra stessa vita.
In Conclusio
Per una volta, un ex paesano che fa qualcosa di buono. Un libro che mi ha affascinato, non è un capolavoro di letteratura ma sa come prenderti. Il problema sarà prenderLo, piuttosto: a quanto mi risulta non c’è nessuno in Italia che venda libri di Izzo, e i diritti delle sue opere sono bloccati dalla casa editrice francese. Durante il famoso premio letterario, era possibile comprarne le edizioni italiane; ma ora non saprei proprio dirvi dove andare a vedere. Inoltre la copia che ho in casa è stata comprata usata, visto che era già mezzo “sciarmata”.
Fatevi avanti: se sapete dove prendere il libro, se avete idee differenti dalle mie, se volete completare il discorso… i blog sono qui per questo.
