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07 set

de sperimentationis et sufferentia

Scritto da 3 commenti

Leggo sempre più spesso, in giro per la rete, notizie che riguardano sperimentazioni genetiche e opinioni varie del tipo “questo si, questo no”.

Ho un punto di vista molto liberale, di conseguenza non voglio esprimermi sulla bontà del provvedimento. E pure da cattolico, provvedo a pensare con la mia testa. Ma voglio fare qualche riflessione sulla _sofferenza_.

Noi soffriamo per tantissimi motivi. Alcuni sono prettamente spirituali (la ragazza ti lascia, ..non concludi niente all’università, oppure ti senti un fallito etc) che, in qualche modo, ci andiamo a cercare. Stranamente su queste cose a nessuno viene in mente di fare sperimentazioni, aprire casi di studio, svolgere ricerche e trovare una maniera di risolvere il problema. Esempio: uno si suicida per debiti. Reazione: i giornali ne parlano come un atto disperato, e **al massimo** qualche politico fa una legge che dice che se hai debiti, li puoi pagare in tot anni, così da non essere stretto nella morsa, e cavolate del genere. Ha avuto visibilità e qualcuno ha anche tentato di arginare il problema bloccando _gli effetti_, non le cause. Nessuno si sofferma a pensare cosa, come, chi ha spinto una persona a compiere tale gesto.
Altro esempio banale: un giovane ragazzo muore d’overdose. Reazione: come al solito, se il ragazzo muore d’overdose in un posto affollato arrivano giornalisti, la gente si ferma con la macchina per vedere cos’è successo, i politici ne parlano in piazza perchè “non si può morire così” e cavolate del genere. E magari ci fanno anche la solita legge-provvedimento che chi si droga abbuska, lo imprigionano 10 anni, non puoi guidare per 20 nè lavorare per 30. Insomma, “teoria della paura” che serve a un emerito ..niente.
E sul povero ragazzo che si droga, nessuno si chiede il chi, il come, e soprattutto il perchè. Nessuno prende la briga di risolvere la CAUSA, e qualcuno prova ad arginare l’EFFETTO. Non so se vi rendete conto; è una sfida difficile ma non impossibile.

Ecco allora che chi cresce secondo una certa morale, che sia basata sul cattolicesimo o basata sull’induismo (etc etc), ha un’attaccamento alla vita diverso, che lo vede parte di un disegno in cui anche la sofferenza o il dolore hanno il loro posto. E ci pensano due volte prima di fare una cavolata; la parola “religione” la si potrebbe chiamare “insegnamento alla felicità”, e tutto cambia.

Così anche il dolore, dicevo, trova posto in questo mondo. Specialmente il dolore fisico. Perchè il dolore spirituale viene dall’uomo, ma di quello non ci preoccupiamo perchè sono sempre cavolate rispetto al resto. Invece il dolore fisico, che non viene dall’uomo ma segue (il)logiche tutte sue, dobbiamo per forza trovare una cura anche usando i mezzi più scorretti. Così perchè non sperimentare sugli esseri umani cose di cui non si conosce l’effetto o far fare sesso una mucca con un maiale per vedere cosa ne esce. Tutto fa scienza. Anche se non ha senso.

Prendi l’aborto. aborto si o aborto no, recitava il referendum di qualche decennio fa; nessuno si interroga perchè c’è bisogno dell’aborto, chi lo richiede, e come _educare_ le persone ad un uso responsabile del proprio corpo per evitare alla fonte che qualcosa del genere possa accadere. Poi si citano casi estremi come esempio tipo “se vieni violentato che fai, non abortisci?” e la risposta mia sarebbe: “e perchè quest’uomo ha violentato?”, cosa spinge un uomo a violentare, cosa gli passa per la testa, insomma risaliamo alle cause e risolviamo quelle, non gli effetti con pene severe di 20 anni ai violentatori che servono solo a guaio fatto.

Ritornando alle malattie, e anche alle sperimentazioni, prima o poi dobbiamo morire, che sia presto o tardi; Seneca diceva: La vera felicità, dunque, risiede [...] nell’essere imperturbabili, sia di fronte al male che di fronte al bene, in modo da riprodurre in noi, per quanto è possibile, Dio. Chi crede ha una forza in più: la coscienza di aver vissuto una splendida vita, in accordo con una sua morale, e sa quand’è il momento di provarci ancora, a restare su questo mondo, ma sa anche che se il Signore t’ha chiamato, non puoi rispondere “dammi altri 5 minuti” e poi non vai. Chi prova a fottere la morte, quella vera, mi sembra solo una persona che ha paura di morire.

Ho scritto pure questo

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Categorie: fede, ipse dixit, pensare un po'
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  1. eda
    7 settembre 2007 a 8:51 | #1

    A parte il fatto che sei un copione :) )), potrei mettermi a contestare ogni singola parola e concetto che hai scritto in questo intervento, ma ovviamente non lo farò perchè ne verrebbe fuori un romanzo! Ti dico solo che salvare un bambino che sta morendo di cancro e salvare un ragazzo che per volontà sua va a bucarsi e a fottersi il cervello con robacce (qualunque sia il motivo che lo spinge a farlo) sono due cose mooolto diverse!!! E poi se non sbaglio per ogni tipo di male c’è una cura: per curare i mali fisici ci sono i medici e i farmacologi, per quelli spirituali gli psicologi! Ammiro entrambe le categorie allo stesso modo, ma non bisogna confondere le cose! Il grande Marx diceva: “il pensiero prima di passare attraverso la testa passa attraverso lo stomaco!” E problemi come depressione, droga, etc etc sono tutti sintomi della società del benessere, di chi a volte ha tutto (soprattutto la salute) e non riesce a goderselo…chi ha la pancia vuota e muore per altre cause che non dipendono da lui forse ha un bisogno più immediato e urgente di aiuto,non credi? ti sembrerò drastica, ma nella vita bisogna saper distinguere le situazioni ! Più che definire chi passa la sua esistenza in un ospedale o in un laboratorio cercando di salvare tante vite una persona che “fotte la morte” io lo definirei un eroe che cerca di combattere contro qualcosa di terribile e di molto più grande di lui, che la morte la sfida tutti i giorni spesso riuscendoci, e in questo modo fa la cosa più bella e nobile del mondo! Magari riuscissimo tutti a dedicare la nostra vita a uno scopo così nobile…Credere e pregare va bene, ma realizzare nella pratica quello per cui si prega lo è molto di più….Ma sono solo punti di vista, e non potrebbe essere altrimenti, perchè la pensiamo in modi diversi su questi argomenti (non è una novità)e perchè la professione che vorrei fare nella vita non può che portarmi ad avere queste convinzioni…l’importante è che i dibattiti siano sempre costruttivi! stammi bene caro!

  2. Musikele
    7 settembre 2007 a 10:44 | #2

    e meno male che l’avevo detto, che non mi stavo esprimendo sulle sperimentazioni!

    Ciò che dico è che adesso non si sta facendo nulla per le famiglie di tanti potenziali drogati, o ladri, ragazzi che li vedi a 10 anni e già sai che fine faranno, e si aspetta che vadano in riformatorio per inguaiarli ancora di più.
    Che vogliano sperimentare in accordo a leggi, va tutto bene, ma non dirmi che se uno si droga è meno importante perchè se l’è cercata. se chi sta intorno a me sta bene, sto bene anch’io…

  3. eda
    7 settembre 2007 a 11:20 | #3

    non ho detto che è meno importante, ho solo detto che è una situazione DIVERSA! Cerca di capire bene il mio discorso. Sicuramente vanno aiutati tutti coloro che soffrono e subiscono le ingiustizie della vita e dell’ambiente che li circonda. E concordo pienamente anche sul fatto che se chi ci circonda ( e non solo) sta bene, stiamo meglio anche noi! Quindi, peace and love forever! :) ))

    p.s te kam xhan, anche quando la penso diversamente !

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