ansia da prestazione

Accade che si desidera la felicità della persona amata anche a costo di soffrire.

Core ‘ngrato, scritta da Cardillo e Cordiferrio.


Core ‘ngrato
Catarì, Catarí…
pecché mm”e ddice sti pparole amare?!
Pecché mme parle e ‘o core mme turmiente Catarí’?!
Nun te scurdá ca t’aggio dato ‘o core, Catarí’…
Nun te scurdá…
Catarí…
Catarí, che vène a dicere
stu pparlá ca mme dá spáseme?
Tu nun ce pienze a stu dulore mio?!
Tu nun ce pienze, tu nun te ne cure…
Core, core ‘ngrato…
T’hê pigliato ‘a vita mia!
Tutto è passato…
e nun ce pienze cchiù.

Catarí, Catarí…
tu nun ‘o ssaje ca fino e ‘int’a na chiesa
io só trasuto e aggiu pregato a Dio, Catarí…
E ll’aggio ditto pure a ‘o cunfessore: “Io stó a murí
pe’ chella llá…
Stó a suffrí,
stó a suffrí nun se pò credere…
stó a suffrí tutte li strazie…”
E ‘o cunfessore, ch’è perzona santa,
mm’ha ditto: “Figliu mio lássala stá, lássala stá!…”

Core, core ‘ngrato…
T’hê pigliato ‘a vita mia!
Tutto è passato…
e nun ce pienze cchiù

una vita compresa alla fine

Carissimi,
dopo la breve parentesi del distacco da una delle persone che più hanno contato nella mia vita, sono ritornato a capofitto nella vita reale e mi ritrovo con qualche gioia e qualche dolore.
Esattamente ieri abbiamo fatto il funerale di mia zia Luisella ed è stato molto toccante. La famiglia si è stretta nel ricordo di una persona che ha cresciuto 5 generazioni, partendo da mia nonna (avevano 20 anni di differenza) arrivando a Francesco e Eleonora (appena nati!). Come ho spesso detto, a me ha insegnato a pregare e mi ha sempre stra-coccolato in tutto e per tutto, bacchettandomi ma anche insegnandomi la curiosità. Era una persona davvero semplice, e tutto era grazie all’aiuto della Madonna o di Gesù – vorrei avercela io, quella sicurezza che aveva lei. E’ arrivata alla morte nella maniera più serena possibile, senza mai dire “voglio morire” e senza un briciolo di depressione, certa di aver vissuto una delle vite più intense che ci potevano essere.
Ogni volta che in famiglia dovevamo fare un esame, di qualsiasi tipo, la telefonata a Zia Luisella era d’obbligo: lei assicurava 3 rosari a Padre Pio, alla Madonna di Pompei e a Santa Rita – e vige la regola che se sbaglia qualche parola il voto scende a 27 o meno, se le azzecca tutte il voto è più alto di 27. Per tutto l’ultimo esame che ho fatto questo semestre zi’ luisè mi ha chiesto quasi tutti i giorni: “ma quando lo fai l’esame?” perchè ci teneva, a farmi i rosari, lei di suo già ne faceva 3-4 al giorno, dedicarne qualcuno a qualche nipote non era uno stress e lo faceva con piacere.
Purtroppo neanche abbiamo fatto il funerale che stamattina già ero all’università, assonnato e stralunato, per fare l’esame. Io volevo chiedere un rinvio ma tutti in famiglia mi dicevano di andare, perchè tanto “adesso zia Luisella prega direttamente alla fonte”! E in effetti è vero, prima era come se telefonasse, ora invece lo guarda direttamente negli occhi al Padreterno.
L’esame stamattina è andato benissimo, segno del fatto che ze Luisella c’è e si sente, quindi questo altro 30 & Lode glielo dedico con tutto il cuore, lei era una che aveva la 5a elementare ma ha sempre fatto di tutto per far studiare i nipoti!

Ciao ciao ze susinella (come la chiamavo da piccolo :'(  )

homenage

Zia Luisella non sta bene.
E’ andata in ospedale.

Non voglio pensare per forza che tutto andrà male ma con i suoi 93 anni si è un po’ pronti a tutto. Dopo aver pregato tanto per me, ad ogni esame, credo sia giusto pregare un po’ per lei. Ed anche perchè lei mi ha insegnato a pregare, quando ero bambino.

Buona Fortuna, zia!

Ecco una preghiera che solo la famiglia Nasti conosce, insegnata a tutti da zia Luisella, e dato che google non ha prodotto risultati sembra che io sia il primo a scriverla.

Cuorc e m’addorm
Cuorc e m’addorm
sott o mant ra’ Maronn
cuorc e m’addurmisc
sott e pier e Gesù Crist
Mo’ ne care crist
si o’ nemic me vene a tentà
San Francisc m pozz aiutà
Gesù Crist m’è padre,
a Maronn m’è madre,
e’ Sant me so’ parient
e a nott n’aggio paura e nient.

Mi corico e mi addormento
sotto il manto della Madonna
Mi corico e mi addormento
sotto i piedi di Gesù Cristo
Gesù potrebbe cadere (se ne potrebbe avere a male)
se il nemico mi viene a tentare
Che San Francesco mi aiuti
Gesu Cristo mi è padre,
La madonna mi è madre,
i Santi mi sono parenti,
e la notte non ho paura di niente.

Che cos’è la felicità?

XVI. “La vera felicità, dunque, risiede nella virtù, la quale ci consiglia di giudicare come bene solo ciò che deriva da lei e come male ciò che proviene invece dal suo contrario, la malvagità. Poi, di essere imperturbabili, sia di fronte al male che di fronte al bene, in modo da riprodurre in noi, per quanto è possibile, Dio. Quale premio per questa impresa la virtù ci promette privilegi immensi, simili a quelli divini: nessuna costrizione, nessun bisogno, libertà totale, assoluta, sicurezza, inviolabilità; non tenteremo nulla che non sia realizzabile, niente ci sarà impedito, né potrà accaderci alcunché che non sia conforme al nostro pensiero, niente di avverso, niente d’imprevisto né contro la nostra volontà. “Cosa?” mi dirai. “La virtù basta per essere felici?” E come potrebbe non bastare, quand’è perfetta e divina? Anzi, è più che sufficiente. Che può mancare, infatti, a chi si trova fuori da ogni desiderio? Non può venirgli nulla dall’esterno, quando ha già tutto dentro di sé. “Ma chi procede verso la virtù”, replicherai,” anche se ha fatto molta strada, dev’essere un po’ aiutato dalla fortuna, fintantoché si dibatte tra le vicende umane, sino a che non sciolga quel nodo e non infranga ogni legame mortale. Che differenza c’è, allora, fra costui e gli altri?” Che questi sono legati solidamente, strettamente, e anche con molti nodi, a quello, invece, che si è avviato verso una dimensione superiore, spingendosi più in alto, la catena s’è allentata: egli non è ancora libero, ma è come se lo fosse.”

Lucio Annèo Seneca nasce a Cordova intorno al 4 a.C. Avviatosi verso un ideale ascetico di vita, distolto dal padre, abbracciò il foro e la politica, prima sotto Caligola, poi sotto Claudio (che lo condannò all’esilio per il sospetto di adulterio) e sotto Nerone. Ricchissimo, fu oggetto di aspre critiche e venne anche citato in giudizio. Nel 65, coinvolto nella congiura di Pisone, si tagliò le vene.

Cos’è la felicità? E’ conseguibile in questo mondo (come volevano Platone, Aristotele, Teofrasto e Cicerone) o in un ultraterreno (come pensavano Lattanzio e Agostino)? Seguendo l’etica stoica e in contrapposizione con la filosofia epicurea, Seneca sostiene che la felicità risiede non nel piacere ma nella virtù, in una vita conforme alla nostra natura, cioè secondo ragione. Polemizzando poi con coloro che accusano i filosofi di vivere bene, in contrasto con i loro insegnamenti, dice che il saggio, pur possedendo la ricchezza, non se ne cura, come non si cura del piacere, del dolore e della salute, ma che comunque preferisce prendere il meglio dalla borsa della Fortuna. Forse, in un mondo di contraddizioni, in cui va bene tutto e anche il contrario di tutto, la vera saggezza sta nella pura contemplazione e la vera felicità nel non aver bisogno di felicità.

http://www.polesine.com/pagine/cultura/filosofia/a002.htm

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Ricordo di aver letto il primo pezzetto di questo post quando ero al primo anno del liceo. E ancora oggi me lo ricordo. Cioè… ricordavo la domanda, non la risposta. :p Me lo scrissi pure sul diario..

Paolo e Francesca

“Amor, ch’ha nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona. ”
Dante, Divina Commedia, Canto V, 103-106.

il mio libro dice:
“Amore, che non consente a nessuno [che sia] amato di non amare, mi fece innamorare così fortemente della bellezza di costui, che come vedi ancor non mi lascia.”.

Io ci ripenso e dico: “amore, che permette d’amare chi non s’ama”.. lo so, è sbagliato, totalmente sbagliato, ma è tipico di me cambiare le cose.
Anche se poi leggo questo

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C’è stato un uomo nella storia di questo paese e nella storia
dell’umanità che ne ha viste molte, sulla sua pelle. S’è fatto
tetragono ai colpi di sventura. Ché la questione, lì, era di vita o di
morte, nella mera pratica. Eppure, quest’uomo, figlio del suo tempo e
padre del tempo che sarebbe venuto, non s’è mai tirato indietro. Pieno
di vita per quanta ne possedesse e forse ancor di più, a capo chino,
scriveva – della vita – in un modo che nessun altro è mai più riuscito
ad emulare. Profondamente, con acume, logica e cuore. Un giorno, chissà
come, capì un concetto di rara perfezione. Sa dio quanto ci mise: se fu
folgorazione o frutto di giorni o mesi di studio, di analisi interiore.
Un giorno, quel giorno, scrisse: “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”.
Undici sillabe, perché lui è un figo e non ha mica bisogno di trecento
pagine per depositarti nello stomaco un mattone di granito da 600 chili
che non si scioglierà mai più. Terzina 103, quinto canto, prima
cantica. Lui fa così: ve la mette lì, poi fatene quello che vi pare. Ti
dice “Perdona”. Il punto è lì. Il soggetto è l’Amore che non perdona
agli innamorati l’amore. Dobbiamo abbandonare le undici sillabe perché
non siamo mica fighi come lui, noi. E allora la questione è che se si è
oggetto d’amore, ma non d’amore, punto, ma di Amore, quello
sconsiderato, quello totalizzante e così grande da non poterne fare
senza anche se l’impressione è che così non sia o non debba essere,
quello che ti aspetta per una vita intera, che riempie, la vita, di
ogni sorriso nei propri vuoti, che ascolta il nostro silenzio e le
urla, che trasforma qualunque cosa in speciale, se è quello l’Amore del
quale si è oggetto, e così inondati ci si abbandona per poi vivere come
lo si vuole davvero e il cuore stesso ci porterebbe magari già adesso a
fare contro ogni logica, sconsideratamente e senza sovrastrutture,
ebbene se è quello che ci esplode in viso ogni mattina ed ogni sera,
nel mezzo del nulla o della quotidianità di un momento lasciandoci
immobili, ovattati da quel che ci circonda, allora, ci dice, non è
possibile tirarsi indietro e non fare altrettanto. Perdona. Cioè il
“non amare in ritorno” è inammissibile, appunto: imperdonabile. Perché
se è quell’amore ciò che ricevi, altro non puoi fare che amare a tua
volta. Ed è per sempre, sia chiaro. Mica è una cosa che poi passa.
Sapete quando ad un certo punto la vita non riesce più ad andare
avanti, s’incastra tutto ma l’ingranaggio non gira più? “Amor ch’a
nullo amato amar perdona”, in undici sillabe questo ci ammazza e noi lo
diamo da leggere ai ragazzini del liceo.

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chiedo a tutti, qualcuno me le sa spiegare ste parole? sembrano così chiare a tutti, tranne che a me. Da quando le ho studiate ce le ho nel cervello, ma cavolo i ricordi si sono annebbiati e.. poi volevo sapere un po’ voi che ne pensate. Insomma, una piccola lezioncina di letteratura “interpretata”. Fate finta di parlare ad un bambino (quale sono). Mik.

seconda anonima sgamata

carissimi, vi ricordate di chi disse che sono un adolescente?

a parte che aveva ragione, cmq già alllora espressi i punti salienti:

1) era una persona che NON mi conosce

2) non scriveva dall’italia, perchè ha scritto sgrammaticato e senza manco un accento.

Quale popolo conosce bene l’italiano dato che sono nostri vicini? gli Albanesi, ovviamente. No, non si tratta di Eda se pensate questo. Eda non le fa ste cose.

L’importante è sapere che chi parla da dietro, o sotto anonimato, alla fine viene scoperto.

Non fidatevi mai del vostro pc!

Michele.

Notte prima degli esami

Qualcuno una volta mi raccontò una curiosa storia su questa canzone, “notte prima degli esami”, e da allora non me la tolgo più di mente. Certo pure tu, Venditti, una canzone con un altro titolo non potevi sceglierla e ora tutti noi universitari siamo costretti ad ascoltarla 9 – 10 volte all’anno!
Tornando a noi, mi ritornano in mente le strade di XXXX in cui mi è stata raccontata questa storia.. Purtroppo non posso raccontarvela per questioni di privacy, ma è davvero carina.. peccato che un po’ me la fa odiare..
E pensando così, un po’ a ruota libera, meditavo sull’amore. Assurdo. Noi nasciamo e poi ci sentiamo realizzati nel momento in cui troviamo l’amore. O meglio, trovare l’amore è l’inizio della fine: poi bisogna vedere se è corrisposto, e quello è un altro paio di maniche. Certe volte non ci posso proprio pensare che noi, un bel giorno della nostra vita, ci scopriamo innamorati e non possiamo semplicemente farci niente: è accaduto per caso, e ce lo dobbiamo tenere. E’ questo il brutto: se è corrrisposto, l’amore, tutto sembra bellissimo, ci si sente scemi – scemi, ho detto! – e si è orgogliosi di esserlo, si fanno le cose più normali del mondo pensando invece a quando squilla il cellulare, a sorridere a 35 denti dopo aver letto un bel messaggio o aver ricevuto una bella telefonata.
Se non è corrisposto, invece, l’esatto contrario: tutto sembra grigio, brutto, e si passa il tempo pensando a lei che non ti vuole, oppure alle maniere per tentare di conquistarla, oppure _peggio!_ a come avresti potuto rispondere a qualche dialogo che ormai è andato e non tornerà. !!! ma ci rendiamo conto? dovremmo avere delle finalità un po’ più “umane”, tipo conquistare il mondo, o inquinarlo, fare soldi, pensare al pallone, e invece ci imbamboliamo davanti a una ragazza.

D’altro canto, ci dev’essere un motivo – oltre alla pura continuazione della specie – che spinge le persone a voler stare insieme. Questo fantomatico bisogno dell’ “anima gemella” ha in sè qualcosa di criminale: è una persona con la quale alla fine devi avere voglia di passarci una vita insieme! non una “così”. E così, piuttosto che pensare all’esame, penso all’amore. che è tutto strano. Penso a chi mi raccontava storie passeggiando per quelle strade canticchiando quella canzone, penso al passato al presente e al futuro, a questa mentalità un po’ tutta mia che a un certo punto mi ha fatto decidere “mo’ bast, inutile fare il mandrillo, meglio stare soli”. E così ho serenamente accettato il fatto e da allora impegno i miei sforzi nei campi dove sono più richiesti – università, famiglia, amicizie. L’amore, se vuole, sa dove sto. E io so dove sta.

Però è sciocco.

teneramente
dolcemente
brutalmente
sciocco.

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umanizziamo un attimo il post, per quelli che hanno avuto la pazienza di arrivare fin qui. Per favore, non commentate che non avete capito dove voglio arrivare, o che non condividete… diciamo che io ho scritto per sfogare. Come esperimento. La verità alla fine la so solo io, e quissù ci posso mettere quello che voglio… Se volete commentare in una maniera costruttiva, scrivete cosa ne pensate voi, dell’amore, piuttosto. E non citate filosofi. Giustificatelo. Trovategli una logica. Ma non dite che mi sbaglio o che ho ragione.. sarebbe stupido. C’è ancora tanto da capire prima di arrivare…
Michele