Amici di Maria de Filippi… e di nessun altro più

Aside

Carissimi,

ieri sera io e Biagg siamo usciti insieme. Tappa fissa, karaoke.

La cosa più bella è che, parlando di vecchi “amici” di cui non facciamo nomi, A.F., la discussione è caduta su Amici di Maria de Filippi. Da qui la nostra riflessione: ma perchè quel programma si chiama così? La gente passa il proprio tempo umiliandosi, dicendosi le peggiori cose dell’umanità, e quel po’ di arte che si vede ogni tanto viene stroncata da incompetenti! Inoltre, Maria de Filippi che secondo il titolo è (l’unica) “amica” di tutti, è la prima ad aizzare gli uni contro gli altri. Conclusione: se i concorrenti non si guardano da sè spalle e pacche, devono stare bene attenti che altrimenti si trovano la sorpresa (e mi viene in mente la saponetta).

Dunque perchè non proponiamo pubblicamente di cambiare il nome alla trasmissione? Saranno Famosi era tutelato da copyright e in ogni caso io non ricordo nessuno di quelli che hanno partecipato, a dimostrazione del fatto che famoso non è diventato nessuno.

Amici, come abbiamo appena detto, non è un nome azzeccato dato che se in studio ci fossero le sedie se le tirerebbero addosso (ora si spiega perchè è un quadrato circondato da spalti).

Nemici sarebbe azzeccatissimo, ma troppo banale. Non vi viene in mente niente? che ne so.. “Sopravvissuti all’insulto” oppure “se hai un po’ di talento, stroncati” … stupidi, lo so…

p.s. e risuonano le parole di Caparezza, nella canzone “la legge dell’ortica”:

<<ballerini incalliti giudicati da maleducati

loro saranno famosi, noi saremo frustrati!>>

Michele

Quando un esame diventa duro, i duri cominciano a giocare..

Aside

Fatemi iniziare questo post ringraziando le persone che mi sono state vicine in quest’esame. Non posso citarle tutte perchè tutti mi avete dato il vostro appoggio, e io ne sono stato fiero. In particolare voglio ringraziare 2 persone:
la prima è Mario, colui con il quale ho studiato maledettamente e disperatamente per questo esame, confrontando i risultati anche via msn, svegliandomi presto (9:00) per andare all’uni ad incontrarlo… e alla fine la nostra determinazione ha pagato: 30 a tutti e due! Figuratevi che, tante delle mail che abbiamo scritto al professore, abbiamo addirittura il suo contatto in googletalk! così possiamo vedere quando è online… :D

Bell Mario! e mo’ voglio vedere se ce la mangiamo sta pizza!

La seconda persona che voglio citare, testualmente, è ZIA LUISELLA. Mia Zia Luisella, come sapete, ha 93 anni.. ed è una delle persone più dolci del mondo. Inoltre, è una fan devota del rosario, che dedica alla Madonna di Pompei, a san Biagio, e santa Rita protettrice degli studenti. Ultimamente tra i suoi devoti c’è pure Padre Pio e il Sacro Cuore di Gesù.
Quando un membro della nostra famiglia (che si estende dalla calabria montanara alla svizzera locustre) deve fare un esame qualsiasi, chiama zia luisella per telefono e si fa fare la serie dei rosari. Io vi GIURO che porta bene.. quelle poche volte che ho sbagliato un esame è perchè non l’ho detto a lei!
Quindi, a tutti quelli che vogliono superare un esame ed avere una mano “divina”… telefonate a Zia Luisella. Abbiamo casi in letteratura che testimoniano quanto sia potente!

In ultimo, ringrazio: le calabresi (silvia, raffa, cinzia, sabrina) per avermi distratto e distolto piacevolmente dallo studio con i loro inviti; Eda, Biagio, Vincenzo, MimmoBit, che con le loro telefonate e qualche incontro mi hanno rilassato un po’!

Grazie.. ve lo dedico di cuore!
P.s. questo era il discorso-prova per quando vincerò il premio nobel. Vi piace?

Michele

CHIAMATA ALLE ARMI per Lanzaresi, Casalesi etc

Aside

A.A.A. … A. (una in più non fa mai male)

Ragazzi!

Ma vi rendete conto dello stato del vostro fisico ? Quanto vi siete inchiattoliti? Siete delle palle di nzogna! Fate schifo! Del resto pure io!

Allora la premiata ditta Michele Nasti & Mimmo bit international s.r.l s.p.a. e pure n.b. e n.d.r, ha deciso che TUTTI QUANTI ci metteremo ai lavori forzati palestrosi per cercare di vedercela bene, quest’età!

Non sono ammesse scuse del tipo “sto studiando” e “devo partire per Trieste”!

Io e Mimmo bit abbiamo deciso di iscriverci in palestra e sarebbe bello se quanta più gente possibile si iscrive insieme a noi. Abbiamo optato per la Grimaldiness perchè è la palestra più vicina a tutti quanti noi. Abbiamo già chiesto prezzi e tutto:

il primo mese, io e Mimmo lo paghiamo singolo, e costa 70 € più o meno (non ricordo con precisione), sarebbero 55 € di mese e 20 € di iscrizione. Se poi decidiamo di continuare, c’è l’opzione 4 mesi a 160 € (20 € dell’iscrizione non li pagheremmo più!).

Ora voi siete OBBLIGATI a partecipare, e dovete estendere l’invito a quanta più gente possibile! La Grimaldiness è fatta in modo che si può andare in qualunque giorno, insomma è possibile sfruttarla anche tutti i giorni. NON CACATE IL CAZZO: SE IO E MIMMO BIT ABBIAMO DECISO, NON DOVETE FARE NIENT’ALTRO CHE CACCIARE I SOLDI.

E’ capace che già domani sera andiamo. Io e lui non abbiamo problemi di orario. Se volete venire con noi, PORTATEVI I SOLDI e… mettiamoci in forma!!!

Michele

p.s. se leggete questo post e , cazzarola, non commentate manco, non esprimete la vostra solidarietà ad una realtà imprenditoriale che per una volta fa le cose 1) in regola 2) a legge 3) per bene 4) hanno appena aperto e la struttura è BELLISSIMA, ve lo posso assicurare 5) dentro ci fatica Emanuela di lanzara, ve la ricordate? quando noi stavamo alle scuole medie lei stava un anno avanti a noi, sfottevamo a Bartolomeo ogni giorrno!!!

…e se cambiassi nome al blog?

Aside

Carissimi, è da qualche giorno che ci pensavo.

Le frasi cambiano, le parole pure, i significati hanno una validità temporale… e, insomma, “il particolare nascosto” inizia a starmi stretto.

Stavo seriamente pensando di cambiare il nome al mio blog e chiamarlo “appunti di viaggio”, o qualcosa di simile. Dato che il viaggio me lo sento dentro, e quando mi trovo in un posto lo guardo sempre con gli occhi del viaggiatore, e non del turista. E poi mi piace scoprire posti nuovi, anche vicino casa mia, e mi piace il sentirsi a proprio agio con amici fidati, guardando il futuro, ascoltando il silenzio, il mare, la notte, la nebbia…

Il senso del particolare nascosto continuerebbe ad esistere, ma si sta facendo un po’ inappropriato dato che qui, nel blog, ci voglio scrivere le cose che raccolgo nel tempo, nella mia vita, e che voglio memorizzare per sempre. Non a caso sto scrivendo qui tutte le cose che per me hanno un significato, ovviamente senza spiegare i dettagli intimi di ciò che viene alla fine “riproposto” a voi, cari lettori.

Cosa ne pensate? questa è una cosa abbastanza importante per me, quasi tutti sapete cosa ho fatto, se sono cambiato secondo voi, anche se alla fine la mia decisione non è molto influenzabile – ma mi fa piacere comunque sapere la vostra opinione, per verificare se mi sento solo io così o anche voi avete assaporato un cambiamento.

Vi voglio bene.

Michele

uno spezzone di film a cui sono molto legato

Aside

Dal Film “una settimana da Dio”:

Dio: “a cos’è che tieni veramente?”

Bruce: “a Grace..”

Dio: “e vuoi riaverla?”

Bruce: “No…. Voglio che sia felice comunque, qualsiasi cosa comporti. Voglio che trovi qualcuno che la tratti con tutto l’amore che meritava da me. Voglio che incontri un uomo che la veda sempre come io vedo ora attraverso i tuoi occhi..”

———–aggiornamento: ho cambiato il titolo del post da “preghiera di uno scemo” a “uno spezzone di film a cui sono molto legato”. Così si spiega il commento di Erica.

motivi per piangere

Aside

ricevo questa mail da un amico:

Quiero decirte que tu eres un hermano para mi, que tu amistad me hace falta, poquisimas personas saben tanto de mi como ti.
Me
encanta cuando imagino todo que vivimos juntos, como nuestra amistad
siempre ha sido sincera, cuanto siempre nos ayudamos. Verdaderamente,
me gustaria estar contigo mi hermano.
De verdad espero verte, no sé cuando, como ni donde, pero pido a Dios para que eso ocurra.
Tu sabes que te quiero muchisimo bien, eres alguien muy especial en mi vida.

un post interessante non scritto da me

Aside

,,,ma che metto alla vostra attenzione.
sta qui: http://effettofarfalla.com/articles/2006/12/25/italia-non-ci-resta-che-piangere

Italia, non ci resta che piangere

2231 parole scritte da Antonio Cangiano,
15 giorni fa

Sono
le 5.53 di mattina, è Natale e ho voglia di scrivere alcuni pensieri.
Non farò economia di parole, per cui preparatevi pure una bella tazza
di cioccolata calda.

Quando sono al telefono con i miei
genitori o con amici che insistono per il mio rientro in Italia, mi
vengono spesso poste tre semplici domande: Quando vieni in vacanza?, Ma non ti manca l’Italia? e ancora Tornerai a vivere qui?. Le domande come preannunciato non sono complesse, ma le risposte possono diventarlo.

Partiamo
per gradi. A Natale molti italiani all’estero sono tornati in Italia
per le vacanze. Il mio permesso di lavoro non mi permette di lasciare
il Canada, anche solo temporaneamente, o rischierei di non poter
rientrare. Avrò il piacere di prendermi una meritata vacanza non appena
avrò ottenuto un permesso per la residenza permanente in Canada.
Essendo sposato con una canadese, ci si aspetterebbe delle pratiche
snelle e veloci, ma la realtà è ben diversa, con tempistiche che si
aggirano attorno a un anno e nessuna garanzia sull’esito della domanda.
Complice in tutto questo è il fatto che le carte dall’Italia tardano ad
arrivare. Si tratta di un gioco senza frontiere andato a male.

Me
la sono cavata con un paragrafo, ma non posso barare. Le due domande
restanti esigono risposte più elaborate, per non rischiare di sembrare
l’avvocato della canzone O’Zappatore (ciao caro Mario):

“No, signore avvocato…
sentite a me, nun ve mettite scuorno…
Io, pe’ ve fá signore, aggio zappato
e stó’ zappanno ancora, notte e ghiuorno!”

Malgrado gli aspetti più miseri della realtà italiana, il mio paese mi
manca. Alle volte la nostalgia arriva come un vento che ti sorprende,
ma poi si placa. Per meglio chiarire queste emozioni, riporto qui un
testo che ho scritto alcune settimane fa, che si intitola Non c’è Totò in questo paradiso.

Non c’è Totò in questo paradiso

Da quasi tre anni non ho messo più piede in Italia. Una nazione ricca
di contraddizioni, bella nella sua passionalità, a metà strada tra una
prostituta e una principessa. Affetta da troppi mali e imbastardita, ma
pur sempre una donna dolce che non si scorda; e ci fai l’amore ogni
volta che ascolti qualche turista ridere in italiano e in cuor tuo
l’orgoglio italico non osa intervenire, ma vorrebbe gridargli “sono
italiano anche io”.Non capita troppo spesso, ma stanotte mi manca l’Italia e ve lo
scrivo. Sono quasi le quattro di notte, perdonatemi dunque la poca
lucidità, perché il caffè canadese non ha l’aroma del vostro cappuccino
ne l’effetto di un espresso.

Stanotte mi mancano gli anni
settanta che non ho vissuto, ogni dannata canzone melodica alla radio.
Azzurro, Caruso e O’Sole Mio acquistano d’improvviso un significato
profondo, che mi appartiene.

Mia moglie mi chiede perché
sembro triste, e non è facile spiegarle cosa mi manca in questo
paradiso. Se fosse figlia della mia cultura saprei cosa dirle, ma come
fai a tradurle in inglese L’Infinito senza perderne la fragranza, come
questo caffè istantaneo che è solo una rappresentazione effimera di
quanto la caffettiera di mia madre fosse in grado di partorire?

Come
faccio a spiegarle il grande principe Totò, le risate fino alle
lacrime, la lettera con Peppino, ‘A livella, la nobiltà di chi donava
soldi di nascosto alle genti più povere, ed era pronto a negarlo per
non farsene vanto?

Come posso spiegarle la storia di
Masaniello, mostrarle l’umiltà di Raffaele Esposito e la sua pizza per
Regina Margherita. Come posso raccontarle di mio nonno Antonio
Cangiano, le cui costruzioni sfidano la natura e stanno ancora in piedi
ad Ischia.

Ditemi voi, come si fa ad insegnarle il teatro
di Eduardo, senza sentirsi come un blasfemo, senza riscoprirsi un poeta
mediocre dinanzi al maestro; un bambino che cerca di abbozzare la
Gioconda con i suoi pennarelli ad acqua.

Mi mancano Mastroianni, Albertone, Troisi, Vattimo, Baricco e Benni.

Se
solo potesse capirmi, le direi che stanotte mi manca Fabrizio De André:
la sua voce che mi incanta e insegna la vita. Mi manca come ti manca un
padre lontano. Mi manca il messaggio di pace espresso nelle parole di
‘La guerra di Piero’ con la sua “divisa di un altro colore”.

Mi
mancano Guccini, Gaber, le emozioni ed i campi di grano di Battisti, i
brividi di ‘Notte prima degli esami’, la magia di ‘Luci a San Siro’; mi
manca Mimì.

Le direi – stanotte amore – mi manca Rimmel, Generale, mi manca Pablo. Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo, è vivo, è vivo!

Mi manca Renato, e il suo sogno di Fonopoli.

Mi
mancano persino le risate frivole e trash ma così italiane. Fantozzi a
cui viene imposto di perdersi la partita dell’Italia con l’Inghilterra,
finita venti a zero, dove perfino Zoff segna di testa su calcio
d’angolo… che cattiveria. Mi manca Attila flagello di Dio, Amici Miei,
Banfi che canta “non sono frocione, non mi chiamo fri fri”, Montesano,
Manfredi, i Ragazzi della terza C. Mi mancano le personalità multiple
di Verdone.

Ma è quasi mattina e allora è forse meglio smetterla qui, ed ammetterlo.

Mi manca una parte di me, che forse è rimasta in Italia.

Visto? L’Italia mi manca, e questo testo risponde alla seconda domanda frequente, Ma non ti manca l’Italia?.

L’amore
per l’Italia non può e non deve morire negli italiani all’estero. La
propria identità, le proprie origini, sono essenziali per capire noi
stessi anche quando passeggiamo a New York, Toronto, Londra, Dublino o
Madrid. L’affetto per il mio paese è in me, ben saldo alla base del mio
io. Non mi dimentico di quando da bambini giocavamo e i palloni
finivano incastrati sotto le Panda e le 127, e non potrò mai rimuovere
dalla mia mente i pochi ma buoni amici rimasti in Italia. La memoria di
un’Italia gloriosa, di un paese che mi appartiene, è sempre presente.

Ma
non c’è solo amore. Non si può vivere nel ricordo del passato. L’Italia
che manteniamo nel cuore, forse non c’è più. Probabilmente no. E questa
è anche la risposta alla terza domanda, Tornerai a vivere in Italia?.

L’Italia che non va

Parlare bene dell’Italia riscalda il cuore, ma
questa è la parte di questo scritto in cui sono costretto a parlarne
male. Risulta tristemente difficile elencare cosa non va in Italia alla
fine del 2006, perché l’Italia ha un cancro che ne ha colpito tutti gli
organi vitali.

L’Italia è un paese allo sbando, senza
direzione alcuna. Non ha futuro, ed è un cimitero di gente che si
lascia sfruttare e di pochi furbi che sanno sguazzare nel fango dei
vari giochi di potere.

Il mercato del lavoro in Italia è
quanto di più alienante nel mondo occidentale. L’evidenza aneddotica è
disarmante, ma vorrei raccontarvi brevemente tre situazioni.

Partiamo
con una sconosciuta che scrive le sue avventure in rete. Una ragazza di
31 anni, laureata e con alcuni anni di esperienza lavorativa. Le
offrono un contratto di 900 euro al mese con grandi promesse per il
futuro, tra cui l’aumento dello stipendio a fine anno. Il tempo passa,
lei lavora sodo dando il meglio di sé, per cui decide di chiedere
l’aumento promesso inizialmente. Il datore di lavoro rimane quasi
scandalizzato dalla richiesta, le dice che deve considerarsi fortunata
di prendere quella cifra (900 Euro) a “soli” 31 anni, che forse “non sa
apprezzare tutto quello che facciamo per lei”, e che i colleghi
quarantenni farebbero a cazzotti per un posto fisso come il suo.

Prendiamo ora in considerazione Sciltian Gastaldi. Sciltian vive a Toronto anche lui, e questo mio articolo è in parte una risposta al messaggio dal titolo Si torna a casa. Ma la casa dov’è (ormai)? nel suo blog. Cito quanto scrive:

Insomma,
ragazz*, mi sento spaccato come una mela. In Canada lavoro e guadagno
dignitosamente, con prospettive di guadagni via via migliori. In Canada
sto portando avanti un dottorato, ho un lavoro (che a gennaio
diventeranno due, con una quasi sicura assunzione in un posto alquanto
prestigioso, al di fuori dell’Università), sto comprando un monolocale
nel cuore di Toronto. E dell’Italia, credetemi, non mi mancano tanto
gli scorci – che rimangono tra i più belli del pianeta, e non lo dico
solo perché sono nato in quel Paese – né il cibo, che qui si trova e si
ricrea con gli stessi sapori. Il fatto di poter leggere le notizie
italiane su internet o vedere i Tg della Rai sempre sulla rete, mi fa
tenere alto il livello di nausea per lo Stivale. L’idea che siamo
l’unico Paese occidentale che tiene in considerazione quel che viene
detto dal Vaticano è qualcosa che lascia senza parole. E quindi il
Canada rappresenta tutto quello che non avrei mai se rimanessi in
Italia: la modernità, la libertà, il libero arbitrio, il rispetto e la
possibilità di realizzarmi e di essere felice.

Sciltian è anche autore del libro Angeli da un’ala soltanto
premiato come migliore libro Gay del 2005 e finalista del premio
Tondelli per opere edite nel 2006. Il libro è decisamente un successo
letterario ed è alla quarta ristampa. Provate a indovinare?
Esattamente. L’editore (peQuod) non gli ha ancora pagato i diritti
d’autore. E questa signori è in sintesi l’essenza del modus operandi
italiano. Furbi contro sfruttati in una guerra senza regole.

E
poi ci sono io che ricevo alcune offerte di lavoro in Italia per lavori
che richiedono grande competenza e responabilità, ma che offrono una
paga giornaliera pari a circa quello che guadagno in un’ora di lavoro
qui a Toronto. Stiamo parlando della stessa persona (me) con le stesse
conoscenze. Gli straordinari dove lavoro io sono volontari e pagati una
volta e mezza la paga standard e ho la flessibilità di lavorare da
casa. Lavoro da meno di un anno nella stessa azienda e ho già ricevuto
diversi premi per il mio lavoro (alcuni molto sostanziosi) e un aumento
proposto dall’azienda senza chiederlo. Tanto per darvi un’idea,
l’aumento sullo stipendio (che è già molto generoso) è grosso modo pari
all’intero stipendio della 31enne laureata di cui sopra. Sia chiaro,
non tutti ricevono questi tipi di compensi a Toronto, ma anche essendo
specializzato nel mio campo e dandomi da fare, c’è comunque un abisso
tra quello che il mercato Canadese sa offrirmi e quello che mi verrebbe
dato in Italia (davvero poco). E il mio datore di lavoro sa darmi
qualcosa che in Italia viene offerto raramente: il rispetto verso il
lavoratore e la possibilità di lavorare su tecnologie emergenti ed
innovative. Qui il professionista viene considerato una risorsa rara
che deve essere tutelata, e molte aziende fanno di tutto per trattenere
i propri talenti. Il contratto a tempo indeterminato è prassi comune.
Confrontate questo scenario con quello presente nella maggior parte
delle aziende italiane, e capirete perché, dal punto di vista
professionale, vivere in Italia è un suicidio.

Mi chiedo
allora, come fanno oggi i giovani “figli di nessuno” a formarsi una
famiglia, a comprare casa, o anche solo a vivere dignitosamente? Da
quel poco che ho visto, i giovani non formano famiglie, vivono con i
genitori o condividono la casa con altri ragazzi, sono stressati e
senza prospettive.

L’Italia ha due grandi risorse secondo
me: i cervelli e il turismo. I cervelli vanno all’estero, letteralmente
cacciati (e schifati) mentre il turismo è disincentivato con pratiche
disoneste, la mancanza di promozione e altri problemi relativi
all’organizzazione dell’ospitalità. Secondo il WTO,
nel 2005 l’Italia è stato l’unico paese (tra i primi 10 al mondo per
movimento viaggiatori) che ha visto una diminuzione degli arrivi
(-1,5%) e delle entrate valutarie (-0,7%).

In Italia non
si investe nella ricerca. Senza ricerca non c’è sviluppo, non c’è
futuro, non è difficile da comprendere. Internet è parte del presente e
del futuro, e in molte zone d’Italia la gente fa ancora fatica a
prendere la connessione a banda larga, mentre si promuove una
tecnologia morta come il digitale terreste (a spese dei contribuenti).
La maggior parte dei politici non sa neppure usare un computer, mentre
i responsabili per la promozione delle innovazioni e delle tecnologie
in Italia, cercano di bloccare Internet con la censura alla stregua di
TV e giornali. Internet è il futuro, devono metterselo in testa coloro
che decidono le sorti del nostro paese, il mondo sta cambiando e
l’Italia non riesce ad adattarsi, non sa evolversi.

Dispiace
dirlo ma l’Italia è in uno stato pietoso, governata da politici buffoni
e corrotti, con la sinistra meno pericolosa della destra, ma comunque
ridicola ed inaffidabile.

In Italia stanno ancora lì a
proporci gli inceneritori, il carbone… idee vecchie proposte da vecchi,
un parlamento pieno di pregiudicati che fanno a gara per piacere alla
criminalità organizzata e al Papa. Abbiamo una burocrazia che strozza
ogni tentativo di migliorare le cose in un festival di raccomandazioni
e favori per gli amici degli amici.

In Italia c’è una
mentalità rivoltante, con discriminazioni incredibili verso gli
immigrati, gli omosessuali e chiunque sia diverso dalla conformità.

Magari
sarò anche costretto a tornare a vivere in Italia, ma di mia spontanea
volontà ne dubito. Mia moglie è abituata a vivere in un paese civile
come il Canada, non so come reagirebbe all’inciviltà italiana. L’Italia
sarà la mia meta preferita per le vacanze ma non tornerò a viverci a
meno di notare cambiamenti sostanziali, che dubito vedranno mai la luce.

Nel frattempo mi trovate in un paese civile, salvo complicazioni con quei simpaticoni del dipartimento immigrazione.

Sono le 10:57, la cioccolata sarà finita da un pezzo.

Buone feste, vi voglio bene.

Le cronache di Narnia

Aside

Caro Blog,

da quando sto facendo la vita da pantofolaio mio padre ha pensato bene di far installare Sky! e così mi ritrovo con film su film da poter guardare, un’esagerazione se ci penso, wow! Fin’ora il film che più m’è piaciuto è stato “le cronache di Narnia”. E c’è un motivo.

Normalmente il genere fantasy mi suona davvero stupido. Cioè, ci vuole un po’ di sforzo per entrarci dentro, se il film è fatto male intendo… Invece questo film mi ha trasportato nel bosco insieme ai personaggi, mi ha incantato per i paesaggi, i colori, e quel senso di “favola” raccontata a pezzettini. Non ho mai visto il signore degli anelli, non so perchè, però questo mi ha lasciato così, sognatore. E anche se gli effetti digitali un po’ facevano schifo (tranne il leone, quello cazzo sembra vero!), il film è godibile e passa tranquillo.

Ad ogni modo, è bello vedere i film da soli in casa propria. Al cinema, ormai, sta diventando un inferno. Mi spiego. Il bello di guardare i film in casa è che ti regoli il volume come dici tu, ti sistemi sul TUO divano, spegni tutte le luci, e parti per un viaggio in cui pure se ti addormenti non fa niente. Puoi stendere le gambe sul tavolino, puoi fumarti una sigaretta, ke te ne fotte è casa tua (ma io non fumo in genere in casa di _nessuno_.

I contro, invece, sono: gente che bussa alla porta, al citofono, che squilla al cell, al telefono di casa, e così via. Ah, includerei anche i familiari che piuttosto che parlarsi URLANO.

Tra i tanti film che mi sono visto in questi giorni, ho gustato molto i film di animazione, ad esempio ROBOTS (troppo simpatico!), MADAGASCAR (l’avevo già visto, e i pinguini sono i miei eroi!), e ora attendo l’Era Glaciale che secondo Sky dev’essere messo a breve. wow! Nel frattempo me lo scarico pure. tanto…!

Ultima cosa (per la serie, comodità): abbiamo installato un aggeggino che trasmette le immagini dal salotto (dove è situato il decoder) alla cucina (dove c’è un’altra televisione, con il camino xò!) quindi oltre a vedere i film in digitale li vedo comodamente seduto davanti ad un fuocherello… che accendo rigorosamente senza carbonella (quella cosa bianca che i pivelli usano per accendere il fuoco :p )

Qualcuno potrebbe pensare: ma è la fine del michele pazzo? no ragazzi, non dimenticate che ho la febbre. E poi io mi stanco facilmente delle cose, anche quelle che mi piacciono – la chitarra, ad esempio; regolarmente stacco un po’ per far prendere un po’ d’aria alle mani, poi quando la riprendo mi accorgo sempre di avere nuove idee etc etc.).. Inoltre, quante volte vi ho detto che avrei voluto scrivere un film? e… novità delle novità: Baricco in persona mi è venuto in sogno e mi ha dato un’idea per un libro. Ci sto pensando, ma credo che avrà una genesi drammatica o …nulla.

Baci a tutti, Miki.

Michele Scrittore

Aside

Caro Blog,

oggi ho scoperto un nuovo modo per usare le virgolette (per intenderci, “” ). Si, lo sò che il modo che intendo io alla fine è già usato e strausato, ma io l’ho scoperto ora e me ne sono innamorato.

In pratica è come se con le virgolette sottolineassi qualcosa, ad esempio “questo”

bello no? e magari ricominciare un rigo sotto rende ancora più l’effetto di sottolinare un concetto, una parola.

E se scrivessi un libro?

di notte sogno certe cose, benzinai, trappole, calendari…

Mik

La preghiera di padre Pluche

Aside

vale la pena di leggere questa “preghiera”. tra una qualche settimana penso di scrivere anche la seconda preghiera di padre Pluche.
Sembra lunga ma è piccola, solo piena di pause. Un po’ mi ci rispecchio alla grande e mi sembrava giusto condividerla.
Nel frattempo… vi consiglio i libri di baricco, uno qualsiasi, io per ora sto a quota 3 e 1/2 – Castelli di Rabbia, Novecento, Illiade (riscritta da lui), e Oceano Mare, da cui è tratta questa preghiera..

Preghiera per uno che si è perso, e dunque, a dirla tutta, preghiera per me.

Signore Buon Dio
abbiate pazienza
son di nuovo io.

Dunque, qui le cose
vanno bene,
chi più chi meno,
ci si arrangia,
in pratica,
si trova poi sempre il modo
il modo di cavarsela,
voi mi capite,
insomma, il problema non è questo.
Il problema sarebbe un altro,
se avete la pazienza di ascoltare
di ascoltarmi
di.
Il problema è questa strada
bella strada
questa strada che corre
e scorre
e soccorre
ma non corre diritta
come potrebbe
e nemmeno storta
come saprebbe
no.
Curiosamente,
Si disfa.
Credetemi
(per una volta credete voi a me)
si disfa.
Dovendo riassumere dovendo,
se ne va
un po’ di qua
e un po’ di là
presa
da improvvisa
libertà.
Chissà.
Adesso, non per sminuire, ma dovrei spiegarvi questa cosa, che è cosa da uomini, e non è cosa da Dio, di quando la strada che si ha davanti si disfa, si perde, si sgrana, si eclissa, non so se avete presente, ma è facile che non abbiate presente, è una cosa da uomini, in generale, perdersi. Non è roba da Voi. Bisogna che abbiate pazienza e mi lasciate spiegare. Faccenda di un attimo. Innanzitutto non dovete farvi fuorviare dal fatto che, tecnicamente parlando, non si può negarlo, questa strada che corre scorre soccorre, sotto le ruote di questa carrozza, effettivamente, volendo attenersi ai fatti, non si disfa affatto. Tecnicamente parlando. Continua diritta, senza esitazioni, neanche un timido bivio, niente. Dritta come un fuso. Lo vedo da me. Ma il problema, lasciatevelo dire, non sta qui. Non è di questa strada, fatta di terra e polvere e sassi, che stiamo parlando. La strada in questione è un’altra. E corre non fuori, ma dentro. Qui dentro. Non so se avete presente: la mia strada. Ne hanno tutti una, lo saprete anche voi, che, tra l’altro, non siete estraneo al progetto di questa macchina che siamo, tutti quanti, ognuno a modo suo. Una strada dentro, ce l’hanno tutti, cosa che facilita, per lo più, l’incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, la complica. Adesso è uno di quei momenti che la complica. Volendo riassumere volendo, è quella strada, quella dentro, che si disfa, si è disfatta, benedetta, non c’è piu. Succede. Credetemi. E non è una cosa piacevole.
No.
Io credo
sia stato,
Signore Buon Dio,
sia stato
io credo
il mare.
Il mare
confonde le onde
i pensieri
i velieri
la mente ti mente improvvisamente
e le strade
che c’erano ieri
non sono più niente.
Tanto che credo,
io credo,
che quella vostra trovata
del diluvio universale
sia stata
in effetti
una trovata geniale.
Perché
a voler
trovare
un castigo
mi chiedo
se qualcosa di meglio
si poteva inventare
che lasciare un povero cristo
da solo
in mezzo a quel mare.
Neanche una spiaggia.
Niente.
Uno scoglio.
Un relitto derelitto.
Neanche quello.
Non un segno
per capire da
che parte
andare
per andarci a morire.
Allora vedete,
Signore Buon Dio,
il mare
è una specie
di piccolo
diluvio universale.
Da camera.
State li,
passeggiate
guardate
respirate
conversate
lo spiate,
da riva, s’intende,
e quello intanto
vi prende
i pensieri di pietra
che erano
strada
certezza
destino
e in cambio
regala
veli
che ti ondeggiano in testa
come la danza
di una donna
che ti farà
impazzire.
Scusate la metafora.
Ma non è facile spiegare
com’è che non hai più risposte
a furia di guardare il mare.
Così adesso, volendo riassumere volendo, il problema è questo, che ho tante strade intorno e nessuna dentro, anzi a voler essere precisi, nessuna dentro e quattro intorno. Quattro. Prima: me ne torno indietro da Elisewin e me ne rimango lì, con lei, che poi era anche la ragione prima, se vogliamo, di questo mio andare. Seconda: continuo così e vado alla locanda Almayer, che non è un posto perfettamente sano, stante la vicinanza pericolosa col mare, ma che anche è un posto da non crederci tanto è bello, e quieto, e leggero, e struggente, e finale. Terza: proseguo diritto, non giro verso la locanda, e me ne torno dal barone, a Carewall, che mi aspetta, e poi tutto sommato la mia casa è lì, e quello è il mio posto. Era, quantomeno. Quarta: pianto tutto, mi tolgo questo abito nero e triste, scelgo un’altra strada qualsiasi, imparo un lavoro, sposo una donna spiritosa e non bellissima, faccio qualche figlio,
invecchio e alla fine muoio, con il vostro perdono, sereno e stanco, come un cristiano qualsiasi. Come vedete non è che io non abbia le idee chiare, le ho chiarissime ma solo fino a un certo punto della questione. So perfettamente qual’è la domanda. E la risposta che mi manca. Corre, questa carrozza, e io non so dove. Penso alla risposta, e nella mia mente diventa buio.
Così
questo buio
io lo prendo
e lo metto
nelle vostre
mani.
E vi chiedo
Signore Buon Dio
di tenerlo con voi
un’ora soltanto
tenervelo in mano
quel tanto che basta
per scioglierne il nero
per sciogliere il male
che fa nella testa
quel buio
e nel cuore
quel nero,
vorreste?
Potreste
anche solo
chinarvi
guardarlo
sorriderne
aprirlo
rubargli
una luce
e lasciarlo cadere
che tanto
a trovarlo
ci penso poi io
a vedere
dov’è.
Una cosa da nulla
per voi,
così grande
per me.
Mi ascoltate
Signore Buon Dio?
Non è chiedervi tanto
chiedervi se.
Non è offesa
sperare che voi.
Non è sciocco
illudersi di.
E’ poi solo una preghiera,
che è un modo di scrivere
il profumo dell’attesa.
Scrivete voi,
dove volete,
il sentiero
che ho perduto.
Basta un segno,
qualcosa,
un graffio
leggero
sul vetro
di questi occhi
che guardano
senza vedere,
io lo vedrò.
Scrivete
sul mondo
una sola parola
scritta per me,
la
leggerò.
Sfiorate
un istante
di questo silenzio,
lo sentirò.
Non abbiate paura,
io non ne ho.

E scivoli via
questa preghiera
con la forza delle parole
oltre la gabbia del mondo
fino a chissà dove.
Amen.